“Il lavoro nobilita l’uomo”. E se il lavoro non c’è?

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La disoccupazione giovanile ha raggiunto un record storico attestandosi al 42,2%. Quali sono le ricadute sul piano psicologico?

Queste le cifre diffuse dall’ISTAT. L’infelice primato è detenuto dagli under 30 raggiungendo il picco tra i giovani di etĂ  compresa tra i 15 e i 24 anni. Dati che scoraggiano chi cerca un lavoro e non fanno ben sperare, ma che al contrario incutono timore e preoccupazione riguardo un futuro dai contorni sempre più sfumati. I dati dell’ISTAT si riferiscono alla disoccupazione giovanile, ma è chiaro che tale condizione, soprattutto se è prolungata nel tempo, ha conseguenza negative sul versante psicologico, relazionale e sociale anche per le persone adulte. I risvolti psicologici della perdita del lavoro così come dell’impossibilitĂ  di trovarne uno sono molteplici.

Generalmente la prima reazione è quella dell’incredulitĂ : “È impossibile che sia capitato proprio a me!”; poi si passa al pessimismo derivante dai tentavi fallimentari di cercare un impiego; fase che prelude quella successiva, ovvero quella della rassegnazione, connotata dalla perdita di speranza e dalla convinzione che non si riuscirĂ  a trovare mai un occupazione stabile. Ed è a questo punto che possono comparire svariati sintomi: alterazioni del ritmo sonno-veglia, alterazioni dell’appetito, mancanza di autostima, sensazione di fallimento. Il discorso sulla sintomatologia è tuttavia vasto e cambia da una persona a un’altra. Ciò che invece risulta essere comune a tutti è il sentimento di sfiducia e di incertezza rispetto al proprio futuro.

Per comprendere le ragioni che determinano nei giovani il dipanarsi di sentimenti così negativi, occorre analizzare il significato profondo rappresentato dal lavoro. Lavorare, lo dice la parola, vuol dire essere occupato, impegnarsi in un’attivitĂ  per raggiungere un obiettivo, e aspetto non secondario, vuol dire essere ripagato per quel che si fa. Il lavoro risponde alla logica del do ut des. Ma il problema predominante, al momento, è proprio questo, che a fronte di giovani iper specializzati e non, la domanda da parte del mercato del lavoro è invece sempre più inesistente. Lavorare significa ancora, definire la propria identitĂ , che significhi essere un avvocato, un impiegato, un operaio. Il lavoro è importante perchè, al di la delle specificitĂ  del singolo impiego, conferisce all’individuo e ancor di più al giovane, dignitĂ , indipendenza e la possibilitĂ  di prospettarsi una vita serena e decorosa; cose che solo una buona occupazione può garantire.

Di fronte a una situazione così tragica che attraversa il nostro Paese, di fronte a un gran numero di giovani a casa senza lavoro o sottopagati, abbiamo dovuto sopportare anche l’appellativo di “bamboccioni”. L’espressione fu utilizzata per la prima volta nel 2007 dal ministro Padoa Schioppa riferendosi alla ben nota e lunga permanenza dei giovani all’interno del nucleo familiare d’origine. Sicuramente a determinare tale situazione entrano in gioco una serie di fattori da non sottovalutare tra i quali il background culturale, le tradizioni, gli usi e i costumi propri di un paese come l’Italia che ha sempre riservato massima attenzione all’istituzione famiglia.

Tuttavia ad alimentare tale fenomeno,negli ultimi anni ha contribuito anche la crisi economica. Ed infatti, di fronte a centinaia di cv inviati, di fronte a decine e decine di coetanei che ci “scavalcano” in graduatoria perchè magari hanno fatto un master più costoso (ma non sempre più formativo) del nostro, di fronte alle non risposte delle aziende che molto spesso non si degnano neanche di darci un feedback sull’appropriatezza o meno del nostro profilo professionale, che altra soluzione c’è per noi giovani, se non sentirci falliti, impotenti, ignorati per non dire invisibili e con la conseguenza di continuare a gravare economicamente sulle spalle dei nostri genitori? E allora si inizia a sottovalutarsi, ad attribuirsi poco valore, a non sentirsi importante, a rimuginare sul passato, su vecchie scelte impulsive, condizionate, irriflessive.

È scontato dire che assumere un atteggiamento del genere serve a ben poco, se non ad acuire un senso di fallimento e di rovina. La soluzione allora non è scoraggiarsi, sentirsi sconfitti ma comprendere che le ragioni del proprio malessere e che il timore di un futuro sempre meno chiaro sono una condizione comune a molti giovani e che la difficoltĂ  di trovare un’occupazione stabile non è dovuta a proprie incapacitĂ  o mancanze ma ad una profonda e logorante crisi economica. I dati dell’ISTAT ce lo confermano tristemente. Dunque bisogna continuare ad avere fiducia in sè e nelle proprie capacitĂ . Occorre essere forti, competenti, determinati, dimostrare di essere agguerriti, motivati e soprattutto di aver tanta, ma proprio tanta voglia di lavorare.
(Fonte foto: Rete internet)
 IN-FORMAMENTIS

Arte, cultura, tradizioni e percorsi di luce a Ottaviano: l’8 dicembre parte “Le strade del Veseri”

A Ottaviano “Le strade dei Veseri”. L’appuntamento è per l’8 dicembre, quando dall’Aula Consiliare del Comune, si darĂ  il via ad un evento che intende valorizzare le risorse artistiche del territorio.

