Dei libri di testo e d’altre cose

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Ogni anno si ripete la consueta lagnanza di chi, tra le tante spese, obbligate o voluttuarie che siano, di investire in cultura proprio non vuol saperne. Ecco alcune nostre riflessioni.

La nostra società ci ha abituati a una ciclicità degli eventi che ci impone una loro attesa stagionale, una sorta di sicura riconferma che il nostro mondo, bene o male, segue il suo cammino circolare; questo ci rassicura e facciamo il possibile, per nostra tranquillità, che non cambi mai da così com’è.

Quindi, ogni anno, ci tocca assistere a celebrazioni, consacrazioni che valgono un sol anno solare, riti, feste di ogni genere che, talvolta stancamente e non si sa quanto coscientemente, seguiamo. L’anno dei riti sembra però iniziare non con quello solare ma con quello scolastico, quasi a sancire con il grande luogo comune del Ferragosto, il culmine di questa nostra ritualità. A settembre dunque si ricomincia con le vicissitudini della scuola e la consacrazione di miss Italia, vuota e discriminante cerimonia; per poi passare al campionato di calcio che nonostante le truffe e gli scandali prosegue ininterrottamente da sempre; il Natale, epurato quasi del tutto dai suoi vincoli religiosi; l’ondata d’influenza, salvo paventare qualche altra nuova pandemia; il festival di Sanremo con la sua pseudo-canzone all’italiana, giungendo infine all’apice dell’esodo e controesodo delle Ferie d’Augusto.

In mezzo a tutti questi eventi ciclici, ce ne sono altri minoritari ma che comunque accompagnano le nostre cose terrene, tra questi ci piace sottolineare quello del tormentone che coincide con l’inizio della scuola. Sembra infatti inevitabile rivangare, col suono della campanella, tutti quei luoghi comuni legati all’istruzione, salvo dimenticarsene non appena il baraccone della nostra scuola prende i giri ed entra in carreggiata, per poi tornare nuovamente alla ribalta con gli Esami di Stato e il loro rituale carico di polemiche.

La cosa che più mi fa pensare, rispetto a quest’argomento, è quella legata alla tiritera dei libri e del loro acquisto, non c’è infatti giornale o telegiornale che tenga, non c’è nessuno che si risparmi sul criticare l’aumento dei testi e delle loro nuove o presunte tali edizioni. In un paese dove aumenta tutto, non si riesce proprio ad accettare il fatto che i libri pure aumentino. Mi sono sempre chiesto come, i genitori degli studenti pretendessero che i loro pargoli imparassero a stare al mondo, vista anche la loro reiterata latitanza nel ruolo che li vede imputati. Ci si pone la domanda del come pretendano che i loro figli possano andare avanti sulla strada della conoscenza senza un libro!

Speriamo solo che questi non deleghino alla Rete anche questa grave responsabilità perché altrimenti stiamo proprio a cavallo! La nostra miopia intellettuale ci ha ormai convinti che internet, così come la televisione e magari anche l’I-phone, (che nonostante l’alto costo tutti, alunni compresi, posseggono o ne anelano l’acquisto), siano la panacea per tutte le nostre carenze, sia genitoriali che intellettuali, convincendoci, erroneamente, che attraverso lo schermo di un computer si possa accedere a tutto lo scibile umano. Personalmente non credo che neanche i libri siano l’unico mezzo per la sapienza ma a questo punto perché precludere a chi vuol seguirla, la strada maestra della conoscenza?

Giorni fa, sbirciando la recente tesi di laurea di un centodieci-e-lode in ingegneria elettronica, abbiamo notato con stupore che l’esile dattiloscritto, contemplava una bibliografia di soli quattro volumi, di cui tre del relatore; ora non vorrei peccare di saccenteria, visti anche i miei studi umanistici, ma la mia di tesi, ai tempi della carta, contava, dopo attenta scrematura, ottanta testi, letti e consultati per svilupparla. All’inizio dell’anno scolastico una collega mi telefona per sapere se potevo prestarle un dizionario, perché le serviva in aula, per seguire un’alunna straniera: “… so che ne hai tanti e il mio, a scuola, non voglio portarlo …”.

Due sono le cose: o c’ho la faccia da fesso o, se una collega, laureata in lingue come me, si tiene il dizionario sullo scaffale e non capisce che se ne ho tanti non è per collezionarli ma per aggiornarmi e per variegare le mie fonti, allora nel mondo della scuola c’è un’ulteriore cosa che non va! Sì perché ad ogni settembre inoltrato inizia una trafila di colleghi e collaboratori postulanti, quasi fossi un politico (molto più probabilmente si sono accorti anche loro della mia faccia da fesso!), alla ricerca del libro perduto, o meglio del libro che non vorrebbero comprare ma sembra siano costretti invece a farlo.

Vaglielo a spiegare che anche io mi faccio le code a Port’Alba, a cercare quel libro e quella nuova edizione che non si trova! E vai poi a farglielo capire, a chi della scuola non è che, il docente, in genere, non ha nessuna facilitazione sull’acquisto dei libri! L’anno scorso, giusto da Guida a Port’Alba, mentre s’attendeva il proprio turno, numeretto alla mano, mentre mi si torcevano le budella per i luoghi comuni sui libri e i docenti compiacenti, mi si rivolge una signora, con la quale m’ero intrattenuto a chiacchierare del più e del meno: “Ma perché, voi professori, non avete uno sconto sui libri?” – “No!” – le dico, e replico – “Se si esclude la copia saggio per la nostra disciplina da parte del rappresentante, no!” La signora mi guarda tra l’incredulo e lo schifato e risponde: “A mio marito che è farmacista gli fanno uno sconto del quindici per cento!”

La tiritera continua come un deja vu anche con altri astanti: “Ogni anno cambiano i libri!” – “Ogni anno aumentano i prezzi!” – “ma com’è possibile che si vendono anche le copie saggio! Ma i professori mica se le possono vendere?” – replico – “Certo che no, signora, ma se c’è un disonesto che lo fa ce n’è sempre un altro disposto ad acquistare e che docente non è!” e seguo “I libri sono poi calmierati, c’è un totale che cambia a seconda degli ordini e gradi delle scuole e che non può per legge essere superato! I libri poi non potranno essere cambiati per almeno sei anni!”

Ah come mi basterebbe consegnare l’elenco dei libri a un rappresentante e farmeli recapitare gratis a domicilio! Come fa qualcuno, ma purtroppo, oltre che fesso non posso fare a meno dei miei libri, non posso evitare di toccarli, annusarli e cosarli! E non posso che sperare che anche i miei figli, internet permettendo, un domani, facciano lo stesso, non certo per feticismo ma per avere un’angolatura diversa e possibilmente ampia su questo nostro piccolo-grande mondo.
(Fonte Foto: Rete Internet)