Morti bianche in aumento. Campania seconda regione italiana nella lugubre classifica delle tragedie sul lavoro.
La mattanza di lavoratori continua, sotto gli occhi indifferenti di tutti. Ieri infatti, dopo sei giorni di agonia, ha detto addio per sempre a sua moglie e alle sue due bambine Luigi Polito, 46 anni, muratore di Pomigliano.
Luigi alle quattro e mezza di pomeriggio del 10 novembre scorso era caduto rovinosamente da un capannone di una fabbrica di scarpe di Mugnano, in via San Filippo Neri. A cedere sarebbe stato un solaio sul quale l’operaio stava lavorando per effettuare una ristrutturazione, a sette metri dal suolo. L’uomo era stato quindi ricoverato prima nell’ospedale di Giugliano e poi, viste le gravi condizioni, in quello più attrezzato di Pozzuoli, nel reparto di neurochirurgia.
Nella caduta Luigi aveva rimediato un brutto trauma cranico, la perforazione dei polmoni e varie fratture al corpo. Ma alla fine, nonostante gli sforzi dei medici dell’ospedale La Schiana, il cuore dell’operaio edile ha cessato di battere, ieri.
Luigi Polito era un simpatizzante del Pd di Pomigliano, un frequentatore assiduo della Casa del Popolo. “L’ho visto proprio il giorno prima che morisse – racconta Michele Caiazzo, ex sindaco di Pomigliano e consigliere comunale in carica – era uno di quelli che si arrangiavano per vivere. Lavorava quando il lavoro riusciva trovarlo. Era una persona buona e timida. Un uomo onesto, un gran lavoratore quando gli era “concesso”, quelle classiche persone che nei periodi di crisi sbarcano il lunario stringendo i denti”.
L’attaccamento alla famiglia era proverbiale. Nella pagina facebook di Luigi ci sono quasi esclusivamente le foto che raffigurano lui con le sue adorate bimbe e con sua moglie. Un attaccamento che ovviamente rende più straziante il dolore dei suoi cari. Intanto questa ennesima morte bianca consolida il lugubre record della Campania. Sulla base dei dati Inail nei primi nove mesi dell’anno la nostra regione con 62 vittime è seconda dopo la lombardia (94). Terza è la Toscana (59) e quarto il Lazio (53). Cifre in crescendo. Fino a settembre in Italia i morti sul lavoro sono stati 626. Il 10 per cento in più rispetto all’anno scorso (569 morti).
E nell’area napoletana la sequenza della mattanza riferita agli ultimi sei mesi è stata davvero di quelle impressionanti. Il 13 maggio a Qualiano esplode una fabbrica di fuochi d’artificio: 3 morti e 3 feriti. Il 6 luglio a Striano muore folgorato Giovanni Cordella. Stava riparando una lavatrice quando è stato fulminato da una scossa elettrica. Il 26 agosto una nave si inclina nel porto di Livorno durante la manutenzione: muore un operaio di Mugnano, Gabriele Petrone, elettricista 39enne. 26 agosto: a Bacoli cade da un’impalcatura un muratore di 53 anni, coniugato e con due figli. Il 30 ottobre crolla una porzione di solaio dell’università di Aversa: muore un altro operaio, Luciano Palestra, 41 anni, tre figli, di Cercola ma residente nella vicina Massa di Somma. Il primo novembre si sfiora la strage. Durante i lavori di ristrutturazione di una chiesa di Piedimonte Matese perdono la vita Antonio Atzeri, 56 anni, di Casoria, e Albino Tammaro, 67 anni, di San Potito Sannitico. I due operai stavano lavorando al restauro della facciata della chiesa di San Marcellino, la chiesa principale di Piedimonte Matese. Si trovavano su una grossa impalcatura, ad una quindicina di metri di altezza. Uno dei due operai è finito sotto i tubi di ferro, l’altro si è schiantato su un’auto parcheggiata. Ferito un terzo operaio. Il 5 novembre l’ennesimo muratore cade dall’ennesima impalcatura, stavolta a Ponticelli, quartiere della periferia orientale di Napoli. All’inizio le sue condizioni appaiono preoccupanti. Poi per fortuna l’edile viene dichiarato fuori pericolo. Se l’è “cavata” con qualche frattura.



