Famiglia rapinata in casa a San Sebastiano, il Sindaco scrive al Prefetto

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A pochi giorni dal tragico evento che ha colpito una famiglia di San Sebastiano, sequestrata in casa da una banda di sei rapinatori, il Sindaco ha mandato un messaggio di vicinanza alle vittime

Il Sindaco Peppe Panico ha dichiarato di aver richiesto al Prefetto di Napoli, Michele Di Bari, rinforzi sul territorio per garantire sicurezza e protezione alla comunità.

Panico ha voluto poi smentire pettegolezzi usciti in questi giorni sulla provenienza del bottino dei rapinatori, affermando che tutto ciò che possiede la famiglia è tutto frutto di duro e onesto lavoro.

“SOSTEGNO AI CONCITTADINI RAPINATI IN CASA

A seguito della nota vicenda che ha colpito ancora una volta la nostra cittadinanza con atti predatori da parte della banda di criminali, dopo aver portato la vicinanza della Comunità tutta alla famiglia coinvolta ed aver manifestato pieno sostegno alle forze dell’Ordine impegnate nelle indagini, ho inoltrato formale richiesta di ulteriori rinforzi di uomini e mezzi al Prefetto di Napoli dott. Michele Di Bari,  al fine di potenziare I servizi di sicurezza al territorio ed assicurare i colpevoli alla giustizia.

In queste giornate concitate mi preme inoltre rappresentare i ringraziamenti della famiglia che, seppur fortemente provata emotivamente,   sta apprezzando la vicinanza che sta attestando l’intera Comunità in questo momento di difficoltà, ed è bene chiarire che è stata colpita una famiglia di  umili ed onesti lavoratori, ben voluti da tutti,  al momento concentrati sul sostegno emotivo dei propri figli più che per i danni materiali, restando ancora increduli per l’aggressione predatoria subita,

Ritengo doveroso smentire categoricamente le illazioni che girano sui social riguardo alla parte materiale del danno, frutto di onesto lavoro manuale e di un salvadanaio frutto di sacrifici,  messi da parte per raggiungere in visita ad un famiiare all’estero.

Invito tutti a stringersi intorno ai nostri concittadini,  aiutandoli a superare questo terribile momento ed auspicando  un rapido  ritorno alla meritata serenità.” Ha detto il Sindaco in un post su facebook.

L’episodio ha scatenato l’ira della popolazione, chiedendosi quando si potrà tornare a fare sonni tranquilli. La vicinanza alla famiglia non manca e ognuno cerca di fare la sua parte, sperando che il tutto si risolva al più presto e che queste vicende finiscano il prima possibile.

Bollino Rosa per cinque Ospedali campani del gruppo Neuromed

Riceviamo e pubblichiamo

Fondazione Onda ETS: continua a crescere il circuito degli Ospedali con il Bollino Rosa, premiate 370 realtà nel nostro Paese

 

27 novembre 2025 – Fondazione Onda ETS, che da vent’anni promuove un approccio alla salute orientato al genere, ha assegnato il Bollino Rosa per il biennio 2026-2027 durante la cerimonia svoltasi presso il Ministero della Salute.

Cinque ospedali campani, parte del Gruppo Neuromed, hanno ricevuto il nuovo riconoscimento per gli anni 2026-2027 per l’impegno verso la prevenzione e la cura delle patologie femminili e in generale della salute della donna. A ritirare il riconoscimento consegnato ufficialmente oggi a Roma presenti il Presidente del Gruppo Neuromed, Marco Patriciello, e la Responsabile dell’Aria Compliance, Chiara Di Palma.:

Casa di cura Trusso Clinica Polispecialistica, Ottaviano: 3 bollini

Hippocratica SpA – Casa di Cura Villa Del Sole, Salerno: 3 bollini

ICM – Istituto Clinico Mediterraneo S.p.A., Agropoli: 2 bollini

Malzoni Research Hospital SPA, Avellino: 3 bollini

IOS Casa di Cura – Presidio Via Felice Pirozzi, Pomigliano: 2 bollini

Questo è un riconoscimento biennale che Fondazione Onda ETS attribuisce dal 2007 agli ospedali che offrono servizi di prevenzione, diagnosi e cura, non solo delle specifiche problematiche di salute femminile, ma anche di quelle patologie trasversali a uomini e donne, per cui vengono realizzati percorsi ospedalieri ’in ottica di genere’. I 370 ospedali premiati con il ‘Bollino’ acquisiscono un valore distintivo e differenziante nel panorama sanitario nazionale. Questi ospedali fanno parte di una rete virtuosa istituzionalmente riconosciuta, contraddistinta per l’impegno e l’attenzione alle esigenze di salute femminile e il supporto offerto alle donne nell’identificazione consapevole del luogo di cura più appropriato. Tra le 18 specialità cliniche considerate, quest’anno sono state inserite per la prima volta l’Oftalmologia e la Medicina del Dolore e Disciplina del Dolore ed è stata reinserita la Pediatria.

