Somma. Incontri con l’autore

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Sabato 5 ottobre, ore 18, al Circolo Vesevo si terrà la presentazione del libro dell’onorevole Bossa dal titolo “Donne in carne e ossa”.

 Si terrà Sabato 5 Ottobre Ore 18:00 al Circolo VESEVO in Piazza Filiberto di SOMMA VESUVIANA la TAVOLA ROTONDA organizzata da FINETICA Onlus, POLIS Democratica ed Unione Nazionale CONSUMATORI, in collaborazione con l’Associazione LIBERA e la Federazione delle Associazioni ANTIRACKET e ANTIUSURA, dove sarà presentato il libro di LUISA BOSSA intitolato "DONNE in CARNE e OSSA”…

Cinque racconti, cinque storie di disagio e coraggio per altrettante donne del Sud. Donne istintive, sanguigne, raccontate senza sfumature, in presa diretta, perché queste, anche se trasfigurate dalla penna dell’autrice, sono storie vere. Dal magma di una scrittura incalzante, profonda, emergono così la pasticciera Annina, che non accetta le molestie al suo garzone di bottega; Cristina, che a suo modo si ribella ai soprusi dell’usuraio che vuole approfittare di lei; e ancora Assuntina, donna di camorra che affronta il boss di turno per vendicare i propri figli; e poi Concettina, che sfida le regole della realtà chiusa e malavitosa in cui vive, scegliendo la morte come fuga da un amore impossibile.

Infine c’è Melania, ragazza madre che squarcia il velo di silenzio e vergogna che l’ha avvolta e fa il nome del sacerdote padre di suo figlio. Magistralmente introdotti da Paola Binetti, Rosaria Capacchione, Monica Guerritore, Manuela Piancastelli e Gloria Sanseverino, questi racconti presentano una galleria di personaggi drammaticamente veri. Di donne indimenticabili, in carne e ossa… Nel corso della serata, alcuni brani del libro saranno letti dall’Artista ed Operatrice Culturale, FRANCESCA RONDINELLA.
(Fonte foto: Rete Internet)

Somma Vesuviana, individuato il responsabile dell’aggressione davanti alla scuola. Ma è libero.

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L’aggressione si era verificata qualche giorno fa all’uscita della scuola a Rione Trieste.

Tempestiva operazione dei carabinieri della stazione locale al comando del maresciallo Raimondo Semprevivo che,  a distanza di una settimana dall’ aggressione a due coniugi davanti alla scuola primaria di Rione Trieste, sono riusciti a risalire al responsabile.

Grazie alle testimonianze e al numero di targa preso da uno dei presenti, i carabinieri sono riusciti infatti a individua l’uomo, residente a Somma Vesuviana, che per futili motivi di viabilità, sotto gli occhi di centinaia di bambini che in quel momento uscivano dalla scuola, si accanì con inaudita violenza contro un sessantenne fino a procurargli seri traumi al volto e all’occhio.

Ma la paura purtroppo ha impedito alla moglie della vittima ,ancora sotto shoc e chiusa in un silenzio, di riconoscere l’aggressore che, così, è stato rilasciato. Resta la denuncia contro ignoti anche se ignoti non sarebbero più.

Rinvenute 36 tonnellate di rifiuti tra Caivano e Acerra

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L’area, di circa 30mila metri quadrati, di proprietà della Regione Campania, è stata interamente sequestrata. Alessandro Siani:”Il presidente del Consiglio venga a visitare queste terre avvelenate”.

A Caivano, i carabinieri della tenenza locale, insieme ai colleghi del nucleo operativo ecologico di Napoli, hanno scoperto 36 tonnellate di rifiuti, speciali e non, durante dei lavori di manutenzione a una condotta che trasferisce acque reflue verso l’impianto di depurazione di Acerra . A circa 40 cm di profondità i militari hanno rinvenuto plastica, materiale edile di risulta, pneumatici usati, pulviscolo grigio, materiale in cemento, amianto, ferro, asfalto, legno e altri rifiuti solidi non identificabili.

