I metalmeccanici Cgil parlano di adesione alta all’astensione nella fabbrica aeronautica pomiglianese, proclamata contro la decisione dell’azienda di licenziare due operai fatti assumere per ordine del giudice. Ma l’Avio smentisce: “Adesione al 4%”.
Da anni non veniva attuato uno sciopero contro l’azienda nel grande stabilimento aeronautico dell’Avio. E’ successo ieri. La Fiom ha invitato i lavoratori a incrociare le braccia in segno di solidarietà agli operai licenziati venerdì scorso. Giovani che erano stati fatti assumere per ordine della magistratura, l’anno scorso, ma che, nonostante il giudizio favorevole del tribunale, non hanno mai potuto fare ingresso in fabbrica.
Quindi, quattro giorni fa, la decisione dell’azienda di risolvere definitivamente il rapporto di lavoro, di tagliare lo scomodo cordone ombelicale creato per decisione del giudice. Intanto la Fiom è scesa sul piede di guerra contro la società aeronautica che ha deciso di estromettere per sempre chi le aveva fatto causa. “L’Avio è andata oltre la Fiat”, accusano i delegati dello stabilimento aeronautico di Pomigliano. Nel duro comunicato che spiega lo sciopero (ieri c’è stata un’ora di astensione alla fine del primo turno e in serata un’altra ora, sempre a fine turno) i metalmeccanici della Cgil parlano di “una cervellotica e infame decisione che si pone addirittura al di là di quanto Marchionne sta realizzando nel mondo Fiat”.
I due operai licenziati, di 30 e 35 anni, tra il 2002 e il 2007 sono stati lavoratori interinali, manodopera presa in affitto, con contratti a scadenza periodica, dall’azienda che revisiona e produce parti di motori aeronautici. Alla fine però questi giovani non sono stati più richiamati al lavoro. Cosa che invece è capitata ad altri colleghi più “fortunati”. Allora gli operai, delusi dal comportamento dell’azienda, hanno deciso di rivolgersi a uno dei migliori avvocati del lavoro italiani, Pino Marziale. Il legale l’anno scorso è riuscito a spuntarla in tribunale. L’Avio ( la proprietà è di un fondo finanziario britannico, la Cinven, ma sta per essere ceduta alla multinazionale americana General Electric ) è stata costretta a cedere di fronte alla sentenza sfavorevole del magistrato e ha quindi assunto nei propri organici, a tempo indeterminato, i ricorrenti, tra l’estate e l’autunno scorsi.
Il problema però è che anche se hanno vinto la causa questa manodopera non è mai rientrata al lavoro. L’azienda ha sempre tenuto i “reintegrati” a casa, ben lontani dai capannoni. Senza nemmeno pagarli. Sabato, poi, il colpo di grazia: l’Avio ha spedito le lettere di licenziamento. “Non siete ricollocabili per motivi tecnici”, la giustificazione addotta dall’impresa aeronautica. Ma la Fim polemizza con il sindacato diretto da Maurizio Landini. “Lo sciopero è strumentale: sarebbe stato necessario leggere la sentenza della magistratura prima di prendere iniziative”, l’accusa dei metalmeccanici Cisl. L’azienda inoltre minimizza lo sciopero della Fiom. “Ha partecipato solo il quattro per cento dei lavoratori”, rende noto dalla sede centrale di Torino. A ogni modo l’Avio sottolinea che “ la situazione di Pomigliano è seguita attentamente”.