«Il lavoro fatto in queste 12 edizioni del Bollino Rosa è importante per rinnovare la nostra attenzione nei confronti della salute orientata al genere femminile. Questo ampliamento della rete evidenzia il nostro impegno ventennale e quotidiano: la nostra missione è stimolare gli ospedali nell’adottare un approccio attento alle specifiche esigenze della donna in ogni fascia d’età e incoraggiare altresì le donne ad accedere a quelli che sono i percorsi di prevenzione, diagnosi e cura che gli ospedali del network offrono – commenta Francesca Merzagora, Presidente Fondazione Onda ETSCrediamo che alimentare la conoscenza e sviluppare consapevolezza siano passi cruciali per tutelare la propria salute e compiere scelte informate per preservarla. Per questa ragione, nel corso degli anni abbiamo organizzato numerose iniziative e progetti pensati per diffondere informazioni e promuovere su tutti i livelli una cultura della salute genere-specifica e soprattutto, rendere la salute delle donne una priorità condivisa e ben supportata».

Ogni due anni Fondazione Onda ETS apre un Bando a cui gli ospedali possono candidarsi e ricevere da 0 a 3 ‘Bollini’ sulla base di alcuni criteri valutati con un questionario di oltre 500 domande: presenza di specialità cliniche femminili o trasversali uomo-donna che necessitano di un percorso dedicato al femminile, appropriatezza dei percorsi diagnostico-terapeutici in ottica multidisciplinare, offerta di servizi relativi all’accoglienza, alla degenza e alla violenza sulle donne e sugli operatori. Un Advisory Board, presieduto da Walter Ricciardi, Professore di Igiene e Sanità Pubblica, Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma valida l’assegnazione tenendo in considerazione anche elementi qualitativi di particolare rilevanza (servizi e percorsi speciali, iniziative e progetti particolari ecc..). 

«Quando nel 2007 immaginammo il Bollino Rosa, non avremmo mai previsto il successo che avrebbe avuto. Oggi, grazie all’impegno dei professionisti sanitari, il network conta 370 ospedali che offrono percorsi di cura pensati per le donne. I Bollini Rosa, assegnati ogni due anni, premiano le strutture che garantiscono specialità dedicate, percorsi multidisciplinari gender-oriented, servizi di accoglienza qualificati e supporto alle vittime di violenza. Il nostro obiettivo è chiaro: arrivare a un’Italia in cui ogni ospedale possa vantare almeno un Bollino Rosa, riconoscendo il valore della salute femminile come diritto fondamentale», dichiara Walter Ricciardi.

Quest’anno sono stati 145 gli ospedali insigniti con 3 Bollini, 183 con 2 e 42 con un Bollino. Gli ospedali consolidano la propria reputazione e attraverso l’appartenenza al network, hanno la possibilità di partecipare alle iniziative organizzate dalla Fondazione, come gli (H) Open Day, (H) Open Weekend e (H) Open Week, che offrono servizi gratuiti alla popolazione. Il network Bollino Rosa è inoltre uno strumento di orientamento che supporta le donne nella scelta consapevole dell’ospedale per accedere a percorsi di prevenzione, diagnosi e cura in ottica di genere, permette di ottenere informazioni chiare sui servizi offerti dagli ospedali e semplifica la ricerca di servizi tramite il sito dedicato www.bollinirosa.it.

