Giallo nella Fiat di Pomigliano, scassinato l’ufficio della Fiom

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Secondo quanto riferito dai metalmeccanici della Cgil la porta della saletta sindacale sarebbe stata forzata. Trafugato dalla stanza un diario sulle condizioni di lavoro nello stabilimento.

Giallo alla Fiat di Pomigliano, un caso di presunto “spionaggio” sindacale tutto da chiarire. Secondo quanto riferito da Ciro D’Alessio, delegato della Fiom nella grande fabbrica della Panda, probabilmente durante il ponte di Ognissanti sarebbe stata forzata la porta della saletta sindacale gestita dai metalmeccanici della Cgil. Si tratta della saletta ubicata nello stabilimento automobilistico. Dalla stanza sarebbe sparito un block notes in cui i delegati dell’impianto iscritti alla Fiom avevano annotato tutto quello che stava accadendo nell’impianto partenopeo. Verbali scritti da quando la Corte Costituzionale, con una storica sentenza del luglio di quest’anno, ha praticamente imposto il rientro nel gruppo Fiat dei metalmeccanici Cgil.

«Ieri mattina abbiamo immediatamente chiamato la vigilanza aziendale – hanno riferito le rsa Fiom – per denunciare il grave accaduto: si tenta di intimidire ed inibire la nostra rappresentanza in azienda violando uno spazio di libertà dei lavoratori per cui è dovere della Fiat denunciare l’accaduto alle autorità preposte per fare piena luce su questo ignobile avvenimento». Ieri però i carabinieri non hanno fatto capolino in fabbrica. Negli ambienti vicini alla Fiat si tende a minimizzare la vicenda.

Dal fronte ostile alla Fiom c’è chi sostiene la tesi delle « solite posizioni strumentali volte a dare pubblicità a chi ormai non rappresenta più i lavoratori». Luigi Mercogliano, segretario regionale della Fismic, commenta così: « Dovranno essere le forze dell’ordine e la magistratura a confermare la denuncia della Fiom. Una cosa, però, è certa: da quando i metalmeccanici della Cgil sono rientrati in fabbrica sia le organizzazioni firmatarie dell’accordo Panda che l’azienda si sono sempre comportate nei riguardi della Fiom in modo estremamente corretto, conforme al contratto e alle norme vigenti».

Somma, cinema Arlecchino, parlano i responsabili: “Nessuno ci ha aiutato”.

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La nipote dei proprietari e responsabile dell’amministrazione dice: “Fatture non pagate e pareri mai arrivati”. I consiglieri di opposizione e le associazioni civiche pronti alla battaglia.

«La nostra struttura? Certo, ci sono investimenti da fare, barriere architettoniche da abbattere, altri adeguamenti da disporre, ma nessuno ci ha aiutato». A parlare, sul futuro incerto dell’unico cineteatro di Somma Vesuviana, l’Arlecchino, è una esponente della famiglia De Vita, nipote dei proprietari e, non a caso, colei che si occupa precipuamente dell’amministrazione. Quel «nessuno ci ha aiutato» pesa molto e non si riferisce a contributi economici, ma a fatture emesse dalla proprietà e mai pagate dall’amministrazione comunale. Manifestazioni patrocinate dall’Ente e rivolte alle scuole, magari. Affitti di sala per eventi.

Cose così. «Nel momento in cui si sono compiute le verifiche e si è parlato di agibilità è scoppiato un putiferio – continua la nipote dei De Vita– ma la nostra struttura è agibile, ci hanno riferito che avremmo dovuto fare adeguamenti, per esempio un accesso per diversamente abili più adeguato rispetto ai servizi igienici. I problemi economici ci sono, è ovvio come ci sono per tutte le attività imprenditoriali però noi non abbiamo saputo più nulla, nessuno ci ha comunicato quali erano gli accorgimenti da adottare». Sembra in pratica, che alla proprietà sia stato riferito, da funzionari comunali responsabili del settore, che prima di ogni azione e lavoro nella struttura, doveva riunirsi la commissione spettacolo. Stiamo parlando di un periodo antecedente alla scorsa primavera. «Abbiamo sollecitato più volte i pareri, ma risposte dal Comune non sono mai più arrivate».

