La certezza è che non si arriverà alla prescrizione nel processo di primo grado che vede alla sbarra i signori dei rifiuti di Napoli.
Ieri sera il giudice delle sesta sezione penale di Napoli, Sergio Aliperti, ha annunciato che il prossimo giovedì 14 marzo si giungerà a una decisione sul traffico di rifiuti tossici più imponente scoperto nel Napoletano, sette anni fa.
Dunque, verdetto in vista al processo scaturito dall’operazione dei carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico denominata Carosello Ultimo Atto. Un procedimento giudiziario di primo grado che vede alla sbarra i fratelli Pellini, imprenditori dell’immondizia, e i loro presunti complici della camorra, delle forze dell’ordine e del comune di Acerra. Era stato il pubblico ministero della Dda, Maria Cristina Ribera, il 27 dicembre scorso a chiedere la condanna a 18 anni di reclusione per i Pellini, 7 anni per l’ex comandante dei carabinieri della stazione di Acerra, Giuseppe Curcio, e 5 per l’ex capo dell’ufficio tecnico del comune di Acerra, Pasquale Petrella. La condanna a 18 anni di reclusione è stata chiesta per i fratelli acerrani Cuono, Salvatore, maresciallo dei carabinieri sospeso dall’Arma, e Giovanni Pellini, definiti dal pm Ribera “camorristi del traffico di rifiuti legati al clan Belforte di Marcianise”.
18 anni, quindi. Uno più di quanto è stato chiesto per Giuseppe Buttone, cognato del boss di Marcianise Domenico Belforte. Ecco i principali capi d’imputazione: associazione a delinquere, disastro ambientale, traffico di rifiuti, falso ideologico. In base all’inchiesta ammontano a un milione di tonnellate, accertate in soli tre anni, gli scarti tossici provenienti dalle fabbriche chimiche del nord Italia e quindi scaricati negli impianti, tutti giudicati fuorilegge, della Pozzolana Flegrea di Bacoli e Giugliano, della Igemar di Qualiano (per il titolare, Salvatore Marrone, c’è una richiesta di condanna a 12 anni) e nei due siti acerrani gestiti direttamente dai Pellini. Una storia zeppa di sospette complicità.
Uno dei fratelli Pellini, Salvatore, è un maresciallo dei carabinieri, sospeso dopo il blitz che portò all’arresto di altri due militari dell’Arma, il maresciallo Giuseppe Curcio e l’appuntato Vincenzo Addonisio. Per Curcio, ex comandante della stazione di Acerra, anche lui sospeso, il pm ha chiesto 7 anni di reclusione. 5 anni, invece, per l’appuntato Addonisio. Sono entrambi accusati di aver fatto depistare le prime indagini. Chieste condanne, a 5 e a 4 anni di reclusione, anche per due ex dirigenti dell’ufficio tecnico comunale di Acerra, il geometra Pasquale Petrella e l’architetto Amodio Di Nardi, ritenuti responsabili del rilascio di false autorizzazioni per gli impianti di smaltimento. Ieri c’è stata l’ultima udienza, nel corso della quale i vari avvocati difensori, pur lodandone la bravura professionale, hanno punzecchiato più volte il pubblico ministero Maria Cristina Ribera.
Che ha alla fine ha chiesto al giudice Aliperti di poter replicare prima del verdetto. In mattinata erano accorsi in tribunale decine di ambientalisti e tutti i senatori eletti nella circoscrizione Campania del Movimento Cinque Stelle.
(Fonte Foto:Rete Internet)