L’area, di circa 30mila metri quadrati, di proprietà della Regione Campania, è stata interamente sequestrata. I lavori per la realizzazione delle condotte che collegano le fogne di Caivano all’impianto di depurazione delle acque reflue di Acerra risalgono a una decina di anni fa.
Intanto, continua a spopolare sul web l’iniziativa della conduttrice Selvaggia Lucarelli che ha trascinato cantanti, presentatrici, uomini e donne di radio e tv nel movimento mediatico "La terra dei fuochi non è sola". Personaggi famosi del mondo dello spettacolo e non continuano a dare la loro disponibilità per adottare virtualmente uno dei comune campani umiliati e devastati dai rifiuti e dai roghi tossici.

E proprio sul disastro ambientale dei comuni campani interviene anche il noto attore e comico napoletano Alessandro Siani, che invita il presidente del Consiglio Gianni Letta a visitare la “terra dei fuochi”. ”Perché- si chiede Siani- il governo fa una legge per salvare le banche e non fa una legge per salvare le vite? Voglio invitare personalmente il presidente del Consiglio a trascorre con me e con i cittadini campani qualche ora nei luoghi avvelenati e sfregiati della zona, per rendersi conto davvero cosa significa vivere lì, e prendere coscienza che il problema non è più da relegare al perimetro maledetto, ma è un dramma dell’Italia intera”
(fonte foto: rete internet)

Vertenza Ipercoop, Catalano: “Fuorviante vedere una resa dei conti nella sinistra”

Il presidente di Legacoop Campania critica seccamente chi vede nella vicenda degli ipermercati campani, minacciati da chiusure e licenziamenti, una palese contraddizione della sinistra politica.

Le coop “rosse” che annunciano licenziamenti e chiusure in Campania e la Cgil che si mobilita contro la decisione delle cooperative. Una situazione che ha fatto pensare a una contraddittoria lotta nel variegato mondo della sinistra italiana. Ma il presidente di Legacoop Campania, Mario Catalano, smentisce in toto questo modo di vedere la vertenza Ipercoop: 250 licenziamenti annunciati dalla Unicoop di Livorno insieme alla contestuale chiusura dell’ipermercato di Afragola.

“E’ sbagliato e fuorviante voler inquadrare la vicenda relativa alla crisi di Unicoop Tirreno come una sorta di resa dei conti a sinistra – scrive Catalano – è da tempo, ormai, che la Lega delle Cooperative e Mutue, nelle sue varie articolazioni territoriali e settoriali, ha abbandonato qualsiasi forma di collateralismo con qualsivoglia forza politica o sindacale. Il nostro compito è quello di tutelare le cooperative esistenti e promuovere nuova cooperazione”. Quindi, la replica all’accusa della Filcams-Cgil, che aveva sostenuto che le cooperative si sono insediate grazie ad agevolazioni.

“Quali sarebbero? – rintuzza il presidente di Legacoop – a me risulta che l’apertura dell’Iper di Afragola fu fortemente osteggiata e che, al contrario, negli anni successivi, la politica locale consentì l’apertura, senza nessuna programmazione, di tanti altri centri commerciali nello stesso territorio. Le uniche vere agevolazioni di cui godono le cooperative – specifica l’esponente delle coop – riguardano una minore tassazione degli utili non ripartiti.

Ma in Campania ci sono stati 80 milioni di perdite negli ultimi 5 anni. E qui veniamo al vero problema: la rete dei supermercati Coop in Campania ha prodotto 11 milioni di perdite nel 2011, 14 nel 2012 e le proiezioni sul risultato 2013 prospettano un’ ulteriore perdita di 17 milioni ”. Infine, la proposta per riaprire la trattativa con le coop emiliane, disposte a salvare Ipercoop Campania: “Mi auguro che i sindacati chiedano di riaprire il tavolo nazionale senza avanzare pregiudiziali. Un buon accordo è possibile solo se i lavoratori sapranno farsi carico dei problemi dell’azienda”.

Fiat di Pomigliano: avviso di garanzia a leader Cobas

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Resistenza e lesioni a un dirigente di polizia. E’ l’ipotesi di reato formulata dalla procura di Nola contro Marco Cusano, operaio del comitato di lotta cassintegrati e licenziati Fiat.