Lo spettro della chiusura dell’unico cinema di Somma sta facendo, ormai da molte ore, discutere il web e c’è chi, come gli esponenti di «La Città Cambia» hanno invitato gli amici virtuali a cambiare l’immagine del proprio profilo con un’icona che si richiama agli appelli ultimamente in voga per, un esempio per tutti, la terra dei fuochi: «Il Cinema Arlecchino non deve morire». Uno spettro che si fa ancor più incombente se si pensa che in luogo della sala adibita a cinema e teatro potrebbe insediarsi invece un supermercato. La prosa al posto della poesia. Che è quel che accade inesorabilmente ovunque, alla fine. Ma ci si batte finché resta una speranza, è questa la posizione della maggior parte degli utenti che sta dibattendo sulla questione. La nipote dei De Vita, che abbiamo sentito in una lunga telefonata, non conferma né smentisce che siano in piedi offerte da parte di altre ditte, è soltanto amareggiata perché senza risposte, senza interlocutori, non si può nemmeno, per dire, «farsi i conti in tasca e decidere».

La vicenda, sollevata da ilmediano.it ha risvegliato commenti indignati da parte dell’opposizione. Immancabile l’intervento del capogruppo Pdl, Vincenzo Piscitelli: «Il cineteatro arlecchino: lo hanno lasciato morire, così come l’arte e il turismo, interessando risorse economiche irrisorie per anni, mancando delle dovute capacità di reperire fondi regionali che permettono, negli altri comuni, virtuosissime campagne teatrali e fiorenti compagnie teatrali amatoriali. Ma noi siamo la città dei calendari e dei docu/film e ci basta riempirci la bocca». Per aggiungere però di aver sentito telefonicamente, per dissertare sulla questione il vicesindaco Salvatore Di Sarno, con il quale avrebbe appuntamento proprio questa mattina. Chissà che dal confronto non esca una proposta.

Il consigliere Auriemma, dal canto suo, sottoporrà la vicenda alla commissione cultura fissata per le 17, 30 e, dalle sue esternazioni sui social network, sembrerebbe propendere per una proposta che veda lo sforzo di pubblico e privato. Insieme, per salvare una struttura che è comunque parte della memoria della città di Somma Vesuviana.
(fonte foto: rete internet)

Proverbi e detti con stocco e baccalà

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La sapienza popolare ha tratto dal merluzzo conciato immagini e princìpi che variano da territorio a territorio, e talvolta sono in estremo contrasto.

In genere, la sapienza popolare non ha trattato bene il baccalà. Pare che tutti i popoli d’Italia siano d’accordo: “ sei un baccalà “ significa che sei un tipo segaligno, dalla faccia inespressiva, insipido di simpatia, e, nel peggiore dei casi, sciocco. A dettare l’immagine è la forma rigida del baccalà, è l’opinione che sia un cibo pesante, è l’idea che soltanto il sale abbondante gli dia un qualche sapore. “ Baccalà “ è un soprannome che a Napoli si dà a personaggi bislacchi, come a quel tale che faceva cose strambe e strane e era soddisfatto solo quando si vedeva preso in giro, sfottuto: altrimenti si lamentava “ so’ Baccalà ‘e coppe ’e Quartieri: se fa notte e nisciuno m’inquieta..” Un altro Baccalà è descritto da Eduardo De Filippo: “ Era luongo duje metre e vinticinche,../ ‘a capa ‘e mbomma, ‘ piede a barchetelle / ‘o mettetteno nomme Baccalà / Baccalà ! Baccalà ! Guagliù, currite / Fische, pernacchie, pummarole e torze..”