«Il Bollino Rosa è di fatto una certificazione di qualità delle strutture ospedaliere che non fotografa una realtà statica ma uno sforzo collettivo delle Direzioni ma soprattutto degli operatori sanitari di rimodulazione e riorganizzazione dell’offerta in un’ottica di genere per rispondere alle domande sempre più complesse e personalizzate delle persone utenti. Le strutture, che da subito hanno aderito, hanno lavorato per adeguarsi a richieste sempre più complesse da parte di Fondazione Onda ETS creando ed aumentando il numero dei PDTA multidisciplinari e multiprofessionali. Hanno aderito altresì alle settimane della salute e alle giornate nazionali dedicate alle varie patologie. Non meno importante è l’organizzazione del percorso per la violenza di genere nei Pronto soccorso e quello per la riduzione della violenza nei confronti delle operatrici e operatori sanitari. Cambiare la cultura organizzativa e quella degli operatori in modo così diffuso sembrava molto difficile e per questo il risultato ottenuto ci rende orgogliosi di questo straordinario progetto», dichiara Flori Degrassi, Membro AdvisoryBoard Bollino Rosa.

 

«Nel 2022 la mobilità sanitaria interregionale ha raggiunto un valore record di oltre € 5 miliardi: sempre più persone sono costrette a spostarsi per ricevere cure adeguate, affrontando costi economici, psicologici e sociali insostenibili. La migrazione sanitaria non è solo un indicatore di inefficienza, ma una misura delle disuguaglianze d’accesso alle cure. In questo contesto, il Bollino Rosa contribuisce a valorizzare le strutture che investono in qualità e equità, offrendo un riferimento concreto per le pazienti che oggi affrontano la scelta di trasferirsi per curarsi. In un Servizio Sanitario Nazionale che rischia di frammentarsi tra territori, iniziative come questa rappresentano un presidio concreto di prossimità e di diritto alla salute per tutte e tutti», commenta Nino Cartabellotta, Presidente Fondazione GIMBE.

L’iniziativa è svolta con la media partnership di Adnkronos, Baby Magazine, DottNet, Panorama della Sanità, Pazienti.it, Salutare, Tecnica Ospedaliera e TrendSanità ed è patrocinata da AGENAS – Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali, AIDM – Associazione Italiana Donne Medico, AIOM – Associazione Italiana di Oncologia Medica, ADI – Associazione Italiana di Dietetica e Nutrizione Clinica, AISD – Associazione Italiana per lo Studio del Dolore, AMD – Associazione Medici Diabetologi, ANISC – Associazione Nazionale Italiana Senologi Chirurghi, AOGOI – Associazione Ostetrici Ginecologi Ospedalieri Italiani, Centro Studi Nazionale su Salute e Medicina di Genere, FEDERFARMA, FIASO – Federazione Italiana aziende sanitarie e ospedaliere, Fondazione AIOM, SIAARTI – Società Italiana Anestesia Rianimazione e Terapia Intensiva e del dolore, S.I.CO.B. – Società Italiana di Chirurgia dell’Obesità e delle Malattie Metaboliche, S.I.C.O.A. – Società Italiana Cardiologia Ospedalità Accreditata, SID – Società Italiana di Diabetologia, SIDeMaST – Società Italiana di Dermatologia medica, chirurgica, estetica e delle Malattie Sessualmente Trasmesse, SIE – Società Italiana di Endocrinologia, SIFES e MR – Società Italiana di fertilità e sterilità, SIGO – Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia, SIMG – Società Italiana di Medicina Generale e delle Cure Primarie, SIN – Società Italiana di Neonatologia, SINPF – Società Italiana di Neuropsicofarmacologia, SINU – Società Italiana di Nutrizione Umana, SIO – Società Italiana dell’Obesità, SIOG – Società Italiana di Oncologia Ginecologica, SIOMMMS – Società Italiana dell’Osteoporosi del Metabolismo Minerale e delle Malattie dello Scheletro, SIP – Società Italiana di Pediatria, SIP – Società Italiana di Pneumologia, SIP – Società Italiana di Psichiatria, SIR – Società Italiana di Reumatologia, SIUD – Società Italiana di Urodinamica, SIUrO – Società Italiana di Uro-Oncologia.

 

Il riconoscimento viene assegnato agli ospedali impegnati, in tutte le regioni italiane, nella promozione della medicina di genere, distinguendosi per l’offerta di servizi dedicati alla prevenzione, diagnosi e cura delle principali patologie femminili e non solo.

