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A Capodimonte va in scena il “fantasma della peste nella pittura di Mattia Preti”.

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Fino al 29 ottobre a Capodimonte si svolge la rassegna ” La ragione del desiderio”, “il teatro al servizio della pittura”: 10 performances teatrali davanti alle opere di grandi pittori. Pasquale Lanzillotti interpreta “Mattia Preti e la peste”.

L’idea è geniale: negli spazi incantati del Museo di Capodimonte 25 attori, 10 danzatori, 8 musicisti e cantanti interpretano performance teatrali e spettacoli davanti alle opere di Simone Martini, Colantonio, Masaccio, Bruegel il Vecchio, Tiziano, Caravaggio, Artemisia Gentileschi, Mattia Preti, El Greco, Francesco Goya, Andy Wharol. Pasquale Lanzillotti è regista e interprete di “Mattia Preti e la Peste”, un libero adattamento del saggio che Vittorio Sgarbi ha dedicato al pittore calabrese.

Il tema del testo di Lanzillotti è l’indagine sulle “novità” che l’esperienza della peste porta nella visione del mondo e nella pittura di Preti. Qualche giorno fa su “la Repubblica”, in un articolo intitolato ” Il fantasma della peste”, Adriano Prosperi discorreva della minaccia del virus’ “ebola” e ricordava che le grandi epidemie hanno scardinato i sistemi sociali come nessuna rivoluzione sarebbe riuscita a fare. Nel 1656, mentre la peste ancora infuriava a Napoli e nelle province del Viceregno, la gente vide che il mondo si rovesciava, che i vincoli morali erano spezzati del tutto, e che le “vajasse” non avevano ritegno a ostentare alle dita gli anelli rubati ai cadaveri. Persino Posillipo, invaso da “mille zandraglie e mille pettolelle”, da paradiso in terra era stato ridotto a ” vordiello”, a “bordello”.

A Mattia Preti vennero commissionati gli affreschi votivi sulle sette porte della città: nel 1997 un prezioso intervento di restauro ha permesso di recuperare l’affresco sulla Porta San Gennaro, mentre a Capodimonte si conservano due bozzetti a olio di altri affreschi (vedi immagine di apertura, e immagine in appendice).

Ma al di là di questa testimonianza diretta, non c’è opera del Preti successiva al ’56 che non porti il segno di una nuova concezione della pittura, in cui i moduli riconducibili al barocco si giustificano alla luce di uno stile “nuovo”, illustrato dal Ferrari e da Nicola Spinosa: ogni “storia”, che sia biblica o mitologica, viene raccontata dal pittore secondo i modi di un evento reale, attraverso “un’articolata e ben organizzata distribuzione scenica” ( N. Spinosa), e nel segno della ricerca di un punto di equilibrio – equilibrio di concetti, di sentimenti, di valori pittorici – tra il bisogno di certezze da una parte, e dall’altra il timore esasperato che vincano l’incertezza, la doppiezza, l’egoismo, che nulla sia definitivo, e tutto sia mutevole e caduco. Il conflitto dilata lo spazio, accentua l’asimmetria dei movimenti, carica di tensione i gesti e l’espressione dei personaggi, che pare che vogliano uscire dalla tela e venire in mezzo al pubblico.

L’arte teatrale di Pasquale Lanzillotti svela tempi, accenti e pause di queste “recite” dipinte con maestria dal ” cavaliere calabrese”. Il regista – attore, anche lui calabrese, di Praja a Mare, ha concepito il lavoro come un “concerto” “che combina insieme i linguaggi della pittura, del teatro e della musica; e fa vivere, nello spazio e nel tempo di uno spettacolo, la teatralità, la narrazione e la tragedia nelle opere di Mattia Preti”.

La musica, ovviamente, ha un ruolo centrale in questo “concerto”: Marc-Antoine Charpentier, Jean Baptiste Lully, Giovanni Pier Luigi Da Palestrina, Tommaso Albinoni, Remo Giazotto, Franz Liszt, Orlande De Lassus, accompagnano la voce dell’attore che dispiega la sua lettura di Preti come se conducesse gli spettatori all’interno di un labirinto che è contemporaneamente realtà e metafora, storia già compiuta e storia prefigurata. C’è, in questa meditazione sulla peste e su Preti, tutto Lanzillotti: il suo bisogno di verità, la necessità morale di sperimentare tutte le strade che portano alla verità, la percezione del palcoscenico come di un’agorà in cui la verità e la ricerca della verità diventano un patrimonio collettivo. Che è la percezione greca della funzione del teatro.

“Mattia Preti e la peste” di e con Pasquale Lanzillotti.
Museo di Capodimonte ( 2° piano)
Venerdì 17 ottobre, ore 20.30; sabato 18, ore 17.30; domenica 19, ore 11.30.

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