Muore 27enne dopo una serata in discoteca, Cisterna sotto choc

Nella notte tra il 18 e il 19 luglio, sul litorale di Varcaturo, presso il noto stabilimento balneare “Rama Beach”, un 27enne ha perso la vita dopo essere stato colpito da un malore improvviso.

La tragedia si è consumata nel parcheggio della struttura, dove, intorno alle ore 4, alcuni presenti hanno prestato i primi soccorsi in attesa dell’arrivo dell’ambulanza.

All’arrivo dei sanitari del 118 di Pozzuoli, ogni tentativo di rianimazione si è purtroppo rivelato vano.

La vittima, Carmine Saccone, era residente a Castello di Cisterna.

L’episodio ha profondamente scosso i numerosi ragazzi presenti nel locale. Nel frattempo, su disposizione del pubblico ministero di turno, la salma sarà sottoposta ad autopsia per accertare con precisione le cause del decesso mentre i Carabinieri indagheranno sull’accaduto.

Accoltella la moglie davanti alle due figlie piccole

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Una tragedia è stata sfiorata a Torre del Greco, dove un uomo ha accoltellato la moglie dopo un violento litigio. Era tutto apparentemente tranquillo quando un uomo di 35 anni ha iniziato a litigare con la moglie, un donna di 25 anni, davanti alle due figlie piccole. Quello che inizialmente sembrava soltanto una banale discussione per gelosia dell’uomo nei confronti della moglie, si è rapidamente trasformato in un vero e proprio incubo per la donna e le due bambine. Il litigio tra i due, inizialmente verbale, ha iniziato a diventare violenza con minacce, avvertimenti e insulti che il 35enne avrebbe rivolto alla moglie mostrando quello che inizialmente appariva come un fastidio, fino a sfociare in una rabbia molto acuta. L’uomo è esploso totalmente aggredendo poi la moglie fisicamente, avventandosi su di lei e picchiandola brutalmente. La scena è stata assistita interamente dalle bambine mentre la situazione degenerava velocemente. Al culmine dell’aggressione, infatti, l’uomo avrebbe preso un coltello da cucina e avrebbe accoltellato la moglie all’addome, in un ambiente violento circondato da pianti e grida delle due bambine spaventate. Sono state allertato poi le forze dell’ordine dai familiari della coppia: arrivati sul luogo i carabinieri di sono ritrovati davanti a una scena raccapricciante che fortunatamente non è terminata con un tragico avvenimento. La casa era piena di vetri rotti, oggetti rovesciati, quadri e cornici distrutte, simbolo chiaro di una rabbia e di una violenza senza controllo. La 25enne è stata prontamente soccorsa e fortunatamente non si trova in pericolo di vita, ma resta comunque traumatizzata, insieme alle sue figlie, per la tragica vicenda vissuta nella loro casa. Il marito è stato subito portato via dai Carabinieri e attualmente si trova in carcere in attesa dell’autorità giudiziaria. Stando ai racconti della donna e della famiglia, i due coniugi litigavano spesso: l’uomo, infatti, trovava qualsiasi pretesto per arrivare al litigio e alle violenze verbali. Non è chiaro se già in passato la donna avesse subito violenza fisica, ma indubbiamente l’uomo sfogava spesso la sua rabbia sulla 25enne in quella che a tutti gli effetti può essere definita come una violenza domestica. Fortunatamente, la giovane mamma guarirà velocemente visto che le ferite non si sono rivelate gravi. Resta però la paura e il grande trauma vissuto dall’intera famiglia.

Somma Vesuviana, richiesta attivazione C.O.C : le precisazioni dell’amministrazione comunale

