La donna, ricoverata nella corsia dell’ospedale, ha ottenuto cure migliori solo dopo che i parenti hanno comprato farmaci, disinfettanti e garze. Intanto la nipote ha chiesto e ottenuto che l’anziana venga dimessa: “Meglio a casa che in quell’inferno”.
Ci sono immagini che quando le osservi ti fanno seriamente pensare che da Napoli sarebbe meglio fuggire prima che sia troppo tardi. Vedere il corpo denutrito e lo sguardo scioccato di Anna Cerullo, 80 anni e le conseguenze di un ictus che la tormentano dal 2009, vederla lì, su una barella della corsia del reparto di prima medicina del Cardarelli, è una di quelle scene che non si possono dimenticare.
Anna ha una grossa piaga da decubito su un fianco che nessuno si è preso la briga di medicare nell’affollatissimo e fatiscente ospedale partenopeo, il più grande e importante del Mezzogiorno. Per iniziare a curare quella brutta ferita i parenti della signora, nipote Antonella in testa, che da lei è stata cresciuta, ieri sera sono stati costretti a comprare garze e cicatrizzanti. “L’infermiere – racconta Antonella Formicola – mi ha detto che aveva solo una mezza garza e che quindi non poteva fare niente e allora siamo andati a prendere tutto il necessario, che io poi ho anche messo a disposizione degli altri pazienti”. Ma quella maledetta piaga da decubito si è aggravata. “Non hanno fatto niente: ora la porto via da questo schifo”, la decisione di Antonella, presa a mezzogiorno.
A quell’ora erano zeppe le corsie della prima medicina del Cardarelli, che raccoglie i pazienti provenienti dal pronto soccorso. Barelle dappertutto, con tutto il loro carico di disperazione. Davanti ad Anna, nel corridoio, c’era un altro anziano, un signore al quale gli infermieri hanno dovuto togliere gli escrementi mentre passavano i parenti dei pazienti per il consueto turno di visita. Il cattivo odore sprigionato da quella difficile operazione ha reso l’ambiente più triste del solito. “Basta, ora prendo mia zia e me la porto a casa”, la frase stentorea di Antonella. Detto e fatto. L’ambulanza ha prelevato l’anziana poco prima delle due del pomeriggio. Ora Anna è a casa sua, a Chiaiano, periferia nord, qualche chilometro dal Cardarelli. Ha ripreso a mandare giù qualche boccone e dà visibili segnali di miglioramento. Ora però ci si chiede come mai si è arrivati al punto di dover chiedere ai pazienti le attrezzature di base di un ospedale.
“Di solito non succede una cosa del genere ma nei periodi di maggiore afflusso potrebbe succedere che restiamo senza Betadina e Uruxol. Però le garze non dovrebbero mancare”, risponde un infermiere. “La verità è che abbiamo toccato il fondo – ha aggiunto un medico – non avevo mai visto il Cardarelli ridotto in queste condizioni: sono alcuni anni che peggioriamo sempre di più”.