Il pubblico ministero della procura di Nola, Valeria Sico, ha spedito un avviso di garanzia a Marco Cusano, leader locale dei Cobas di Pomigliano insieme a un altro operaio licenziato dal Lingotto, Mimmo Mignano. L’ipotesi di reato formulata dalla pm a carico del quarantasettenne operaio cassintegrato del reparto logistico Fiat di Nola è di aver resistito con la forza e con comportamenti violenti all’azione di ripristino dell’ordine operata da polizia e carabinieri durante i picchetti davanti ai cancelli della Fiat di Pomigliano, risalenti al 15 giugno di quest’anno, giornata di sciopero indetto da Cobas, Fiom e Slai Cobas contro i sabati di recupero organizzati dall’azienda.

In particolare Cusano è accusato di aver procurato lesioni fisiche ai danni di Pietropaolo Auriemma, vicequestore aggiunto di polizia che all’alba di quel sabato si trovava nel cordone di agenti e carabinieri posto a difesa del varco uno della grande fabbrica e per garantire l’accesso al lavoro degli operai comandati per il recupero produttivo. Qui Cobas e forze dell’ordine entrarono in contatto fino allo scatenamento di un breve parapiglia.

Intanto Cusano replica così alle accuse della procura: “Hanno visto tutti che ad avere la peggio siamo stati noi operai e, in particolare, il sottoscritto per cui non comprendo la natura di questo provvedimento giudiziario”.

Decreto sul Femminicidio: il tempo sta per scadere

Entro il 15 ottobre il decreto di agosto deve essere convertito in legge e tra dimissioni, fiducia e emendamenti c’è il rischio che decada. Ma in tutta questa storia c’è qualcosa di fondo che non va.

Come sappiamo il governo Letta ha emanato in data 8 agosto, con grande soddisfazione e sventolio di bandiere, un decreto legge, battezzato (impropriamente in realtà) decreto legge contro il femminicidio. Il decreto legge è un istituto della nostra repubblica previsto per fronteggiare le emergenze. Si tratta, infatti, di una legge breve, che va immediatamente in vigore, senza passaggi parlamentari. Naturalmente (e meno male) è prevista, entro 60 giorni, la conversione in legge con i regolamentari passaggi alle Camere. Tutta la procedura, comprensibilmente, è un’ottima cosa quando è necessario operare in fretta per affrontare situazioni critiche che, col passare del tempo, rischiano di degenerare ulteriormente. E qui viene il primo punto dolente.

Chi l’ha detto che il femminicidio nel nostro paese ha un carattere emergenziale? In realtà è, purtroppo, mille volte purtroppo, un fenomeno cronico, e siccome nessun legislatore si è mai premurato di istituire un osservatorio permanente gli stessi dati di cui disponiamo sono incerti. Non tutti i femminicidi sono registrati come tali, la stessa parola, pur essendo stata introdotta da una criminologa americana negli anni 90, solo oggi è diventata di uso comune, e pure tra mille polemiche.

Insomma il femminicidio e la violenza di genere non sono affatto un problema di ordine pubblico e non si possono affrontare come un’emergenza della sicurezza, cioè solo con misure repressive. Inoltre nel decreto solo nella prima parte si parlava di stalking (arresto in flagranza e allontanamento d’urgenza) e di denuncia (irrevocabile), poi si trattava di altri problemi di “sicurezza”, ad esempio dei cantieri no TAV. Del resto anche nella legge di conversione si trova di tutto un po’: Vigili del Fuoco, Province e altro. Il disegno di legge rischia di saltare perché, oltre alle difficoltà politiche, ci sono 414 emendamenti da discutere, emendamenti presentati da Sel, 5stelle, PD e altri. E la complessità del ddl, che non si occupa, come si è detto, solo della violenza di genere, rende tutto più difficile.

Ma non meritavano forse le donne una legge tutta per loro? Una legge in cui la violenza di genere fosse trattata in maniera organica, in cui si parlasse anche della formazione del personale, polizia, medici e infermieri, assistenti sociali, giudici, e anche di scuola, di libri di testo, dell’etica dei messaggi mediatici, di prevenzione, di centri per gli uomini maltrattanti. Soprattutto dei centri antiviolenza, che sono senza finanziamenti e sono allo stremo. Una legge da elaborare con tempi distesi, accogliendo le istanze e, soprattutto le esperienze, delle associazioni che da anni si battono in difesa delle donne. Una legge che recepisse la Convenzione di Istanbul.
Ci sono troppi emendamenti, si dice, sarà colpa di tutti questi intralci se il ddl non si farà. Ma la procedura scelta, purtroppo, ancora una volta, è quella sbagliata.

