mercoledì, Giugno 17, 2026
27.4 C
Napoli

PER NAPOLI OCCORRE LA TRIANGOLAZIONE VIRTUOSA

Adv

Il capoluogo ha cambiato sindaco ma si teme che la “napoletanità” non aiuterà il cambiamento. Per trovare nuove formule il sindaco dovrà agire con la mente e il cuore napoletani di Eduardo e con la passione lucida di Leopardi! Di Giovanni Ariola

– I Napoletani hanno cambiato il sindaco e l’amministrazione comunale – sbotta con foga il prof. Piermario – ma quando si decideranno a cambiare se stessi?
– Non credo proprio che potranno cambiare – sorride scettico il prof.Geremia Fantasia.
– La napoletanità – rincara la dose il prof. Eligio – è secondo me un naturae malum. Ricordate la gallina della favola di Fedro? “Licet horreum mi pateat, ego scalpam tamen” (“Mi puoi mettere a disposizione un granaio, io continuerò a razzolare”. Da Fedro, Appendix Perottina, XI). Insomma il napoletano è come la gallina, potranno passare i secoli, cambiare regimi politici ed economici, egli non cambierà mai, rimarrà un “napoletano”.

Chi nasce tunno nun po’ murì quadro – traduce convinto il collega Fantasia.
– Possibile che ora nel ventunesimo secolo – ribatte visibilmente infastidito il prof. Piermario – continuiate a sostenere queste idee che andavano bene ai tempi del Lombroso…Cambiare è possibile, è ormai un dato scientifico. Ma cambiare che cosa e come? Sono d’accordo, anche se parzialmente, con Mauro Giancaspro, direttore della Biblioteca Nazionale di Napoli, quando, intervistato da un giornalista del Corriere della Sera, afferma che, se fosse sindaco di Napoli, farebbe “in modo che i napoletani diventassero un po’ meno figli di Eduardo e un po’ più figli di Leopardi.”

E continua chiarendo il suo pensiero: “Sia chiaro, so benissimo che a un’amministrazione comunale viene chiesto di risolvere l’emergenza spazzatura, aggiustare le strade, diminuire il traffico, assicurare la legalità…Ed è giusto così. Però mi chiedo: è possibile tutto questo senza una profonda rivoluzione culturale? Io credo di no…Dobbiamo renderci conto che abbiamo il nemico in casa. E questo nemico si chiama napoletanità. Le vie della comunicazione sono ostruite da un macigno che seppellisce il vero profilo della città lasciando spazio a un’immagine oleografica, spesso perfino macchiettistica….come se i napoletani fossero tutti uguali a quelli descritti nelle commedie di De Filippo, ridanciani, simpatici, arruffoni e con almeno uno zio contrabbandiere…”.

“Abbiamo quest’ombra appiccicata addosso, ma quanti sanno che qui esistono un orto botanico fra i più importanti d’Europa, l’osservatorio dove è assemblato uno dei telescopi più moderni del mondo, una tradizione di scuola medica veterinaria di altissimo livello? E potrei continuare l’elenco ancora per molto…Ecco io sogno un sindaco in grado di restituire ai napoletani la passione lucida che trasuda da quegli scritti(di Leopardi)…”.

Sì, è vero, il dott. Giancaspro è un po’ in contraddizione quando sostiene che i napoletani, tutti i napoletani, sono figli di Eduardo mentre nello stesso tempo fa notare che ci sono in città enti ed istituzioni nelle cui strutture operano fior di professionisti intelligenti, seri e insomma molto poco “figli di Eduardo” ma già dotati di quella passione lucida e quindi già “figli di Leopardi”…Allora non devono cambiare tutti i napoletani bensì quella parte dei napoletani che, più simili a certi personaggi farseschi di Peppino De Filippo piuttosto che a quelli tragicomici di Eduardo, alimentano con il loro comportamento, gli stereotipi che continuano a persistere nella mentalità collettiva…

