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Napoli

Un fiume di speranza

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Sabato sera s’è tenuta l’attesa manifestazione di “Fiume in piena” organizzata dal vasto ed eterogeneo popolo della Terra dei fuochi. La nostra cronaca dell’evento e qualche considerazione.

 Sabato 16 novembre si è svolta la grande manifestazione “Fiume in piena”, l’importante dimostrazione di forza popolare che nasce attorno alla figura carismatica di Padre Maurizio Patriciello.

Nonostante la pioggia incessante che ha accolto i manifestanti e li ha accompagnati per gran parte della serata, il fiume umano c’è stato. Probabilmente sarebbe stato anche più vasto e imponente se il cattivo tempo e le cattive intenzioni non ne avessero intaccato la mole. Rispetto alla scorsa volta, quando partecipammo il 26 ottobre scorso alla precedente manifestazione, ci siamo stavolta posti a fine percorso e abbiamo vissuto la parte meno istituzionale e più radicale del movimento.

La partenza da Piazza Mancini è lenta, si stanzia dietro un Garibaldi voltato, quasi a non voler guardare il risultato della sua impresa. Siamo in tanti, e la pioggia non agevola il fluire del corteo. Il percorso è diverso da quello di ottobre, è più lungo, si parte prima, ma la stagione non offre molta luce a disposizione per apprezzare il fiume umano che manifesta e che gradualmente va formandosi. Comunque si è in tanti ma si ha l’impressione che anche le istanze siano tante, alla richiesta comune della salvaguardia del territorio e della condanna degli inquinatori, si affiancano, anche se non in maniera esplicita, immagini e scritte che ci riportano ai movimenti sindacali e alle lotte per il lavoro, non mancano poi gli inni indipendentisti, bandiere neo-borboniche e ambientaliste e le sempre più in voga maschere di Anonymous.

Alla faccia dell’inquinamento c’è anche chi usa i fumogeni da stadio, uno scalmanato ne lancia uno tra la folla e per poco non acchiappa un attivista del WWF; non sappiamo se il gesto fosse stato intenzionale ma vediamo gli ambientalisti allontanarsi nella folla. La pioggia non è forte e permette alle percussioni di una colorita banda di intrattenerci e riscaldarci con i suoi ritmi. A tratti sembra che il cielo si schiarisca ma la pioggerellina insiste imperterrita. C’è qualcuno dei passanti che solidarizza con noi e ci offre un gradito caffè caldo, è anche questo un modo per dare l’appoggio a una causa comune, senz’altro più costruttivo di starsene a casa e pensare ai fatti propri.

C’è poi, come spesso accade, chi approfitta della situazione per sbarcare il lunario e vende di tutto, dagli utili ombrelli al “fischietto ecologico originale”. Verso Piazza Bovio, finalmente, una tregua che durerà tutta la serata ma oramai siamo belli che inzuppati e per fortuna non fa freddo. Verso Via Medina si accelera il passo, qualcuno ci avverte che Piazza del Plebiscito, la nostra meta, è già piena e il comizio è appena iniziato.

Appena giunti nel salotto di Napoli ci rendiamo conto delle dimensioni della massa umana che riempie il vasto spazio e si fa fatica per guadagnare una posizione degna per assistere ai vari gruppi di comitati, associazioni e movimenti che si stanno alternando sul palco. A fare da moderatore scorgiamo il giornalista Domenico Iannacone, uno che non ci ha mai dimenticati, uno che stava con noi alla Rotonda di Boscoreale e che con il suo lavoro ha sempre lasciato aperto uno spiraglio per le storie invisibili della nostra Terra. Tra le persone presenti, dietro le quinte del grande palco metallico allestito nel centro della piazza, riconosciamo Antonio Marfella e Padre Maurizio Patriciello, le due anime del movimento ma c’è anche Padre Alex Zanotelli, un altro fedelissimo della causa ambientale.