E’ di pochi giorni fa un articolo su La Repubblica che parla di 51 donne salvate dal decreto. Si tratta, in sostanza, di 51 stalker arrestati. Ottima cosa, certo, ottima e necessaria. Solo che ci manca tutto il resto. I cittadini arrestati poi subiscono un processo, e, in questo caso si spera, una condanna. E poi? Cosa accade quando lo stalker esce di prigione? E’ essenziale prevedere una rete di protezione per le vittime di stalking e un percorso di prevenzione, educazione e, diciamolo, di “guarigione”, per gli uomini violenti. Non possono essere i 51 arresti lo specchietto per le allodole per far passare un ddl zoppo e dispersivo per una “legge sulla violenza di genere”. Magari a colpi di fiducia.
(fonte foto: rete internet)

Decreto sul Femminicidio: il tempo sta per scadere

Entro il 15 ottobre il decreto di agosto deve essere convertito in legge e tra dimissioni, fiducia e emendamenti c’è il rischio che decada. Ma in tutta questa storia c’è qualcosa di fondo che non va.

Come sappiamo il governo Letta ha emanato in data 8 agosto, con grande soddisfazione e sventolio di bandiere, un decreto legge, battezzato (impropriamente in realtà) decreto legge contro il femminicidio. Il decreto legge è un istituto della nostra repubblica previsto per fronteggiare le emergenze. Si tratta, infatti, di una legge breve, che va immediatamente in vigore, senza passaggi parlamentari. Naturalmente (e meno male) è prevista, entro 60 giorni, la conversione in legge con i regolamentari passaggi alle Camere. Tutta la procedura, comprensibilmente, è un’ottima cosa quando è necessario operare in fretta per affrontare situazioni critiche che, col passare del tempo, rischiano di degenerare ulteriormente. E qui viene il primo punto dolente.

Chi l’ha detto che il femminicidio nel nostro paese ha un carattere emergenziale? In realtà è, purtroppo, mille volte purtroppo, un fenomeno cronico, e siccome nessun legislatore si è mai premurato di istituire un osservatorio permanente gli stessi dati di cui disponiamo sono incerti. Non tutti i femminicidi sono registrati come tali, la stessa parola, pur essendo stata introdotta da una criminologa americana negli anni 90, solo oggi è diventata di uso comune, e pure tra mille polemiche.

Insomma il femminicidio e la violenza di genere non sono affatto un problema di ordine pubblico e non si possono affrontare come un’emergenza della sicurezza, cioè solo con misure repressive. Inoltre nel decreto solo nella prima parte si parlava di stalking (arresto in flagranza e allontanamento d’urgenza) e di denuncia (irrevocabile), poi si trattava di altri problemi di “sicurezza”, ad esempio dei cantieri no TAV. Del resto anche nella legge di conversione si trova di tutto un po’: Vigili del Fuoco, Province e altro. Il disegno di legge rischia di saltare perché, oltre alle difficoltà politiche, ci sono 414 emendamenti da discutere, emendamenti presentati da Sel, 5stelle, PD e altri. E la complessità del ddl, che non si occupa, come si è detto, solo della violenza di genere, rende tutto più difficile.

Ma non meritavano forse le donne una legge tutta per loro? Una legge in cui la violenza di genere fosse trattata in maniera organica, in cui si parlasse anche della formazione del personale, polizia, medici e infermieri, assistenti sociali, giudici, e anche di scuola, di libri di testo, dell’etica dei messaggi mediatici, di prevenzione, di centri per gli uomini maltrattanti. Soprattutto dei centri antiviolenza, che sono senza finanziamenti e sono allo stremo. Una legge da elaborare con tempi distesi, accogliendo le istanze e, soprattutto le esperienze, delle associazioni che da anni si battono in difesa delle donne. Una legge che recepisse la Convenzione di Istanbul.
Ci sono troppi emendamenti, si dice, sarà colpa di tutti questi intralci se il ddl non si farà. Ma la procedura scelta, purtroppo, ancora una volta, è quella sbagliata.