– Se proprio vogliamo dirla tutta – osserva caustico il prof. Fantasia – il Leopardi è stato piuttosto duro con la città che lo ospitava. Infatti nella satira “I nuovi credenti” dà una rappresentazione stereotipata e ingiusta dei partenopei, quando scrive “Ranieri mio, le carte ove l’umana/ vita esprimer tentai, con Salomone/ lei chiamando, qual soglio, acerba e vana,// spiaccion dal Lavinaio al Chiatamone,/ da Tarsia, da Sant’Elmo insino al Molo/ e spiaccion per Toledo alle persone.// Di Chiaia la Riviera, e quei che il suolo/ impinguan del Mercato, e quei che vanno/ per l’erte vie di San Martino a volo,// Capodimonte, e quei che passan l’anno/ in sul Caffè d’Italia, e in breve accesa/ d’un concorde voler tutta in mio danno// s’arma Napoli a gara alla difesa/ de’ maccheroni suoi…”.

– Sì, ma bisogna precisare – incalza il collega Piermario – che il Leopardi ce l’aveva con determinate persone, malate in qualche modo di napoletanità e soprattutto con “color che sanno”, detto con ironia, in realtà saccenti e presuntuosi , e sono i vari Elpidio (forse, al secolo, Saverio Baldacchini), Galerio (forse, al secolo, Raffaele Liberatore) e altri come quello “a cui per l’ossa e per le vene orrendo/ veleno andò già sciolto, or va commisto/ con Mercurio ed andrà sempre serpendo/..”(forse, al secolo, Nicola Corcia) (malato di lue che allora si curava con un unguento mercuriale, ossia un farmaco contenente mercurio); queste persone, insensibili, ignoranti e sciocche, che avevano stroncato i suoi scritti e criticato il suo pensiero, il poeta sferza e apostrofa, ancora ironicamente “Voi saggi, voi felici: anime elette/ a goder delle cose: in voi natura/ le intenzioni sue vide perfette./ Degli uomini e del ciel delizia e cura/ sarete sempre, infin che stabilita/ ignoranza e sciocchezza in cuor vi dura:/e durerà, mi penso, almeno in vita.”

– Io lascerei in pace il Leopardi. – interviene il prof. Carlo – Pur avendo prodotto una poesia e un pensiero in gran parte validi e attuali ancora oggi, è un uomo e un intellettuale dell’ottocento…Purtroppo sappiamo come spesso le rappresentazioni che di Napoli e dei Napoletani hanno dato scrittori non napoletani, sono spesso parziali, arbitrarie e superficiali… Basta pensare a “La Pelle” di Curzio Malaparte, o a “Napoli 1944” di Norman Lewis, ma anche più recentemente ai libri inchiesta su Napoli di Giorgio Bocca (“L’inferno. Profondo sud, male oscuro”, Milano, Mondatori, 1994; “Napoli siamo noi. Il dramma di una città nell’indifferenza dell’Italia”, Milano, Feltrinelli, 2006). Tuttavia – riprende il prof. Carlo – non mancano in questi libri considerazioni realistiche e giudizi illuminanti proprio perché provengono da osservatori esterni…

– Ho trovato interessante, a tal proposito – lo interrompe il collega Eligio – l’opera di Sàndor Màrai, “Il sangue di San Gennaro”, già pubblicata nel 1957 e ristampata l’anno scorso da Adelphi. Certi squarci della Napoli del secondo dopoguerra sono indimenticabili…quanto alle analisi sociologiche non si può non essere d’accordo…Voglio leggervi questo racconto commentato del “miracolo” del sangue di San Gennaro “Aspettavano il miracolo come si aspetta l’inizio di uno spettacolo della commedia dell’arte…Stavamo fermi, in ginocchio, quando il coro delle donne strepitò di colpo, come il coro della tragedia greca, dando inizio a una litania ritmata, dolente, supplichevole e pressante…Quando quelle voci presero a ululare, cominciò qualcosa. Che cosa? Il miracolo? Non lo so…Era una mescolanza di superstizione, tradizione, liturgia, illusionismo, spettacolo circense, aveva un che di prettamente commerciale, eppure c’era dell’altro…E capimmo che il miracolo bisogna implorarlo. Non basta aspettare comodamente che arrivi…Il fatto è che bisogna crederci , e chiamarlo…” (p. 326)

