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Volla. La confessione del consigliere Aprea che racconta il suo PUC

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Le responsabilità del mancato Piano Urbanistico Comunale. “Noi dell’amministrazione Guadagno decidemmo di non  fare ricorso al Consiglio di Stato, per mantenere le norme di salvaguardia. Eravamo insediati da poco, ed io personalmente credevo che fosse giusto così e stetti in silenzio … Viscovo e la sua amministrazione  continuano a mostrare segnali di accondiscendenza”.

 

Che cos’è la “verità”? C’è chi dice che la verità non esista e chi il contrario. Poi, c’è chi ammette che esistono tante verità. Spesso si tratta solo di tesi contrapposte. Un esempio di quest’ultima teoria lo sta vivendo il comune di Volla, sulla questione delle colpe e delle responsabilità della cementificazione selvaggia e della speculazione edilizia.

Qualche settimana fa, un giornale (Il Fatto Quotidiano) ed una trasmissione televisiva (Le Iene) hanno accesso i riflettori nazionali sulla questione. Fatto genera fatto. Il Sindaco e l’amministrazione non solo non evidenziano la gravità della situazione e la volontà di voler trovare una soluzione, ma perdono tempo a cercare di chi è la colpa. In più il “Fatto”, divertente e disarmante, è che prima non se ne parlava affatto. Poi, basta un titolone ed ecco “Fatto”. Da allora assistiamo a veri e propri battibecchi tra le varie figure politiche che espongono la loro verità. Un giorno uno e un giorno l’altro. Botta e risposta. E cosi, via via, la confusione genera e diffonde numerose verità vergognose, come se quelle già subite dal paese non fossero state sufficienti. Il sindaco Viscovo, l’ex assessore all’urbanistica Festa, e così via.

A parlare questa volta è il consigliere Ivan Aprea, attualmente nel gruppo indipendenti (insieme a Forte e a Borrelli), già consigliere di maggioranza nella precedente amministrazione Guadagno. Aprea è un fiume in piena e dà, umilmente, la sua versione dei fatti e delle colpe.

“A seguito di un ricorso da parte di alcuni cittadini il Tar dichiarò decaduto il PUC del sindaco Salvatore Ricci. Rispetto a questo noi come nuova amministrazione Guadagno potevamo fare ricorso al consiglio di stato, mantenendo le norme di salvaguardia. Tra i banchi dell’opposizione all’epoca Salvatore Ricci osservava di non porsi il problema di chi fosse la paternità del puc. Egli suggeriva di fare il ricorso, altrimenti sarebbe stato un caos totale. Quell’appello di Ricci non fu ascoltato. Rispetto a questa posizione di non fare ricorso al consiglio di stato del sindaco e del Partito Democratico, noi che amministravamo da pochissimo tempo, ed eravamo alla nostra prima esperienza siamo rimasti in silenzio. Sembrava logico che una nuova amministrazione volesse caratterizzare il piano regolatore, e quindi ci sembrava una scelta giustificata. Era l’ottobre 2012, quando in un famoso consiglio comunale si chiedeva all’assessore Festa, definito Mandrake, di non mantenere le norme di salvaguardia e di fare il PUC quanto prima. Io credo che Festa, in parte, gli impegni li abbia mantenuti. Infatti, dopo due mesi ci consegnò il Preliminare di piano. Il primo febbraio del 2013, come Lista Civica, andammo a discutere la parte strutturale dello stesso piano, una piantina colorata, da riempire con i classici colori. In questa piantina si identificavano le zone dove si poteva costruire, le zone per le attrezzature, le infrastrutture ecc. Da li in poi ci arenammo, nella parte programmatica operativa, che è la terza e ultima fase di un piano regolatore. In quel frattempo c’era stato un cambio di normativa, il PUC sarebbe stato approvato in giunta non più in consiglio Comunale. Passava in Consiglio Comunale solo ed esclusivamente per le osservazioni dei cittadini. Discutemmo con il PD su due o tre principi fondamentali. Il punto di rottura più importante fu sulla questione dell’indice di fabbricabilità e sul procedere per step. I tecnici dell’università, che erano stati chiamati a collaborare nella realizzazione del piano, erano dalla parte nostra. Essi suggerirono addirittura di fare un referendum popolare e di chiedere ai cittadini, se avessero voluto poco e subito, oppure aspettare due o tre anni e avere più metri edificabili, garantendo il diritto edificatorio da subito. Riccardo Festa fu cacciato per due motivi. Il primo perché gli fu chiesto di risolvere il problema delle zone agricole. Lui si prese del tempo e propose l’atterraggio, cioè la possibilità di costruire in un’altra zona di Volla per tutti coloro che avendo un terreno agricolo, avevano aspettato e rispettato le regole, senza costruire abusi. Il partito democratico considerò impossibile questa proposta e soluzione. Il secondo motivo invece fu lo scontro su fatto di costruire a step. Festa non piaceva anche per un altro aspetto, perché lui diceva di avere un’idea di PUC dove a decidere fosse la pubblica amministrazione, un’idea di città che prevedeva le infrastrutture (parco urbano, pista ciclabile, tratti di strada). Bisognava garantire il diritto edificatorio ai proprietari terrieri, ma con un idea di dare disposizioni su dove costruire. Da questi motivi si capi che con Festa non era più possibile continuare e si decise di calare il diritto edificatorio su tutto il territorio. Dovendo rispettare la legge, che dice che si devono collocare al massimo 150 abitanti per ettaro, il nostro piano regolatore aveva 24 ettari in eccesso. I tecnici dell’università dissero che l’unico modo per risolvere questo problema, di ettari in eccesso, era trasformarli in terziario. Ciò voleva significare raggirare la legge. Ventiquattro ettari di terziario era come costruire il centro direzionale a Volla. Il piano regolatore di Volla si è arenato per questo. Ci si è intestarditi sul fatto di tutti subito e non un po’ per volta. E non si è voluto ascoltare l’università che diceva ascoltiamo i cittadini. Poi venne fuori la situazione di via Gramsci, cioè la questione della lottizzazione abusiva. Il comune avrebbe dovuto acquisire tutti gli abusi fatti. Cosa nota all’ufficio tecnico anche se dal primo piano di via Moro dicevano e dicono di non saperne nulla. Sembrava che ci fosse un pezzo della maggioranza che smuoveva questi cittadini di via Gramsci contro lo stesso sindaco Guadagno. Infatti ogni volta che si decideva di accogliere questi cittadini per un confronto un pezzo di maggioranza si assentava. Anche questa questione dal nostro punto di vista doveva essere affrontata in maniera netta. La lottizzazione abusiva se c’è non la ha fatta l’amministrazione. Se c’è non la ha fatta la lista civica. Se c’è non la ha fatta il partito democratico. Per quanto riguarda la questione dei grandi interventi (Decreto Sviluppo Italia e quant’altro ndr), io, il consigliere Pasquale Montanino e Angelo Guadagno votammo contro agli emendamenti del PD e ci astenemmo rispetto al corpo di delibera. Eravamo da poco, appena da 8/9 mesi e non volevamo da subito votare contro gli altri della maggioranza. Pensavamo di fare una buona politica, arrivammo in consiglio comunale dopo una serie di incontri con le conferenze di capi gruppo permanenti dove incontravamo gli imprenditori e ad ognuno chiedevamo di lasciare qualcosa per il paese. Non ho mai parlato in quelle conferenze, poiché ero convinto che il partito democratico nascondesse qualcosa, che poi lo ha dimostrato con gli emendamenti, uno tra i quali di modificare gli standard da 18 a 24, che ha recato un enorme aggravio del permesso a costruire in termini di oneri di urbanizzazione. Uno a caso l’anfiteatro della cartiera, per il quale abbiamo tra l’altro anche una causa persa,  e tutta una serie di cose. Almeno su  una cosa il sindaco attuale Andrea Viscovo non dice sciocchezze, la speculazione edilizia più grande è avvenuta con l’amministrazione Guadagno. Il Partito democratico tenterà di scaricare la colpa su Riccardo Festa, perché per loro è la cosa più facile. Hanno cacciato Festa dopo 18 mesi e sono durati altri 14 mesi. Il PUC non lo hanno realizzato. Ho partecipato a quella scelta di non fare il ricorso, mi sembrava giusto. Guadagno aveva vinto le elezioni e ci ha messo la faccia. Sono convinto che lui fosse speranzoso che nel giro di circa 6 mesi avrebbe potuto dotare Volla di un piano regolatore. Guadagno era un sostenitore di  Festa, lo ha nominato lui. Lo ha difeso quando gli fu imposto di mandarlo via.  Poi ad un certo punto non so cosa sia successo. Io non riesco a capire come questa città accetti in maniera inerme questa speculazione edilizia.”

