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Stavolta il colpo di scena è stato firmato dai giudici della Corte d’Appello di Napoli. Ieri infatti i magistrati partenopei hanno annunciato che si farà il processo di secondo grado sul voto di scambio alle elezioni comunali del 2012, ad Acerra, e che la prima udienza sarà fissata prima che sopraggiunga la prescrizione, prevista a novembre. E così il caso della sparizione dei fascicoli del processo di primo grado – la Corte d’Appello parla di uno “smarrimento”, peraltro segnalato dalla stessa dirigente della quinta sezione – ha preso decisamente un’altra piega dopo l’allarme lanciato tre giorni fa attraverso i media dalla parte civile ( gli ambientalisti Alessandro Cannavacciuolo e Vincenzo Petrella ) e dopo la conseguente decisione del ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, di inviare gli ispettori ministeriali nel Tribunale di Napoli. Secondo quanto fatto emergere dagli ecologisti del territorio acerrano, il mancato ritrovamento dei documenti avrebbe messo a rischio il processo stesso e mandato automaticamente in prescrizione i reati che due anni fa hanno portato alla condanna a dieci mesi, in primo grado, dell’imprenditore Nicola Ricchiuti, eletto nel 2012 consigliere comunale a sostegno del sindaco Raffaele Lettieri, sindaco poi rieletto nel 2017. Ricchiuti, che al momento dei fatti contestati – voti in cambio di posti di lavoro ai disoccupati – era il marito di una cugina del sindaco, risultava come uno dei principali promotori della lista civica di maggioranza “Acerra è Tua”, compagine che di fatto è stata determinante per la vittoria di Lettieri di sette anni fa. Con Ricchiuti sono stati condannati Domenico D’Anna, a quattro mesi, e Mario Calzolaio, che ha patteggiato una pena a sei mesi, entrambi prima assunti nelle ditte di vigilanza dell’imprenditore e poi licenziati. Il licenziamento dei due, reclutati per promettere di lavoro in cambio del maggior numero possibile di voti, e la mancata concretizzazione della promessa clientelare avrebbero quindi costituito il detonatore dell’esplosione dell’inchiesta e del conseguente processo di primo grado. Inchiesta che nelle sue fasi preliminari aveva tentato di coinvolgere un numero consistente di politici locali ma che alla fine ha portato alla sbarra, nel tribunale di Nola, soltanto Ricchiuti e i suoi due “collaboratori”. Quindi le lungaggini giudiziarie. La condanna dell’ex consigliere comunale è giunta cinque anni dopo le denunce, nel marzo del 2017. Nel frattempo una polemica ha scosso il palazzo, quando le opposizioni di centrodestra e centrosinistra hanno chiesto, nel 2016, all’ex presidente del consiglio comunale, Domenico De Luca, di dare il via ai lavori per la costituzione di parte civile del Comune al processo. Richiesta che è stata respinta per cui il Comune di Acerra non risulta parte lesa. E dopo la condanna di Ricchiuti si è aperto un vuoto “giudiziario” segnato dalla sparizione del fascicolo del processo di primo grado, tenuto a Nola. Un’inquietante notizia giunta appena qualche settimana prima della prescrizione del reato. Ma il ministro Bonafede ha disposto l’invio degli ispettori per verificare le responsabilità dello smarrimento. Ieri infine il tribunale di Napoli ha risposto assicurando che il processo si terrà e che non ci sarà prescrizione. “La fase di ricostruzione degli atti è a buon punto – si rende noto dagli uffici giudiziari – e per i verbali faremo ricorso alla ditta che ha assicurato la stenotipia”. “E’ una buona notizia – commenta Andrea Caso, il deputato M5S della commissione parlamentare antimafia che ha raccolto l’allarme della parte civile – ma gli ispettori ministeriali giungeranno comunque al tribunale di Napoli, la prossima settimana”.

Pino Neri