Ma a Vicenza la musica cambia: “ baccalà alla vicentina, buono di sera e di mattina “ proclamano gli abitanti del territorio, ma non chiariscono quale opinione abbiano di un altro proverbio veneto, in cui pare che si sintetizzino tutti i principi retrivi di una certa cultura violentemente maschilista, propria più della città che della campagna: “ Donne, cani e baccalà, più li picchi, più diventano buoni “. Di questa massima corre anche un’altra versione, in cui al posto del baccalà c’è lo stoccafisso e invece di una donna qualsiasi c’è la “ moglie “, e per di più “ giovane “: “ lo stoccafisso e una moglie giovane non sono buoni, se non sono battuti.” Per fortuna, sono proverbi che a Napoli non hanno messo radici, anche perché le donne napoletane, tutte quante, e non solo “ le mogli giovani “, non si lascerebbero picchiare da nessuno.

A Napoli stoccafisso e baccalà vengono considerati con una certa simpatia, a patto che non si montino la testa, che restino sempre consapevoli d’essere quello che sono. L’espressione “ ‘O fieto d’’ o stocco “ ricorda il proverbio, diffuso in tutto il Sud, che le zucchine, “ ‘e cucuzzielli “, quale che sia il modo in cui li prepari, “ sempe cucuzzielli so’ “. Chi non vale niente può indossare abiti firmati e spruzzarsi con i profumi più costosi, ma il suo “ fieto “ è la sua ombra, non l’abbandona mai: come capita allo stocco, il cui odore particolare, insistente, aggressivo, disarmonico, diciamo così, non c’è intingolo che possa cancellarlo del tutto. Complicata è l’interpretazione di un proverbio poco noto: “ so’ juto stocco e so’ turnato baccalà “, sono andato da stoccafisso e sono tornato da baccalà.

Qualcuno, considerando che lo stoccafisso e il baccalà sempre merluzzo sono, ritiene che la massima si riferisca a chi parte per realizzare un progetto, ma se ne torna a mani vuote, come era partito. Altri invece intendono così: sono partito fresco e tosto, e sono tornato mazziato. Quindi, non solo non sono riuscito a raggiungere il mio obiettivo, ma ho perso anche quello che già tenevo in mano.
E tuttavia i poveri che non potevano comprare pesce fresco si consolavano considerando che “ ‘ o baccalà pure pesce è “, che potrebbe essere scelto come motto di quella straordinaria ironia con cui i napoletani accettano, ma non subiscono, il destino. E non lo subiscono perché i sapienti della “ plebe “ più combattivi hanno sentenziato che il “ baccalà è meglio d’’ o pesce “: perché il pesce fresco, ammesso che sia fresco, perde subito la sua freschezza, il baccalà, invece, resiste a lungo e non inganna mai. Lo compri come baccalà, e rimane baccalà.

Sono entrambi elaborazioni del merluzzo, e va bene: ma si cucinano in modo diverso, di solito con tecniche, l’umido e la frittura, che sono antitetiche. E dunque chi “ guarda ‘o stocco e frive ‘o baccalà “ è uno che si illude di fare contemporaneamente due operazioni che invece vanno fatte separatamente, e perciò, fallirà nell’una e nell’altra. E tuttavia lo possiamo perdonare, ricordando che stocco e baccalà sono cibi di penitenza e inducono a essere comprensivi e umani. A giustificare, insomma: giustificare tutti quelli che sbagliano. E non solo gli amici degli amici.
(fonte foto: rete internet)

Sant’Anastasia. Riparte “Girando intorno al Vesuvio”, il cineforum per ragazzi

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“Link with love” è il tema della terza edizione del cineforum per scolaresche. Cresce l’attesa per la visione del primo cortometraggio prodotto da “Girando Intorno al Vesuvio” che tratterà il tema del bullismo e concorrerà al Giffoni Film Festival.

Riparte «Girando intorno al Vesuvio», il cineforum per scolaresche organizzato dall’omonimo gruppo che si ripropone per il terzo anno consecutivo alle scuole di ogni grado ed istruzione dell’hinterland nolano e vesuviano.

Nelle precedenti edizioni il progetto ha avuto un esito positivo e raccolto consensi crescenti, per il numero di scuole e di alunni partecipanti, per l’adesione e l’approvazione dei docenti coinvolti, per l’entusiasmo della partecipazione dei ragazzi. Il cineforum fortemente voluto dalle promotrici Candida e Marinella Gifuni si propone di offrire agli alunni la possibilità di frequentare le sale cinematografiche della zona, secondo percorsi cinematografici condivisi, di qualità, mirati rispetto all’età degli studenti. Le proiezioni sono iniziate lunedì 4 novembre presso il Cineteatro Metropolitan di Sant’Anastasia e termineranno il prossimo aprile 2014 e sono previste anche quattro mattinate al centro commerciale Vulcano Buono di Nola.