– Anch’io ho letto questo libro dello scrittore ungherese, ormai un classico – osserva il prof. Fantasia – Originali…soprattutto l’idea che Napoli è come sorvegliata a vista dal Vesuvio, dal mare e dal vento e la trovata dell’autore di far dire a questi tre terribili elementi della natura parole di monito per i napoletani “scordarelli”, stupidi e pure presuntuosi. Il Vesuvio disse: «Non è facile farglielo capire, ma non è detto che alla fine non lo capiscano. Dimenticano in fretta, questa è la loro fortuna…Li ho visti piangere e correre sulle strade, quando li ho inseguiti lanciando loro lapilli ardenti e pece bollente, perché solo usando la severità si può insegnare…Li tengo d’occhio. Adesso credono che io dorma, e si sono fatti di nuovo insolenti. Ammiccano, si mettono a studiare i miei segreti, fanno gli spacconi, dicendo che anche loro sono capaci di produrre esplosioni più violente e rumorose delle mie….E non ho ancora detto l’ultima parola». (pp. 336-337)

– La letteratura – lo interrompe il prof. Piermario, insofferente di questa eccessiva divagazione letteraria che lui considera pura accademia, oziosa e inutile – ne siamo convinti tutti, ha (dovrebbe avere) una funzione sociale e civile di estrema importanza, ma… ma poi bisogna fare i conti con la realtà…Non invidio affatto il nuovo sindaco di Napoli…e non vorrei trovarmi al suo posto…
– Auguriamogli buon lavoro – sorride il prof. Carlo – e che possa trovare le formule operative adeguate…che possa realizzare la triangolazione virtuosa…lavoro, cultura e legalità, da contrapporre alla triangolazione perversa e diabolica: disoccupazione, ignoranza e camorra
– …. , – concorda il prof. Piermario – con la mente e il cuore napoletani di Eduardo e con la passione lucida di Leopardi!

LA RUBRICA

Adv

In evidenza questa settimana

Pomigliano, rifiuti davanti alla scuola: individuati e denunciati i responsabili

Pensavano di sfruttare il buio della notte per scaricare...

La discarica a cielo aperto di via Bosco Gaudio: lettera aperta al sindaco Nola

 Riceviamo da Felice Romano  e pubblichiamo una  una lettera...

Ucciso in un agguato nel cuore di Napoli

  Una raffica di colpi nel silenzio della sera e...

Liccardi entra nell’evoluzione dell’e-commerce, la nuova sede cambia il settore nell’area Nord

La logistica non è più soltanto trasporto. Oggi significa...

Argomenti

Pomigliano, rifiuti davanti alla scuola: individuati e denunciati i responsabili

Pensavano di sfruttare il buio della notte per scaricare...

La discarica a cielo aperto di via Bosco Gaudio: lettera aperta al sindaco Nola

 Riceviamo da Felice Romano  e pubblichiamo una  una lettera...

Ucciso in un agguato nel cuore di Napoli

  Una raffica di colpi nel silenzio della sera e...

Abusi sulle nipotine gemelle: nonno condannato a 14 anni di carcere

Portici. Si è concluso con una condanna a 14...

Pollena Trocchia, al via le domande per il soggiorno terapeutico pendolare

Riceviamo e pubblichiamo dal Comune di Pollena Trocchia Soggiorno terapeutico...
Adv

Related Articles

Categorie popolari

Adv
Adv