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Riceviamo e pubblichiamo
“In relazione alla richiesta avanzata dal Consigliere comunale Salvatore Granato di procedere all’attivazione del Centro Operativo Comunale (C.O.C.), l’Amministrazione Comunale ritiene opportuno fornire alcuni chiarimenti, nel pieno rispetto della normativa vigente e nell’interesse di una corretta informazione alla cittadinanza.
L’attivazione del C.O.C. costituisce uno strumento straordinario previsto dal Codice della Protezione Civile (D.Lgs. n. 1/2018) e dal Piano Comunale di Protezione Civile, destinato al coordinamento delle attività di emergenza esclusivamente quando ricorrano eventi calamitosi, allerte di protezione civile, emergenze sanitarie o altre situazioni di particolare gravità che richiedano una gestione straordinaria degli interventi.
Alla data odierna nessuna Autorità competente ha dichiarato uno scenario emergenziale tale da rendere necessaria l’attivazione del Centro Operativo Comunale.
Il bollettino della Protezione Civile della Regione Campania, infatti, pur segnalando il rischio connesso alle elevate temperature e raccomandando l’adozione delle ordinarie misure di prevenzione a tutela delle persone più fragili, classifica il territorio regionale in Codice Verde, indicando l’assenza di fenomeni significativi ai fini della protezione civile.
Anche il Piano nazionale per la prevenzione degli effetti del caldo sulla salute, predisposto dal Ministero della Salute, prevede misure di carattere sanitario, informativo e assistenziale, senza stabilire l’automatica attivazione dei Centri Operativi Comunali in presenza di ondate di calore.
Per quanto riguarda i disservizi elettrici registrati nelle ultime ore, l’Amministrazione comunale è in costante contatto con i gestori dei servizi e con gli enti competenti. Fortunatamente, il territorio di Somma Vesuviana ha registrato criticità contenute e significativamente inferiori rispetto a quelle riscontrate in numerosi comuni limitrofi. La situazione è costantemente monitorata per garantire un tempestivo intervento qualora dovessero emergere nuove criticità.
Alla luce delle informazioni ufficiali disponibili e delle verifiche effettuate, non risultano elementi oggettivi tali da configurare una situazione di protezione civile che renda necessaria l’attivazione del C.O.C.
L’Amministrazione Comunale continuerà a seguire con la massima attenzione l’evolversi della situazione, mantenendo un costante raccordo con Prefettura, Regione Campania, Protezione Civile, ASL e gestori dei servizi essenziali, pronta ad adottare ogni provvedimento previsto dalla legge qualora le condizioni dovessero mutare.
La tutela della salute pubblica richiede senso di responsabilità, rigore istituzionale e una comunicazione fondata su dati ufficiali e verificabili. Per questo motivo è importante evitare rappresentazioni che possano generare un ingiustificato allarme nella popolazione in assenza dei presupposti tecnici e normativi previsti dall’ordinamento, privilegiando un’informazione corretta, equilibrata e orientata esclusivamente all’interesse della comunità.
Per qualsiasi necessità contattare i seguenti numeri: Corpo volontari di pronto intervento 800005040 – Protezione Civile Cobra due 335 6544234″
La Sindaca
Silvia Svanera

Rinvenuto a Eboli il cadavere carbonizzato di un uomo: è il giornalista Luca Esposito

Un cadavere carbonizzato è stato recuperato la scorsa notte nel Salernitano, durante le attività di spegnimento di un incendio in una strada interpoderale nel comune di Eboli 
L’uomo ucciso e poi dato alle fiamme nel Salernitano, Luigi Esposito di 53 anni, era un dipendente dell’agenzia regionale per l’ambiente (Arpac) di Avellino, ma era soprattutto noto come giornalista pubblicista in ambito sportivo: collaborava con il quotidiano La Città di Salerno, con l’emittente tv Ottochannel e dirigeva il sito di informazione calcistica Tuttosalernitana.com. Esposito, all’anagrafe Luigi, si faceva chiamare da sempre Luca e così firmava i propri articoli e servizi televisivi. Laureato in biologia e con una seconda laurea in lettere, era appassionato da sempre di sport. Sarebbe stato ucciso a colpi di pistola (i carabinieri avrebbero recuperato dei bossoli) e poi dato alle fiamme tra la vegetazione. Le fiamme si sono propagate rendendo necessario l’intervento dei vigili del fuoco, che durante lo spegnimento hanno rinvenuto il corpo, devastato dalle fiamme tanto che in un primo momento non era stato possibile determinare se si trattasse di un uomo o di una donna. Poi la svolta nelle indagini con il ritrovamento della vettura di Esposito, e i controlli che hanno permesso di accertare come dell’uomo si fossero perse le tracce. Sul caso indaga la procura di Salerno, diretta da Raffaele Cantone. (fonte: ansa)
 

