Palma Campania. Il parcheggio slot machine

0
Nel parcheggio adiacente all’Ufficio P.T di via Querce vincono i più furbi.

Domenica 17 novembre molte famiglie con bambini riversarsi su piazza De Martino o approfittarne per fare due passi in centro.

Chi invece è arrivato da fuori, in auto, ha lasciato la propria vettura nel grosso parcheggio alle spalle dell’Ufficio Postale di via Querce. Qualche dubbio doveva subito attraversare la mente dell’automobilista forestiero: al parcheggio si accede premendo un interruttore della luce, niente scontrini da presentare alla cassa. Si sa che la vita oggi giorno è frenetica e molte azioni si fanno in automatico o dando credito ai passanti "Dottò mettita a machina ind o parcheggio, sempe 50 centesimi si paga", aveva sentenziato un signore dalla chioma color argento seduto ad uno dei bar lungo la strada principale, sfoderando un largo sorriso all’automobilista di passaggio.

Ma i dubbi durano meno di un istante, bisogna correre. Finite le commissioni si corre sempre al parcheggio di via Querce, si abbozza un sorriso all’indirizzo dei ragazzini che avevano trasformato il piazzale mezzo vuoto in un campetto di calcio con tanto di porte e linee bianche, diritto alla macchinetta, 50 centesimi trovati per puro caso in fondo alla tasca, e via la macchina non da il biglietto per l’uscita ma si apre la sbarra. Un pensiero serio corre nella mente dello sventurato automobilista di passaggio a Palma Campania: "Vuoi vedere che la sbarra è a tempo?". Pensa e corre, ma il timer è posizionato sui 30 secondi, nemmeno il grande Mennea avrebbe coperto la distanza che separava l’auto dall’uscita.

Arrivato davanti alla sbarra tristemente abbassata, fa un grande respiro e comincia a leggere cartelli e istruzioni, scopre che, dietro la macchinetta, un grosso cartello avvisa che la sbarra resta aperta per 30 (trenta) secondi e di fare attenzione a non sostare a piedi presso di essa. Potrebbe funzionare come una ghigliottina. A questo punto un intuizione, perché non chiamare la Municipale attraverso il citofono, posto sempre dietro alla macchinetta? Spiegato più volte il problema all’operatore, il segnale era disturbato o l’agente aveva problema d’udito, si arriva alla richiesta d’intervento "nessun intervento, deve rimettere di nuovo i soldi", clik.

Un po’ perché il tempo scorre inesorabile, un po’ perché preso dallo sconforto, il nostro automobilista di passaggio cerca in fondo alle tasche e mette insieme altri 50 centesimi, e mestamente le rimette dentro, la sbarra si apre e via come un razzo. Ma un pensiero lo assale: capire il funzionamento del sistema. Basta aspettare pochi minuti e alcuni automobilisti che erano in fila per uscire si scambiano uno sguardo d’intesa, uno inserisce l’obolo e l’altro a ruota senza pagare. Telecamere di controllo nemmeno l’ombra.

A questo punto l’orologio può aspettare e si cominciano a fare alcune riflessioni. I due cartelli, contraddittori fra loro, che indicano l’obbligo da seguire per l’uscita. I cartelli con le istruzioni rivolti ai pedoni e non all’automobilista impegnato a pagare senza scendere dal veicolo. La mancanza dello scontrino fiscale, forse perché il Comune di Palma Campania gode di tassazione privilegiata rispetto al resto dell’Italia. E infine il grosso murales sul muro di fronte che parla di amore immenso, fatto lì per distrarre i "polli" che si avventurano nel parcheggio controllato dalla Slot- Machine.

Somma Vesuviana, rapina in pieno centro, ancora molti buchi neri nella ricostruzione

0
La vittima sarebbe un commerciante, gestore di un’area di servizio che stava portando in banca l’incasso del fine settimana.

Rapinatori tamponano auto di un commerciante, gestore di un’area di servizio in città, e si impadroniscono dell’incasso, probabilmente di tutti i soldi guadagnati nel fine settimana. Si parla di 20/30 mila euro, ma il bottino del raid non è ancora stato quantificato. La rapina si è verificata questa mattina poco prima delle 9.00, non si sa in quanti fossero i malviventi che hanno puntato le armi sul commerciante intimandogli di consegnare il denaro. Proventi del lavoro che l’uomo stava andando a depositare in banca dopo averli tenuti con sè nel fine settimana. Nel corso dell’evento, che sta facendo molto discutere sui social network, sarebbero state danneggiate anche altre automobili, dai rapinatori in fuga.