E’ di pochi giorni fa un articolo su La Repubblica che parla di 51 donne salvate dal decreto. Si tratta, in sostanza, di 51 stalker arrestati. Ottima cosa, certo, ottima e necessaria. Solo che ci manca tutto il resto. I cittadini arrestati poi subiscono un processo, e, in questo caso si spera, una condanna. E poi? Cosa accade quando lo stalker esce di prigione? E’ essenziale prevedere una rete di protezione per le vittime di stalking e un percorso di prevenzione, educazione e, diciamolo, di “guarigione”, per gli uomini violenti. Non possono essere i 51 arresti lo specchietto per le allodole per far passare un ddl zoppo e dispersivo per una “legge sulla violenza di genere”. Magari a colpi di fiducia.
(fonte foto: rete internet)

Sant’Anastasia. Il Centro per le famiglie si presenta alla città

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Tavola rotonda con parrocchie, scuole, medici di base, politici e collettività per presentare l’offerta formativa del servizio. L’appuntamento è per lunedì 7 ottobre, presso la sede del Centro Polifunzionale Giuseppe Liguori.

Sul territorio anastasiano è presente il Centro per le Famiglie, un servizio integrato a sostegno delle responsabilità familiari attivo presso il "Centro Polifunzionale Giuseppe Liguori", che offre mediazione familiare, supporto alla genitorialità, consulenze psicologica e legale, percorsi di espressività corporea, visite culturali e laboratori di cittadinanza attiva.

Per far conoscere tale sportello e diffonderne l’offerta formativa, il team di figure professionali de "La Rinascita", cooperativa che gestisce il servizio, ha organizzato un incontro al quale sono stati invitati medici di base, parrocchie, scuole, politici e cittadinanza attiva, perché «solo attivando le reti di dibattito e confronto possiamo andare ad operare su quei nuclei familiari che hanno bisogno di aiuto», ha dichiarato ai nostri taccuini Carmen Guarino, psicologa e coordinatrice dei progetti che si svolgono al "Liguori".

«É importante che tutti i servizi di assistenza e promozione della persona, sia pubblici che privati, siano parte attiva del progetto; il contributo di ognuno costituisce una risorsa fondamentale per il soddisfacimento degli obiettivi preposti dal progetto stesso – ha concluso la psicologa Guarino – Nonostante la divulgazione a tappeto dei mesi scorsi abbiamo riscontrato difficoltà a far conoscere il servizio, ecco perché insieme al sindaco Esposito ed all’assessore Castaldo abbiamo deciso di organizzare questa tavola rotonda coinvolgendo anzitutto le principali figure professionali ed assistenziali del territorio. È un peccato avere a disposizione un servizio gratuito e non usufruirne; ci auguriamo che questo incontro In modo tale avremmo di sicuro un riscontro più che positivo».

L’appuntamento è per lunedì 7 ottobre, presso la sede del Centro Polifunzionale Giuseppe Liguori, in via San Giuseppe, alle ore 19.

Somma, al centro della scena politica “La Città Cambia” e i sostenitori di Matteo Renzi

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Guerra nel Pd dopo il commissariamento della sezione locale. Mentre Lorenzo Metodio scrive al sindaco invitandolo a istituire una commissione d’inchiesta sulla discarica La Marca.

A volte la politica fa più «rumore» fuori dai palazzi del potere. Lo stanno dimostrando in queste ore, a Somma Vesuviana, due compagini che sui banchi di Palazzo Torino, per vari motivi, non ci sono mai arrivate.

Una è quella che faceva capo, in campagna elettorale, al candidato sindaco Lorenzo Metodio, «La Città Cambia», l’altra è il neonato comitato pro Renzi cui hanno aderito alcuni dei più votati esponenti del Pd (ci sarebbero, tra gli altri Umberto Maione, Crescenzo De Falco e Michele Antonio Mocerino) gettonatissimi ma comunque non eletti in consiglio perché il loro partito non ha passato il primo turno. «La Città Cambia», oltre numerose iniziative, ha firmato di recente (la firma in calce è quella di Metodio) una lettera indirizzata al sindaco Raffaele Allocca chiedendogli di istituire una commissione d’inchiesta allargata alla partecipazione dei cittadini. Una commissione che faccia chiarezza sui danni causati dalla presenza sul territorio della discarica «La Marca».