Con l’avvio dei percorsi di luce lungo le strade, nelle piazze e nel Castello Mediceo, parte ad Ottaviano “Le strade del Veseri”, un progetto che intende valorizzare, nel periodo natalizio, le aree culturali, artistiche e paesaggistiche del territorio. L’appuntamento è per l’8 dicembre alle 17,30 presso la sala consiliare del Comune, quando ci sarĂ  la cerimonia di apertura dell’evento, ma “Le strade del Veseri” proseguirĂ  fino al 6 gennaio con numerosissime iniziative. Il giorno 8 il sindaco Luca Capasso e i rappresentanti dell’amministrazione comunale illustreranno il calendario degli eventi e provvederanno all’accensione simbolica delle luminarie che rappresentano il percorso denominato “Armonia delle luci”. Subito dopo ci sarĂ  la Santa Messa presso la chiesa di San Gennaro, a San Gennarello e, a seguire, il concerto di Natale a cura dell’Accademia musicale di San Gennaro Vesuviano e del coro parrocchiale di San Gennarello.

Nei giorni 15, 21, 22, 28, 29 dicembre, dalle 18 alle 22, ci sarĂ  il “Viaggio tra fede e cultura”, con la visita alle chiesa di Ottaviano e, dalle 9,30 alle 14, la “Scoperta del Parco Vesuvio”, con le visite guidate per i sentieri del Monte Somma (raduno alle 9,30 presso la Valle delle Delizie). Negli stessi giorni, inoltre, presso il Castello Mediceo e la tendostruttura di via Manzoni a San Gennarello, saranno allestiti degli stand presso i quali saranno rivissuti gli antichi mestieri e sarĂ  possibile assaggiare gratuitamente i prodotti tipici del territorio.

Dal 15 al 29 dicembre saranno organizzati mercatini con prodotti di artigianato locale presso il Castello Mediceo e la tendostruttura di San Gennarello (“I mercatini di Natale”). Il programma si conclude con l’evento “La magia della Befana”, il 6 gennaio in piazza Municipio e a San Gennarello, dove ci sarĂ  anche la cavalcata dei Re Magi. Ma l’intero periodo natalizio sarĂ  caratterizzato da decine di eventi, che coinvolgeranno anche le scuole e le associazioni di Ottaviano.
(Fonte foto: Rete internet)

Centinaia di bambini a Villa Buonanno per la tregiorni dedicata ai mercatini natalizi

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La tradizione campana per la valorizzazione del patrocinio-artistico culturale vesuviano. Il Presidente del Parco Nazionale del Vesuvio, Ugo Leone, alla cerimonia inaugurale.

Si terranno nella suggestiva cornice del Relais Villa Buonanno di Cercola i Mercatini di Natale giunti quest’anno alla quinta edizione. Degustazioni di prodotti tipici, vendita di prodotti artigianali locali, musica e molto altro in un’atmosfera natalizia unica dove i protagonisti saranno i bambini. La kermesse è stata organizzata dalla Pro Loco con il patrocinio morale del Comune di Cercola e della Provincia di Napoli. Il calendario delle iniziative verrĂ  inaugurato venerdì 6 dicembre alle ore 11.30 alla presenza del presidente del Parco Nazionale del Vesuvio, Ugo Leone.

Alla cerimonia inaugurale prenderanno parte gli alunni delle scuole del territorio che per l’occasione consegneranno la letterina a Babbo Natale e si esibiranno in momenti musicali per tutta la giornata. Orgoglioso di ospitare l’iniziativa l’amministratore unico di Villa Buonanno, Laura Greco. “Siamo lieti di prestare la nostra struttura come location per i Mercatini di Natale – dichiara – Spirito dell’iniziativa è quello di unire tutti gli attori istituzionali, sociali ed economici per continuare entro il solco tracciato in questi anni che mira a dare impulso al turismo enogastronomico. Il focus dei menu delle tre giornate sono infatti i pomodorini del piennolo, la mozzarella di bufala e i dessert della tradizione culinaria napoletana che sarĂ  possibile degustare sia presso il nostro ristorante “Del Vesuvio”, sia sugli stands che verranno allestiti in corte. L’iniziativa è sorta in collaborazione con i fornitori di Villa Buonanno parte di una filiera da anni impegnata nella tutela e nella promozione dei prodotti tipici campani”.

Soddisfatto per la preparazione dell’evento il presidente della Pro Loco Cercola, Dario Coppola. “Lo staff di Villa Buonanno e i volontari della Pro Loco di Cercola hanno lavorato in sinergia sfidando il maltempo di queste settimane e sono riusciti nonostante tutto a preparare l’evento. L’obiettivo è riuscito: fare gruppo col territorio e con le scuole. Lavorare con persone di elevate competenza come quelle incontrate a Villa Buonanno è stata un’esperienza esaltante e costruttiva”. Naturalmente, nel pieno rispetto dello spirito natalizio, non manca un aspetto solidale all’iniziativa: attraverso tutte le proprie attivitĂ , la Pro Loco di Cercola sostiene infatti l’associazione Trame Africane onlus, impegnata dal 2001 in Kenya e nel Congo.