Leopardi dichiarò guerra ai maccheroni, ma venne vinto e conquistato

Per portare Leopardi a Napoli, Antonio Ranieri chiese il permesso al Re, e il Re glielo concesse nell’udienza del 7/12/ 1832. Racconta Ranieri: L’accoglienza fu assai umana anzi ospitale. Esposi, con giovanile affetto e verità, e però con persuasiva eloquenza, il caso mio. Ferdinando (di cui i cortigiani potevano fare il migliore degli uomini e ne fecero il peggiore), negli inizi, allora, non punto spregevoli del suo regno, ne fu non leggermente commosso; e ruppe in queste sacramentali parole: “ Ella è libero, da questo momento, e di godersi in villa le gioie della famiglia, e dell’andare a riprendere a Firenze il suo amico, e del menarlo qui a rifarsi di quest’aria; e n’abbia per pegno la mia parola”.     Negli ultimi anni della sua vita, trascorsi tra Napoli e le terre vesuviane, Leopardi non si sottrasse al confronto con una città che era diversa da ogni altra, il cui clima gli apparve a lungo propizio per la sua salute: Napoli lo affascinava con i suoi quartieri vivaci di colori e di voci, ma nello stesso tempo lo irritava con i suoi eccessi. In una lettera al padre scritta il 5 ottobre del 1833 egli trovava “assai piacevoli” “la dolcezza del clima, la bellezza della città, l’indole amabile e benevola degli abitanti”, ma in una lettera del 3 febbraio 1835 confessava che avrebbe fatto di tutto per “sradicarmi di qua al più presto, per il bisogno che ho di fuggire da questi Lazzaroni e Pulcinelli nobili e plebei, tutti ladri degnissimi di Spagnuoli e di forche”. Insomma, la città “molteplice e contraddittoria” corrispondeva con il ritratto che anni prima aveva disegnato a Leopardi Giuseppe Poerio, padre del suo amico Alessandro.   Non incantarono Leopardi gli intellettuali napoletani, che vedeva vinti, come vinta era la plebe, dalla “filosofia dei maccheroni”: “nuovi credenti” che si ritenevano i soli depositari di tutta la verità e irridevano il pessimismo del poeta, perché a renderli felici bastava l’arte della pasticceria che a Vito Pinto aveva procurato il titolo di barone. E contro l’arrogante poeta “s’arma Napoli a gara alla difesa / de’ maccheroni suoi; ch’ai maccheroni / anteposto il morir, troppo le pesa”. A Leopardi rispose, con “Maccheronata” (1837), un mediocre poeta, Gennaro Quaranta, e fu un danno per la società intellettuale di Napoli: “E tu fosti infelice e malaticcio / o sublime Cantor di Recanati / che, bestemmiando la Natura e i Fati /frugavi dentro te con raccapriccio. / Oh mai non rise quel tuo labbro arsiccio, / né gli occhi tuoi lucenti ed incavati, / perché non adoravi i maltagliati, / le frittatine all’uovo ed il pasticcio. / Ma se tu avessi amato i Maccheroni /più dei libri, che fanno l’umor negro, / non avresti patito aspri malanni…E vivendo tra pingui bontemponi, / giunto saresti, rubicondo e allegro, / forse fino ai novanta od ai cent’anni.” (L. Mancusi Sorrentino – Maccheronea. Storia, aneddoti, proverbi, letteratura e tante ricette – Grimaldi, Napoli, 2000).   Quale Contro i liberali napoletani, che Leopardi aveva già conosciuto a Firenze, in casa di Pietro Colletta, e che anche a Capponi erano apparsi inclini all’inconcludenza, furono aspre anche le note satiriche dei “Paralipomeni alla Batracomiomachia”: questi intellettuali erano attratti solo dal “piacere della tavola”. Ma anche su questo “piacere” Il poeta fu costretto a cambiare idea: alla fine lo considerò strumento della distrazione – il “divertissement” di Pascal – più efficace, poiché vide, molto prima di Folco Portinari e di Piero Camporesi, che un certo modo di confrontarsi con i “piatti” coinvolgeva tutti i sensi, e la memoria, e l’immaginazione. Il piacere della tavola è una sensazione riflessa che nasce dalle diverse circostanze legate ai fatti, ai luoghi, alle cose e alle persone che accompagnano il pasto”.   Il formaggio, che tanto piaceva a Leopardi, è uno degli alimenti che “distraggono” in modo più completo ed efficace.  Il potere della “distrazione” il poeta l’attribuiva anche al vino. Infatti, scrive Leopardi, il vino è capace di suscitare “nuove speranze” e di dissolvere l’amarezza dettata dalle tensioni dell’animo. Deve bere vino che si propone di “ottenere dalle donne quei favori che si desiderano”: il vino infatti dà il coraggio necessario per avviare l’azione di conquista, e se questa azione non raggiunge l’obiettivo sperato, nel vino lo sconfitto troverà un impulso alla consolazione e all’allegria. Al vino non resiste nemmeno il filosofo, perché al potere del vino si arrende anche “la più invecchiata e radicata filosofia”. E Leopardi alla fine cambiò idea anche sui maccheroni. Grande era l’abilità di Pasquale Ignarra, il cuoco di casa Ranieri, che aveva combattuto nel ’99 contro gli sgherri del cardinale Ruffo e che gli dimostrò, con i fatti, l’importanza della “buona tavola”, “…la quale importa che sia fatta bene, perché dalla buona digestione dipende in massima parte il ben essere, il buono stato corporale, e quindi anche mentale e morale dell’uomo.”.   I maccheroni sono citati nel documento autografo, conservato presso la Biblioteca Nazionale di Napoli, in cui il poeta elencò, probabilmente nel 1836, i 49 “piatti” preferiti: ci sono, nell’elenco preparato per Pasquale Ignarra, anche il pasticcio di maccheroni, i maccheroncini, i tagliolini e gli gnocchi.

