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Per una volta l’Italia ha qualcosa in comune con l’America: i dati sull’occupazione femminile.

Obama ha scelto di incentrare sulle donne uno dei suoi tradizionali messaggi del sabato: le donne, quelle il cui successo (a detta sua) corrisponde con il successo dell’America.

I punti che il Presidente americano ha toccato sono essenzialmente tre: la differenza di remunerazione tra uomo e donna, le difficoltà/ingiustizie che le donne in attesa incontrano sul posto di lavoro, l’incidenza forte che le donne hanno nella produttività di un Paese. E sono esattamente questi i punti che accomunano l’Italia, e tutta l’Europa, con l’America. L’Italia però, udite udite, ha i peggiori dati di tutta l’Unione. Il tasso di occupazione femminile italiano è del 47%, di 10 punti sotto la media europea, ed in particolare è del 56,9 % al nord e del 30,8% al sud. La percentuale di donne impiegate in azienda è del 57%, di queste le donne dirigenti sono solo il 13%.

Il gap tra salario femminile e maschile, a parità di grado della posizione ricoperta, è del 30%. L’ultimo tassello, di un mercato del lavoro poco flessibile oltre che poco equo, è che l’occupazione femminile in Italia scende al crescere dell’età, sintomo della difficoltà di rientrare nel mondo del lavoro una volta uscitene:infatti, una donna su due non torna al lavoro dopo il parto. Causa di ciò è chiaramente la dinamica presente all’interno dell’azienda che spinge/costringe la donna incinta a prendere aspettative non retribuite o ad abbandonare il lavoro.

L’urgenza è quella di una maggiore flessibilità e di una rinnovata competenza di conciliare vita personale e lavoro. Il “work-life balance” è un concetto ampio che indica appunto la capacità di bilanciare in modo equilibrato il lavoro (inteso come carriera e ambizione professionale) e la vita privata (famiglia, svago, divertimento); un paradigma appartenente all’essere umano a prescindere dal genere, donne ma anche uomini. Ebbene, nel contesto aziendale e lavorativo italiano, tale concetto è visto come un modello riparativo assistenziale, fonte di costo per l’aziendae non come valore aggiunto e motivo di ritorno economico, come invece molteplici ricerche confermano.

Sostenere la conciliazione famiglia-lavoro incrementa il livello di engagement, migliora la performance finanziaria e la produttività aziendale, riduce i costi aziendali e sviluppa la capacità di attrarre e trattenere talenti. Studi di settore hanno dimostrato che i team di progetto misti sono quelli a più alta produttività, che aziende con una percentuale elevata di donne hanno un maggior indice di redditività del capitale proprio e un maggior reddito netto.

McKinsey& Company, una nota multinazionale di consulenza di direzione, ha condotto una ricerca su “Occupazione-Istruzione-Educazione: le trappole nascoste nel percorso delle ragazze verso il lavoro” e ha lanciatol’idea di “Valore D”: il valore aggiunto che le donne apportano all’ambiente lavorativo, sia in termini di efficienza che di efficacia. Il dato più esaltante è che all’aumento dello sviluppo della flessibilità corrisponde la presenza di donne in CDA.

E allora perché, nel ventunesimo secolo, fa ancora scalpore una donna che raggiunge posizioni apicali? La risposta non è scontata, ma senza dubbio retaggi culturali, lacune del welfare e un’impostazione tradizionale fanno la propria parte. Ciò che incentiverebbe le donne all’occupazione e ne faciliterebbe la vita sul posto di lavoro sarebbe l’impiego di strumenti di flessibilità, tra cui ad oggi c’è veramente un’ampia scelta, a seconda di quelle che sono le caratteristiche del contesto organizzativo.

Part-time orizzontale e verticale, job sharing, coworking, banca delle ore, tele-lavoro. Sono tutte tecniche che amplificano l’indipendenza del lavoratore, aumentandone la soddisfazione e il commitment, e al contempo ottimizzano i tempi e gli spazi. Ma in Italia ancora prevale il face-time model, il valore della presenza: nell’era della rivoluzione tecnologica, del wireless e dell’on-line perpetuo ancora non si impara a sfruttarne i benefici a favore degli uomini e delle donne.