TaglierĂ  il nastro della tregiorni assieme a Coppola, il sindaco di Cercola, Vincenzo Fiengo. “Quest’anno i Mercatini di Natale, che sono solo il primo appuntamento del calendario delle iniziative natalizie in programma a Cercola, assumono un sapore diverso in quanto saranno un’occasione per valorizzare il nostro patrimonio artistico culturale del quale Villa Buonanno è la punta di diamante”, afferma il primo cittadino. “Sono soddisfatto e ringrazio la Pro Loco per l’impegno profuso in tal senso e punteremo anche per il futuro sulla sinergia tra le istituzioni, le associazioni e gli imprenditori locali per continuare nella promozione del turismo che rappresenta per Cercola e per tutta l’area Vesuviana un trampolino di lancio assolutamente irrinunciabile”. I Mercatini saranno aperti dalle ore 10.30 alle ore 22.00.
(Fonte foto: Rete internet)

Ex Carrefour: vertenza tra proteste e promesse

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Ieri a Casoria è riesplosa la battaglia dei cassintegrati del primo ipermercato napoletano. L’appello a fare presto. Reportage allarmante: le foto choc del centro commerciale distrutto da ladri e vandali. FOTOGALLERY

I cassintegrati dell’ipermercato ex Carrefour sono di nuovo sul piede di guerra, dopo nove mesi di tregua armata. Ieri gli addetti della grande struttura commerciale, chiusa da tre anni, hanno piazzato un picchetto sull’arteria più strategica dell’hinterland, la circumvallazione esterna, a pochi passi dal grande capannone, ormai quasi completamente distrutto, in cui hanno lavorato fino al 2010. “Ex Carrefour: la truffa”, la scritta, rossa in campo bianco, dello striscione che ha sbarrato il passo ad auto e camion per due ore di seguito. Il blocco, che ha paralizzato il traffico fino alla Napoli-Roma e alla Tangenziale, è stato controllato per tutto il tempo da polizia e carabinieri. Non si sono registrati incidenti durante la protesta avallata dai sindacati di categoria Filcams, Uiltucs, Fisascat e Ugl terziario. Ma la situazione resta molto tesa. I 160 cassintegrati ex Carrefour chiedono alla Regione la proroga a tutto il 2014 della cassa in deroga, in scadenza il 31 di questo mese.

L’altra rivendicazione: un piano industriale per il rilancio dell’area commerciale dismessa che contempli il riassorbimento occupazionale dei senza lavoro. “Siamo più che preoccupati – l’appello di Mimma Primo, una delle dipendenti in lotta – chiediamo un incontro alla Regione con l’assessore al Lavoro Nappi e l’assessore alla attivitĂ  produttive Martusciello. I nostri obiettivi sono la proroga della cig in deroga e fare chiarezza sugli eventuali progetti imprenditoriali per il sito ex Carrefour. Noi – conclude la rappresentante dei cassintegrati – ripartiamo da un punto fermo: la difesa dell’anima di questa vertenza e cioè la salvaguardia dei livelli occupazionali”.

Alla manifestazione ha partecipato, in veste di mediatore, l’assessore alle attivitĂ  produttive di Casoria Antonio Lanzano. “Io e il sindaco tenteremo di fare pressione sulla prefettura”, ha dichiarato a caldo l’esponente della giunta retta da Enzo Carfora (Pd), che nel pomeriggio, alle tre, ha ricevuto i manifestanti in municipio. Per quanto riguarda le voci relative al nuovo investimento finalizzato alla riapertura del centro commerciale Lanzano ha poi specificato che “la trattativa si trova a buon punto” e che “lo ha confermato alla Regione anche la Bnl”, cioè la banca proprietaria dell’intera struttura. Lanzano ha dichiarato di ” non pensare che ci siano problemi per il riassorbimento dei cassintegrati visto che questi addetti, grazie alla loro esperienza nel settore, costituiscono un patrimonio formativo molto utile alle nuove generazioni che potranno affiancarli”.

Ma bisogna far presto. Il centro commerciale ex Carrefour, lo storico Euromercato, primo impianto di questo tipo in tutta Napoli e provincia, datato 1978, è ormai quasi completamente distrutto. I ladri e i vandali lo hanno messo in ginocchio. Uno dei lavoratori dell’ipermercato chiuso da anni, Francesco Castaldo, ieri ha voluto mostrare i segni dello sfacelo. ” Guardate – ha indicato il lavoratore, tono rassegnato – hanno rubato i condizionatori dell’aria, per un totale di almeno un milione di euro, e hanno portato via tutto dagli uffici, dall’area dell’ipermercato e dalla galleria commerciale”. L’archivio, ancora zeppo di documenti dei lavoratori, l’ufficio del personale, la direzione, il centro elaborazione dati, la portineria, perfino il tetto: tutto devastato e smantellato. Il parcheggio dipendenti, poi, è una bomba ecologica. Stessa, enorme, discarica domina in tutta l’enorme area interna, praticamente distrutta, dell’ipermercato e dalla galleria commerciale.

Somma, il preside del Torricelli scrive agli studenti: “Chi occupa sarà punito”

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Fa discutere la missiva di D’Agostino agli studenti e il preside avvisa: “Tutti subiranno le conseguenze delle scelleratezze di pochi”.

Ha il numero di protocollo 3127 ed è indirizzata a tutte le classi dell’istituto “Torricelli” di Somma Vesuviana e porta la firma del preside Sabato D’Agostino. Si tratta di una lettera aperta agli studenti nella quale fa loro non solo una classica “tiratina d’orecchio” ma tenta di metterli in riga, strigliandoli e supponendo che la voglia di “occupazione” dilagante tra i giovani sia da attribuirsi più all’intento di saltare le lezioni piuttosto che ad una giusta protesta per le tante cose che non vanno. Comincia così: “Cari ragazzi, come sempre, avete dato inizio allo stanco, noioso “rituale”, che si ripete da anni, ogni autunno. Da settembre avete tenuto tre o quattro comitati, due assemblee generali, decine e decine di assemblee di classe; da tutte queste legittime e democratiche riunioni ed anche delle elezioni dei vostri rappresentanti negli organi collegiali, che hanno oltretutto partecipato alle sedute del Consiglio d’Istituto, sono venute fuori solo due proposte:l’ora settimanale di “attualitĂ ” ed il parcheggio dei motorini nel cortile della centrale. Poi, d’improvviso avete scoperto che c’erano un sacco di problemi irrisolti e, per questo, non siete entrati mercoledì scorso (la lettera porta la data del 30 novembre, ndr). Come ogni anno in autunno, avete aperto gli occhi sulla insufficienza e sulla fatiscenza delle strutture e la vostra pazienza,avete gridato, è finita.