Mi stacco dal mio gruppo e grazie al tesserino di giornalista riesco a passare gli sbarramenti e accedo al palco, scatto qualche foto, ma l’obiettivo è bagnato e la mano mi trema, le batterie della macchina sono esauste e il flash ritarda a caricarsi, l’emozione mi attanaglia, saluto Marfella, Padre Alex ma rimango inebetito davanti a una figura scura, china e nascosta dal suo cappuccio di felpa, dal rosario capisco chi è; Padre Patriciello trema, ha lo sguardo assorto e perso nei suoi pensieri, vede altrove, gli sono giusto di fronte ma nonostante la mia stazza sono invisibile. Non ho il coraggio di inquadrarlo, cerco lo sguardo dei presenti, quasi a voler cercare una legittimazione di quella mia voglia di fotografare quel momento fermo nel tempo e lontano dal clamore ma non ci riesco. Mi chino, incrocio finalmente il suo sguardo, gli tendo la mano e lo saluto, gli rinnovo la voglia di incontrarlo altrove, gli dico grazie e me ne vado via frastornato.

Pochi minuti e Padre Maurizio, attorniato dalle foto delle vittime della violenza all’uomo e a Madre Terra, le enumera e ne grida forte i nomi di fronte alla piazza gremita, non trattiene l’emozione, non trattiene la rabbia, di chi è la colpa di queste morti? Di chi è la colpa? Queste sono le sue parole disperate. Il suo intervento non è lungo e subito capiamo anche il perché, viene accompagnato stremato fuori dal palco e giù verso le transenne e oltre, verso Piazza Carolina. È claudicante e frastornato, è come se avesse assorbito il male, il dolore di chi gli stava attorno, troppo per un uomo solo, troppo per chiunque, lo vediamo allontanarsi verso le luci della sera.

Anche Padre Zanotelli è nel frattempo sceso tra di noi giornalisti e gli attivisti che attendono di salire per i loro interventi. Lo salutiamo nuovamente e ne approfittiamo per qualche battuta che lui, nella sua grande gentilezza, scambia con noi. Gli ricordiamo i momenti di Boscoreale e di Terzigno e gli chiediamo se avverte dei cambiamenti tra i fatti di allora e quelli di oggi e qual è stato l’atteggiamento delle istituzioni nel corso di questi anni. Lui ci dice che lo stato gli sembra asservito ai poteri economici e finanziari e non vede finora cambiamenti nel suo atteggiamento. Ritiene invece che il popolo si sia ormai reso conto che solo unito può vincere e auspica la costituzione di un solo grande comitato che possa dar finalmente voce a chi non ne ha mai avuta.

La serata va avanti, così come le decine di comitati che si alternano sul palco; narrano le loro storie di sofferenza ma anche di rabbia, gridano il loro disappunto rispetto al rischio di un nuovo sfruttamento e ad opera degli stessi che hanno inquinato, temono le leggi speciali e sottolineano il loro sconforto per il mancato accordo che spesso si è verificato tra gli stessi comitati, per umana pochezza o per gli interessi clandestini di una politica sporca più che mai. Verso le nove si decide di far suonare un gruppo intervenuto per l’occasione ma a molti degli intervenuti questo dà fastidio poiché temono di non poter più parlare, a molti è sembrato di rivivere gli sconfortanti momenti del 26 ottobre scorso e nel frattempo il pubblico gradualmente abbandona la piazza. Molti non interverranno, perché la lista d’attesa è lunga, Legambiente e Libera desistono anche loro e così via tutti gli altri a seguire, a che pro parlare a se stessi?

Mestamente torniamo a casa e sulla via del ritorno rimuginiamo le nostre considerazioni su questa e altre manifestazioni; non possiamo fare a meno del chiederci se tutto questo sia servito a qualcosa. Pioggia permettendo c’era di tutto in piazza, c’era chi aveva sofferto per l’inquinamento e chi invece aveva patito l’oltraggio della derisione ma c’era anche chi per anni ha appoggiato palesemente o meno lo scempio del territorio, c’erano i governati ma c’era anche chi ha governato e che governa ancora. Che incongruenza, che incoerenza! Ma allora chi ha torto in questa storia, chi è che ha ragione? Solo chi è morto?

A volte sembra d’essere ad una festa comandata, di quelle che si celebrano per forza in famiglia e là dove molti di quei parenti e affini presenti non avresti avuto neanche la voglia di vederli.

CARRELLATA FOTOGRAFICA

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