Le schede con le informazioni sui servizi degli ospedali premiati sono consultabili sul sito www.bollinirosa.it

 

Si innamora di lei quando ha 8 anni e diventa il suo stalker fino ai 42

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Affermare di essersi «invaghito» di una bambina di otto anni può sembrare qualcosa di inconcepibile. Eppure, è quanto dichiarato in aula dall’imputato durante un’udienza al tribunale di Nola, dove si celebra il processo per atti persecutori ai danni di una donna di Palma Campania, oggi quarantaduenne. L’uomo ha raccontato con disarmante spontaneità di averla notata quand’era ancora piccola, mentre era con suo padre. Un particolare che basta, da solo, a restituire la gravità e la distorsione della vicenda che ha segnato profondamente un’intera famiglia.

Nel corso del dibattimento, sono stati ricostruiti fatti e comportamenti che delineano un quadro persecutorio continuativo. Il pubblico ministero aveva sollecitato una condanna a un anno di detenzione, ma il giudice ha ritenuto opportuno elevarla: un anno e sei mesi, con l’aggiunta dell’obbligo di avviare un percorso terapeutico. Una scelta che sottolinea come lo stalking non rappresenti soltanto una violazione della sfera personale, ma, in molte circostanze, manifesti dinamiche disturbanti che richiedono un supporto specialistico.

Dalle testimonianze è emerso che l’uomo non ha mai smesso di cercare la donna, rendendo la sua presenza opprimente: inseguimenti, appostamenti, presenze improvvise in luoghi quotidiani. La vittima lo trovava ovunque. Uno degli episodi più emblematici è avvenuto in chiesa, durante una messa in ricordo di una parente defunta: un momento intimo e doloroso, trasformato in ulteriore occasione di invasione.

Non sono mancati tentativi di contatto attraverso doni e attenzioni indesiderate: fiori, oggetti, lettere, fino a un’automobile lasciata come “regalo”. Tutto sempre restituito. Eppure, i ripetuti rifiuti sembravano solo intensificare la sua ossessione.

Come accade in molte situazioni simili, la donna ha inizialmente esitato prima di rivolgersi alle forze dell’ordine. Ma, con il progressivo peggioramento della situazione, denunciare è diventato inevitabile. Dal marzo 2024 è stato applicato nei confronti dell’uomo un divieto di avvicinamento, con l’installazione del braccialetto elettronico. Una misura indispensabile, accompagnata da un monitoraggio costante da parte dei Carabinieri, che ha permesso alla vittima e ai suoi familiari di sentirsi finalmente protetti. Poi il processo e, infine, la sentenza di primo grado.

Acerra, l’esito dell’autopsia su Giulia sbranata a 9 mesi dal cane: svolta nell’inchiesta

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Un nuovo tassello si aggiunge alla complessa indagine sulla morte della piccola Giulia Loffredo, la neonata di nove mesi uccisa da un morso del cane di famiglia ad Acerra. La relazione autoptica appena consegnata in Procura offre una ricostruzione più chiara, smentendo alcune delle prime informazioni circolate subito dopo la tragedia.

I periti incaricati spiegano infatti che non vi è alcuna frattura della regione cervicale, come inizialmente ipotizzato. L’unico trauma rilevato è una presa particolarmente forte inflitta dal pit bull Tyson, una ferita che da sola sarebbe stata sufficiente a causare il decesso della bambina. Secondo gli esperti, il cane non avrebbe azzannato la piccola con modalità tipiche di un attacco predatorio, ma la violenza del morso ha provocato una lesione irreversibile.

Questi riscontri portano a escludere che un intervento sanitario più tempestivo avrebbe potuto cambiare l’esito della vicenda. Intanto l’indagine penale prosegue: risulta iscritto nel registro degli indagati il padre, Vincenzo Loffredo, unico adulto presente in casa insieme a Giulia e ai due cani, Tyson e la cagnolina Laika.

Rimangono però da chiarire molti aspetti della dinamica. Il padre sostiene di aver trascorso la serata giocando con la figlia fino alle 22, quando la piccola si sarebbe addormentata accanto a lui. Dopo di ciò, un “vuoto” fino alla terribile scoperta del corpo della bambina sul pavimento.

Gli investigatori dovranno ora ricostruire con precisione ogni fase della notte, servendosi di analisi integrate: valutazioni di medicina legale, Dna animale e umano, confronto tra le impronte dei denti e le ferite, esami veterinari, competenze etologiche e tutte le testimonianze raccolte finora. Solo l’incrocio di questi dati potrà chiarire se il cane abbia agito per aggressività o se la presa possa essere stata una reazione istintiva a un presunto disagio della piccola.