Alla ricerca disperata di ragioni per protestare, avete rilevato l’infiltrazione dal tetto, il tubo rotto, la scala pericolosa e, quando i motivi sono venuti meno, avete riscoperto che la pompa di benzina era piazzata proprio lì davanti all’edificio della succursale. Poichè sono sempre le stesse cose che dite e sempre nello stesso periodo dell’anno, esse danno a tutti l’impressione che siano pretesti, per non fare scuola e per evitare qualche interrogazione. Peggio ancora: state imitando certi scriteriati figli di papĂ  dei licei di cittĂ  che ogni anno perdono in manifestazioni un paio di mesi di lezione – tanto loro la vita ce l’hanno giĂ  fatta – o state dietro a ragazzi che non hanno voglia di andare a scuola, nè hanno la minima idea del perchè si debba studiare”.

Ora, senza voler entrare a gamba tesa nelle teorie del preside – siamo per la libertĂ  di pensiero ad ogni costo – ma i licei di cittĂ  sfornano soltanto “bamboccioni”, per dirla con un ex ministro della Repubblica? In provincia i “figli di papĂ ” non ci sono? E laddove ci fossero, con la crisi dilagante che c’è in giro, siamo così sicuri che abbiano la vita “giĂ  fatta”? Sia ben chiaro, non stiamo dando il nostro placet a occupazioni, scioperi e proteste, tantomeno propendiamo per una deriva, per così dire, sessantottina, ma questi studenti sono tutti svogliati? Vogliono soltanto saltare interrogazioni? La risposta non l’abbiamo.

Noi no, ma il preside sì. Tant’è che continua, la lettera che si può scaricare facilmente dall’albo online del sito web del Torricelli: “E così quelli di voi che sognano la libertĂ , la possibilitĂ  di decidere, contare, cambiare le cose, di far valere le proprie qualitĂ  individuali finiscono per “intrupparsi”, stare nel branco a seguire l’onda, tutti irreggimentati come soldatini senza autonomia. Non solo non recuperate strumenti di democrazia, nè, tantomeno, credibilitĂ , ma perdete anche la cosa più preziosa che avete oggi, il diritto allo studio: sprecate tempo ed occasioni rispetto ai vostri coetanei del resto d’Italia, dell’Europa, del Mondo, che, per niente più intelligenti di voi, ma più caparbi e impegnati, stando neibanchi di scuola, vincono inesorabilmente le sfide decisive. Che certe proteste siano soltanto pretesti appare evidente: nel pomeriggio del 3 dicembre una delegazione del “Torricelli”, composta da studenti, genitori e professori, sarĂ  ricevuta a Napoli dall’assessore provinciale, che affronterĂ  insieme a voi i problemi da risolvere. Eppure, corre voce che, addirittura, vogliate OCCUPARE IL LICEO.

Per far fare a qualcuno festa a scuola abbiamo centinaia di allievi intelligenti e brillanti, ma, per certe cose, in prima linea a trascinare gli altri ci sono sempre quei pochi che non hanno voglia di fare alcunchè, o per seguire qualche moda inconcludente, andate incontro ad un mare di guai, è bene che lo sappiate. OCCUPAZIONI E AUTOGESTIONI NON SONO CONSENTITE, perchè sono una lesione di quel diritto allo studio che voi, così fermamente e giustamente reclamate, e sono considerate interruzioni di pubblico servizio. Perciò, i responsabili verranno puniti con il CINQUE IN CONDOTTA e saranno DENUNCIATI alla PROCURA della REPUBBLICA; ma le conseguenze saranno pesanti per tutti: saranno annullati viaggi di istruzione e visite guidate, sarĂ  abolita la pausa didattica, saranno soppressi il ponte di Carnevale e quello dopo Pasqua; i nostri professori saranno costretti a correre con i programmi, con ricadute negative sulle interrogazioni. Come sapete, questo Liceo dĂ  una mano a tutti ed anche gli insegnanti più severi, alla fine, aiutano i ragazzi in difficoltĂ .

Ma bisogna meritarselo! E poi: con la crisi sociale ed economica che sta travolgendo l’Italia, con la disoccupazione giovanile tanto drammatica da far pensare che non abbiano speranza neanche quelli che non alzano mai la testa dai libri, voi protestate, manifestate ed occupate per un tubo che scorre o un intonaco che si scrosta e vi giocate per sempre il rispetto che si deve alle vostre idee”. E a questo punto, da genitori, non sappiamo se applaudire il rigore del preside o confidare nella buona fede dei ragazzi auspicando che riflettano sulle sue parole. Soprattutto sulle ultime, quelle con cui il preside D’Agostino chiosa la lettera aperta: “Milioni di giovani oggi in Italia SONO SENZA FUTURO: dovrebbero occupare ad oltranza le piazze di tutte le maggiori cittĂ  italiane e far sentire a tutti la loro INDIGNAZIONE.

