Dopo anni di inutili attese il vicepresidente della Camera è riuscito a girare agli ambientalisti locali i fascicoli del termovalorizzatore. “Sono sicuro che ne vedremo delle belle”, ha dichiarato il delfino di Grillo.
Si è presentato stamattina negli uffici regionali del centro direzionale, a Napoli, insieme agli ambientalisti dei comitati di Acerra: Endas, Guardie Ambientali, Donne del 29 agosto, Osis, Volontari per Francesco.
Per un evento di quelli importanti: la consegna da parte della Regione delle copie del progetto originale dell’inceneritore. Lo avevano richiesto dieci anni fa gli ecologisti, che però sono rimasti per tutto questo tempo a mani vuote. Luigi Di Maio invece è riuscito in pochi mesi a entrare in possesso dei quattro scatoloni che dovrebbero contenere la verità su come debba essere fatto l’impianto bruciarifiuti e su cosa o meno sia autorizzato a incenerire.
“Da cittadino semplice non ti considerano mai – spiega il vicepresidente di Montecitorio – ma se uno di quei cittadini diventa parlamentare, non possono dirti di no”. Gli scatoloni sono stati subito girati sul posto dal parlamentare ad Alessandro Cannavacciuolo, Antonio Montesarchio, Paolo e Armando Esposito, vale a dire ad alcune delle più tignose e costanti sentinelle di un territorio agricolo devastato dall’ecomafia e da una sbagliata politica d’insediamenti industriali che si sono rivelati fallimentari sia sotto il profilo ambientale che occupazionale.
“Il più grande patrimonio che abbiamo sui territori sono i comitati – conferma Di Maio – ad Acerra, nel bel mezzo della "Terra dei Fuochi", cittadini preparati e molto coraggiosi si battono da anni contro l’inquinamento del suolo, derivante anche dagli impianti di incenerimento”. Quindi la stoccata politica: “Nel 2004 il Pd ha costruito qui un mega inceneritore su cui si nutrono parecchi dubbi per la salubrità delle emissioni”. Il delfino di Grillo garantisce che questo evento, la consegna dei documenti, promette sviluppi clamorosi: “Dopo un’attenta lettura, sono sicuro che ne vedremo delle belle… stay tuned”. “Faremo analizzare tutte le carte – aggiunge Alessandro Cannavacciuolo – da uno staff di tecnici volontari autorevoli ed esperti. Se scopriremo che l’attuale inceneritore non rispetta il progetto, la struttura originale, il processo produttivo, i materiali da bruciare, faremo di tutto per farlo chiudere”.
I faldoni del progetto sono adesso custoditi gelosamente ad Acerra. “Abbiamo già organizzato una buona guardia, sorveglieremo i documenti a vista”, assicura Cannavacciuolo, 27 anni, figlio dei pastori le cui greggi furono sterminate dalla diossina nonché fustigatore quotidiano di un gruppo di imprenditori condannati per traffico di rifiuti tossici. Cannavacciuolo qualche mese fa ha anche messo in imbarazzo l’A2a, il colosso milanese che gestisce il termovalorizzatore della Regione Campania, pubblicando le foto di una lastra radiografica e di un copertone di camion pronti a essere bruciati nel forno dell’impianto: materiale proibito che non dovrebbe mai entrare nel processo del termovalorizzatore.
“Ma bisognerà anche capire – concludono gli ambientalisti di Acerra – se la plastica e gli altri materiali che inceneriscono lì dentro rispettino il progetto, l’unico autorizzato, di cui siamo finalmente entrati in possesso”.