Dopo la tragedia, entrambi i cani furono portati in un canile. La cagnolina Laika è morta nei mesi successivi, mentre Tyson è attualmente ospitato al rifugio Lanna di Caivano, sotto monitoraggio dell’Asl Napoli 2, in attesa di una nuova valutazione comportamentale.

Marigliano, blitz nelle sale giochi tra alcol e slot: trovati pure lavoratori in nero

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A Marigliano si intensificano i controlli della Polizia Municipale sulle attività commerciali, con particolare attenzione al rispetto delle normative amministrative. Gli agenti del nucleo operativo della polizia commerciale, coordinati dal comandante Emiliano Nacar, hanno segnalato all’autorità giudiziaria il titolare di un esercizio per non aver esposto la tabella dei giochi vietati, obbligatoria per legge. L’ esercente era in possesso di un apparecchiatura da giochi. Segnalati ispettorato lavoro anche alcuni lavoratori in nero “Questi interventi fanno parte delle iniziative che la Polizia Municipale di Marigliano sta portando avanti”, spiega il comandante Nacar, annunciando un ulteriore potenziamento dei controlli amministrativi. L’obiettivo è contrastare sul nascere possibili situazioni di rischio legate al gioco d’azzardo patologico. Il comandante anticipa inoltre che verranno programmati controlli mirati nelle serate del sabato, con verifiche specifiche sulla somministrazione di alcolici ai minori. “La nostra priorità – sottolinea – è proteggere le fasce più vulnerabili della popolazione, a partire dai giovani”.

Pomigliano D’Arco, l’ ultimo saluto a Barbara Terracciano: questa mattina il rito funebre

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Domenica 23 novembre la comunità di Pomigliano d’Arco è stata colpita da un tragico evento: la prematura scomparsa di Barbara Terracciano, trovata senza vita sulla pista ciclabile.

Restano molti dubbi sul caso. Sono diverse le ipotesi e supposizioni, ma prima dei risultati ufficiali delle autorità competenti non è possibile trarre alcuna conclusione. Sono già state raccolte tutte le prove necessarie e ora non resta che attendere gli esiti delle indagini.

Nel frattempo, i cittadini di Pomigliano d’Arco possono dare l’ultimo saluto a Barbara oggi, venerdì 28 novembre, presso la Casa Funeraria in via Aurora dalle 8:00 alle 10:30, e successivamente nella chiesa del Rosario, dove alle 11:00 sarà celebrato il rito funebre.

Barbara è ricordata da tutti come una donna estroversa e solare. La sua scomparsa ha profondamente scosso l’intera comunità, che continua a parlarne attendendo la verità che spera emerga il prima possibile

A Gaeta l’ultima battaglia tra Napoletani e Piemontesi: vi partecipano almeno 80 Ottajanesi

Sconfitti al Volturno, Francesco II e i resti dell’esercito Napoletano l’11 novembre 1860 si ritirarono nella piazzaforte di Gaeta che venne assediata dai Piemontesi guidati da Cialdini. La resistenza durò fino al 13 febbraio del 1861. Nella notte Francesco II salutò, commosso, i suoi soldati e si imbarcò, con Maria Sofia, sulla nave da guerra francese “Muette”. Sbarcato a Terracina, il re si recò a Roma, ospite del Papa. Così finì il regno dei Borbone. I soldati Napoletani elogiati da Enrico Cialdini. Correda l’articolo l’ “immagine”, pubblicata da un giornale francese, del saluto di Francesco II e della regina.

Dopo la resa, Enrico Cialdini elogiò, davanti alle sue truppe, il valore dei soldati Napoletani “Noi combattemmo contro Italiani e fu questo necessario ma doloroso ufficio. Perciò non potrei invitarvi a dimostrazioni di gioia, non potrei invitarvi agl’insultanti tripudi del vincitore. Stimo più degno di voi e di me il radunarvi quest’oggi sull’istmo e sotto le mura di Gaeta, dove verrà celebrata una gran messa funebre. Là pregheremo Pace ai prodi che durante questo memorabile assedio perirono combattendo, tanto nelle nostre linee quanto sui baluardi nemici. La morte copre di un mesto velo le discordie umane, e gli estinti son tutti eguali agli occhi dei generosi. Il 22 ottobre del 1861 la Sotto- Intendenza di Castellammare inviò una lunga nota agli amministratori di Ottajano indicando i nomi di 37 soldati ottajanesi, arruolati nell’esercito Napoletano e caduti durante l’assedio di Gaeta, sotto il fuoco dei cannoni “rigati” dei Piemontesi: gli amministratori venivano invitati a controllare se quei nomi erano registrati nell’anagrafe cittadina, insomma se erano veramente ottajanesi.