Invece, voi bloccate un oscuro liceo di provincia: nessuno se ne accorgerĂ , tranne voi che avrete perso l’occasione di dimostrarvi persone razionali e responsabili e l’opportunitĂ  di studiare un po’di più, per sapere di più e per contare di più. Ancora due cose: lo “sciopero” lo fa chi, avendo fatto il proprio dovere, non vede riconosciuti i propri diritti; ma voi avete il solo, sacrosanto, diritto di studiare, non doveri, se non verso voi stessi ed il vostro futuro; non sopporteremo il solito giochino: sono pochi quelli che fanno certe cose, gli altri non c’entrano, sono entrati, volevano far lezione, ma ne sono stati impediti; tutti subiranno le conseguenze della scelleratezza di pochi. Ora avete qualche elemento in più su cui esercitare la vostra razionalitĂ  ed il vostro senso di responsabilitĂ . Stupisce sempre che dagli adulti impariate innanzitutto l’ipocrisia, la falsitĂ , la slealtĂ . “Ci meritiamo di più”, avete scritto. Ebbene; dimostratelo!”.

In giro per il web circola la lettera del preside, non in formato pdf così come da noi scaricata dal sito ufficiale dell’istituto, ma scritta a penna e siglata. Ebbene, chi l’ha diffusa l’ha definita la “lettera shock” del preside del Torricelli. Noi non siamo per nulla sotto shock anche se qualche passaggio, francamente, non lo troviamo condivisibile (“oscuro liceo di provincia”, per dirne una): gli studenti sono tutti uguali, che siedano sui banchi di un Itis di Panecuocolo o di un blasonato classico romano o napoletano; o il riferimento ai “figli di papĂ ”:qui diremmo al preside: quelli non mancano nemmeno a Somma, non c’è bisogno di andare a Napoli; sul “nessuno se ne accorgerĂ ”, si può opinare. Il resto, checchè ne dicano o scrivano, è il lavoro di un preside. E D’Agostino l’ha fatto.
Lettera aperta agli studenti del Torricelli

Acerra, Stop biocidio: in corteo studenti e mamme, nel nome di Enza

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Ieri manifestazione cittadina degli studenti di Acerra per ricordare la sedicenne Vincenza Maisto e le tante vittime del cancro. Stamane si replica a Pomigliano: corteo dei ragazzi fino al municipio.

Hanno occupato tutti gli istituti superiori della cittĂ  dell’inceneritore, la settimana scorsa. Un assalto deciso proprio quando hanno saputo della morte della loro compagna Enza Maisto, 16 anni, uccisa da un osteosarcoma, terribile tumore delle ossa, che aveva aggredito la giovanissima nel 2009. Ma ieri, a otto giorni dalle occupazioni, gli studenti di Acerra hanno fornito la prova che non intendono mollare.

Nella mattinata, infatti, corteo di protesta per le strade, partendo dalla cittadella scolastica Alfonso Maria de’ Liguori, che raccoglie i licei classico, scientifico e linguistico. Qui, sul muro che delimita l’ingresso delle scuole, i ragazzi hanno affisso un manifesto in memoria della loro amica Enza. “Lotteremo nel suo ricordo – la promessa di Carmine Ruotolo, uno dei leader del movimento studentesco locale – e lotteremo per Sara, un’altra nostra compagna che sta combattendo contro il tumore. Ma siamo in piazza anche per altri nostri amici e compagni ai quali è stato diagnosticato il cancro”. Circa un migliaio gli studenti che ieri sono sfilati in corteo ad Acerra.

Urla e slogan contro il ” biocidio “, mentre sulle loro teste volteggiava un elicottero del Corpo Forestale dello Stato dal quale penzolava un enorme gradiometro, sorta di antenna orizzontale che rileva la presenza delle discariche di rifiuti occultate nei terreni. Al corteo si sono unite molte mamme con i loro bambini, le stesse mamme che a ottobre hanno animato, sempre da queste parti, la ” fiaccolata per la vita “, un’impressionante manifestazione con le immagini dei bambini della zona portati via dal cancro, enormi fotografie che hanno lasciato il segno. Nel corteo di ieri anche gli studenti del liceo artistico Bruno Munari.

“Scendete in piazza con noi: la nostra battaglia è la battaglia di tutti, perchè ci stanno togliendo il diritto alla salute “, l’esortazione dei manifestanti rivolta ai curiosi affacciati ai balconi. Un invito che però non ha sortito gli effetti sperati. Molti quelli che hanno preferito restare a guardare. C’è chi dissente. Il preside delle cittadella scolastica, Carmine De Rosa, poco prima della partenza del corteo ha commentato con durezza la protesta studentesca.

“Al posto dell’occupazione – ha detto – avevo proposto una settimana di autogestione per discutere del tema. Proposta che non è stata accolta”. De Rosa è inviperito: “La scuola non avalla nè l’anarchia nè l’illegalitĂ . Ho chiesto alle forze dell’ordine lo sgombero del complesso Alfonso Maria de’Liguori, ma non sono intervenute: dopo una settimana di occupazione questa scuola è quasi smantellata”. Il preside ha rincarato la dose delle accuse definendo “capipopolo” i medici invitati qualche giorno fa dagli studenti per tenere un’assemblea sull’inquinamento. Secca la replica dei ragazzi: “Tutte falsitĂ : il nostro dirigente scolastico davanti al disastro ambientale vuole far finta che non sia successo nulla, tirando in ballo la nostra presunta irresponsabilitĂ ”. Stamane si replica, nella vicina Pomigliano: corteo degli studenti contro le discariche, autorizzate e illegali, fino al municipio.

Lucciole e Lanterne

Una proposta di legge in Francia riaccende il dibattito sulla prostituzione.

Prostituzione sì, prostituzione no. Se sia più liberale, democratico e antisessista riconoscere la prostituzione come un qualunque lavoro, far pagare le tasse alle prostitute, appoggiare l’idea del “decido io cosa fare del mio corpo” come autentica liberazione della donna da secoli di oppressione o sia invece più antidiscriminatorio, progressista e femminista puntare all’abolizione della prostituzione, considerarla come l’odiosa ereditĂ  di una cultura sessista in smantellamento, come una forma di schiavitù insopportabile e quindi multare i clienti, non riconoscere all’attivitĂ  la definizione di “lavoro” e con una serie di leggi, tentare di porre fine al fenomeno.