Si parla di una Opel e di una Audi, ma sono ancora in corso le indagini da parte della locale stazione dell’Arma che avrebbe acquisito anche filmati delle videocamere puntate sulle strade coinvolte. Tutto sarebbe iniziato in via San Giovanni De Matha e i militari sarebbero arrivati solo a rapina finita. Una tecnica già usata in molti casi e collaudata, quella di tamponare l’auto della vittima per costringerla a fermarsi e poi rapinarla sotto la minaccia di armi. Ancora molti buchi neri nella ricostruzione che spetterà poi ai militari guidati dal maresciallo Raimondo Semprevivo, ma probabilmente i rapinatori tenevano d’occhio il commerciante e sapevano che questa mattina avrebbe avuto in suo possesso un bottino ingente e succulento.

Ottaviano, il 20 novembre convegno sulle “droghe” sociali e virtuali

0
Dipendenze, sociali e virtuali. Il tema delle nuove “droghe” da cui i giovani sono “assuefatti” è al centro del convegno che si terrà ad Ottaviano il prossimo 20 novembre, al quale interverranno anche le psicologhe Nappo e Catapano.

“L’informazione e la prevenzione sono strumenti fondamentali per affrontare la tematica delle nuove dipendenze. Crediamo che, in questo senso, il convegno del 20 novembre sarà estremamente interessante, anche perchè è stato pensato per le nuove generazioni”. Così l’assessore alle politiche sociali del Comune di Ottaviano, Ciro Sesto, commenta l’incontro dal titolo “Essere giovani oggi. Le nuove “droghe” sociali e virtuali”, che si terrà il 20 novembre alle 10,30 presso la sala consiliare del Comune di Ottaviano.

Interverranno le psicologhe Valentina Nappo (Psicologa clinica. Interventi sulla persona, sulla coppia e sulla famiglia) e Valeria Catapano (psicologa clinica. Psicoterapeuta cognitivo-comportamentale) e i rappresentanti dell’amministrazione comunale. Anche il Comune di Ottaviano aderisce, infatti, alla Settimana del benessere psicologico (dal 18 al 23 novembre) promossa, come ogni anno, dall’ordine degli psicologi della Campania. La settimana prevede una serie di iniziative volte a diffondere una cultura psicologica in Campania e a promuovere la professionalità dello psicologo, attraverso consulti psicologici gratuiti e conferenze aperte ai cittadini.

“Abbiamo subito accolto questa opportunità perchè il benessere dei nostri cittadini è per noi una priorità. Abbiamo in programma altre iniziative che vanno in questa direzione”, commenta invece il consigliere comunale Felice Picariello, che è tra i promotori dell’iniziativa. Dal 18 al 23 novembre, inoltre, le dottoresse Catapano e Nappo offriranno consulti psicologici gratuiti. Per contatti: 3333779012 o valeria.catapano@libero.it (Catapano) e 3336640822 o valentinanappo@hotmail.it (Nappo).

Sant’Anastasia, arriva la Tares, via Equitalia

0
Novità in materia rifiuti. A Sant’Anastasia Equitalia non sarà più incaricata della riscossione della Tares, affidata invece ai comuni. L’iniziativa mira a garantire una maggiore equità nel pagamento dell’imposta.

Arriva il nuovo tributo relativo al servizio di gestione integrata del ciclo dei rifiuti (Tares), ma non ci sarà più Equitalia. La Giunta ha, infatti, deliberato di non provvedere al rinnovo del contratto con la società Equitalia S.p.A. per l’attività di riscossione della Tares 2013. La scelta amministrativa di porre fine al monopolio di Equitalia tende ad evitare che ricada sui contribuenti la corresponsione dell’agio richiesto dalla S.p.A. e garantire una riscossione più equa tramite lo sportello comunale.

Saranno, infatti, gli uffici comunali competenti ad avviare il procedimento di gestione diretta da parte dell’Ente, in maniera tale da conseguire sensibili risparmi economici nonchè farsi carico delle problematiche dei cittadini e delle imprese, offrendo loro la possibilità di interloquire direttamente con organi maggiormente vicini alle esigenze di ciascuno.

