Duecento operai a guardia di impianti fatiscenti e obsoleti, continuamente a rischio. Lavoratori che potrebbero finire tutti licenziati. Hanno spedito lettere ovunque: Regione Campania, Cgil, Cisl e Uil. “Ma non potremo resistere per molto”.
Una quindicina di ditte private con duecento operai in tutto. Gestiscono un reticolo immenso di pompe di sollevamento, depuratori e serbatoi. Con il loro lavoro fanno scorrere l’acqua che sgorga dai rubinetti d tutta la provincia di Napoli. Una struttura dell’acquedotto campano i cui impianti sono spesso fatiscenti e obsoleti.
Ora però c’è un problema in più: i lavoratori rischiano di perdere il posto. Una delibera della Regione, datata 3 giugno, ha passato le competenze alla Gori, il carrozzone privato che riscuote le bollette idriche in 76 comuni del Napoletano e del Salernitano. Ma il provvedimento della giunta campana ha dimenticato un “piccolo” particolare: i 200 operai. Che non si sa, a questo punto, dove possano essere destinati. “Prima che sia troppo tardi chiediamo alla Regione, anche attraverso l’aiuto di Cgil, Cisl e Uil, di rimettere le cose a posto salvaguardando tutti gli organici degli impianti”, l’allarme di Giovanni De Stefano, responsabile di settore per la Fiom. Intanto è stato proclamato lo stato di agitazione. C’è però il pericolo che qualcuno perda le staffe e che si registrino improvvisi cali di pressione dell’acqua. E soprattutto ora che il caldo africano incombe sarebbe una iattura.
L’ultimatum degli operai è stato intanto spedito a mezzo posta, tre giorni fa: “Fate preso, non potremo resistere a lungo”. In una nota la Fiom annuncia un presidio per giovedi 27 giugno a palazzo Santa Lucia, sede della presidenza della giunta regionale, “nonostante il silenzio di Cgil, Cisl e Uil sull’ultima lettera inviata all’assessore regionale all’ambiente Giovanni Romano”. La missiva era stata spedita allo scopo di ottenere chiarimenti in merito al futuro occupazionale dei lavoratori degli impianti dell’Ato 3, l’Ambito territoriale “ottimale”.