Poi Aprea torna alla realtà e, con un pizzico di determinazione in più, affronta la situazione attuale e parla della nuova amministrazione: “Questa amministrazione non  ha dato un esempio fantastico fino ad oggi. In 7/8 mesi ha fatto due grandissimi interventi. Una variante al piano regolatore. Variante aggiustata e camuffata con l’aiuto della lista civica, e non ne vado fiero di averla votata. Ma anche in quella circostanza, ci insediavamo a giugno e votavamo a settembre, e rompere da subito mi costava tanto. Il secondo intervento è il permesso di costruire in deroga. Ora arriveremo agli inceneritori. Arriveremo ad altri permessi a realizzare, ad altre varianti al piano regolatore, anche con gli stessi nomi e cognomi. Se si fa un passaggio all’ufficio tecnico ci sono oltre trecento richieste a costruire presentate. I segnali che ha dato questa amministrazione sono segnali di accondiscendenza. La sua dichiarazione di lavorare al piano regolatore è una farsa. Viscovo ha avuto un contatto con Ferrigni, il quale non ha chiesto una cifra eccessiva. Avrebbe potuto tranquillamente affidarlo a lui che conosce il territorio e che ha buona parte del lavoro avviato. Viscovo parla di short list, che è una strada che fa perdere un sacco di tempo. A dicembre attraverso la votazione degli indirizzi del Puc ha avuto mandato da parte del consiglio comunale di realizzare il piano regolatore e siamo a 4 mesi e parla ancora di short list. Viscovo sa bene che anche lui presto si troverà dinanzi a certe situazione. Momentaneamente con  la notizia che il piano casa slitterà, cioè non si fermerà al 31 dicembre, ha avuto un alibi.”

Quindi, a Volla il PUC non è stato fatto per una serie di scelte politiche sbagliate. Le “condizioni” poste dalla politica lo hanno reso praticamente non procedibile, irraggiungibile e irrealizzabile. Questo, ovviamente, a vantaggio della speculazione edilizia che nonostante sia già insostenibile sembra che non debba avere mai una fine.

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