Ogni cittadino si vedrà recapitato a casa un avviso di pagamento emesso direttamente dal comune, con la specifica degli importi da pagare, l’indicazione della parte fissa e variabile delle superfici occupate nonchè, per le utenze domestiche, del numero di componenti del nucleo familiare. La Tares, che è una tariffa, inciderà per il 90% sul numero dei componenti il nucleo familiare e per il 10% sui metri quadri dei locali occupati. Insieme all’avviso arriverà il modello F24 utilizzabile per provvedere al pagamento di quanto dovuto unicamente in n. 4 rate.

La prima scadenza per i contribuenti è per il 30 novembre 2013 e la rata è più alta perchè ad essa si aggiunge la tassa interamente dovuta allo Stato di € 0,30 al metro quadro destinata ai cosiddetti “servizi indivisibili”. I modelli F24 saranno pagabili gratuitamente presso ogni ufficio postale, sportello bancario o procedura di “home banking” e le prossime rate scadono il 31 gennaio, 31 marzo e 31 maggio 2014.Così come già effettuato per la TARSU 2012, l’Ufficio Tributi assicurerà all’utenza, gratuitamente, la stampa dell’avviso di pagamento nonchè l’invio telematico, in formato pdf, tramite l’indirizzo di posta elettronica istituzionale dell’UfficiTributi: tributi@comunesantanastasia.it.

“Il lavoro fatto è stato molto prezioso e ringrazio il dott. Luigi Terracciano ed il dott. Antonio Esposito, che ha predisposto un atto molto chiaro in merito al calcolo della Tares per nucleo familiare, in base ai tanti indicatori che la compongono. Abbiamo scelto – afferma l’assessore Armando Di Perna – di portare le rate da tre a quattro e di riscuotere a partire da novembre e non dal mese di settembre ed abbiamo previsto un risparmio fino ad € 110,00 per nuclei familiari numerosi, per immobili di qualsiasi metratura e questo rappresenta anche più del 10% di risparmio che, in un periodo così difficile per le famiglie, credo possa essere un vantaggio importante”.

Gli operatori delle aziende sanitarie locali ed ospedaliere non sono lavoratori di “serie B”

0
Le nuove norme in materia di O.S.S. che mirano tra l’altro, a riqualificare gli oltre ventimila operatori che hanno perso tale titolo tra il 2005 e il 2006, non fanno alcuna menzione dei sanitari attualmente in servizio.

La Giunta Regionale della Campania, con la Delibera Nº 363 del 9 Settembre 2013, ha preso delle importanti decisioni riguardanti la formazione ed il futuro professionale degli O.S.S. in Campania, deliberando in particolare:

• La riapertura in tutta la Regione della formazione per nuovi O.s.s. dando la possibilità a tutti i cittadini di acquisire il titolo con un percorso formativo di 1.000 ORE;
• L’istituzione del nuovo profilo di “O.s.s. con formazione complementare” di 400 ore denominato! in gergo,operatore socio sanitario specializzato (O.S.S.S. – ossia la cosiddetta “Terza S”).

La cosa assurda ed inaccettabile è che la Giunta Regionale della Campania ha deciso di riqualificare gli oltre Ventimila O.S.S. che tra il 2005 ed il 2006 hanno preso il titolo da privati cittadini e si è totalmente dimenticata di tutti gli operatori socio sanitari in servizio in tutte le Aziende Sanitarie Locali ed Ospedaliere della Regione. Lo stesso destino lo subiranno tutti gli O.S.S. che prestano servizio nelle cliniche private. Anche loro sono stati dimenticati e forse saranno retrocessi in “serie C”. La F.S.I. non è assolutamente contraria alla riapertura del mercato formativo per gli O.S.S., nè all’introduzione della cosiddetta “Terza S” ma è indispensabile prevedere la formazione “gratuita e complementare” per tutti gli Operatori Socio Sanitari attualmente in servizio nelle strutture Pubbliche e Private del Servizio Sanitario Regionale.

La Segreteria Regionale ha già sollecitato un incontro ufficiale con il Commissario ad Acta per dare una prospettiva professionale agli O.S.S., come è già avvenuto in tante Regioni Italiane.
L’obiettivo finale che si prefigge la F.S.I. è quello di prevedere nel prossimo C.C.N.L. uno sviluppo di carriera, sia economico che professionale, per tutti gli O.S.S. che con il loro impegno hanno garantito in tutte le Aziende i Livelli Essenziali di Assistenza ai cittadini, operando in condizioni difficilissime, con gravi carenze di personale ed il blocco dei salari che permane da anni.
La F.S.I. invita tutti i lavoratori interessati a vigilare e mobilitarsi per migliorare il proprio futuro economico e professionale.

