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Disperati italiani, avete il diritto di suicidarvi. Ma senza far casino

Nessuno, in questo Primo Maggio, si è ricordato dei disperati che si sono uccisi perchè non sopportavano che la loro dignità venisse umiliata dalla miseria.

Pensavo che qualcuno, in questo Primo Maggio, si ricordasse oltre che dei lavoratori che hanno ancora un lavoro, e dei lavoratori disoccupati, e dei lavoratori morti sul lavoro, anche di quegli infelici, operai, artigiani, imprenditori, che si sono uccisi perché non sopportavano più la disperazione del licenziamento, della povertà, del fallimento, del domani sprofondato in una voragine, delle banche che non prestano più danaro e lasciano che lo prestino solo gli usurai.

Vedo che di questi infelici nessuno si è ricordato: eppure si sono uccisi con tatto, si sono tolti di mezzo senza disturbare. Solo l’on. Boldrini, meravigliosa Presidentessa della Camera, pare che non abbia rimosso il ricordo dei suicidi: del resto, lei sola, tra i rappresentanti delle istituzioni, andò a Civitanova Marche, a rendere omaggio a Romeo Dionisi Anna Maria Sopranzi e suo fratello Giuseppe, che si erano uccisi perché non sopportavano che la loro dignità venisse umiliata dalla miseria. La Boldrini domenica disse e oggi ha ripetuto che la “disperazione talvolta trasforma le vittime in carnefici”. Qualcuno non gradì e non ha gradito. Ma va là, Boldrini populista. Preiti ha sparato perché è un esibizionista.

Che c’entra la disperazione da povertà? Preiti ha scambiato Piazza Colonna con il palcoscenico di “Amici“: voleva diventare famoso. E’ andato a sparare in giacca e cravatta. Un disperato si mette la cravatta, per andare a sparare? Non ho mai visto, in giro, tanti psicologi della disperazione: qualcuno crede che chi si uccide sia un vigliacco, altri invece ritengono che il vigliacco sia chi non trova la forza di uccidersi. Solo Bruno Vespa potrà risolvere la questione.

Il dramma di Piazza Colonna non è nuovo nella storia d’Italia, anzi nella storia delle due Italie. Di qua l’Italia degli esclusi, dei marginali, che fanno solo numero, dei disperati per povertà e fallimento, dei senza lavoro, dei giovani senza futuro, dei carabinieri che, fedeli al loro giuramento, per un migliaio di euro al mese devono farsi sparare addosso da un disperato che parla la loro stessa lingua – ‘o cane mozzeca sempe ‘o stracciato -, mentre fanno da scudo alle istituzioni. E non è colpa dei carabinieri se pezzi delle istituzioni sono in mano, saldamente, agli Italiani dell’Italia di là: quelli del potere, del danaro, la camorra delle caste incastrate l’una nell’altra.

Per spiegare, a chi non l’ avesse ancora capito, qual è l’Italia di là, Pdl , Pd e soci hanno formato il governo Letta: immagine plastica del castello feudale, dove vanno a rinchiudersi signori, scudieri, vassalli, valvassori e valvassini quando all’orizzonte si profila, minacciosa, l’orda dei barbari: e chiusi nel castello aspettano che passi. Chiusi nel castello, stretti nell’abbraccio: guardate le foto, poco manca che si bacino appassionatamente. Berlusconi non è più il Corruttore Primo, non è più l’Origine del Male: e chi l’ha mai detto? Chi ha mai parlato di bunga bunga? E’ stata la Merkel, è stato Prodi. E perciò l’abbiamo punito, Prodi. Berlusconi è lo Statista: e in cambio, i comunisti non mangiano più carne ‘e criature.