«Link with love è il tema del cineforum di quest’anno: i ragazzi devono vivere la tecnologia però con moderazione. La connessione è l’anello di congiunzione tra tutti gli attori della vita ed è ciò che non deve mancare mai né tantomeno passare in secondo piano nonostante l’invasione di social network e chat virtuali – dichiarano le signore Gifuni – L’evento è patrocinato da tantissimi enti comunali in primis quello di Sant’Anastasia, ancora una volta dal Giffoni Film Festival e per la prima volta dal Teatro San Carlo di Napoli. Vogliamo puntare sulla promozione del cinema tra i giovani come momento di crescita culturale e per favorire il passaggio al digitale che prevede costi esosi mettendo a rischio tante sale cinematografiche, multisala inclusi».

Cresce, intanto, l’attesa per la proiezione del primo cortometraggio prodotto da «Girando Intorno al Vesuvio» che tratterà il tema del bullismo. Il breve film sarà proiettato il prossimo gennaio al cineteatro Metropolitan e concorrerà all’edizione 2014 del Giffoni Film Festival.
(Fonte foto: Ufficio Stampa de Girando intorno al Vesuvio)

Lo scrittore Sergio Saggese a Sant’Anastasia

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L’evento è organizzato dal Circolo IncontrArci-Circolo Letterario Anastasiano in collaborazione con l’Associazione Boschetto Sporting Club.

Ritorna lo scrittore Sergio Saggese a Sant’Anastasia, ospite del Circolo Letterario Anastasiano di Giuseppe Vetromile, con il suo nuovo romanzo "Codamozza". E’ un felice ritorno, avendo già conosciuto il nostro bravo Saggese agli inizi del 2011 quando venne qui da noi a presentare il suo originalissimo e applauditissimo "Il grido del gatto".

Con questo nuovo romanzo, "Codamozza", edito per i tipi di Con-fine Edizioni, Sergio Saggese, come leggiamo nella prefazione di Vincenzo Aiello, ci dà un ulteriore saggio della sua scrittura narrandoci di un campo di sorci sorto in una Scampia in cui vivono i derelitti di questa storia senza speranze né sogni, ridisegnando con le vicende di due sorci la parabola-apologo di una società disgregata, la nostra, che solo nella controluce di una vicenda animale – come in una striscia di "Lupo Alberto" – può essere compresa. Il nostro Autore si serve di una lingua che usa le screziature di dialetto per magnificare l’espressività della parola: saporita e indicativa di un cammino per tutti noi.

La presentazione, alla quale tutti sono invitati, avrà luogo giovedì 7 novembre, alle ore 17.30, presso l’Associazione Boschetto Sporting Club di Via Gramsci 27, Sant’Anastasia. Dopo i saluti e una breve introduzione di Giuseppe Vetromile, interverrà il critico prof. Raffaele Urraro che svilupperà ulteriormente i contenuti del romanzo. L’evento è organizzato dal Circolo IncontrArci – Circolo Letterario Anastasiano in collaborazione con l’Associazione Boschetto Sporting Club.
(Fonte foto: Rete Internet)

Terra dei Fuochi. La posizione dell’amministrazione comunale di Poggiomarino

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Il sindaco Leo Annunziata: “Nessuna comunicazione giudiziaria per il nostro Ente. Noi siamo in prima linea per la lotta ai rifiuti”.

 La notizia diffusa in queste ore sul presunto coinvolgimento di 42 sindaci, il presidente della Regione, Stefano Caldoro, ed i presidenti delle Province di Napoli e Caserta che sarebbero stati denunciati per i roghi tossici della “Terra dei Fuochi” per ora non trova alcun fondamento per la nostra città.

