Cassano = Canossa. L’anagramma di “Andrea Pirlo”. La mediocrità dei “senatori”, il gesto di Chiellini che mostra al mondo i segni dei denti di Suarez. Balotelli continua ad accusare di razzismo chi lo critica per giuste ragioni.
>Rivera non sarà mai Presidente della Federazione Italiana Calcio.
Capisce troppo di calcio. (Profezia attribuita a Gianni Brera)
Qualcuno crede che un po’ del nostro destino sia scritto nel nome che portiamo, e c’è chi pensa che qualche segno sia nascosto anche negli anagrammi. Anche se fossi ancora capace di stupirmi, le analisi di certi competenti sul disastro dell’Italia di Prandelli non mi avrebbero ispirato nemmeno una contrazione della punta del naso: gli opposti estremismi erano tutti agevolmente prevedibili, e prevista era la cagnara nei salotti televisivi. Prandelli ha fatto una brutta figura prolungata, in più atti: nel penultimo atto, sul campo, hanno dato il loro vistoso contributo a umiliare il C.T. proprio i giocatori su cui lui aveva puntato, e, a disastro compiuto, il colpo di grazia l’hanno dato al sig. Prandelli proprio i “senatori”, i signori Buffon e De Rossi, che si sono permessi di trascinare davanti al plotone alcuni compagni (?) di squadra(?). Una cosa mai vista. I fuoriclasse veri, quelli che facevano la differenza non solo con i piedi, ma anche con il cuore, e soprattutto con quegli attributi là, rispettavano un codice la cui regola prima era che i panni sporchi si lavano nello spogliatoio. E solo lì.
Sappiamo tutti qual è il livello attuale del calcio italiano: di questa generale mediocrità il sig. Prandelli non ha colpa. Ma ai Mondiali in due partite su tre l’Italia non ha fatto un tiro in porta, e su questo punto è manifesta la responsabilità dell’allenatore, che in tre partite ha improvvisato tre diverse formazioni. Il nome di battesimo, Cesare, è quello di un vincente, ma la solennità memoriale e fonetica di “Cesare” viene subito annacquata dalla piattezza timbrica del cognome “Prandelli”, che fa facile rima non solo con “brandelli” – e su questa rima molti hanno giocato – ma anche con “fardelli” e “randelli”, che però non hanno ispirato nessuno. L’anagramma di “Cesare Prandelli” è “andar per ceselli”, che evoca l’immagine di uno che si muove alla ricerca ossessiva dei ricami che gli orafi tessono sugli oggetti con i loro bulini, e son lavori eleganti, ma spesso anche leziosi, solo ornamentali, superflui. Chi va per ceselli è un esteta, e gli esteti odiano, in genere, la guerra.
All’Italia è mancato lo spirito guerriero: lo dice anche il nome “Andrea Pirlo”, il cui anagramma -gli scherzi del caso – è “andar e polir”: un modello di vita affine a quello di chi va per “ceselli”. Il crollo dello spirito guerriero è fotografato a meraviglia dal gesto di Chiellini (vedi foto), che con abile mossa si scopre la spalla e fa vedere all’arbitro e al mondo i segni dei denti del mordace Suarez: quello di Chiellini, che pure è considerato in Italia un impetuoso martellatore, pare il gesto di una vergine violata, un gesto che Collovati, Baresi, Bergomi, Maldini, Cannavaro non avrebbero mai fatto: la questione l’avrebbero risolta in campo: Suarez non avrebbe più messo piede nell’area di rigore italiana, e, forse, in una mischia, qualche dente gli sarebbe schizzato via dall’alveolo.
Qualcuno dovrebbe consigliare al sig. Balotelli di smetterla, con i lamenti in salsa razzistica. La gente ce l’ha non con il colore della sua pelle, ma con il suo modo di essere calciatore. Per portarlo ai Mondiali il sig. Prandelli ha scartato Pepito Rossi, Destro, Pazzini e anche Pellè, che da due anni fa il mitragliere di prima classe nel campionato olandese. Non sarebbe stato così sbrigativo, il signor Cesare Prandelli, se, prima di firmare l’elenco dei convocati, avesse anagrammato il cognome “Balotelli”, e scoperto che si scompone in due parole, e che parole !: “bolla” e “lite”. Se non è profezia questa, allora non so cosa siano le profezie. La “lite” c’è stata, con Balotelli c’è quasi sempre: e tutti hanno visto contro la Costa Rica e contro l’Uruguay che il giocatore è stato inconsistente proprio come una “bolla di sapone”.
L’anagramma di nome e cognome, Mario Balotelli, dà due risultati banali, “amor lite o balli” e “amar lite o bolli”, e un risultato, diciamo così, pesante, “bollito ama lire”. Non c’è nulla di male nè nell’amare le lire – siano i soldi o gli strumenti musicali -, nè nell’amare ” li re”, soprattutto se ad amarli è un calciatore che si appresta a partire per la Gran Bretagna o per la Spagna. E’ sul “bollito” che Mario Balotelli dovrebbe riflettere, visto che ha solo 24 anni. Ma è probabile che egli non creda nell’importanza dei segni nascosti nei nomi.
A proposito di re e di anagrammi. Nell’inverno del 1077 l’imperatore Enrico IV, scomunicato, stette tre notti e tre giorni, nell’umile veste del peccatore pentito, davanti al castello di Canossa, per ottenere che il papa Gregorio VII lo ricevesse e lo liberasse dalla scomunica. Perciò la locuzione “andare a Canossa” significa “fare una ritrattazione umiliante, sottomettersi a qualcuno in modo umiliante”. Mi auguro che tutti coloro che si sono permessi di criticare il sig. Giancarlo Abete, presidente della F.I.G.C., “vadano a Canossa” e implorino il presidente di ritirare le dimissioni che egli ha dato subito dopo la partita tra Italia e Uruguay. Mi pare di aver sentito che erano dimissioni irrevocabili: ma nella vita, come si sa, non c’è nulla che sia irrevocabile. Il sig. Abete deve continuare a occuparsi di calcio, deve completare l’opera, che tra l’altra è prossima al compimento: un’ altra stagione calcistica come quella appena conclusa, e l’obiettivo è raggiunto.
Dimenticavo di dire che “Canossa” è anagramma di “Cassano”, o viceversa. Fate voi.



