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Chiesa e malati mentali

Tutto pronto, l’appuntamento è per il 4 gennaio. A Pomigliano D’Arco, i malati mentali vengono coinvolti in iniziative interessanti, come quella del presepe vivente di cui saranno protagonisti il prossimo sabato.

Sabato 4 gennaio ci sarà una grande festa a Pomigliano. L’unità operativa salute mentale di Pomigliano d’Arco, insieme alla Chiesa, al Comune, Scuole e Associazioni, ha dato vita a scene presepiali rappresentate dagli utenti del Centro di salute mentale. Il nostro vescovo concluderà la sacra rappresentazione con la celebrazione della S. Messa presso il Liceo “Imbriani”. E’ una cosa bella che stiamo vivendo a Pomigliano. Tutto è nato dall’inaugurazione del centro d’ascolto per i lavoratori. E’ nostra idea anche avviare le persone che si rivolgono al centro verso attività lavorative.

E’ nostra convinzione che il lavoro è l’unica e vera terapia per vincere il dramma della depressione e dei problemi legati alla salute mentale. Vogliamo dare speranza concreta e fare integrazione seria insieme a questi nostri fratelli. Spesso, bisogna dirlo, le persone con disturbi mentali sono escluse dalla maggior parte dei programmi di sviluppo. Dovrebbero, invece, essere messi in condizione di: raggiungere i propri obiettivi e di partecipare pienamente alla vita sociale, avere accesso a opportunità e servizi, liberarsi dallo stigma e dalla discriminazione ed esercitare i propri diritti umani fondamentali. Lo stigma e l’emarginazione generano scarsa autostima, poca sicurezza in se stessi, ridotta motivazione, e meno speranza per il futuro.

Allo stesso modo, la salute mentale è influenzata negativamente quando sono violati i diritti civili, culturali, economici, politici e sociali o quando si è esclusi dalla possibilità di produrre reddito o istruzione. Jean Vanier, la cui esperienza di decenni di vita in comunità con persone portatrici di handicap psichici anche molto gravi, spesso persone che hanno trascorso lunghi periodi di vita in ospedali psichiatrici, è preziosa per configurare il rapporto fra comunità cristiana e malato mentale, ha scritto: “Bisogna che la chiesa sia sempre costruita sul più povero, e non il povero come oggetto di carità, ma il povero che, in quanto presenza di Gesù e fonte di vita, può guarire “.In effetti, troppo spesso anche nella chiesa queste persone sono o emarginate o temute o giudicate non necessarie o insignificanti o tutt’al più curate come oggetti di carità. Che atteggiamento hanno i cristiani verso le persone sofferenti nella psiche? Che responsabilità si assume la comunità cristiana in quanto tale? Si ha coscienza che la guarigione è anche fatto relazionale, che la qualità buona delle relazioni umane è decisiva per il ritrovamento di un benessere o almeno di un assetto vivibile dell’ esistenza? C’è in noi, nelle nostre comunità cristiane la disponibilità all’incontro e alla relazione con il malato e il sofferente psichico?

La comunità cristiana ha coscienza di poter sviluppare potenzialità terapeutiche proprio in quanto luogo comunitario, relazionale, schola amoris, come amava ripetere Giovanni Paolo II riprendendo un’espressione di san Bernardo? Non vi sono malattie che escludano dal far parte del corpo ecclesiale. Sano o malato, un cristiano è membro del corpo ecclesiale, ne è parte essenziale e irrinunciabile. Anzi, è portatore in sè di quella debolezza che lo rende somigliante al Crocifisso. Occorre chiedersi a chi pensiamo sentendo parlare di “sofferenti psichici“. Sempre e solo ad altri? Ai cosiddetti “matti”? La sofferenza psichica è dimensione che in maniere differenti, anche non patologiche, riguarda ciascuno di noi. Spesso è la stessa comunità che produce sofferenti. E senza calcolare ancora che spesso proprio la famiglia è l’alveo dell’insorgere di disturbi e malattie psichiche.

Per poter essere comunità che cura il malato psichico la comunità cristiana deve essere anzitutto e semplicemente comunità. Una comunità che sia luogo di fraternità e di relazioni significative. I malati ci ricordano che solo chi è vulnerabile può amare e lasciarsi amare. Solo una comunità sana può essere una comunità che cura. Ma una comunità sana è una comunità sanata, o meglio, una comunità malata che il Signore ha guarito: nel Vangelo di Marco, figura dei discepoli sono i malati che Gesù guarisce. Noi siamo dei guaritori malati.
(Fonte foto: Rete internet)

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