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Processo all’ecomafia: giustizia a metà

I fratelli Pellini sono stati condannati per traffico illecito di rifiuti. Pene da 4 a 6 anni. Ma il disastro ambientale è andato prescritto e non è stata riconosciuta l’associazione con metodo mafioso. “Sentenza vergognosa”, affermano gli ambientalisti.

Ha indispettito gli ambientalisti il verdetto, emanato ieri, del processo di primo grado al traffico di rifiuti più imponente mai scoperto nell’hinterland napoletano. Questo perché il giudice Sergio Aliperti, della sesta sezione penale, non ha riconosciuto per gli imputati i reati di disastrato ambientale e di associazione aggravata dal metodo mafioso.

Aliperti ha anche disposto il dissequestro delle discariche finite nel mirino dell’inchiesta denominata “Carosello Ultimo Atto”, una gigantesca operazione dei carabinieri messa a segno nel 2006 tra Acerra, Bacoli e Giugliano. A ogni modo il tribunale ha condannato per traffico illecito di rifiuti i fratelli acerrani Giovanni, Cuono e Salvatore Pellini, i primi due a 6 anni di reclusione e il terzo, un sottufficiale dei carabinieri, sospeso dall’Arma, a 4 anni. Condannato a 4 anni e 6 mesi, sempre per traffico illecito, Giuseppe Buttone, cognato del boss di Marcianise Domenico Belforte. Buttone ha seguito la lettura della sentenza dal carcere di Opera, dov’è detenuto per altri reati. Sono stati poi condannati per falso ideologico due carabinieri, accusati di aver depistato le indagini e quindi anch’essi sospesi dall’Arma.

Si tratta di Giuseppe Curcio, ex comandante della stazione di Acerra, e di Vincenzo Addonisio, al quale la procura di Nola aveva delegato la prima fase dell’inchiesta. Curcio ha avuto 4 anni. Per Addonisio condanna a 3 anni e 6 mesi. Assoluzione perché il fatto non sussiste, invece, per due ex dirigenti dell’ufficio tecnico del comune di Acerra, il geometra Pasquale Petrella e l’architetto Amodio Di Nardi, riabilitati dal tribunale dopo essere stati accusati dal pubblico ministero della dda, Maria Cristina Ribera, di aver rilasciato una serie di autorizzazioni illegittime finalizzate alla realizzazione delle discariche dei fratelli Pellini. Discariche che, stando al dispositivo della sentenza, dovranno essere dissequestrate.

Una è quella di Lenza Schiavone, ubicata tra la Montefibre di Acerra e il confine con il comune di Maddaloni. L’altra è quella di via Tappia, dislocata a ridosso dell’abitato più popolare di Acerra, il grande rione ex Gescal. Subito dopo la lettura della sentenza gli ambientalisti presenti in aula hanno espresso disappunto. Ma non hanno fatto in tempo a protestare. La polizia li ha subito allontanati dal tribunale. Presenti tra loro anche parlamentari e attivisti del Movimento Cinque Stelle. “Questo verdetto è una vergogna”, hanno dichiarato uscendo dall’aula. Resta il dato della condanna sopraggiunta per traffico illecito di rifiuti in associazione semplice. L’aggravante dell’associazione col metodo mafioso è stata esclusa del tutto.

Il reato di disastro ambientale è stato considerato estinto per intervenuta prescrizione. Il 27 dicembre scorso, al termine di una lunga e molto articolata requisitoria, il pm Ribera aveva chiesto per i fratelli Pellini la condanna a 18 anni di reclusione e a 17 anni per Buttone. 7 anni erano stati chiesti per Curcio e 5 per Addonisio.

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