Che sotto la condanna della prostituzione sia visibile, senza grattare nemmeno poi tanto, il vecchio moralismo perbenista, è cosa che non si può facilmente negare. Se ne parla sempre con un certo orrore, con una certa pietĂ  e commiserazione. Chi si prostituisce lo fa perchè spinta da una insostenibile povertĂ , oppure perchè è obbligata da contratti capestro con sfruttatori-padroni, in particolare nel caso delle immigrate. Poco si pensa a chi si prostituisce per scelta, cioè perchè trova l’attivitĂ  una buona fonte di guadagno, conveniente, che si può svolgere senza troppa fatica (certamente non ci vogliono anni di studi e di selezioni). Però probabilmente si pensa poco a quest’ultima tipologia perchè è meno frequente. O forse meno conosciuta. Statistiche in merito, con la distinzione percentuale delle varie tipologia (per scelta, per fame, per costrizione) non se ne trovano.

Il dibattito è tornato alla ribalta perchè in Francia è allo studio una legge per l’abolizione della prostituzione. La legge non è stata presentata dall’estrema destra, ma da NajatVallaudBelkacem, ministra delle donne e socialista. La proposta prevede una multa per i clienti da 1500 a 3000 euro. A questo punto si è scatenata la polemica, al di lĂ  e al di qua delle Alpi, tra due contrapposti pensieri. Uno che vede nella prostituzione sempre e comunque un “male”, una schiavizzazione e degradazione della donna e l’altro che rivendica invece la possibilitĂ  che la prostituzione sia una scelta di libertĂ  e accusa l’altro pensiero di moralismo o peggio.

Ora io temo che il grosso problema non sia questo. In primo luogo la prostituzione liberamente scelta da una donna che ne ricava di che vivere con agiatezza, non mi preoccupa particolarmente. Se è così non è un soggetto debole, non paga la crisi, non corre particolari rischi se si protegge da quelli sanitari. Non mi risulta che una donna che svolge questa attivitĂ  ha meno diritti degli altri: può avere un medico di base, avere accesso alle cure mediche, allo studio, al voto, sottoscrivere un’assicurazione, comprare casa. Mi preoccupa invece, e molto, la prostituzione che vedo per strada, che non mi sembra affatto una libera scelta. Mi preoccupa la prostituzione dei bambini. E’ di pochi giorni fa un’inchiesta su piccoli prostituti che si vendono a Napoli vicino al cimitero di Capodichino. E poi sappiamo delle ragazzine che lo fanno in cambio di una ricarica di cellulare. Come si fa a parlare di libera scelta se a “scegliere” è una minorenne che del suo corpo non sa ancora niente? Tutto questo è molto triste.

Le sex workers francesi hanno organizzato manifestazioni contro la proposta di legge che multa i clienti perchè, ovviamente, rischia di rovinare il mercato. Eppure sono proprio i clienti quelli che delle prostitute parlano con infinito disprezzo. Sono gli uomini che le cercano i primi a non riconoscerne la soggettivitĂ . Perchè è proprio della prostituzione che la prostituta non scelga niente. E’ pagata, e quindi deve fornire il servizio. Il cliente guarda e sceglie, la prostituta aspetta e spera (?) di essere scelta. Il cliente paga e lei fa quello che vuole lui. La prostituzione si basa inevitabilmente su un rapporto di sudditanza, non alla pari, per definizione. Certo si può obiettare che i rapporti di sudditanza sono tanti, che anche in tante altre situazioni il sesso è un lavoro o una merce di scambio. Anche in tanti matrimoni. Sì, ma nella prostituzione la sudditanza è insita. Ma anche così, se c’è libera scelta, se c’è consensualitĂ  tra adulti, va bene. Quello che non va bene è il disprezzo di cui la donna che si prostituisce è circondata e questo non mi sembra colpa del moralismo “femminista”. La prostituta è disprezzata da sempre, da tutti o quasi, anche e soprattutto da quelli che di lei si servono. Non così per gli uomini prostituti, i gigolò, si chiamavano. Come mai in tutta questa libertĂ  di scelta e consapevolezza del proprio corpo non ci sono masse di donne cui il sesso coniugale è venuto a noia e cercano prostituti per strada? Perchè sono sempre uomini i clienti, di donne, ragazzine e bambini? Perchè dopo essersene serviti sputano su quello che desiderano?

La radice della disparitĂ  tra i sessi e della ricerca del rapporto di sudditanza è profonda e spesso invisibile. Non servono e non bastano leggi in un senso o in altro. La prostituzione non è un problema. Tutt’al più è la conseguenza del problema. E mentre sono sicura della giustezza delle battaglie contro la schiavitù e lo sfruttamento sessuale, non sono sicura che la mia liberazione come donna debba portare a uomini nudi in vetrina, a strade di periferia piena di giovanotti muscolosi con la merce in esposizione. Io continuo a pensare che la liberazione significhi che ciascuno abbia riconosciuto il suo diritto di scegliere, e che questo diritto sia uguale per le donne e per gli uomini. Basterebbe questo a rimettere la bussola in asse. Se una donna vuole liberamente rinunciare a questo diritto, che ancora si fa fatica a conquistare, in cambio di un guadagno non ho niente da eccepire. Ma non può essere considerata un esempio di liberazione, così come non lo è una moglie che volontariamente, in cambio di vantaggi economici e sociali, rinuncia ai suoi sogni in favore di quelli del marito, o una madre che non insegna ai figli maschi a rifarsi il letto perchè “è una cosa da donne”.
 QUESTIONE DI GENERE
(Fonte foto: Rete internet)

Lucciole e Lanterne

Una proposta di legge in Francia riaccende il dibattito sulla prostituzione.

