Un progetto nato dalla passione e dalla professionalità di cinque musicisti quello dei The Golden Star. Musica attenta al presente con il richiamo forte del passato.
Sono una realtà che punta in alto quella dei The Golden Star, nati dal legame di più voci che insieme rappresentano un progetto nuovo. Nel panorama della musica italiana difficile trovare un mix che metta insieme una tale attenzione a testo, suono e voce se non con un tuffo nel passato, tra nomi che hanno fatto la storia della musica come i Matia Bazar, Le Orme, i Nomadi o i Pooh ai quali i cinque maestri di Somma Vesuviana si potrebbero paragonare per la coralità dell’espressione sonora. Tutto nasce dalla volontà di Marco Ruggiero chitarrista, paroliere, arrangiatore, di raccogliere in un unico abbraccio la passione musicale di quelli che intorno a lui sono diventati protagonisti di una realtà che si concretizzerà maggiormente nei prossimi mesi. Ognuno con una grossa esperienza alle spalle fatta di studio e gavetta, a partire dallo stesso Ruggiero. Il fondatore della band, dopo gli studi al Conservatorio, la Lizard di Fiesole grazie alla quale approfondiva la tecnica per chitarra elettrica, l’insegnamento presso scuole ed accademie, le esperienze accumulate dal vivo e dieci album all’attivo fino ad oggi, dimostra come del resto tutto il gruppo, di avere le spalle solide per affrontare il mondo della musica oggi nonostante la crisi che attanaglia. Ne parliamo proprio con lui, che ci racconta parte dei prossimi progetti.
Come nascono i The Golden Star, da quali suoni siete ispirati?
«Siamo un gruppo di musicisti uniti dalla passione, dallo studio. Oltre me ci sono Enzo Barbato voce solista, Luca Mormone tastiere e voce, Federico Simonetti basso e voce, Michele Ceriello batteria e voce.Tutti hanno alle spalle un proprio bagaglio. Ho cercato di raccogliere in un unico progetto la realtà che ognuno portava con sé, credo di aver messo insieme qualcosa che attualmente nel panorama musicale non c’è. Uno stile che si lega molto alle band di una volta, i Camaleonti, i New Trolls ma soprattutto i Pooh. Personalmente ho suonato in diverse realtà del vesuviano come Nello Show Band e Quelli del Borgo del maestro Antonio Seraponte. Nasco come musicista rock con l’amore per la parola, per il suono, l’armonizzazione. Nella band come si può intuire, cantiamo tutti, non c’è una voce sola».
Si può definire un genere musicale di appartenenza?
«Siamo un insieme di esperienze con un background che deriva dalla radice della nostra terra. Il linguaggio al quale puntiamo è un suono polifonico con l’attenzione all’armonia vocale. Siamo un mescolio di generi, credo anche per questo che non esista un modo unico in cui poter etichettarci».
A cosa puntate?
«In questo contesto di crisi generale, del mercato discografico anche, puntiamo sull’unicità della proposta. Di recente abbiamo stretto un accordo con Gianfranco Caliendo, chitarrista del Giardino dei Semplici produrrà due singoli che registreremo a giorni e ai quali legheremo video che saranno pronti a breve».
In te, c’è insieme il rock e la passione per i gruppi di una volta…
«La mia base ha nei Depp Purple, in Jimi Hendrix, i suoi modelli. Il rock, prevalentemente ma la musica d’autore è una vera ispirazione. E penso ancora ai Pooh che fanno una musica senza tempo, che hanno un seguito senza età dal ragazzino alla persona di una certa età.»
Dove e quando vi vedremo prossimamente?
«Qui sul territorio vesuviano da dicembre in poi i The Golden Star saranno sicuramente attivi per manifestazioni nelle quali potremo mostrare tutta la nostra realtà».
Oltre il passato, il luogo di provenienza può essere fonte di ispirazione?
«Sicuramente lo scenario folkloristico della nostra terra è la base. Napoli e tutto il suo parterre rappresentano una culla di cultura musicale innegabile, in parte influente sulla formazione che resta. Non ci si sforza di cambiare si cerca di essere naturali e di fare soprattutto oggi, quello che ci piace».