La monodia medievale: dalla lirica trobatorica alla lirica trovierica

Bentornati al ventiseiesimo  appuntamento di “Riavvolgi il futuro”.

Oggi parleremo dello sviluppo della monodia medievale di carattere profano e non liturgico, un repertorio nato e cresciuto in un contesto di spiccata oralità che si contrapponeva alla rigida trasmissione scritta del canto gregoriano.

La produzione musicale profana non rispondeva all’esigenza di preservare una verità dogmatica immutabile, ma si basava sulla variabilità e sull’adattamento estemporaneo alle preferenze di interpreti e ascoltatori. Le prime manifestazioni scritte di questo fenomeno risalgono ai canti in latino dei clerici vagantes, noti anche come goliardi, la cui raccolta più celebre è rappresentata dai Carmina Burana; le melodie di questi componimenti satirici e amorosi venivano annotate nei manoscritti tramite neumi in campo aperto, utili soltanto come traccia mnemonica per chi già conosceva il brano. Con il progressivo declino del latino e l’affermazione delle lingue volgari, il fulcro della creazione poetico-musicale si spostò in Francia, dove nel meridione si sviluppò la lirica dei trovatori in lingua d’oc e nel settentrione quella dei trovieri in lingua d’oïl.

Il movimento trobadorico, fiorito tra il dodicesimo e il tredicesimo secolo, rifletteva i valori ideologici della società feudale attraverso il concetto di amor cortese, in cui il poeta si sottometteva alla nobildonna in un rapporto di vero e proprio vassallaggio amoroso. Tra i protagonisti di questa stagione figuravano sia aristocratici di alto rango sia poeti di umili origini, i quali si cimentavano in generi codificati come la canzone d’amore, il sirventese di argomento politico, il lamento funebre e l’alba. Sebbene il trovatore fosse l’autore sia del testo sia della musica, la reale esecuzione pubblica dei brani spettava spesso ai giullari, musicisti itineranti che potevano arricchire la performance con l’uso di strumenti musicali in modo eterofonico o improvvisato. I manoscritti giunti fino a noi, definiti canzonieri, non erano destinati all’uso pratico durante le esecuzioni, ma venivano redatti circa un secolo dopo la fioritura del repertorio come oggetti di lusso per le corti, configurandosi come veri e propri status symbol per celebrare una cultura letteraria e musicale d’élite.

Infine, si affronta anche il discrso di problemi interpretativi legati alla notazione musicale di queste fonti, che registrano l’altezza dei suoni ma omettono qualsiasi indicazione sulla durata delle note, lasciando aperto il dibattito storiografico tra chi sostiene un ritmo misurato sul modello della polifonia e chi predilige un ritmo libero guidato dal testo.