Tra le amministrazioni finite nel mirino della magistratura ci sarebbe anche Poggiomarino e i titolari delle Amministrazioni che non avrebbero fatto nulla per evitare gli incendi ai cumuli di spazzatura disseminati in strada. Ma non è così per Poggiomarino e ad intervenire sulla vicenda è il sindaco Leo Annunziata.

“Siamo stati protagonisti del progetto “Città sicura” – spiega il primo cittadino – in collaborazione con la Protezione Civile e abbiamo istituito un numero attivo 24 ore su 24 per lo spegnimento dei roghi. Oltre 200, in due anni, sono state le segnalazioni che hanno permesso ai volontari della Protezione Civile Crystal di intervenire e di evitare che montagne di rifiuti abbandonati diventassero cenere e di conseguenza un pericolo per la salute pubblica. C’è un dossier raccapricciante che abbiamo prodotto: foto ed interventi registrati e che si commentano da soli. Abbiamo inoltre istallato decine di telecamere e chiesto, a più riprese, al Prefetto di Napoli, di essere inseriti nel programma per i finanziamenti “Terra dei Fuochi”, richiesta che però non ha purtroppo avuto seguito”.

La città di Poggiomarino è infatti dotata di un avanzato server digitalizzato con decine di telecamere per il controllo del territorio e in particolar modo di tutte le aeree a rischio e proprio grazie a queste, nei giorni scorsi, è stato possibile far scattare denunce per un trasgressore: aveva seppellito nel proprio fondo agricolo, nei pressi della Longola, cumuli di rifiuti. Sono state le immagini riprese dalle telecamere istallate in via Ceraso a fornire un importante e decisivo contributo ai militari e alla Procura che ha acquisito i filmati.

Nel contempo è stata messa in campo un’attività di censimento di tutte le aree, bonificati terreni che ospitavano in modo illecito muraglie di rifiuti tra amianto e materiale di risulta, ma anche ricambi di auto, pneumatici e molto altro ancora. Discariche abusive a cielo aperto che si sarebbero potute trasformare in pericolosi roghi. Quintali e quintali di rifiuti rimossi dal nostro Ente e per molte di queste zone resiste ancora l’interdizione e il controllo incessante soprattutto grazie al lavoro di pattugliamento e prevenzione da parte degli agenti della Polizia Municipale.

E’ lo stesso sindaco Annunziata poi ad aggiungere: “Vogliamo augurarci che si tratta di una denuncia generica, che non si venga a puntare il dito contro chi quotidianamente è impegnato nella lotta ai rifiuti come il nostro Ente. Tra le denunce non vedo menzionate città dove tutt’oggi i roghi si moltiplicano senza che nessuno intervenga. Poggiomarino non è stata ferma – incalza Annunziata – la nostra amministrazione e la nostra città non possono finire nel mirino di inchieste giudiziarie e mi auguro, proprio perché non siamo stati destinatari di alcuna comunicazione giudiziaria, che si tratti di una mera operazione mediatica che non potrà trovare alcun fondamento in merito all’accertamento qualsivoglia responsabilità dell’Ente. Anzi. Il problema dei rifiuti esiste, – conclude il sindaco – è sotto gli occhi di tutti e non lo nascondiamo, ma l’amministrazione cittadina continua ad impegnarsi e ci auguriamo che tutto questo possa ora solo stimolare chi davvero è competente ad intervenire in maniera massiccia sul problema”.

Ad Ottaviano la Settimana del benessere psicologico

Nella città vesuviana un convegno sulle nuove droghe sociali e virtuali.

 Anche il Comune di Ottaviano aderisce alla Settimana del benessere psicologico (dal 18 al 23 novembre) promossa, come ogni anno, dall’ordine degli psicologi della Campania. La settimana prevede una serie di iniziative volte a diffondere una cultura psicologica in Campania e a promuovere la professionalità dello psicologo, attraverso consulti psicologici gratuiti e conferenze aperte ai cittadini.

Il 20 novembre alle 10,30 presso la sala consiliare del Comune di Ottaviano si terrà un convegno dal titolo “Essere giovani oggi. Le nuove “droghe” sociali e virtuali”. Interverranno le psicologhe Valentina Nappo (Psicologa clinica. Interventi sulla persona, sulla coppia e sulla famiglia) e Valeria Catapano (psicologa clinica. Psicoterapeuta cognitivo-comportamentale) e i rappresentanti dell’amministrazione comunale. Sono stati, inoltre, invitati gli studenti delle scuole presenti sul territorio di Ottaviano.

