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Napoli

Al mio segnale scatenate l’inferno!

Annientata la squadra di Zeman dai partenopei che al San Paolo vincono 4 a 1.

L’Epifania tutte le soste porta via. Il campionato riprende con la Roma di scena all’arena partenopea. L’atmosfera sembra quella da ultimo duello. Gli spalti sono gremiti, e boati si stagliano nell’aria ogni qual volta lo speaker scandisce i nomi degli undici gladiatori azzurri. Uno sparuto gruppo di romanisti de Roma sostengono silenziosamente le undici impaurite fiere, che manco al Colosseo ai tempi di Giulio Cesare avevano mai assistito a cotanto clamore.

I paganti sono circa cinquantamila, ma sugli spalti sembra ci sia mezza Napoli, oltre a qualche emigrante spartano, simpatizzante azzurro. Tutti gli azzurri si stringono come una catena d’acciaio e ripetono a gran voce la parola d’ordine: «Forza e onore». Cavani, eletto leader carismatico, urla ai compagni: «Al mio segnale, scatenate l’Inferno»! Tra i sei milioni di tifosi che seguono la partita da casa, c’è anche qualche insospettabile. Un ultrà parte nopeo e parte spartano segue la partita sul divano di casa, sorseggiando birra e sgranocchiando stinchi di cinghiale. Quando al quarto minuto Inler serve Pandev, che verticalizza magicamente per Cavani, il ruggito dell’Alieno fa impallidire anche il generale Massimo Decimo Meridio. I cacciatori di androidi dell’unità speciale Blade Runner alzano le braccia in segno di resa dinanzi al replicante uruguaiano. In panchina Rick Deckard fuma come un boemo.

Le fiere provano ad attaccare i gladiatori partenopei. Pjanic e De Rossi vanno a sbattere più volte contro Behrami e Inler, e giungono alla conclusione che ai mediani azzurri da piccoli non davano gli omogeneizzati, ma davano pappine di cemento armato. L’americano Bradley è frastornato, si vede portare via lo scalpo dall’ultimo dei Mohicani, ma non riesce a capire se è quest’ultimo che ha sbagliato film o è lui che ha sbagliato partita. Al 24’ Totti sputa. Si trovano a passare proprio in quel momento i Re Magi. A Melchiorre avevano rubato il cammello, e aveva ricevuto una telefonata che gli proponeva il cammello di ritorno. Melchiorre aveva risposto: «vedere cammello, pagare moneta», e proprio in quell’istante gli era apparso Totti. Melchiorre, che è un po’ daltonico, lo scambia per il suo cammello e lo abbraccia.

Piccinini, Nela e Sacchi, nei loro vangeli apocrifi, esaltano le gesta dei romani, ma le uniche due vere occasioni sono rappresentate da un tentativo sinistro di Destro e da un tiro velenoso di Lamela.
L’inizio del secondo tempo sembra la copia fotostatica del primo. Dopo tre minuti, percussione di Zuniga, che serve Pandev. Assist preterintenzionale del macedone per Alien, che supera il portiere e El Sharaawy con un tiro solo. Ridley Scott esulta insieme ai cinquantamila del San Paolo e confida agli osservatori inglesi, che erano lì con valigette con dentro la clausola rescissoria: «Cavani non esiste, è un personaggio della mia fantasia».

Al 55’ contropiede quasi micidiale dei gladiatori azzurri, il pubblico mostra l’indice verso, ma Hamsik, dopo aver dribblato pure il portiere, si impietosisce.
Al 59’ Totti sputa. Legge gli aforismi del Dalai Lama e pensa che a fine contratto gli piacerebbe andare a giocare in Tibet.
Al 68′ San De Sanctis respinge miracolosamente gli attacchi delle fiere. James Pallotta guarda in cagnesco San Gennaro, che in tribuna VIP alza le mani e canticchia, cona ria indifferente: «Tu vuò fal’americano, ma sì nato in Italy».

Al 70’ Ridley Scott scende in campo e consegna l’Oscar a Cavani, che di testa aveva appena messo a segno il sedicesimo goal in campionato, il venticinquesimo goal in ventitre partite stagionali, e corre urlando per il campo: «avanti il Proximo». Il regista rincuora Totti e De Rossi, dicendo loro: «Ho visto cose che voi umani non potreste immaginarvi», e scommette che il prossimo pallone d’oro sarà attribuito all’Alieno, fosse solo per non rivedere più niente di simile allo smoking a pois indossato da Messi alla premiazione.

Zeman incita i suoi, gridando “Daje”, ma non tutte le Polo riescono col buco. I commentatori di Mediaset continuano a contare occasioni da goal della Roma, sorvolando sul non trascurabile dettaglio che di goal la Roma ne fa solo uno, e il Napoli ne mette a segno quattro, con il poker calato da Maggio all’ultimo minuto. L’unica napoletana triste è Maria Soledad, che dopo l’ennesima tripletta del marito, si ritrova un altro pallone a casa. Il piccolo Bautista, intanto, fa piangere il Pupone dicendogli che la Befana non esiste, e con la manina ne imita il gesto, che indica: “quattro pappine” .
(Fonte foto: Rete Internet)

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