Prostituzione sì, prostituzione no. Se sia più liberale, democratico e antisessista riconoscere la prostituzione come un qualunque lavoro, far pagare le tasse alle prostitute, appoggiare l’idea del “decido io cosa fare del mio corpo” come autentica liberazione della donna da secoli di oppressione o sia invece più antidiscriminatorio, progressista e femminista puntare all’abolizione della prostituzione, considerarla come l’odiosa ereditĂ  di una cultura sessista in smantellamento, come una forma di schiavitù insopportabile e quindi multare i clienti, non riconoscere all’attivitĂ  la definizione di “lavoro” e con una serie di leggi, tentare di porre fine al fenomeno.

Che sotto la condanna della prostituzione sia visibile, senza grattare nemmeno poi tanto, il vecchio moralismo perbenista, è cosa che non si può facilmente negare. Se ne parla sempre con un certo orrore, con una certa pietĂ  e commiserazione. Chi si prostituisce lo fa perchè spinta da una insostenibile povertĂ , oppure perchè è obbligata da contratti capestro con sfruttatori-padroni, in particolare nel caso delle immigrate. Poco si pensa a chi si prostituisce per scelta, cioè perchè trova l’attivitĂ  una buona fonte di guadagno, conveniente, che si può svolgere senza troppa fatica (certamente non ci vogliono anni di studi e di selezioni). Però probabilmente si pensa poco a quest’ultima tipologia perchè è meno frequente. O forse meno conosciuta. Statistiche in merito, con la distinzione percentuale delle varie tipologia (per scelta, per fame, per costrizione) non se ne trovano.

Il dibattito è tornato alla ribalta perchè in Francia è allo studio una legge per l’abolizione della prostituzione. La legge non è stata presentata dall’estrema destra, ma da NajatVallaudBelkacem, ministra delle donne e socialista. La proposta prevede una multa per i clienti da 1500 a 3000 euro. A questo punto si è scatenata la polemica, al di lĂ  e al di qua delle Alpi, tra due contrapposti pensieri. Uno che vede nella prostituzione sempre e comunque un “male”, una schiavizzazione e degradazione della donna e l’altro che rivendica invece la possibilitĂ  che la prostituzione sia una scelta di libertĂ  e accusa l’altro pensiero di moralismo o peggio.

Ora io temo che il grosso problema non sia questo. In primo luogo la prostituzione liberamente scelta da una donna che ne ricava di che vivere con agiatezza, non mi preoccupa particolarmente. Se è così non è un soggetto debole, non paga la crisi, non corre particolari rischi se si protegge da quelli sanitari. Non mi risulta che una donna che svolge questa attivitĂ  ha meno diritti degli altri: può avere un medico di base, avere accesso alle cure mediche, allo studio, al voto, sottoscrivere un’assicurazione, comprare casa. Mi preoccupa invece, e molto, la prostituzione che vedo per strada, che non mi sembra affatto una libera scelta. Mi preoccupa la prostituzione dei bambini. E’ di pochi giorni fa un’inchiesta su piccoli prostituti che si vendono a Napoli vicino al cimitero di Capodichino. E poi sappiamo delle ragazzine che lo fanno in cambio di una ricarica di cellulare. Come si fa a parlare di libera scelta se a “scegliere” è una minorenne che del suo corpo non sa ancora niente? Tutto questo è molto triste.

Le sex workers francesi hanno organizzato manifestazioni contro la proposta di legge che multa i clienti perchè, ovviamente, rischia di rovinare il mercato. Eppure sono proprio i clienti quelli che delle prostitute parlano con infinito disprezzo. Sono gli uomini che le cercano i primi a non riconoscerne la soggettivitĂ . Perchè è proprio della prostituzione che la prostituta non scelga niente. E’ pagata, e quindi deve fornire il servizio. Il cliente guarda e sceglie, la prostituta aspetta e spera (?) di essere scelta. Il cliente paga e lei fa quello che vuole lui. La prostituzione si basa inevitabilmente su un rapporto di sudditanza, non alla pari, per definizione. Certo si può obiettare che i rapporti di sudditanza sono tanti, che anche in tante altre situazioni il sesso è un lavoro o una merce di scambio. Anche in tanti matrimoni. Sì, ma nella prostituzione la sudditanza è insita. Ma anche così, se c’è libera scelta, se c’è consensualitĂ  tra adulti, va bene. Quello che non va bene è il disprezzo di cui la donna che si prostituisce è circondata e questo non mi sembra colpa del moralismo “femminista”. La prostituta è disprezzata da sempre, da tutti o quasi, anche e soprattutto da quelli che di lei si servono. Non così per gli uomini prostituti, i gigolò, si chiamavano. Come mai in tutta questa libertĂ  di scelta e consapevolezza del proprio corpo non ci sono masse di donne cui il sesso coniugale è venuto a noia e cercano prostituti per strada? Perchè sono sempre uomini i clienti, di donne, ragazzine e bambini? Perchè dopo essersene serviti sputano su quello che desiderano?