Ed eccoci arrivati alla fine cari musicofili e musicofile, se siete giunti fin qui vi attendo nel prossimo appuntamento dove analizzeremo il… ops come sempre NO SPOILER!!! P.S.: Vietato mancare ;^) . A presto!!!!! :^)

Nola, lavori “infiniti” e degrado al piano terra dell’Ospedale Santa Maria della Pietà

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È stata denunciata dall’associazione “Nessuno tocchi Ippocrate” una situazione di grave disagio all’Ospedale “Santa Maria della Pietà” di Nola

La segnalazione arriva dopo mesi e mesi in cui l’intero Ospedale presenta condizioni invivibili e contro le norme igienico-sanitarie. Il piano terra del presidio ospedaliero in particolare è in uno stato di totale degrado denunciato anche dallo stesso staff sanitario e dai cittadini.

Il piano interessato per di più ospita gli spogliatoi del personale, la camera mortuaria e la farmacia ospedaliera, tutti servizi essenziali dove le norme igieniche dovrebbero essere rispettate.

Questo settore, da quanto dicono i lavoratori della struttura, è interessato da ormai anni da lavori di scavo e copertura, definiti “lavori infiniti”. Questo perché il cantiere non è mai arrivato ad una conclusione, ma veniva aperto e chiuso continuamente fino a quando non è stato coperto con dell’erba sintetica facendo finta che non esistesse.

Proprio a causa di questa cattiva gestione del cantiere, l’ambiente circostante ha subito un progressivo deterioramento, fino ad arrivare alla situazione insostenibile attuale.

La goccia che ha fatto traboccare il vaso e che ha portato ad una situazione non più sostenibile è stato l’intervento “tampone” effettuato in occasione della visita del Presidente della Regione per l’inaugurazione della nuova risonanza magnetica.

Infatti, tutta l’area interessata da questa situazione è stata coperta con delle piante ed è stato posizionato un grade striscione dell’ASL Napoli 3 Sud dove si trovavano le criticità più grandi. Poco dopo la conclusione dell’inaugurazione è stato smantellato il tutto e l’area è tornata allo stato di degrado precedente, anzi si è aggravato ancor di più.

La situazione in cui si trova oggi il piano terra del presidio ospedaliero è a dir poco preoccupante: infiltrazioni, blatte e scarafaggi che rendono l’ambiente invivibile. Tutto ciò rende la camera mortuaria non più un luogo di rispetto per i defunti e preoccupa anche la vicinanza alla farmacia ospedaliera, dove gli standard igienico-sanitari dovrebbero essere rispettati.

Su questa situazione sono intervenuti il deputato Francesco Emilio Borrelli e il consigliere Ceparano: “Abbiamo chiesto chiarimenti alla direzione dell’ospedale su quanto denunciato affinché venga fatta piena luce sulla vicenda e siano adottati tutti gli interventi necessari per restituire dignità a una struttura sanitaria che rappresenta un punto di riferimento per migliaia di cittadini dell’area nolana.

I lavoratori meritano ambienti sicuri e decorosi, i pazienti hanno diritto a essere curati in una struttura all’altezza del servizio pubblico che rappresenta.

Non vorremmo ci trovassimo di fronte all’ennesimo caso in cui si preferisce nascondere i problemi anziché risolverli.

Non è accettabile che un ospedale pubblico, frequentato ogni giorno da pazienti, operatori sanitari e familiari, presenti condizioni di degrado simili, con lavori che sembrano non finire mai e la presenza di insetti in aree così delicate.”

(fonte: pagina FB dell’associazione)

Ottaviano piange Marco Ammirati, il sindaco: «Una vita spezzata troppo presto»

