La prolusione del cardinale UL’intervento del cardinale è stato attuale e profondo ed ha messo al centro il tema dell’individualismo nella cultura.
Lunedì 23 Settembre il card. Bagnasco ha aperto i lavori del Consiglio Permanente della Conferenza Episcopale Italiana. La sua Prolusione è stata, come sempre, attuale, profonda e, questa volta, abbastanza sintetica.
Dopo aver affrontato, nell’introduzione, alcuni problemi di tipo puramente ecclesiale, il cardinale ha parlato di un problema che si fa sempre più stringente oggi: “L’individualismo nella cultura”. E così ha detto: “In mezzo ad un fermento di istanze positive, gioie e preoccupazioni – che ben conosciamo vivendo in mezzo alla gente – sentiamo il dovere di ricordare una radice avvelenata che non sempre è presa nella debita considerazione: il virus dell’individualismo. Il suolo umano, infatti, si sta impoverendo e si svuota di relazioni, legami, responsabilità, divenendo così friabile e inconsistente. Al punto che l’uomo stesso, su questo terreno, finisce per diventare “di sabbia”, una figura fluida con una pesante sensazione di stanchezza.
È schiacciato dall’urgenza di farsi da sé in una competizione continua e lo Stato, sul piano giuridico, si trasforma in una sorta di nobile notaio dei desideri, delle istanze e forse delle pretese dei singoli. Il grande sogno dell’individualismo, che ha segnato l’uomo moderno, lo ha condotto nella post-modernità ad una imbarazzante scoperta: il sogno non ha tenuto! Ed egli si trova tristemente solo in un terreno fatto da una moltitudine di punti-io. Tutto ciò – come ben sappiamo – contraddice l’esperienza universale, per cui la prima esperienza della persona è l’esperienza del “tu” e quindi del “noi”. Questa viene prima dell’io o per lo meno l’accompagna. Quando i rapporti si allentano, e l’io si insedia fino ad avere il primato esclusivo, gli altri non sono più percepiti come prossimo ma come estranei, alieni e potenziali avversari: è il nucleo di ogni follia”.
E’ passato, poi, a riflettere sullo “Scenario internazionale”, affermando che “la cifra dell’individualismo avvelena anche gruppi e popoli. Ciò è visibile sullo scenario internazionale con aperte e continue forme di discriminazione e di intolleranza. In troppe parti del mondo la violenza, specialmente contro i cristiani, non solo continua ma addirittura sembra intensificarsi”. Un altro tema, sempre ricorrente nelle Prolusioni di Bagnasco, è stato “Il Paese”. E così ha sostenuto, raccogliendo la voce della gente:
“Non ci si può illudere che tutto sia nuovamente a portata di mano come prima: grande impegno viene profuso dai responsabili della cosa pubblica, ma i proclamati segnali di ripresa non sembrano dare, finora, frutti concreti sul piano dell’occupazione che è il primo, urgentissimo obiettivo. Ogni passo è benvenuto, ma l’ora esige una sempre più intensa e stabile concentrazione di energie, di collaborazioni, di sforzi congiunti senza distrazioni, notte e giorno. Ogni atto irresponsabile – da qualunque parte provenga – passerà al giudizio della storia. Concentrazione che porti risultati sensibili per chi vive l’ansia del lavoro. Insieme si può! E si deve!
Gli osservatori dicono che l’attuale indice di disoccupazione giovanile raggiunge il 37,3%, e tutti sappiamo che, senza opportunità, i giovani sono costretti a farsi emigranti, impoverendo giocoforza il Paese di giovinezza e di competenze. Per non dire di quanti vivono nella paura di perdere il posto di lavoro a breve. Come proprio ieri a Cagliari ha detto il Santo Padre, è “una sofferenza – la mancanza di lavoro – che ti porta – scusatemi se sono un po’ forte, ma dico la verità – a sentirti senza dignità! Dove non c’è lavoro, manca la dignità” (Incontro con il mondo del lavoro a Cagliari, 22.09.2013)”.
A me sembra proprio che il tema del lavoro sia, ancora una volta, centrale nella vita delle persone. I nostri politici devono assolutamente accogliere questo grido di dolore. Tutti i loro sforzi (almeno di alcuni) non possono, in nessun caso, andare nella direzione di salvare una persona, per affondare gli altri o l’intero Paese. Meglio sacrificare una sola persona (che tra l’altro dalla sua discesa in campo in politica ha tratto solo giovamento per le sue aziende e la sua famiglia!) piuttosto che mandare all’aria progetti di sviluppo, di lavoro, di condivisione vera dei problemi reali della gente. Ormai il Paese non può più aspettare. E’ tempo di agire per il bene comune e non solo di qualcuno o di alcuni.
(Fonte foto: Rete Internet)
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