E ottajanesi lo erano tutti, a partire da Giovanni Parisi, del quartiere San Giovanni, da Filippo D’Ambrosio “domiciliato al Terzigno” e da Francesco Cozzolino, che aveva casa “agli Ambruosi”. Il 28 ottobre venne trasmesso agli amministratori di Ottajano un primo elenco di 25 soldati dell’esercito borbonico che erano stati fatti prigionieri a Gaeta e ora venivano liberati e inviati, su loro richiesta, a Ottajano. Si chiedeva agli amministratori della città di dare “allo scrivente dettagliata conferma del loro arrivo e precisa notizia “del loro indirizzo. Facevano parte di questo gruppo “Michele Capasso, 1° Pionieri nel 2° battaglione del Genio; Vincenzo Iovino, 3° battaglione Cacciatori; Salvatore Di Falco, Fanteria di riserva; il sergente Angelo Di Prisco, 8° battaglione Cacciatori.”. A stretto giro gli amministratori di Ottajano risposero che Michele Capasso alloggiava nella casa dei suoi “ai Carilli al Mauro”, Vincenzo Iovino “ha preso domicilio a Ottajano, nel quartiere San Giovanni”, Salvatore Di Falco abitava “nella casa di sua proprietà in San Gennarello” e il sergente Angelo Di Prisco “domiciliava alla Madonna della Scala”.

L’8 novembre venne trasmesso a Ottajano un altro elenco di 28 soldati ottajanesi “liberati e inviati” e si chiedevano anche per questo gruppo le stesse informazioni. C’era, in cima all’elenco, il nome di Raffaele D’Avino “Primo chirurgo del disciolto Esercito di Gaeta”, che andò ad abitare “agli Ambruosi”. Francesco Bifulco, soldato del 3° Reggimento “Cacciatori a cavallo” ritornò nella casa di famiglia “nel luogo detto Surdi di San Gennarello”. Alfonso Casillo, soldato del 16° Cacciatori, “risulta domiciliato ai Pizzola di Terzigno”, mentre Giosuè Miranda, soldato del 3° battaglione “dei cannonieri marinari, 2a compagnia” era tornato là da dove era partito, “ai Miranda del Terzigno”. Venne sottolineato dal segretario dell’Intendenza il nome di Alessandro Alboreto “della 3a compagnia del 16° battaglione Cacciatori, volontario della leva del 1855, partito dal Reale Albergo dei Poveri, come asserisce”. Alboreto chiese di essere autorizzato a trasferirsi a Ottajano, dove alloggiò in via “Salita Piazza”, ma poi, con il permesso delle autorità, si trasferì a Napoli, “in Vico S.M. Agnone, n° 18”.

Gli amministratori della “nuova Italia” temevano che questi soldati, rimasti fedeli ai Borbone fino all’ultima ora, venissero attratti dai moti del brigantaggio, e almeno due di questi elenchi lo furono: Francesco Lettieri, che alloggiava come “lavorante” nella “Masseria Santa Teresa del Terzigno” e Gaetano Iuliano del “quartiere Ponte di Ottajano” li troviamo coinvolti nella storia del brigante Pilone. La fortezza di Messina resistette a Cialdini fino a marzo. E anche qui agli ordini del generale Fergola c’erano quattro ottajanesi: Giovanni Catapano, “di strada San Giovanni”; il caporale Amodio Panico, “di strada Casalnuovo”; il sergente Aniello Mazza, di San Gennarello; Aniello Auricchio, “dei Caprari al Mauro”. Tutti i nomi li pubblicherò, con l’aiuto degli dei, nella ristampa del mio libro sul brigantaggio vesuviano. Ripeto, ancora una volta, che non sono mai stato un ammiratore dei Borbone e che i Piemontesi vennero a Napoli non da liberatori, ma da conquistatori.