Brusciano ricorda le vittime civili della II guerra mondiale

0
Il sindaco Giosy Romano: “Il fragore delle bombe e l’effetto devastante che ne è derivato non è diverso dalla mano criminale di chi oggi inquina il territorio e provoca lo stesso effetto devastante della morte”.

In un affollato convegno cittadino, Brusciano ricorda le vittime civili della seconda guerra mondiale nel 70° anniversario dei bombardamenti del 1943. Nella serata di sabato 15 novembre nei locali della scuola Dante Alighieri si è vissuto un particolare e toccante momento di commemorazione all’insegna dei tragici ricordi per i tanti cittadini accorsi, che con i loro racconti di quei drammatici istanti, hanno contribuito a rendere l’evento ancor più sentito e ricco di contenuti.

Un convegno organizzato dal Comune di Brusciano in sinergia con la Pro Loco cittadina, nel quale è stato presentato sotto il patrocinio del Comune, l’opuscolo realizzato dal sociologo e giornalista Antonio Castaldo dal titolo “I Bombardamenti del 1943 il sacrificio di Brusciano”. Uno stampato dal prezioso contenuto storico e sociale, un vero e proprio archivio storico di testimonianze e racconti dei sopravvissuti e nel quale vengono riportati i nomi dei 27 civili bruscianesi caduti sotto i bombardamenti che colpirono la cittadina vesuviana nelle giornate del 30 maggio, 21 giugno e 17 settembre del 1943.

Un evento appoggiato in toto dall’amministrazione comunale e in primis nella persona del Sindaco avv. Giosy Romano, che durante il suo intervento afferma: “Ricordare quel momento vissuto dalla comunità di Brusciano consente di fare un parallelo con quanto accade oggi. Allora i morti arrivarono perchè la comunità dimostrò il suo attaccamento al territorio e alla comunità. Un sacrificio, quello dei bombardamenti, subìto perchè ancorati al territorio. Quel fragore delle bombe e l’effetto devastante che ne è derivato non è diverso dalla mano criminale di chi oggi inquina il territorio e provoca lo stesso effetto devastante della morte. Oggi tocca a noi dimostrare lo stesso attaccamento diventando sentinelle del territorio. Possiamo fare questo solo restando attaccati ai nostri luoghi.

Non si pensi che mettere l’amianto nella terra del vicino non sia inquinare se stessi. Non si nasconde la spazzatura sotto il divano, essa resta sempre nella nostra casa, così vale per il territorio. Quindi vorrei che da stasera si inizi a sorvegliare sul serio. Io lo farò con tutto quello che la legge mi consente e vorrei che tutti facessero altrettanto. Dall’inquinamento e dalla mano criminale di chi commette l’ecocidio non si deve passare a chi vuole speculare sulle bonifiche. Infine sono orgoglioso di aver contribuito, come Comune, a questa ricerca così come sono orgoglioso di essere cittadino di Brusciano. Infine accolgo con grande soddisfazione e faccio mio l’appello dalla Pro Loco e da subito mi impegnerò nel provvedere ad erigere una lapide in ricordo delle vittime civili bruscianesi cadute durante i bombardamenti della seconda guerra mondiale”.

Un fiume di speranza

0
Sabato sera s’è tenuta l’attesa manifestazione di “Fiume in piena” organizzata dal vasto ed eterogeneo popolo della Terra dei fuochi. La nostra cronaca dell’evento e qualche considerazione.

 Sabato 16 novembre si è svolta la grande manifestazione “Fiume in piena”, l’importante dimostrazione di forza popolare che nasce attorno alla figura carismatica di Padre Maurizio Patriciello.

Nonostante la pioggia incessante che ha accolto i manifestanti e li ha accompagnati per gran parte della serata, il fiume umano c’è stato. Probabilmente sarebbe stato anche più vasto e imponente se il cattivo tempo e le cattive intenzioni non ne avessero intaccato la mole. Rispetto alla scorsa volta, quando partecipammo il 26 ottobre scorso alla precedente manifestazione, ci siamo stavolta posti a fine percorso e abbiamo vissuto la parte meno istituzionale e più radicale del movimento.