«Dopo anni di silenzi – scrive Metodio al sindaco – credo che i cittadini di Somma, ed in particolare gli abitanti di Rione Trieste, abbiano il diritto di conoscere la verità e quindi è un tuo dovere, come primo cittadino, nonché responsabile sanitario della nostra comunità, fare chiarezza su quanto accaduto negli anni». In attesa di reazioni dal Palazzo rispetto a questa richiesta che di sicuro la comunità condivide in tempi in cui stanno sempre più salendo agli onori e agli oneri delle cronache i danni dei siti inquinati in tutta la Campania, non si può non incuriosirsi rispetto alle conseguenze che avrà, sul panorama politico locale, un’altra richiesta che arriva dai sostenitori locali di Matteo Renzi, ormai per l’opinione pubblica segretario in pectore del Pd nazionale.

In attesa delle primarie che ratifichino questa previsione sulla quale in tanti scommettono, i renziani di Somma Vesuviana si «ribellano» alla gestione provinciale del partito che al momento è commissariato. Il commissario, in arrivo da Pomigliano d’Arco – altro ex baluardo rosso – si sarebbe già insediato, non senza scintille. Perciò, i sostenitori sommesi del sindaco fiorentino non sono rimasti a guardare, diffondendo un duro comunicato stampa che prende di mira non solo la segreteria provinciale (ndr attualmente guidata da un altro concittadino, Gino Cimmino), ma anche i consiglieri comunali. Eccone il testo, inviato dopo una incandescente riunione tenutasi il 26 settembre scorso.

«Urge comunicare alla cittadinanza tutta la grave situazione ed il clima ostile nel quale sta lavorando oggi il partito democratico di Somma Vesuviana. Una sezione attualmente commissariata contro la volontà di coloro i quali hanno ottenuto la gran parte dei voti conferiti al PD alle ultime elezioni comunali. Per mano di cariche partitiche lontane al nostro territorio il partito democratico di Somma Vesuviana è stato commissariato non per sostenere coesione ed unità , ma per salvaguardare uno spazio che invece di essere casa del popolo è proprietà di pochi, i soliti noti. Sentinelle messe a guardia per impedire crescita e partecipazione popolare. Un commissariamento volto all’autoconservazione di una classe dirigente sbiadita.

Opaca. Ingrigita. Inutile. Per noi la politica ha senso solo se è un laboratorio di innovazione, una realtà in continuo divenire da cambiare giorno per giorno. Noi che abbiamo sposato l’ “Idea Renziana”del partito democratico pensiamo che anche a Somma Vesuviana ci sia bisogno di una “rottamazione”. Una rottamazione che porti ad una spinta ed aiuti il paese a rimettersi in movimento. Chi ha occupato le poltrone del potere in questi ultimi anni teme ciò che accade fuori . Teme la rivoluzione culturale, sociale, ideologica. Mossa con le armi del pensiero e della novità. Questa generazione di politici ha fallito, per ciò che ha fatto ma soprattutto per ciò che non ha fatto.
Ci ferisce ulteriormente il contegno dei nostri consiglieri comunali che non dando espressione di una decisa opposizione viene meno alle speranze manifestate dai nostri elettori. Procrastinare ulteriormente il lavoro della sezione politica del PD Somma Vesuviana aumentando il divario tra cittadini ed elettori non è ciò che vogliamo. Che la politica è fatta di tempi lunghi ma noi non vogliamo aspettare. La politica non è solo dei politici, è cosa del popolo. Deve interessare la collettività, nessuno escluso, poiché i binari della politica si intersecano con la quotidianità di tutti noi. La cittadinanza ha il dovere morale di impegnarsi da cittadini coscienti e responsabili. Ora tocca a voi. Desideriamo coinvolgere tutti in un progetto di democrazia diretta e riportare la vostra voce nel processo politico.

