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Bella Addormentata

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Il tema difficile dell’eutanasia è al centro dell’ultima opera di Bellocchio. Sullo sfondo della vicenda di Eluana Englaro, il regista costruisce un film ad episodi poetico e dalla prospettiva “laica”.

All’ultimo festival di Venezia il film di Bellocchio era uno dei più attesi. Tra i favoriti per il Leone d’Oro, Bella addormentata è rimasto a mani vuote e ha visto il riconoscimento andare al coreano Kim Ki Duk e alla sua Pietà, pellicola che ha fatto il pieno di consensi e applausi.

Così il regista di Bobbio, malgré lui, si è ritrovato al centro delle consuete polemiche sulla scarsa propensione della manifestazione veneziana a celebrare i film nostrani. Nelle chiacchiere del dopo-mostra sono circolate addirittura bizzarre dichiarazioni di un non meglio precisato giurato circa l’incapacità del cinema italiano di raccontare storie universali e l’abitudine di mettere al centro della narrazione sempre il particolare (cronaca, eventi, politica) locale, incapacità di cui si sarebbe macchiato anche il film di Bellocchio.

Tralasciando l’attendibilità della fonte e il dato che gli ultimi film italiani vincitori all’estero (Il Divo e Gomorra) affondano nella storia e nell’attualità italiana più che mai, Bella addormentata avrebbe meritato giudizi più sereni. Liberato da tensioni, attese e polemiche (quelle sì provinciali), il film di Bellocchio si rivela per quello che è, un’opera interessante di un regista che difficilmente cade nella banalità. Bella addormentata è un film a episodi, tenuti insieme dallo sfondo comune degli ultimi giorni di vita di Eluana Englaro. Intorno alla vicenda della donna e al tema dell’eutanasia, ruotano personaggi e storie che si confrontano con il problema della morte e la possibilità di interrompere consapevolmente la vita.

L’attualità è richiamata da alcuni frammenti televisivi, ma la sua presenza non è ingombrante: nella forza delle singole vicende il film trova la forza per staccarsi dal caso di cronaca e raccontare delle storie in grado di stare in piedi da sole. Pur in un quadro tematico unitario, gli episodi hanno sfumature e significati diversi. Toni Servillo è al centro della storia più (amaramente) “politica”; l’attore napoletano interpreta un senatore del PdL che, al culmine del dibattito sulla sorte di Eluana, attraversa una crisi di coscienza. I dubbi lo portano ad opporsi alla legge voluta dal governo Berlusconi circa la necessità di tenere in vita e alimentare i malati terminali che non sono in grado di decidere per se stessi, subendo le pressioni della dirigenza del partito.

L’uomo è anche condizionato da una vicenda personale (la morte della moglie) e dal rapporto complicato con la figlia, sostenitrice del Movimento per la Vita. Nel frattempo la ragazza vivrà una storia d’amore con un manifestante a favore dell’eutanasia incontrato durante una protesta. Negli altri episodi, Rossi è una tossicomane che ha deciso di farla finita, ma sulla sua strada trova un dottore che prova a convincerla del contrario. Isabelle Huppert interpreta una grande attrice che sacrifica la propria carriera e la vita privata (il rapporto con la famiglia) e si avvicina alla religione per assistere la figlia in coma.

L’argomento pesante alle spalle del film non porta Bellocchio a facilonerie emotive. Le storie sono vive, concrete, senza l’incubo della morale e in questa materia viva il pubblico riesce a rispecchiarsi, a trovare momenti di grande narrazione e scene dal forte impatto visivo. Questo non vuol dire che il regista rinunci a prendere posizione; anzi, l’opinione di Bellocchio è chiara e diversi passaggi del film lo confermano. Ma ogni personaggio viene descritto come portatore “sano” di una propria visione della vita, senza condanne o ritratti grotteschi che ci facciamo automaticamente simpatizzare con l’uno o con l’altro.

Il grande merito del film di Bellocchio – pur con alcuni difetti nei singoli episodi – è quello di proporre una sentita riflessione sulla vita come frutto di una scelta, di una possibilità, da seguire o meno. Bella addormentata è una lunga analisi, laica e aperta come il suo regista, che rifiuta la violenza dell’ideologia. Nell’Italia delle barricate di oggi, non è poco.
(Fonte foto: Rete Internet)

Regia di Marco Bellocchio, con Toni Servillo, Isabelle Huppert, Alba Rohrwacher, Michele Riondino, Maya Sansa, Pier Giorgio Bellocchio, Brenno Placido, Fabrizio Falco, Gianmarco Tognazzi
Durata: 110 minuti
Uscita nelle sale: 6 settembre 2012
Voto 7/10

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