Artisti nati all”ombra del Vesuvio, gli R&Fusion, presentano l”album di esordio “Dalla terra dei fuochi”, (Fullheads/Magmamà – Audioglobe) venerdì 21 ottobre alle 18, presso il Forum della Fnac di Napoli.
Cinque giovani musicisti con le loro note e le loro parole, alla ricerca del giusto equilibrio tra sonorità nuove e una dialettica musicale in continua sperimentazione. Un equilibrio sostenuto con travolgente creatività che rende le nove tracce del disco un vero e proprio viaggio tra stili ed armonie, brillanti e al contempo eclettiche. L’interpretazione dei R&Fusion è sentita e genuina, proposta al pubblico attraverso strumenti tradizionali come chitarra, batteria e pianoforte integrati alle melodie del sax e del contrabbasso.
A caratterizzare l’identità dell’album, un attaccamento viscerale e lucido alla propria terra, una Napoli egoista rappresentata senza facili illusioni. La difficoltà contemporanea ad andare oltre le apparenze in un’era dominata dalle immagini, dalla superficialità e dal voyeurismo delle relazioni virtuali.
Il disco spazia a tutto tondo: pop, jazz, musica classica, esprimendo la vera anima dei poliedrici musicisti senza tuttavia frantumare l’unicum coerente e incisivo che racconta e schiaffeggia l’attualità attraverso un rimando incessante tra il pubblico e il privato, tra l’ impegno sociale e l’eco dei dolori personali.
Ricerca incessante e fusione di generi, la costante curiosità per le sperimentazioni innovative e la valorizzazione del dialetto napoletano. Un viaggio sonoro inafferrabile, intensamente jazz ma scosso da slanci pop e da un mood autoriale che interpreta con originalità le aspettative dell’avanguardia indie, riappropriandosi perfino delle ricercatezze della musica classica.
La band composta da Emanuele Ammendola (contrabbasso, voce), Marco Fiorenzano (pianoforte), Paolo Pironti (sax alto e soprano), Luca Di Sieno (oboe, percussioni, chitarra, voce), Pietro De Luca Bossa (batteria, voce) ed Eduardo Ammendola (videoproiezioni e sortite teatrali).
Un progetto che nel titolo evoca il disastro ambientale che da troppi anni avvelena la provincia di Napoli e Caserta, area di provenienza degli artisti martorizzata dai roghi tossici e illegali. Il legame con le radici chiarisce l’identità dell’album. «Aveto e forte» ritrae una Napoli individualista in uno sfogo disincantato: «Basta che nun toccano a me – Che me ne fotte e l’altra gente». Polemica che si allarga all’intero Paese, vittima della corruzione dilagante in «Assai stupida», dove il dialetto lascia spazio a una provocatoria ballata in italiano: «Occhio è Ita – E’ Ita-politica – Quella che promette – E scappa coi soldi – E non li acchiappi più».
L’impossibilità di andare oltre le apparenze in un’era dominata dalle immagini, la superficialità e il voyeurismo delle relazioni virtuali: «Sai mi han detto che non sei – Come sembri io non direi – Lo so che l’abito non fa mai il monaco – Ma non nell’era del video che impera» da «Come sembri». Le contraddizioni del mondo e l’indagine introspettiva delle intime profondità dell’animo, leitmotiv della toccante «Cantame».Celebra la pura musica, invece, «Dawi», riflessiva digressione strumentale che ammalia per l’intrinseca serenità che domina le seduzioni del pianoforte e le calde intrusioni del sassofono. A caratterizzare «Dalla terra dei fuochi», un pregnante lirismo, così carico di emozioni e pathos da svelare un’energica espressività persino nel minimalismo delle strofe stringate di «Sofia dorme già». Ispirazione che dà il meglio di sé nella poetica «Ninno» che sembra giungere da lontano, erede delle preziose nenie dell’antico canzoniere partenopeo di cui il brano recupera l’essenza immaginifica in una fertile continuità artistica.
(Fonte Foto: Ufficio Stampa R&Fusion)