Softlab Tech, Auriemma (M5S):”vertenza conclusa, lavoratori tutti riassunti”

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Riceviamo e pubblichiamo Si è appena concluso il tavolo relativo alla vertenza Softlab Tech, che ha riguardato circa 150 lavoratrici e lavoratori tra Caserta e Roma. Oggi possiamo finalmente parlare di una svolta positiva: tutti i lavoratori saranno riassunti in una nuova azienda del gruppo Seri, impegnata in un programma di investimenti regionali e ministeriali nel settore della produzione di batterie al litio”. Lo dichiara Carmela Auriemma, vicepresidente del gruppo M5S alla Camera dei Deputati e coordinatrice del Movimento 5 Stelle per la provincia di Napoli. “È un risultato importante, che ci rende soddisfatti. Anche oggi, come in tutti i precedenti incontri, abbiamo lavorato con determinazione per arrivare all’obiettivo. Un ringraziamento particolare va al dott. Losego, che ha condotto il tavolo ministeriale con serietà e professionalità”. “Con questi lavoratori – prosegue Auriemma – abbiamo condiviso mesi difficili. Li abbiamo incontrati più volte, siamo stati con loro davanti al vecchio stabilimento insieme al Presidente Giuseppe Conte e al neo eletto Presidente della Regione Campania, Roberto Fico, per chiedere una soluzione concreta e duratura”. “Continueremo a monitorare la vertenza affinché tutti gli impegni assunti vengano rispettati. Oggi celebriamo una vittoria importante, una vittoria del territorio, una vittoria dei lavoratori, una vittoria di tutti”, conclude Auriemma.

Pomigliano D’Arco, incontro con la giornalista di Report Rosamaria Aquino

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Riceviamo e pubblichiamo Per i 5 anni di “CITTÀ’ APERTA”, insieme a La Scala dei Sogni, ci sarà un incontro che non lascia indifferenti.. Protagonista sarà Rosamaria Aquino, giornalista di Report e autrice del libro Il naufragio di Cutro. 94 migranti morti”. Un racconto intenso, lucido e necessario. Rosamaria Aquino ripercorre la notte tra il 25 e il 26 febbraio 2023, quando una barca partita dalla Turchia si è schiantata contro una secca a pochi metri dalla spiaggia di Steccato di Cutro, in Calabria. Novantaquattro vite spezzate — un terzo bambini — in una tragedia che ha sconvolto l’Italia e il mondo. Attraverso le voci dei superstiti, dei pescatori, dei soccorritori e dei cittadini testimoni, l’autrice ricostruisce non solo l’orrore di quella notte, ma anche il silenzio, le omissioni e le scelte istituzionali che hanno reso impossibile il salvataggio. Un’inchiesta umana e giornalistica che chiede responsabilità, memoria e giustizia. Introduce: Tommaso Sodano (Città’Aperta) Dialogano con l’autrice: Alessia Bruno (UDS) Francesco Dandolo (Comunità di Sant’Egidio) Alessio Malinconico (Ass. Ya Basta) Un incontro per ricordare, comprendere e guardare avanti. Perché dietro ogni numero c’è una storia, un volto, un futuro interrotto. E raccontarli è il primo passo per non permettere che accada di nuovo.

Volla, manifestazione per la giornata mondiale contro la violenza sulle donne al De Sica/San Giovanni Bosco

Nell’auditorium dell’IC De Sica / San Giovanni Bosco si è tenuta una manifestazione per ricordare la giornata mondiale contro la violenza sulle donne.

 

Organizzata dalla docente, nonché Consigliera Comunale, Prof.ssa Mauriello Simona, e dalle associazioni “Posto Occupato” di Maria Andaloro e “Officina delle Idee” di Rosa Praticò,  l’evento ha visto la partecipazione del Sindaco, dell’assessore Ascione, dei dirigenti delle scuole del territorio e di una folta rappresentanza dei docenti e dei loro alunni.

Ad arricchire la manifestazione  sono stati gli interventi di esperti psicologi e psicoterapeuti del territorio e oltre, che hanno insistito sui concetti di violenza di genere,  sulla necessità   di porre attenzione ai segnali iniziali, alle relazioni tossiche e violente, alla sintomatologia post traumatica, alle denunce. Emozionanti le performance degli studenti che hanno recitato testi e hanno eseguito canti e balli tematici e hanno proiettato un corto ideato, girato e interpretato da loro stessi.

A chiudere la manifestazione Peppe Romano, attore del territorio, che ha recitato una sua poesia “Tutto ciò che ti appassisce” e una esibizione dei due musicisti Giovanni Busiello e Rocco Di Maiolo (Tromba e Sassofono), che hanno accompagnato la coppia di ballerini Cristina e Christian.