La partenza da Piazza Mancini è lenta, si stanzia dietro un Garibaldi voltato, quasi a non voler guardare il risultato della sua impresa. Siamo in tanti, e la pioggia non agevola il fluire del corteo. Il percorso è diverso da quello di ottobre, è più lungo, si parte prima, ma la stagione non offre molta luce a disposizione per apprezzare il fiume umano che manifesta e che gradualmente va formandosi. Comunque si è in tanti ma si ha l’impressione che anche le istanze siano tante, alla richiesta comune della salvaguardia del territorio e della condanna degli inquinatori, si affiancano, anche se non in maniera esplicita, immagini e scritte che ci riportano ai movimenti sindacali e alle lotte per il lavoro, non mancano poi gli inni indipendentisti, bandiere neo-borboniche e ambientaliste e le sempre più in voga maschere di Anonymous.

Alla faccia dell’inquinamento c’è anche chi usa i fumogeni da stadio, uno scalmanato ne lancia uno tra la folla e per poco non acchiappa un attivista del WWF; non sappiamo se il gesto fosse stato intenzionale ma vediamo gli ambientalisti allontanarsi nella folla. La pioggia non è forte e permette alle percussioni di una colorita banda di intrattenerci e riscaldarci con i suoi ritmi. A tratti sembra che il cielo si schiarisca ma la pioggerellina insiste imperterrita. C’è qualcuno dei passanti che solidarizza con noi e ci offre un gradito caffè caldo, è anche questo un modo per dare l’appoggio a una causa comune, senz’altro più costruttivo di starsene a casa e pensare ai fatti propri.

C’è poi, come spesso accade, chi approfitta della situazione per sbarcare il lunario e vende di tutto, dagli utili ombrelli al “fischietto ecologico originale”. Verso Piazza Bovio, finalmente, una tregua che durerà tutta la serata ma oramai siamo belli che inzuppati e per fortuna non fa freddo. Verso Via Medina si accelera il passo, qualcuno ci avverte che Piazza del Plebiscito, la nostra meta, è già piena e il comizio è appena iniziato.

Appena giunti nel salotto di Napoli ci rendiamo conto delle dimensioni della massa umana che riempie il vasto spazio e si fa fatica per guadagnare una posizione degna per assistere ai vari gruppi di comitati, associazioni e movimenti che si stanno alternando sul palco. A fare da moderatore scorgiamo il giornalista Domenico Iannacone, uno che non ci ha mai dimenticati, uno che stava con noi alla Rotonda di Boscoreale e che con il suo lavoro ha sempre lasciato aperto uno spiraglio per le storie invisibili della nostra Terra. Tra le persone presenti, dietro le quinte del grande palco metallico allestito nel centro della piazza, riconosciamo Antonio Marfella e Padre Maurizio Patriciello, le due anime del movimento ma c’è anche Padre Alex Zanotelli, un altro fedelissimo della causa ambientale.

Mi stacco dal mio gruppo e grazie al tesserino di giornalista riesco a passare gli sbarramenti e accedo al palco, scatto qualche foto, ma l’obiettivo è bagnato e la mano mi trema, le batterie della macchina sono esauste e il flash ritarda a caricarsi, l’emozione mi attanaglia, saluto Marfella, Padre Alex ma rimango inebetito davanti a una figura scura, china e nascosta dal suo cappuccio di felpa, dal rosario capisco chi è; Padre Patriciello trema, ha lo sguardo assorto e perso nei suoi pensieri, vede altrove, gli sono giusto di fronte ma nonostante la mia stazza sono invisibile. Non ho il coraggio di inquadrarlo, cerco lo sguardo dei presenti, quasi a voler cercare una legittimazione di quella mia voglia di fotografare quel momento fermo nel tempo e lontano dal clamore ma non ci riesco. Mi chino, incrocio finalmente il suo sguardo, gli tendo la mano e lo saluto, gli rinnovo la voglia di incontrarlo altrove, gli dico grazie e me ne vado via frastornato.