Se avete puntato sull’anti politica sappiate che essa sa esser ancor meno riconoscente della politica tradizionale. Vogliono imporci un tesseramento a porte chiuse, ma noi non temiamo le masse. Senza alcuna remora vi sproniamo a partecipare. Non abbiamo nessuna poltrona da preservare, ma solo muri da abbattere. Siate con noi». Presto sarà resa dei conti, dunque. Se non stupiscono, nel testo, le stoccate alla segreteria napoletana, non è così per quella ai consiglieri comunali tacciati di non mettere in atto un’opposizione «decisa». Che ci siano frizioni non sviscerate e molto poco rese note anche tra i renziani e l’ex candidato sindaco Auriemma? Lui, infatti, insieme a Giuseppe Cimmino, svolge da qualche mese il ruolo di rappresentante Pd in assise pubblica.

Nola. Le luci dello spettacolo sulla Terra dei Fuochi

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Spopola l’iniziativa lanciata dalla conduttrice tv Selvaggia Lucarelli, che ha radunato cantanti ed attori per sensibilizzare sulla grave emergenza dei rifiuti tossici in Campania.

I media, finalmente. L’atavico problema degli sversamenti illeciti dei rifiuti in Campania, periodicamente alla ribalta di testate giornalistiche ed inchieste video, smuove finalmente l’opinione popolare. Dove non son riusciti magistrati e giornalisti con approfondimenti scrupolosi e pagine e pagine di dossier, hanno potuto i vip.

L’iniziativa nasce sotto la spinta di Selvaggia Lucarelli, procace conduttrice tv conosciuta anche per le sue opinioni non convenzionali, che ha trascinato cantanti, presentatrici, uomini e donne di radio e tv nel movimento mediatico "La terra dei fuochi non è sola". La terra dei fuochi, la nostra, è il confine tra le province di Napoli e Caserta, quella parte di Campania condannata, avvelenata dalla camorra dove la gente vive scontenta e rassegnata: tutti sanno, ciascuno non può fare niente. Da ieri a prendere le difese di nolani, acerrani, aversani e savianesi sono i personaggi dello spettacolo, che con le loro belle facce e l’appello "non deve morire" scritto ed esibito allertano tutti gli italiani poco informati o distratti che non conoscono la grave situazione nella quale verso la provincia campana.

La campagna, come spesso avviene in questi ultimi tempi, corre sui social network. Twitter e soprattutto Facebook, dove ieri è nata una pagina "La Terra dei Fuochi non è sola" che in poco più di 24 ore sta già rasentando i 35.000 apprezzamenti. Di seguito le parole con cui la stessa Lucarelli presenta e descrive l’iniziativa:

"Questa pagina è una piccola luce accesa sul dramma che vive la Terra dei fuochi, che comprende i circa ottanta comuni tra Napoli e Caserta, avvelenati da roghi e rifiuti tossici, seppelliti negli anni dalla camorra (pagata dalle aziende del Nord che volevano sbarazzarsene) sotto case, scuole, campi sportivi, terreni agricoli. Nella Terra dei fuochi ogni giorno qualcuno si ammala di tumore, leucemia e altre malattie. Tutto è contaminato: acqua, aria, frutta, verdura. Muoiono bambini, adulti e una terra in cui un tempo i ragazzi potevano giocare a pallone senza avere paura dell’erba. Ho chiesto a 67 amici e personaggi del mondo dello spettacolo, della musica, del giornalismo e dello sport di aiutarmi a far sentire agli abitanti della Terra dei fuochi che non sono soli. Hanno risposto in tanti e con una generosità incredibile.

Ognuno di loro ha virtualmente adottato un comune. Qualche paese non è sui cartelli (Francolise, Comiziano, Cimitile…), ma questa pagina aspetta le foto di tutte le persone di quei luoghi e non, che vogliano postare il nome di un paese e il suo foglio. Io ringrazio di cuore Fiorello, Alessia Marcuzzi, Emma, Caterina Balivo, Paola Perego, Antonella Clerici, Federica Pellegrini, Petra Loreggian, Danilo Gallinari, Gigi Datome, Leon e tutti gli altri 57 meravigliosi personaggi che vedete ritratti uno ad uno qui sotto e che hanno fatto questo regalo a una terra in cui i fuochi portano il buio nella vita di tante persone. Non siete soli".
(Fonte foto: Rete Internet)