Tutto si fa, per la salvezza dell’ Italia. Prima di tutto, bisogna affondarla. Se no, come la riportiamo a galla? Questa invereconda ammucchiata si scioglierà quando metteranno mano alla riforma elettorale: che nessuno vuole. Lo dice il ministro Quagliariello, del Pdl: “Berlusconi ci ha imbarcati su questo gommone e al momento opportuno lo bucherà”( La Repubblica, 29 aprile): e colpisce non tanto la previsione, abbastanza facile, sul sabotatore, quanto l’immagine del governo-gommone. I commenti dei politici sul gesto di Preiti sono stati spesso fuori misura, segnalano uno sbracamento eccessivo, dovuto forse al fatto che la “ bolla “ in cui Francesco Merlo vede chiuso il mondo politico italiano si agita troppo, è una “ bolla “ che balla e fa perdere l’equilibrio.

O forse nasce, lo sbracamento, dalla paura che i disperati italiani, invece di uccidersi senza far chiasso, si mettano a emulare Preiti, e a sparare sul bersaglio che lui ha mancato: “Volevo colpire i politici”. Indizio di questa paura è la riflessione – da vero statista – macinata dal sig. Alemanno, sindaco di Roma: «Chiunque sia Preiti e qualunque sia il suo stato mentale, voleva sparare contro il Palazzo.. Quando si dice ‘diamo l’assalto al Parlamento, al Palazzo a parole, certo, sempre con l’idea di dare un messaggio politico, un disperato, un pazzo che prende le armi in mano e spara esce fuori» (Il Messaggero.it, 28 aprile).

Vittorio Bertola, consigliere comunale grillino a Torino, dice: “Tanti però pensano: magari avesse sparato a un ministro…” (La Repubblica, 29 aprile). Gli dà addosso – “sono parole vergognose” – l’on. Alessandra Moretti, che è stata portavoce del sig. Bersani durante le primarie, e che di lui così ha scritto sul suo blog : “La generosità del Segretario, la sua tenacia e la sua umanità insegnano, soprattutto ai giovani parlamentari, di (sic) mettere sempre al centro il bene dell’ Italia“. Come non piangere di commozione? Se la signora Moretti frequentasse i bar popolari e viaggiasse nei treni dei pendolari, saprebbe che il Bertola ha riportato correttamente il pensiero di tanti Italiani: un pensiero selvaggio, terribile, riprovevole e forse disgustoso: faccia lei: ma tanti Italiani hanno pensato proprio quel pensiero. Del resto, il popolo – il sig. Bersani l’avrà certamente spiegato alla signora Moretti – il popolo è populista.

Dal profilo pubblicato dal PD apprendo che l’on. Moretti è vicesindaco di Vicenza, è avvocato, si è laureata con una tesi in criminologia, è una bella donna, e ha studiato “ le tematiche della crisi economica mondiale “. Se io le domandassi di chi è la colpa dei suicidi di cui prima si parlava, lei mi direbbe che colpevoli sono la Crisi, la Globalizzazione, i Mercati, il Rigore, la Necessità. Insomma, chiamerebbe sul banco degli imputati quelle Astrazioni al cui aiuto troppo spesso la democrazia ricorre – temeva Ortega y Gasset – per salvarsi l’anima. Ma i figli di coloro che si sono uccisi pensano che per salvare i loro genitori, strangolati dai debiti e schiacciati dalla disperazione, sarebbe bastato l’uno per cento dei milioni di euro – milioni dello Stato – che non i populisti, ma i giudici e la Corte dei Conti e i quotidiani bollettini del Furto dicono che sono saccheggiati e sperperati, ogni anno, dai politici del rimborso e della mazzetta.

Quei figli non hanno forse il diritto di pensarlo? E se hanno questo diritto, non hanno anche il diritto di pensare che quei razziatori di mazzette e rimborsi siano in qualche modo responsabili del suicidio dei loro cari? Se, come spiega la teoria del caos, un battito di ali di una farfalla in Uruguay può provocare una tromba d’aria in Arizona, cosa può provocare, tra Vicenza e Palermo, lo scarrupo, mettiamo, del Monte dei Paschi di Siena?
(Fonte foto: Rete Internet)

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