Pochi minuti e Padre Maurizio, attorniato dalle foto delle vittime della violenza all’uomo e a Madre Terra, le enumera e ne grida forte i nomi di fronte alla piazza gremita, non trattiene l’emozione, non trattiene la rabbia, di chi è la colpa di queste morti? Di chi è la colpa? Queste sono le sue parole disperate. Il suo intervento non è lungo e subito capiamo anche il perché, viene accompagnato stremato fuori dal palco e giù verso le transenne e oltre, verso Piazza Carolina. È claudicante e frastornato, è come se avesse assorbito il male, il dolore di chi gli stava attorno, troppo per un uomo solo, troppo per chiunque, lo vediamo allontanarsi verso le luci della sera.

Anche Padre Zanotelli è nel frattempo sceso tra di noi giornalisti e gli attivisti che attendono di salire per i loro interventi. Lo salutiamo nuovamente e ne approfittiamo per qualche battuta che lui, nella sua grande gentilezza, scambia con noi. Gli ricordiamo i momenti di Boscoreale e di Terzigno e gli chiediamo se avverte dei cambiamenti tra i fatti di allora e quelli di oggi e qual è stato l’atteggiamento delle istituzioni nel corso di questi anni. Lui ci dice che lo stato gli sembra asservito ai poteri economici e finanziari e non vede finora cambiamenti nel suo atteggiamento. Ritiene invece che il popolo si sia ormai reso conto che solo unito può vincere e auspica la costituzione di un solo grande comitato che possa dar finalmente voce a chi non ne ha mai avuta.

La serata va avanti, così come le decine di comitati che si alternano sul palco; narrano le loro storie di sofferenza ma anche di rabbia, gridano il loro disappunto rispetto al rischio di un nuovo sfruttamento e ad opera degli stessi che hanno inquinato, temono le leggi speciali e sottolineano il loro sconforto per il mancato accordo che spesso si è verificato tra gli stessi comitati, per umana pochezza o per gli interessi clandestini di una politica sporca più che mai. Verso le nove si decide di far suonare un gruppo intervenuto per l’occasione ma a molti degli intervenuti questo dà fastidio poiché temono di non poter più parlare, a molti è sembrato di rivivere gli sconfortanti momenti del 26 ottobre scorso e nel frattempo il pubblico gradualmente abbandona la piazza. Molti non interverranno, perché la lista d’attesa è lunga, Legambiente e Libera desistono anche loro e così via tutti gli altri a seguire, a che pro parlare a se stessi?

Mestamente torniamo a casa e sulla via del ritorno rimuginiamo le nostre considerazioni su questa e altre manifestazioni; non possiamo fare a meno del chiederci se tutto questo sia servito a qualcosa. Pioggia permettendo c’era di tutto in piazza, c’era chi aveva sofferto per l’inquinamento e chi invece aveva patito l’oltraggio della derisione ma c’era anche chi per anni ha appoggiato palesemente o meno lo scempio del territorio, c’erano i governati ma c’era anche chi ha governato e che governa ancora. Che incongruenza, che incoerenza! Ma allora chi ha torto in questa storia, chi è che ha ragione? Solo chi è morto?

A volte sembra d’essere ad una festa comandata, di quelle che si celebrano per forza in famiglia e là dove molti di quei parenti e affini presenti non avresti avuto neanche la voglia di vederli.

CARRELLATA FOTOGRAFICA

Ognuno, come può, dia il suo contributo contro la corruzione

E’ l’indifferenza che autorizza l’espletamento di assurde collusioni e minacce. Uno sguardo sulla triste condizione di una cultura nazionale in coma, pronta a morire davvero se non interverremo tutti.

 L’Italia è una nazione corrotta. Lo Stato puzza di menefreghismo e interessi collusi. La regione Campania resta la feccia prodotta dalla totale indifferenza. Fin qui tutto chiaro, almeno su questo siamo tutti d’accordo, e allora come mai non cambia nulla da decenni a questa parte?

Una nazione si identifica come tale perché condivide lo stesso governo, lo stesso territorio e la stessa cultura. L’ultimo elemento, la cultura, è il collante che tiene uniti i primi due elementi: il governo, in un determinato territorio, è ispirato dalla cultura della comunità in cui deve operare. Se all’inizio del novecento l’oppressione del totalitarismo fascista ideò pensieri partigiani e senso di patria forgiato dalla voglia di democrazia, oggi l’eccessivo permissivismo delle legislazioni contaminate dall’incertezza della pena, la libera interpretazione di una costituzione svalutata e tenuta lì come pergamena incorniciata e piena di polvere, hanno ridefinito i codici comportamentali, strutturando una ridefinizione della cultura.

