Girolamo De Simone, pianoforte. Special Guest Vincenzo Maiello, baritono.
Sabato 28 dicembre 2013 si terrà presso il Santuario di Madonna dell’Arco di Sant’Anastasia, un concerto che ha tutta la suggestione di un’inimitabile preghiera.
Su disco e in rete è facile ascoltare la musica di Girolamo De Simone. Ma non dal vivo, visto che il compositore partenopeo centellina le sue apparizioni live, e ancor più quelle in cui usa il pianoforte, invece del moog, o del suo clavicordo elettrico. Perciò ha tutte le caratteristiche di una occasione rara la performance che De Simone offrirà sabato 28 dicembre – alle 20 – nel Santuario di Madonna dell’Arco, in risposta a un invito del Priore di fra Rosario Licciardello.
Il titolo è abbastanza esplicativo, “Concerto quasi in preghiera”: si tratta di inni e antichi canti siriani, aramaici, beneventani e vesuviani… frammenti arcaici rivisitati e trasformati nell’ottica dell’estetica no-border, che si colloca sulla frontiera per guardare oltre i confini, e superare le appartenenze di genere. Lo scopo è quello di riscoprire e valorizzare ciò che abbiamo in comune con le tradizioni musicali del mondo, solo apparentemente lontane. “Traditio” significa propriamente “consegna”, ovvero consegnare qualcosa, per farne altro. Special guest il baritono Vincenzo Maiello, che offrirà spunti vocali a partire dall’Inno di San Giovanni Battista, brano che si trova all’origine della musica occidentale, fino a Coenae tuae mirabili, canto d’origine siriana. Su questi spunti, Girolamo De Simone produrrà i suoi ricami pianistici, all’insegna dell’intimismo che l’occasione suggerisce, visto che il Santuario di Madonna dell’Arco è uno dei più importanti luoghi di preghiera popolare del mezzogiorno d’Italia.
“Intorno all’anno Mille – dichiara De Simone – si verificò progressivamente una vera e propria rivoluzione: si persero quelle inflessioni ritmiche che costituivano il segreto del canto antico, per favorire la scrittura musicale così come noi oggi la conosciamo. Perciò quello che faccio, riportando alla luce alcuni temi dai codici antichi, è esattamente questo, riscoprire la parte più libera di quei suoni, quella legata ad una espressività quasi improvvisativa: il respiro delle antiche frasi attraverso le acquisizioni compositive contemporanee”.





