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VinGustandoItalia, scopriamo il Caprettone di Somma Vesuviana

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L’etimologia del nome Caprettone potrebbe far pensare alla forma del grappolo che ricorda la barbetta della capra…

Come in tanti casi di vitigni, il nome ricorda un animale, l’etimologia del nome Caprettone potrebbe far pensare alla forma del grappolo che ricorda la barbetta della capra, oppure al fatto che i suoi primi coltivatori fossero pastori. Il Caprettone è stato a lungo identificato con un altro vitigno a bacca bianca , che qualche ampelografo voleva fosse un semplice biotipo. Gli ultimi studi, che hanno evidenziato notevoli differenze morfologiche e genetiche tra le due varietà, sembrano avere definitivamente allontanato questa ipotesi di parentela. Nonostante le sue origini antiche, è stato riconosciuto solo negli ultimi tempi come vitigno con un suo specifico profilo genetico e produttivo. Per un lungo periodo veniva indicato più che altro come nome locale-sinonimo della più conosciuta Coda di Volpe Bianca. Una corrispondenza smentita da una serie di studi , corredati da analisi del dna, che hanno definitivamente chiarito la necessità di distinguere le due varietà. L’area di massima diffusione del caprettone è quella vesuviana, in provincia di Napoli. Fermo restando le difficoltà legate alla confusione varietale con la coda di volpe, possiamo senz’altro affermare che il caprettone è un vitigno estremamente vigoroso, e viene raccolto di solito tra la prima e seconda decade di settembre. Possiamo dire che si tratta di una varietà tendenzialmente “neutra”, piuttosto povera di aromi primari, capace tuttavia di restituire con l’invecchiamento il carattere fortemente affumicato e minerale dei suoli vulcanici in cui ha mostrato di adattarsi virtuosamente. Sulle pendici del Vesuvio è il primo vitigno in ordine di tempo ad essere vendemmiato, a seconda delle annate anche a partire da San Gennaro, al fine di non rischiare di disperderne il corredo acido accumulato. Dal colore spesso,paglierino scarico, possiede aromi delicati di gelso, albicocca e ginestra. Discreta morbidezza, mineralità decisa e buona struttura sono gli aspetti principali che lo  caratterizzano. Esistono cantine dell’area vesuviana, che sorgono in grotte scavate a mano sotto un lastrone di roccia vulcanica. Proprio in queste grotte si vinificava e conservava il vino, e in alcune di esse è ancora possibile vedere la data di completamento dei lavori effettuati “12 luglio 1780” incisa dall’antenato omonimo del proprietario. Si possono trovare anche antichi pigiatori usati per l’ultima volta nel lontano 1906 quando una furia di lava e sabbia invase e sotterrò completamente tutto. Molte aziende vinicole  producono un Caprettone Igp Pompeiano in purezza con fermentazione in legno, dal colore giallo paglierino carico, morbido ma prevalentemente acidulo nell’approccio, offre immediatamente la sensazione di un raggiunto e precoce equilibrio che dovrebbe permettere, negli anni, anche una discreta serbevolezza. Con piacevole chiusura leggermente ammandorlata. Esordio sicuramente incoraggiante vista la grande espressività di questo vino, dai profumi intensi e solari di ginestre, agrumi ed erbe mediterranee. Il sorso è scorrevole e ricco allo stesso tempo, di fragrante freschezza e salinità minerale. Possiede note eleganti e non comuni di morbidezza che ne amplificano notevolmente le possibilità di abbinamento, e ricordando sempre le Tre T” Tipicità, Tradizione e Territorio” lo possiamo degustare con un insalata di mare al polpo in cassuola, con una  minestra maretata alle carni bianche e alle zuppe di legumi, ma è ideale anche con con il baccalà di Somma Vesuviana. Molto versatile: da aperitivo o a tutto pasto, con formaggi freschi, cruditè di mare o piatti più saporiti. Insomma perfetto per ogni occasione senza sbagliare un colpo. Rammentate che “Un pasto senza vino è come un giorno senza sole”. (Anthelme Brillat-Savarin)