Una non-cultura. La totale assenza di quella volontà di ripristinare la dignità nazionale. Si tratta, ad esempio, di quel permissivismo che ci scandalizza quando sentiamo Riina dire dal carcere: “Di Matteo deve morire. E con lui tutti i pm della trattativa, mi stanno facendo impazzire”, senza però pensare che, più della dichiarazione del boss, è assurdo il fatto che questo Stato gli consente ancora di minacciare. Uno Stato che ha ancora paura e che non è in grado di farsi rispettare, a tal punto che Riina può tuttora ordinare e minacciare come e quando vuole. E’ talvolta fin troppo semplicistico accusare la classe politica, anche perché troppo spesso dimentichiamo che quei “governatori” non sono poi così lontani da noi.

In verità, da un paio di decenni a questa parte, eventi come la manipolazione delle norme, l’arricchimento di pochi, la tassazione eccessiva e il dissesto organizzativo delle decisioni politiche, hanno generato una forma incessante di sfiducia tale da diventare interiorizzata culturalmente, tant’è che siamo più abituati ad evitare i disagi piuttosto che a godere dei benefici. Inevitabilmente tutto torna al comportamento collettivo, tutto, quindi, torna alla cultura. Quella attuale è affetta da polemiche, mancanza di punti di riferimento, vittimismo, ipnosi mediatiche e abitudine ad arrangiarsi.

Ai limiti della retorica andrebbe ricordato che la cultura è un processo generato non solo da fattori storici e ambientali, ma anche da pensieri individuali, ecco quindi che il pensiero di un individuo congiunto al pensiero di un altro individuo può influenzare il pensiero di un gruppo, fino a riequilibrare il pensiero di una nazione. La recente manifestazione a Napoli contro le ecomafie è un piccolo esempio di come è ancora possibile ridefinire la cultura di un territorio. Prima ancora di essere una manifestazione per denunciare, è stata una manifestazione che ha dimostrato quanto è possibile, nonché fondamentale, ristabilire una solidarietà di gruppo, ad oggi assopita dalla velocità con cui comunica il disinteresse generale.

Se l’unico fine non è il desiderio di protagonismo o la speculazione, allora il singolo contributo di ognuno è fondamentale per fare in modo che singole voci possano creare un unico enorme grido di intolleranza. Intolleranza che non deve significare semplice indignazione ma concreto desiderio comune di pretendere che le cose cambino. E’ curiosa una notizia apparentemente comica che di recente è girata su internet. Il fattoquotidiano.it, la riporta con questo titolo: “I Simpson contro la Casta: ‘Questa scuola è più corrotta del Parlamento italiano’”.

Nella notizia si legge: “Gli scandali e le inchieste giudiziarie che coinvolgono la politica italiana entrano nel mondo dei Simpson. Al minuto 0.51 del 534esimo episodio trasmesso in America domenica 10 novembre sul canale Fox, il giornalista Kent Brockman usa una telecamera nascosta per fornire le prove al preside Seymour Skinner di come tutti gli alunni copino in classe. E, nel servizio trasmesso, paragona la scuola frequentata da Bart e Lisa Simpson ‘più corrotta del Parlamento italiano’”. Ci viene da pensare che per gli Stati Uniti stiamo diventando il terzo mondo e molto probabilmente lo stiamo diventando davvero.

In questo caso allora possiamo fare due cose: a) continuare ad ascoltare come scimmie incantate gli illustri discorsi del Presidente della Repubblica con tanto di “E’ con viva e vibrante soddisfazione”, b) scendere in piazza, denunciare le assurdità, partecipare, analizzare lucidamente gli eventi, collaborare anche solo con il singolo comportamento civile quotidiano, ripristinando quella famosa cultura armonica benevola e condivisa, una cultura che sta diventando parola vecchia a sconosciuta, almeno quanto quella pergamena citata all’inizio di questo pezzo. A noi la scelta.

OSSERVATORIO SOCIALE

Somma Vesuviana, una delibera individua il neo comandante dei vigili. Ma non c’è

0
A.A.A. comandante cercasi. Saverio Valio, classe ’69, sarebbe il nuovo capo della polizia locale. Ma dopo una settimana dall’inizio del comando, ancora non c’è. Avrà cambiato idea?