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Profondo cordoglio per la morte del 25enne di San Gennarello. Il messaggio del primo cittadino Ferdinando Federico alla famiglia: «Il tuo ricordo resterà vivo nel cuore di quanti ti hanno conosciuto e voluto bene».   OTTAVIANO – Ci sono notizie davanti alle quali anche le parole sembrano perdere forza. La morte di Marco Ammirati, il giovane di 25 anni di San Gennarello che ha perso la vita nel tragico incidente avvenuto nella notte a San Giuseppe Vesuviano, ha lasciato un’intera comunità attonita. Dopo le prime ore dello sgomento, Ottaviano si ritrova a fare i conti con il dolore per una vita spezzata troppo presto. A San Gennarello, in particolare, la scomparsa del giovane ha suscitato profonda commozione. Messaggi di cordoglio e vicinanza alla famiglia stanno accompagnando queste ore difficili, nelle quali il dramma personale diventa inevitabilmente dolore collettivo. A esprimere pubblicamente la vicinanza della città alla famiglia Ammirati è stato il sindaco di Ottaviano, Ferdinando Federico, che ha affidato ai social un messaggio carico di commozione. «Questa mattina Ottaviano si è svegliata con una notizia che ha colpito profondamente tutta la nostra comunità: la tragica scomparsa del giovanissimo Marco Ammirati», ha scritto il primo cittadino. Un pensiero espresso non soltanto nella veste istituzionale. «Come Sindaco, e prima ancora come padre e come cittadino di questa comunità – ha aggiunto Federico – provo un profondo senso di tristezza davanti a una vita spezzata così presto». Il sindaco ha parlato del senso di sgomento che accompagna la città in queste ore, sottolineando quanto sia difficile trovare parole capaci di dare voce a un dolore così grande. A nome personale, dell’amministrazione comunale e dell’intera città, Federico ha quindi rivolto le più sentite condoglianze alla famiglia, ai parenti e agli amici di Marco. Poi l’ultimo saluto, semplice e doloroso: «Il tuo ricordo resterà vivo nel cuore di quanti ti hanno conosciuto e voluto bene, ciao Marco». Il dramma ha attraversato in poche ore l’intero territorio, ma è soprattutto a San Gennarello che oggi il dolore si avverte con maggiore intensità. È il dolore di una comunità che si stringe intorno a una famiglia chiamata ad affrontare una perdita improvvisa e difficile persino da comprendere. Oggi, a Ottaviano, prevale un unico sentimento. Quello di una comunità che si ferma, si stringe nel silenzio e saluta un ragazzo di appena 25 anni. Ciao Marco.

Tragedia nella notte a San Giuseppe Vesuviano: muore venticinquenne di San Gennarello

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Il drammatico incidente in via San Leonardo. Il giovane, molto conosciuto nella comunità, era stato anche candidato al Consiglio comunale di Ottaviano alle ultime elezioni amministrative. Viaggiava in scooter con un’amica, rimasta illesa.   SAN GIUSEPPE VESUVIANO – Una notte d’estate spezzata da una tragedia che in poche ore ha gettato nello sconforto due comunità. M. A., 25 anni, di San Gennarello di Ottaviano, ha perso la vita in un drammatico incidente stradale avvenuto nella notte a San Giuseppe Vesuviano. Lo schianto si è verificato nel cuore della notte in via San Leonardo. Secondo le prime informazioni disponibili, il giovane era alla guida di uno scooter quando, per cause che dovranno essere chiarite dagli accertamenti in corso, avrebbe perso il controllo del mezzo finendo violentemente contro un palo ai margini della strada. Con lui viaggiava un’amica che, secondo quanto riferito, è rimasta illesa. Non risulterebbero coinvolti altri veicoli.  Il forte rumore provocato dall’impatto avrebbe richiamato l’attenzione dei residenti della zona, che hanno immediatamente chiesto l’intervento dei soccorsi. Sul posto sono arrivati i sanitari del 118, ma per il venticinquenne non c’è stato nulla da fare: le ferite riportate nello schianto si sono rivelate fatali. Gli agenti del Commissariato di Polizia di San Giuseppe Vesuviano hanno effettuato i rilievi necessari per ricostruire l’esatta dinamica dell’incidente.  La notizia ha raggiunto rapidamente San Gennarello, la frazione di Ottaviano dove il giovane viveva ed era conosciuto. Un dolore reso ancora più forte dall’età della vittima e da una vita che guardava al futuro e che, soltanto poche settimane fa, aveva incrociato anche l’impegno politico e civile per la propria città. M.A. aveva infatti partecipato alle ultime elezioni amministrative come candidato al Consiglio comunale di Ottaviano. Un’esperienza che raccontava anche la volontà di un giovane di mettersi in gioco e di partecipare alla vita della propria comunità.  Ora resta soltanto lo sgomento. A San Gennarello la notizia della morte di Marco ha lasciato increduli quanti lo conoscevano. Una comunità che questa mattina si è svegliata facendo i conti con una perdita improvvisa e difficile da accettare. Intanto proseguono gli accertamenti per comprendere cosa sia accaduto in quei pochi, drammatici istanti in via San Leonardo. Saranno i rilievi e le verifiche degli investigatori a fornire risposte sulle cause che hanno portato il giovane a perdere il controllo dello scooter.

