È stata inaugurata martedì 7 giugno la mostra Grande Napoli Arte, visitabile fino al 27 giugno al Maschio Angioino – Sala della Loggia. In mostra opere di artisti napoletani.
In catalogo trentasette artisti. La mostra accoglie opere molto differenti tra loro, stili e linguaggi diversi, periodi differenti, riferimenti culturali anche distanti. La rassegna mette a confronto alcuni artisti che hanno vissuto e operato a Napoli nella prima metà del novecento e altri nella seconda metà. La mostra intitolata "Grande Napoli Arte", è organizzata e curata dal Daphne Museum, che ha aperto una sezione della propria galleria virtuale ad un progetto di arte contemporanea.
Un lungo elenco di nomi in catalogo: Renato Barisani, Elio Waschimps, Bruno Donzelli, Antonio Asturi, Gianni Strino, Eduardo Dal Bono, Gennaro Villani, Emilio Notte, Luciano Caruso, Salvatore Emblema, Rubens Capaldo, Domenico Spinosa, Giuseppe Ciavolino, Evan De Vilde, Giuseppe Casciaro, Mario Sangiovanni, Lucio Del Pezzo, Carlo Cordua, Elio, Luigi e Rosario Mazzella, Mario Persico, Roberto Carignani, Andrea Bisanzio, Carlo Striccoli, TTozoi, Errico Placido, Gaetano Bocchetti, Giovanni Parlato, Eduardo Dalbono, Antonio Isabettini, Salvatore Vitagliano, Vincenzo Gemito, Salvatore Ciaurro, Maria Rosaria Marchi, Salvatore Esembla, Michele Spatuzzi, Andrea Rossetti, Enrico Cajati, Sergio Gioielli, Luigi Grossi.
Una collettiva per indagare una fase particolarmente fervida, che vide all’avanguardia della ricerca artistica, una schiera di pittori e scultori, che seppero portare lo sguardo ben oltre i confini provinciali e collegarsi a quanto accadeva sulla scena internazionale.
Il filo rosso che accosta le opere resta intellettuale, poco leggibile dello spettatore.
Emergono però alcune opere che hanno la capacità di attrarre maggiormente l’attenzione. Così è per Mario Persico e Gianni Strino, le cui opere non hanno nulla in comune se non una particolare forza.
Mario Persico, 1930, tra i protagonisti del gruppo nucleare, che praticava un impasto cromatico e materico non dissimile da quello della pittura informale, ma era sensibile ai temi dell’era atomica, fonte di paura (la bomba) e di speranza (un’energia illimitata). Nell’opera esposta si ritrovano temi di una fantastica tecnologia, visionaria e un po’ magica, in cui ibridazioni di tempere e vernici, colori artificiali, smalti industriali, colle viniliche ricostruiscono un senso di materia tattile, quasi una ceramica, una terra. Un’immagine post industriale e allo stesso tempo fatata.
Gianni Strino, 1953, di cui sono esposte «Pane e Vino» e «Scacco matto».
Chiara influenza di Caravaggio e Josè Riviera nell’uso della tecnica delle luci e delle ombre, i contorni delle figure appaiono perfetti, ricercata la composizione e la scelta dei colori. Eppure nelle opere appare una sorta di ironia, nell’uso di soggetti contemporanei, come un tirabusciò, personaggi di vita quotidiana, occhiali da vista, un pullover.
CASTEL NUOVO – MASCHIO ANGIOINO
Piazza Municipio – 80133 Napoli
+39 081 4201241 – Biglietteria