 Il 7 novembre scorso, la delibera di giunta passava con i «sì» di tutti gli assessori, assente il sindaco Raffaele Allocca e sanciva che il nuovo comandante della polizia municipale sarebbe stato, dall’11 novembre, Saverio Valio, già in servizio a Cava dei Tirreni.

Classe 1969, Valio è di quei comandanti che non si fanno certo dimenticare. Al momento però a Somma Vesuviana non ve ne è traccia. L’11 novembre non è entrato in servizio come previsto, nonostante il documento che vidima la posizione di comando si trovi anche sul sito ufficiale del Comune salernitano di provenienza. La copertura finanziaria è ottemperata dal bilancio dell’ente e al momento – ci si rende conto consultando la delibera – non era possibile fare altrimenti «a causa dei numerosi collocamenti a riposo e l’impossibilità di procedere alla relativa copertura dei posti resisi vacanti, stante le limitazioni alle assunzioni imposte dalla recenti disposizioni legislative, ed al fine di non creare gravi disservizi all’Ente, con particolare riferimento al Servizio Polizia Municipale».

Che il neo comandante abbia cambiato idea ancor prima di prendere servizio? Che Somma Vesuviana non sia considerata una «destinazione» all’altezza per un «superagente» come Valio? Che le trattative siano ancora in corso? E su cosa poi? Sono domande cui potrebbero e potranno rispondere soltanto gli amministratori comunali. Ma intanto, chi è Valio? Occorre soltanto una semplicissima ricerca su google per rendersi conto che, nei vari incarichi ricoperti, le cronache sono state con lui, di volta in volta, tenerissime o inquisitorie.

Da diverbi ad accuse, passando per molte azioni cui non si è sottratto, con qualche primato assurto agli onori delle cronache: ordinò lui il primo blitz a Pompei dopo il varo dell’ordinanza sindacale anti – lucciole, facendo scattare le sanzioni per un professionista del vesuviano che, non al corrente o comunque in spregio dell’ordinanza sindacale dell’epoca, provò ad accompagnarsi con una prostituta. Verrà o non verrà a Somma Vesuviana? Una settimana di ritardo già c’è e al comando di polizia municipale gli agenti non lo hanno ancora visto.

Allegato 1Allegato 2

San Giuseppe Vesuviano. Concluso il congresso del Pd

0
E’ un partito spaccato in due quello che esce dall’elezione del segretario e dell’assemblea nazionale.

 Venerdì 15 novembre gli iscritti al Circolo PD di San Giuseppe Vesuviano si sono riuniti nella sede di Via XX Settembre per il congresso che avrebbe dovuto indicare i delegati all’Assemblea Nazionale il futuro segretario.

Elezioni riservate ai soli tesserati. Terminata la discussione con le varie mozioni si è passato al voto. Il risultato è stato: 36 voti a Gianni Pittella, 34 a Matteo Renzi, 4 a Gianni Cuperlo e uno a Pippo Civati. Solo quattro dei tesserati non ha espresso il voto. L’analisi del voto ha visto qualche malumore da pare della base del partito, mentre la discussione congressuale era orientata verso un indirizzo all’unanimità sulle posizioni di Matteo Renzi, poi, l’urna ha consegnato un risultato diverso.

Maria Rosaria Migliarino nella sua funziona di coordinatrice del circolo ci dice: “Non sono meravigliata dall’esito del voto, il nostro è un partito che discute, anche animatamente, ma poi vota democraticamente nel rispetto delle opinioni di tutti. La funzione del congresso è proprio quella di far emergere e tutelare le varie anime e sensibilità del Partito. Noi da domani saremo di nuovo uniti sulle battaglie che interessano la comunità sangiuseppese e nel nostro ruolo di opposizione all’amministrazione Catapano”.

Sull’unità del partito a livello locale non ci sono dubbi: un gruppo di giovani si sta via via coagulando intorno al coordinatore ponendo sul tappeto proposte ed iniziative su legalità ed ambiente. Proposte che vedono già l’apertura verso movimenti d’opinione locali che intendono confrontarsi liberamente sui temi dell’area progressista e riformista. L’appuntamento è rimandato all’otto dicembre prossimo che vedrà il Partito Democratico impegnato a livello nazionale con le primarie per il segretario in cui potranno votare tutti i cittadini italiani esclusi coloro che abbiano ricoperto un ruolo istituzionale per altri partiti o movimenti.