La radice della disparitĂ  tra i sessi e della ricerca del rapporto di sudditanza è profonda e spesso invisibile. Non servono e non bastano leggi in un senso o in altro. La prostituzione non è un problema. Tutt’al più è la conseguenza del problema. E mentre sono sicura della giustezza delle battaglie contro la schiavitù e lo sfruttamento sessuale, non sono sicura che la mia liberazione come donna debba portare a uomini nudi in vetrina, a strade di periferia piena di giovanotti muscolosi con la merce in esposizione. Io continuo a pensare che la liberazione significhi che ciascuno abbia riconosciuto il suo diritto di scegliere, e che questo diritto sia uguale per le donne e per gli uomini. Basterebbe questo a rimettere la bussola in asse. Se una donna vuole liberamente rinunciare a questo diritto, che ancora si fa fatica a conquistare, in cambio di un guadagno non ho niente da eccepire. Ma non può essere considerata un esempio di liberazione, così come non lo è una moglie che volontariamente, in cambio di vantaggi economici e sociali, rinuncia ai suoi sogni in favore di quelli del marito, o una madre che non insegna ai figli maschi a rifarsi il letto perchè “è una cosa da donne”.
 QUESTIONE DI GENERE
(Fonte foto: Rete internet)

Nola. I gigli patrimonio immateriale dell’umanità

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È giunta da Baku l’attesa notizia, i gigli di Nola con la Rete delle Grandi Macchine a Spalla si è vista riconosciuta l’ambito sigillo blu.

I gigli di Nola patrimonio dell’umanitĂ . La notizia tanto attesa è giunta da Baku, in Azerbaijan, dove l’Ottava Commissione Intergovernativa Unesco, ha decretato l’iscrizione alla lista dei patrimoni immateriali dell’umanitĂ  per la Rete delle Grandi Macchine a Spalla. Unica candidatura per l’Italia, la Rete unisce sotto la sua egida le quattro feste popolari nazionali accomunate dall’utilizzo di grandi macchine a spalla, ovvero, oltre i gigli di Nola, la Varia di Palmi, i Candelieri di Sassari e la Macchina di Santa Rosa di Viterbo.

Ad assistere all’attribuzione del riconoscimento a Baku c’era la responsabile del progetto, la dottoressa Patrizia Nardi, originaria di Palmi e promotrice sin dal 2005 dei primi contatti tra le diverse comunitĂ  locali; con lei una delegazioni delle quattro cittĂ  candidate, tra cui il sindaco Biancardi, che ha raggiunto la lontana localitĂ  caucasica a sue spese. “La festa dei Gigli di Nola, la nostra storia, la nostra fede, il nostro dna di popolo nolano sono ricchezza universale. L’Unesco ha ufficialmente iscritto le 4 cittĂ  della rete delle grandi macchine a spalla nella lista rappresentativa del patrimonio culturale immateriale dell’umanitĂ ” – annuncia Geremia Biancardi da Baku – “ora tutto questo dovrĂ  tradursi in nuove opportunitĂ  di crescita per Nola”.

In cittĂ  intanto la trepidante attesa di questi giorni è giĂ  sfociata in gioia. Questa mattina una numerosa folla di persone ha accolto la costruzione di un giglio in piazza Duomo, evento che segna l’inizio delle celebrazioni per l’ambito riconoscimento e che farĂ  la sua figura al centro della cittĂ  per tutte le festivitĂ  natalizie.

Alle 12 di oggi, invece, presso il palazzo comunale si terrĂ  la conferenza stampa con cui verranno annunciati i festeggiamenti di domenica 8 dicembre. Confermata la manifestazione in programma per Nola, con partenza dello storico corteo degli orsini alle 16,30 da piazza Giordano Bruno, seguito dai gonfaloni delle corporazioni dei gigli, che si riuniranno in cattedrale per le 18 in attesa della benedizione del Vescovo Beniamino Depalma. A partire dalle 18,30 la festa in piazza Duomo, con l’annuncio ufficiale dell’ingresso Unesco da parte del primo cittadino di Nola, in collegamento streaming con le altre tre cittĂ  sorelle, seguito dall’esibizione della banda macedone Adusavi Dzambo Orchestra Rider e delle fanfare nolane.

Somma, SOS commercio da Progetto Somma e Nuovo PSI

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Polemiche per i ritardi sull’installazione delle luminarie e per le conseguenti ricadute sul commercio. Interrogazione consiliare di Alfonsina Stanzione.

Le lamentele per l’assenza di luminarie e per un calendario decente di iniziative natalizie la fanno da padrone sul web. L’austerity made in Somma Vesuviana non piace ai cittadini e tantomeno ai commercianti. Così, se a Pomigliano d’Arco e a Sant’Anastasia, illuminate e “arredate” da luci che potrebbero, in piccolo, competere con quelle di Salerno (non a caso, la ditta è la stessa e ha sede a Pomigliano d’Arco) in molti si dolgono per il presunto spreco di denaro pubblico e altri plaudono invece a quelli che sono pur sempre incentivi per il commercio, a Somma Vesuviana va in scena il copione dal titolo “L’erba del vicino è sempre più verde”.

Le luminarie ci saranno, questo è stato annunciato, seppure accese con ritardo. Quanto al programma delle iniziative, sembra si sia in alto mare. O comunque che l’acqua sia alta non si può negare visto il ritardo. Così la consigliera Alfonsina Stanzione, con Nuovo Psi e Progetto Somma ha presentato un’interrogazione a tema che dovrebbe essere discussa nella prossima seduta di consiglio comunale. Ma i partiti rappresentati dalla Stanzione hanno pure firmato un libello lanciando un SOS commercio: “Negli altri comuni è Natale – questa amministrazione ha abbandonato i commercianti”. Nel mirino non solo i ritardi per una degna celebrazione delle festivitĂ  con un adeguato calendario ma anche i parcheggi e la viabilitĂ ”.
(Fonte foto: Rete internet)