Dal 18 al 23 novembre, inoltre, le dottoresse Catapano e Nappo offriranno consulti psicologici gratuiti. Per contatti: 3333779012 o valeria.catapano@libero.it (Catapano) e 3336640822 o valentinanappo@hotmail.it (Nappo). Spiega il sindaco di Ottaviano Luca Capasso: “Aderiamo con convinzione a questa iniziativa, che aiuta a diffondere la cultura del benessere piscologico. Siamo grati all’ordine degli psicologi della Campania e alle psicologhe Catapano e Nappo che mettono a disposizione gratuitamente la loro professionalità”.
(Fonte foto: Rete Internet)

Sant’Anastasia, gli alunni a lezione dal sindaco

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Protagonisti i ragazzi del I I.C.S. “Tenente Mario De Rosa”.

 Se fosse rieletto, cosa farebbe per Sant’Anastasia? Cosa potrebbe fare per l’ambiente? Che rapporto ha con i ragazzi più grandi? Le piace più fare il medico o il sindaco? Sono le domande di Vittoria, discente di una delle quinte elementari che hanno assistito alle due “Lezioni con il Sindaco”, cui si è aggiunta una terza lezione per gruppi di ragazzi di terza media, tenutesi presso l’I.C. Ten. M. De Rosa.

L’iniziativa, sollecitata e condivisa dal primo cittadino, è stata realizzata dalla Dirigente Maria Capone e dalla sua vice Nunzia De Falco, con il supporto delle insegnanti che hanno preparato i ragazzi e le ragazze sui temi della lezione: l’organizzazione del governo a partire dalla regione, la provincia, il comune; il Sindaco e gli assessori; l’ambiente, la P.I., la sicurezza e, su tutto, la domanda: quali sono i diritti e i doveri dei piccoli cittadini? I tre giorni di lezione del sindaco sono stati poi seguiti da tantissime domande degli alunni, sia di tipo personale (da piccolo cosa sognava di diventare?), sia sul ruolo di medico che di sindaco, sia sulla differenziata che sulla zona rossa, sia sulle cose realizzate che su quelle in programma; interrogativi specifici sulla sicurezza, gli sversamenti abusivi, la videosorveglianza, la tutela dell’ambiente, il verde pubblico ed il parco Boschetto.

“Presto ci saranno sul territorio altre 11 telecamere, partiranno i lavori per l’ex mattatoio, avremo il PUC, avremo altre zone di ritrovo per i giovani; ho puntato molto all’attenzione al verde ed alla tutela e riqualificazione di strade e piazze con investimenti comunali; a fare una battaglia per la zona rossa per avere la possibilità di mettere in sicurezza il paese; ad educare i cittadini a non sporcare e/o distruggere – dice il sindaco Carmine Esposito – quello che con sforzi quotidiani facciamo per migliorare il paese. Oggi, ad es., siamo arrivati ad una raccolta differenziata del 51%, un bel traguardo, ma possiamo aumentare la percentuale con la collaborazione di tutti. Abbiamo le guardie ambientali, ma quelle vere e più incisive siamo noi, siete voi cittadini del futuro, futuri amministratori o sindaci, perché se dite ai vostri genitori che è importante differenziare e siete attenti al territorio, la vostra voce verrà ascoltata, forse più di quella mia. ”.
(Fonte foto: Ufficio Stampa Comune di Sant’Anastasia)

A Massa di Somma “Ambiente Salute Territorio”

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Sabato 9 novembre ci sarà un convegno organizzato dal comitato spontaneo “Liberiamoci dal male”, in collaborazione con l’ISDE Medici per l’Ambiente e col patrocinio del comune di Massa. Un’occasione per prendere coscienza sulle problematiche territoriali.

