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L’olio di Terzigno, il pane “di casa” di Somma, il “coda di volpe” e il prezzemolo “sfuttente”- gli ingredienti degli “spaghetti alla carrettiera del Vesuvio” – liberano “Peppe’ o sciulio” da umori e vapori che gli annebbiavano la mente, secondo alcuni, e secondo altri, gliela illuminavano inducendolo a schierarsi, lui Vesuviano, con la Lega.  Peppe non sopporta che i neri, i bengalesi e i cinesi possano mettere le mani su tutta Napoli, anche sulla camorra. Lo strano significato del soprannome “’o sciulio”.

 

“si stai mmiez’’o mbruoglio / mangia alice sott’’uoglio”.

 

Ingredienti (per 4 persone):spaghetti gr 400; 2 spicchi di aglio ; 10 filetti di acciughe sott’olio, nell’olio della “lava di Terzigno” ; 4 cucchiai di pane “di casa” di Somma, grattugiato; 6 cucchiai di olio extravergine d’oliva del “Vesuvio”; un mezzo bicchiere di “coda di volpe”; prezzemolo vesuviano; sale e peperoncino .In una padella portare a temperatura alta l’olio: qui, per qualche minuto, si cuoce l’aglio, e, quando diventa di colore scuro, si toglie. Fate sciogliere le acciughe nell’olio. Quando le acciughe saranno sciolte, versate il mezzo bicchiere di “coda di volpe”, lasciate che il vino svapori, aggiungete il peperoncino e spegnete il fuoco. In un’altra padella fate tostare il pane grattugiato. Quando sarà ben dorato, togliete la padella dal fuoco. Lessate gli spaghetti in abbondante acqua salata, scolateli al dente, versateli nella padella con le acciughe, fate saltare la pasta per un minuto, amalgamate il tutto aggiungendo poca acqua di cottura e, infine, il pane grattugiato e tostato. Gli spaghetti vanno in tavola caldi e cosparsi di prezzemolo tritato.

 

La storia, che appare straordinaria, mi è stata raccontata, e io ve la racconto. Il teatro è un paese del Vesuviano, il protagonista è “Pepp’’o  sciulio”, che è stato bidello in un Liceo, e da quando era giovanotto ha conservato l’abitudine di comprare almeno due giornali a stampa  e di “sciropparsi” almeno tre telegiornali, ogni giorno, e di commentare fatti e notizie la sera, con un gruppo di amici, davanti al Circolo della Stazione: politica e cronaca locali e nazionali, qualche assaggio di politica internazionale, calcio: è, ovviamente, tifoso del Napoli.  Insomma, da anni, Peppe è uno che fa opinione. Quando tra il  Vesuviano e il Nolano succede qualcosa di clamoroso, c’è sempre qualcuno che dice:  che ne pensa, “Peppe ‘o sciulio?”. Il soprannome di Peppe non ha nulla a che vedere con la “banca ‘o sciulio”, la banca – usura dei Ruffo di Scilla che devastò le finanze dei risparmiatori ingenui della Campania nei primi anni dell’Italia unita.  Peppe lo chiamano ‘”o sciulio”, perché, quando è preso dall’impeto delle sue argomentazioni, fa “scivolare” la sua lingua  sul labbro di sotto, ora a destra, ora a sinistra, come per ingoiare, nella saliva, le parole appena pronunciate, e fare posto alle altre. Il suo modo di parlare, insomma, ricorda quello di un certo giornalista lombardo, che proprio qualche giorno fa ha detto che,  se Camilleri morisse, sarebbe un gran guaio, ma anche un colpo di fortuna, perché lui, il lombardo, verrebbe liberato dalla presenza di quel “terrone” di Montalbano, il “rompi….”.

L’anno scorso, una sera di maggio, “Peppe ‘o sciulio” comunicò al gruppo degli amici che era passato con la Lega: fu, nel Vesuviano, uno dei primi.  Successe un casino, gli diedero addosso quasi tutti, qualcuno gli girò le spalle e si allontanò. Lui disse: “ Ne parliamo domani sera”. E la sera dopo si radunò una folla, davanti al Circolo. “Pepp’’o sciulio” fu spartano: “vi capisco – dichiarò in apertura  -, ma anche voi dovete cercare di capirmi.”. E mostrò quattro articoli di giornali campani, in fotocopia gigante: “basta leggere i titoli”, suggerì. E i titoloni, neri come la pece, dicevano tutto:  tra poco, i neri si prenderanno anche la camorra napoletana; i neri hanno già in mano alcuni quartieri di Napoli; i neri già sono i padroni del Casertano; e vedete come anche i bengalesi hanno alzato la testa? Per non parlare dei cinesi. “ Mi capite, mò’? Se prendono anche la camorra, prendono Napoli, il teatro, le canzoni, Posillipo e Marechiaro..Saremo inondati dalla droga, dalla loro droga. E di noi napoletani non rimarrà nemmeno il ricordo.”. Qualcuno “murmuriò”, poco soddisfatto, ma il silenzio di tutti gli altri fu pesante, e dimostrò che ancora una volta “’o sciulio” li aveva messi a pensare.

Ma due amici veri, “Camill’’o saponaro” e Giovanni “’a trobbea” non riuscivano a sopportare – e noi non riusciamo a capire il perché- che  Peppe fosse diventato leghista. E dunque decisero di sottoporlo alla cura degli “spaghetti alla carrettiera del Vesuvio”, a cui l’antica sapienza dei “vecchi e delle vecchie” vesuviani riconosceva la “virtù” di rimettere a posto il corpo scassato e, di conseguenza, anche la mente, “’ntruvolata”, resa torbida da quello scasso. Una sera andarono tutti e tre in una taverna di  Madonna dell’Arco, che preparava il piatto con il pane “di casa” di Somma, col mezzo bicchiere di “coda di volpe” del Vesuvio, con “’o pretosino della Valle dell’Inferno”, e con le acciughe preparate nell’olio della “lava di  Terzigno”. E il “miracolo” ci fu. A un certo punto, “Pepp’’o sciulio” si alzò in piedi, si guardò intorno tutto agitato, si domandò, ad alta voce “ ma chi me sta ridenno ‘ncuollo’”, chi sta ridendo di me?, ma poi si accasciò sulla sedia, e dopo tre, quattro minuti di lamenti, disse, a voce alta: “ Ma che stavo facendo? Io sono del Vesuvio, io sono terrone”, e si sciolse in uno struggente miscuglio di pianto e di una nervosa, implacabile risata.

Gli amici ringraziarono, mentalmente, “’ o pretosino d’’o Vesuvio”, che è “sfuttente”, come aveva rivelato Giuseppe Marotta. Ma “Pepp’’o sciulio” dovrebbe essere veramente grato a questi due amici che non si sono fatti i “ pretosini loro”?

Resta da spiegare per quali ragioni il “piatto” si chiama  “alla carrettiera del Vesuvio”. Lo faremo una prossima volta, anche perché sono convinto che  l’ingrediente più efficace – o più dannoso, dipende dai punti di vista – è “ l’alice sott’uoglio”.  Lo dicevano i “vecchi”: “ si stai mmiez’’o mbruoglio /  mangia alice sott’’uoglio”.