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martedì, Gennaio 25, 2022

Allarme per le cosiddette “droghe dello stupro”

Nel nostro paese si sta diffondendo l’uso di queste sostanze, segnale pericoloso della diffusione di una sottocultura maschilista che legittima la violenza sulla donna.

Al grido “Ci riguarda tutte” il prossimo18 ottobre all’Aquila è stato organizzato un sit in di donne, un presidio, davanti al Tribunale cittadino. Quello che ci riguarda tutte è il processo che in quella data si celebrerà, perché ci riguarda tutte la violenza sulle donne e come e se lo Stato e le istituzioni la perseguono e la combattono.

Cosa successe all’Aquila il 12 febbraio scorso forse lo ricordiamo tutti. Una ragazza di 20 anni fu trovata in fin di vita in un lago di sangue, seminuda nella neve, poco lontano da una discoteca di Pizzoli (L’Aquila), nel cuore della notte. Era stata stuprata con una violenza inaudita, riportando lesioni gravissime e permanenti che hanno richiesto un lungo intervento di ricostruzione addirittura dell’apparato digerente. L’imputato, un militare in servizio all’Aquila per l’operazione “Strade Sicure” partita dopo il terremoto, è accusato di violenza sessuale e tentato omicidio. A sua difesa sostiene che si è trattato di un rapporto consenziente. Tesi che se non fosse raccapricciante suonerebbe ridicola.

Se non fossero arrivati i soccorsi da parte del personale della discoteca la ragazza sarebbe morta, perché il giovane coetaneo (una faccia d’angelo, da bravo ragazzo, dicono) l’aveva abbandonata seminuda e sanguinante nella neve. Il militare da giugno è agli arresti domiciliari, disposti dal gip Garganella. L’avvocato difensore avrebbe detto che dopo tre mesi di detenzione il ragazzo “ha imparato la lezione”. Questa decisione ha ovviamente sconcertato la vittima e qualche voce di protesta si è levata contro la decisione del giudice, sottolineando sostanzialmente la disparità di trattamento tra questo caso e altri assimilabili. Sarebbe stata concessa la stessa misura cautelare se il tentato omicidio fosse stato commesso da un extra-comunitario durante una rapina?

E se fosse accaduto la società civile sarebbe stata, come è successo, in silenzio o quasi? La ragazza non potrà più essere madre, non riesce a uscire senza paura e chissà quando riuscirà a provare fiducia verso un altro essere umano tanto da innamorarsene. Una vita rovinata, e bisogna essere contenti che non sia successo il peggio. La questione degli arresti domiciliari dà un po’ la misura della disattenzione e dell’indifferenza con cui nel nostro paese si guarda alla violenza sulla donna ed è per questo allarmante e meritevole di ulteriori approfondimenti.

Tuttavia uno dei punti più inquietanti della vicenda è il fatto che la studentessa non ricorda nulla dello stupro. Ricorda tutto quello che è accaduto fino a poco prima. L’amica, la discoteca, il ragazzo e i drink. I drink, appunto. Qui il sospetto è legittimo e infatti sono state fatte specifiche analisi per appurare se la ragazza avesse assunto inconsapevolmente le cosiddette droghe dello stupro. Ed è su questo punto che si vuole stimolare una riflessione.

Si tratta fondamentalmente di due tipi di droga: ketamina e GHB, gamma-idrossibutirrato, sostanze in progressiva diffusione. Basti pensare che nello scorso luglio a Milano, considerata una piazza nevralgica dello spaccio e della distribuzione, ne sono state sequestrate 57.000 dosi, 28 litri, per un valore di 600.000 euro. Sono inodori e incolori e ne basta una goccia in un drink qualunque, anche un bicchier d’acqua, e una persona si trasforma in una bambola inerme, facile da stuprare e che non ricorderà abbastanza per essere in grado, poi, di sporgere denuncia. Con questo sistema una donna viene privata, in un momento, di volontà e memoria. E cosa c’è di meglio?

Se non fosse abbastanza chiaro che è proprio questo quello che certi uomini cercano, la diffusione rapida ed esponenziale di queste droghe è la prova che il profondo desiderio maschile (o maschilista dovrei dire), il sogno di molti maschi è costituito da una femmina-bambola, una donna oggetto, appunto (si diceva, ma ora, a torto, queste parole sono state relegate in soffitta come “vecchie”). Di fronte a queste pulsioni perfino l’uomo cacciatore e conquistatore, che non è certo il massimo per una donna che di solito cerca solo un compagno che la rispetti e la capisca, sembra più evoluto.
Pare sia stata inventata un’arma di difesa contro le droghe dello stupro: una cannuccia che cambia colore se viene a contatto con queste sostanze.

Basta immergerla nel drink e il gioco è fatto. Cannuccia anti-stupro l’hanno chiamata. Ma è troppo desiderare di andare a ballare per divertirsi con dei coetanei, scegliendo liberamente cosa fare e con chi, senza cannuccia e senza per questo rischiare la vita? E’ troppo nel nostro paese aspettarsi di vivere la propria giovinezza e la propria vita sentimentale con il naturale grado di libertà e di rispetto? Purtroppo sembra che siano aspettative troppo elevate.
(Fonte foto: Rete Internet)

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