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Acerra, mercato nero delle case comunali, la polizia indaga: due denunciati

25mila euro per entrare in una casa del comune. È il prezzo imposto dal mercato nero per poter abitare un alloggio popolare. Migliaia di appartamenti fuori controllo. La compravendita illegale del patrimonio pubblico spesso è gestita dalla camorra.

Tangenti da 25mila euro per acquistare una casa popolare, alloggi nella disponibilità del comune che finiscono nelle mani dei soliti approfittatori. Un giro, quella della compravendita al nero delle case dello Stato, tristemente noto in tutto l’hinterland napoletano ma che a causa del contesto omertoso e di una raffinata pianificazione della truffa non ha mai fatto scaturire risultati giudiziari davvero rilevanti.

Ora però è il vicequestore Vincenzo Gioia, responsabile del commissariato di Acerra, a tentare di invertire la sfavorevole rotta sul fronte della repressione di questi reati. L’indagine della polizia nasce dalla scoperta di un episodio del rione Ice Snei, palazzoni grigi, alti e lunghi, per un totale di circa 200 appartamenti, acquistati dal comune negli anni Settanta alla periferia occidentale dell’area urbana di Acerra, a poche centinaia di metri dal grande centro commerciale le Porte di Napoli. Qui due donne sono state denunciate perché occupano abusivamente una casa il cui legittimo assegnatario, rimasto ormai solo, è morto di recente.

A quel punto l’alloggio si è liberato per cui il Comune avrebbe dovuto attingere dalla graduatoria dei senzatetto per disporne la nuova assegnazione. Non è stato così e qualcuno ha segnalato il tutto al commissariato. Quindi, il controllo da parte dei poliziotti, che hanno trovato nell’appartamento due donne. “ Abbiamo pagato 25mila euro per traslocare qui, non ce andremo ”, la frase delle signore che ha subito messo in allarme gli agenti. Immediate le indagini. Secondo la testimonianza resa dalle occupanti abusive, entrambe regolarmente denunciate dal vicequestore Gioia per occupazione illegale di patrimonio pubblico, sarebbe stata pagata un tangente di 25mila euro per poter mettere le mani sull’appartamento del vecchietto morto.

Soldi che sarebbero stati versati al nipote dell’anziano deceduto, poi identificato dagli investigatori. Per il momento i poliziotti sarebbero intenzionati a ipotizzare il reato di truffa a carico del consanguineo del caro estinto. Ma l’inchiesta è difficile. Il problema in questi casi è di trovare la prova documentale della tangente, come un assegno, o come anche soltanto una ricevuta firmata. “Invece – spiega il vicequestore Gioia – troppo spesso i pagamenti avvengono in contanti, anche a rate ma sempre in contanti”. Danaro che non lascia tracce. Un mercimonio che genera spesso conflitti pericolosi. “ Tempo fa – racconta Gioia – mi è capitato di dover intervenire per sedare una rissa al rione Luzzatti, le case popolari di Poggioreale. Una zuffa scoppiata perché un tizio sosteneva di aver pagato per un alloggio che non aveva ottenuto. Di prove, però, non ne trovammo: era la parola sua contro quella del truffatore”.

Nelle abbandonate periferie napoletane corre da molto tempo, più che insistente, la voce di una compravendita massiccia al nero degli alloggi pubblici. Un mercato ultra illegale spesso gestito dalla camorra, soprattutto nei grandi alveari del dopo terremoto in cui vive e opera il boss di turno. “ Su questo fronte negli ultimi anni – tiene a precisare il vicequestore Gioia – abbiamo dato risposte efficaci attraverso gli sgomberi di interi complessi edilizi ”. La strada del ripristino della legalità è però tutta in salita. Una situazione ancora molto difficile, favorita dal contesto omertoso. “Certo – conclude il dirigente di polizia – se la gente parlasse e collaborasse davvero sarebbe tutta un’altra storia, potremmo impedire tante ingiustizie e prevenire spiacevoli episodi che possono anche sfociare nella violenza”.

Non si sa se le due signore appena denunciate nel rione Ice Snei abbiano intenzione di collaborare fino in fondo. Certo è che ora le occupanti abusive si ritrovano con una denuncia penale a carico. E dopo aver sborsato decine di migliaia di euro, almeno stando alle loro stesse parole. “ Si è vero, 25mila euro: questo è il prezzo attuale per entrare in una casa qui, nell’Ice Snei ”: non c’è solo illegalità nel rione dimenticato. In questo alveare ocra e grigio abita anche chi vorrebbe rompere il muro di omertà. Carlo, 65 anni, è un componente storico del movimento di lotta per la casa che nel 1978 diede il via all’occupazione degli alloggi residenziali della società Ice Snei.

All’epoca i senzatetto che presero d’assalto il complesso ancora in costruzione ammontavano a una ottantina di famiglie. Nel 1985 il Comune acquistò dalla società privata il complesso a un prezzo stellare: si parla ancora oggi di quaranta miliardi di lire ma l’operazione resta ancora avvolta nel mistero. Molti anni dopo, alla fine degli anni Novanta, gli occupanti storici regolarizzarono finalmente la loro posizione strappando la stipula di un contratto a tempo indeterminato.

“Il contratto – spiega Carlo – ora lo abbiamo con una società di servizi che opera per conto del comune, ma soltanto una piccola parte degli abitanti dell’Ice Snei lo hanno, cioè le famiglie degli occupanti storici. Il resto è tutto – denuncia l’uomo – è in mano al mercato nero: la stragrande maggioranza della gente ha pagato milioni per entrare in queste case e appena qualcuno va via chi subentra paga. Attualmente il prezzo è, lo ripeto, di 25mila euro”.

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