San Giuseppe Vesuviano, nuova scossa politica: si dimette Sangiovanni. FI chiede commissione d’accesso

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L’addio del consigliere comunale riapre il confronto sugli equilibri in aula. Sullo sfondo resta il caso politico delle ultime settimane, mentre il centrodestra alza il livello dello scontro istituzionale.     SAN GIUSEPPE VESUVIANO – La crisi politica che attraversa il Comune di San Giuseppe Vesuviano si arricchisce di un nuovo capitolo. Alle tensioni che hanno caratterizzato le ultime settimane si aggiungono infatti le dimissioni del consigliere comunale Vincenzo Sangiovanni, già candidato sindaco alle recenti elezioni amministrative, e la richiesta avanzata da Forza Italia di istituire una commissione d’accesso presso il Comune. Due vicende distinte ma che, inevitabilmente, finiscono per intrecciarsi in un momento particolarmente delicato per la vita amministrativa della città.  L’addio di Sangiovanni rappresenta un nuovo elemento di instabilità all’interno del Consiglio comunale. Le sue dimissioni aprono infatti la strada all’ingresso della prima dei non eletti della lista Risveglio Popolare, Letizia Miranda, ma soprattutto alimentano le riflessioni sugli equilibri numerici dell’assemblea cittadina. Secondo le ricostruzioni emerse nelle ultime ore, il sindaco Michele Sepe sarebbe impegnato in un confronto politico volto a ricostruire una maggioranza dopo le recenti fratture interne che hanno interessato la coalizione di governo.  La vicenda arriva dopo settimane segnate da forti tensioni politiche, iniziate con le dimissioni dell’allora vicesindaco Antonio Borriello e con le polemiche nate attorno alla partecipazione di amministratori comunali a una festa privata nella quale, secondo quanto riportato da diversi organi di stampa, sarebbero stati presenti anche persone ritenute vicine ad ambienti della criminalità organizzata. Circostanze sulle quali sono state avanzate richieste di chiarimento da parte delle opposizioni e di esponenti politici regionali e nazionali.  In questo clima si inserisce la presa di posizione di Forza Italia, che attraverso i propri rappresentanti ha chiesto formalmente l’invio di una commissione d’accesso agli atti prevista dall’articolo 143 del Testo unico degli enti locali. Si tratta di uno strumento ispettivo che il Ministero dell’Interno può attivare, tramite la Prefettura, quando emergono elementi tali da rendere necessario verificare l’eventuale esistenza di condizionamenti della criminalità organizzata sull’attività amministrativa. La richiesta politica, allo stato attuale, non equivale all’istituzione della commissione, la cui eventuale nomina resta una prerogativa esclusiva delle autorità competenti.  L’iniziativa degli azzurri contribuisce però ad alzare ulteriormente il livello dello scontro politico. Per il centrodestra, le vicende che hanno interessato Palazzo di Città nelle ultime settimane rendono necessario un approfondimento istituzionale. Dall’altra parte, l’amministrazione comunale continua a respingere le accuse e a rivendicare la legittimità della propria azione amministrativa. Nel frattempo, il Consiglio comunale è chiamato a fare i conti con una nuova fase di incertezza. L’ingresso del consigliere subentrante e gli eventuali nuovi assetti della maggioranza potrebbero incidere sul prosieguo della consiliatura, già messa a dura prova da dimissioni, cambi di incarico e tensioni politiche. San Giuseppe Vesuviano si ritrova così al centro di una stagione amministrativa complessa, nella quale la tenuta della maggioranza e il confronto tra le forze politiche si intrecciano con un dibattito che ha ormai assunto anche una dimensione istituzionale. Saranno le prossime settimane a chiarire se la crisi potrà rientrare attraverso un nuovo equilibrio in Consiglio o se il quadro politico è destinato a subire ulteriori scosse.