Un’atmosfera incantata, in piazza dell’Immacolata: i profumi della pasta, gli aromi delle salse, la tammorra magica del ” Torchio”, il “diletto” dei cuochi, il piacere della gente dimostrano ancora una volta che il cibo è festa ed è rito.
L’ associazione “Gli Amici del marciapiede” ha avuto l’idea, e l’idea si è fatta pasta, sabato 25, nella piazzetta dell’Immacolata a Nola. Così anche Nola ha dato il suo contributo alla Festa della Pasta. Era un dovere della città che per secoli ha controllato il mercato del grano: di quello che, attraverso Avellino e il Vallo di Lauro, giungeva dal Tavoliere, e del grano prodotto nella pianura acquitrinosa tra Marigliano, Cimitile e Cicciano: un grano particolare, perchè impregnato degli umori forti delle terre umide e nere. L’ho raccontato alla gentile signora che dirigeva lo stand di “Pastavera”, che ha sede in Cimitile, e che lavora anche pasta fresca. Ricordo le gite domenicali da Ottaviano verso Avella, verso la festosa esposizione di gnocchi e di fusilli fatti a mano di cui erano colme le ceste allineate davanti alle porte, lungo la strada, sotto lo sguardo vigile delle pastaie venditrici, con il “mantesino” ancora chiazzato di farina.
Oltre allo stand di “Pastavera” ce n’erano, nella piazzetta, altri tre, con i prodotti di Ferrara, di Falco e di Nicola Russo. Un piacere per gli occhi era il quadro delle forme di pasta, delle linee, dei vuoti, dei pieni che si intrecciavano, si dipanavano, si stendevano, si collegavano gli uni agli altri in ogni “pacco” di carta trasparente, e poi, di “pacco” in “pacco”, nei mucchi, immagine concreta di abbondanza e di desiderio mai sazio. Poi sono arrivati i Maestri della tammorra dell’ associazione sommese “Il Torchio”, che si interessa di danza e di teatro. E subito la contorsione dei profili dei tortiglioni, dei paccheri rigati, delle “farfalle”, dei “mezzanelli” e dei maltagliati ha corrisposto all’intreccio dei passi e dei movimenti dei danzatori, e al ritmo ossessivo della musica, che mani ispirate traevano dagli strumenti e diffondevano in ogni angolo della piazza, trasformandola in uno spazio magico.
Quando l’incantesimo si è completato e ha contaminato le persone e le cose, allora c’è stata l’epifania che tutti aspettavano, allora si è manifestato il profumo. Veniva dallo stand di Nicola Russo, diretto da Francesco Antonio Tuccillo, con cui collaborava Antonio Casoria. Era il profumo della pasta, era l’odore della “genovese” e della “bolognese” che cercavano la matura perfezione tra i bollori di pentole palpitanti. Una sola magia ha avvolto in un attimo occhi, orecchie e naso: e c’è stata sinestesia. I profumi erano così intensi che gli occhi pareva che li percepissero mentre si diffondevano nell’aria. Nessuno si sarebbe meravigliato se all’improvviso Biagio Ferrara e Umberto Carenza, i due cuochi, fossero apparsi come maghi, intenti a manipolare erbe e filtri. Per fortuna, erano e sono due cuochi “dilettanti”: e poichè l’arte la praticano per diletto, e non per mestiere, ci mettono dentro una passione intatta e il desiderio di migliorarsi. Biagio pubblica le sue ricette sul nostro giornale. Gli ziti che hanno servito a decine di persone erano di tale naturale perfezione che quando un loro amico ha osato dire, per scherzo, un “mah..” poco soddisfatto sulla spruzzatina di ricotta secca grattugiata, una gentilissima signora ha fulminato il criticone con uno sguardo di disprezzo, e per umiliarlo definitivamente, ha invitato i presenti all’applauso. E applauso è stato: vigoroso e convinto.
La pasta ha fatto il miracolo che solo la pasta può fare: ha riportato tutti al piacere vero, al godimento della sana realtà, alla concretezza dei maccheroni che trasmettono a ogni parte del corpo e alla mente tutto il repertorio dei valori vitali della terra, cancellano la percezione degli anni e dell’età, e liberano nei vecchi gli entusiasmi della gioventù.
Se i visitatori fossero stati più numerosi, gli ziti e la salsa non sarebbero bastati: la piazza dell’Immacolata avrebbe ospitato una folla, non una festa. Gli “Amici del marciapiede” possono essere soddisfatti. Doppiamente. Per aver organizzato l’evento, e per aver gustato – era evidente che li gustavano – i maccheroni di Biagio Ferrara, Maestro della cottura, e di Umberto Carenza, a cui tutti riconoscono il magistero delle salse.