 Ambiente, Salute e Territorio tre parole dal sacrosanto valore ma purtroppo dalla scarsa applicazione, parole che spesso rimangono solo sulla carta o riempiono le bocche di coloro che amano apparire più che essere. Tre parole che varrebbe la pena tutelare per il loro intrinseco significato, pratico e morale, per non dire spirituale, ma spesso svuotate e farcite di ipocrisia.

Un piccolo gruppo di cittadini, uomini e donne animati dalle loro esperienze personali e dalla loro voglia di dare un significato compiuto a quelle tre parole, sta dando un chiaro esempio di cittadinanza attiva nei confronti di un contesto troppo a lungo assopito.

Un anno fa, quando si accennava alla Terra dei fuochi si parlava di un qualcosa che era alla conoscenza di pochi internauti e pochissimi attivisti, figurarsi includere in quella sciagurata terra anche il Vesuviano! Figurarsi poi, se sostenere la presenza dei roghi all’ombra del Vesuvio e la presenza di altre discariche, che non fossero quelle canoniche di Terzigno, poteva trovare appiglio tra chi fingeva di non vedere per comodità o per connivenza con chi sversava contaminando il territorio.

Oggi finalmente se ne parla, o meglio, se ne riparla, e con tutti i rischi che ne conseguono, rischi di facilitare la strada a chi vorrà arricchirsi sulle future bonifiche e il rischio che coloro che parteciperanno a queste operazioni saranno gli stessi che a suo tempo lucravano nel trasporto e nell’occultamento dei rifiuti speciali e pericolosi e che ci ha portato a tutto ciò. Ma l’alternativa è forse peggiore delle suddette eventualità, perché comporterebbe la distruzione del nostro Territorio e i consequenziali rischi per la salute.

Oggi comunque se ne parla e se lo si fa sotto al Cratere, dopo il clamore di Terzigno, lo si deve anche a questo piccolo ma ostinato gruppo di persone, persone normali, persone con una loro vita, il loro lavoro, le loro famiglie, ma anche con una loro idea, quella di reagire a uno stato delle cose, che se non preso al tempo giusto, potrà avverare l’anatema di Schiavone.

Per questo e per il bene di tutti noi andiamo al convegno di sabato, alle ore 18.00, presso il teatro comunale “Carmela Maddaloni” di Massa di Somma, dove interverranno oltre alla presidentessa del comitato, Mariella Cozzolino, anche l’oncologo Antonio Marfella, lo psichiatra Gennaro Esposito e il medico chirurgo Nicola Caruso per delineare il quadro clinico di un territorio martoriato e assolutamente da salvare.
(Fonte foto: Rete Internet)

Il cardinale Sepe: “Chi inquina non può fare la comunione”

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Dure le parole dell’arcivescovo di Napoli su chi non rispetta l’ambiente ed aggiunge: “E’ tempo ormai che tutti siano insieme per continuare a liberare la nostra terra dai veleni”.

 L’arcivescovo Crescenzio Sepe durante il Forum internazionale Greenaccord a Castel dell’Ovo a proposito dei rifiuti ha affermato che “chi inquina non è in grazia di Dio e non può fare la comunione”.

“Bisogna dire alla nostra gente la verità su quello che è accaduto, è necessario – ha aggiunto il cardinale – ma bisogna dire anche quanto di positivo finora è stato fatto. E’ tempo ormai che tutti siano insieme per continuare a liberare la nostra terra dai veleni. Nella mia ultima lettera pastorale ho invitato tutti a un impegno di responsabilità per educare, formare, guidare il popolo di Dio e anche per correggere errori commessi da noi nel non aver usato il necessario rigore nel condannare chi abusa di beni che sono della collettività, provocando danni gravi e irreparabili a persone e comunità intere”.

L’arcivescovo di Napoli ha poi aggiunto: “Ho sollecitato sacerdoti, parroci, religiosi, diaconi e laici a una rinnovata consapevolezza del nostro ruolo e a concentrarsi sul valore dell’etica pubblica, là dove si giocano i destini di tutti. Come chiesa locale non dimentichiamo che la mancanza di interesse verso il bene comune, il ripiegamento su se stessi, l’autoreferenzialità sono all’origine del degrado del tessuto sociale come di quello religioso”.