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venerdì, Dicembre 3, 2021

Lucciole e Lanterne

Una proposta di legge in Francia riaccende il dibattito sulla prostituzione.

Prostituzione sì, prostituzione no. Se sia più liberale, democratico e antisessista riconoscere la prostituzione come un qualunque lavoro, far pagare le tasse alle prostitute, appoggiare l’idea del “decido io cosa fare del mio corpo” come autentica liberazione della donna da secoli di oppressione o sia invece più antidiscriminatorio, progressista e femminista puntare all’abolizione della prostituzione, considerarla come l’odiosa eredità di una cultura sessista in smantellamento, come una forma di schiavitù insopportabile e quindi multare i clienti, non riconoscere all’attività la definizione di “lavoro” e con una serie di leggi, tentare di porre fine al fenomeno.

Che sotto la condanna della prostituzione sia visibile, senza grattare nemmeno poi tanto, il vecchio moralismo perbenista, è cosa che non si può facilmente negare. Se ne parla sempre con un certo orrore, con una certa pietà e commiserazione. Chi si prostituisce lo fa perchè spinta da una insostenibile povertà, oppure perchè è obbligata da contratti capestro con sfruttatori-padroni, in particolare nel caso delle immigrate. Poco si pensa a chi si prostituisce per scelta, cioè perchè trova l’attività una buona fonte di guadagno, conveniente, che si può svolgere senza troppa fatica (certamente non ci vogliono anni di studi e di selezioni). Però probabilmente si pensa poco a quest’ultima tipologia perchè è meno frequente. O forse meno conosciuta. Statistiche in merito, con la distinzione percentuale delle varie tipologia (per scelta, per fame, per costrizione) non se ne trovano.

Il dibattito è tornato alla ribalta perchè in Francia è allo studio una legge per l’abolizione della prostituzione. La legge non è stata presentata dall’estrema destra, ma da NajatVallaudBelkacem, ministra delle donne e socialista. La proposta prevede una multa per i clienti da 1500 a 3000 euro. A questo punto si è scatenata la polemica, al di là e al di qua delle Alpi, tra due contrapposti pensieri. Uno che vede nella prostituzione sempre e comunque un “male”, una schiavizzazione e degradazione della donna e l’altro che rivendica invece la possibilità che la prostituzione sia una scelta di libertà e accusa l’altro pensiero di moralismo o peggio.

Ora io temo che il grosso problema non sia questo. In primo luogo la prostituzione liberamente scelta da una donna che ne ricava di che vivere con agiatezza, non mi preoccupa particolarmente. Se è così non è un soggetto debole, non paga la crisi, non corre particolari rischi se si protegge da quelli sanitari. Non mi risulta che una donna che svolge questa attività ha meno diritti degli altri: può avere un medico di base, avere accesso alle cure mediche, allo studio, al voto, sottoscrivere un’assicurazione, comprare casa. Mi preoccupa invece, e molto, la prostituzione che vedo per strada, che non mi sembra affatto una libera scelta. Mi preoccupa la prostituzione dei bambini. E’ di pochi giorni fa un’inchiesta su piccoli prostituti che si vendono a Napoli vicino al cimitero di Capodichino. E poi sappiamo delle ragazzine che lo fanno in cambio di una ricarica di cellulare. Come si fa a parlare di libera scelta se a “scegliere” è una minorenne che del suo corpo non sa ancora niente? Tutto questo è molto triste.

Le sex workers francesi hanno organizzato manifestazioni contro la proposta di legge che multa i clienti perchè, ovviamente, rischia di rovinare il mercato. Eppure sono proprio i clienti quelli che delle prostitute parlano con infinito disprezzo. Sono gli uomini che le cercano i primi a non riconoscerne la soggettività. Perchè è proprio della prostituzione che la prostituta non scelga niente. E’ pagata, e quindi deve fornire il servizio. Il cliente guarda e sceglie, la prostituta aspetta e spera (?) di essere scelta. Il cliente paga e lei fa quello che vuole lui. La prostituzione si basa inevitabilmente su un rapporto di sudditanza, non alla pari, per definizione. Certo si può obiettare che i rapporti di sudditanza sono tanti, che anche in tante altre situazioni il sesso è un lavoro o una merce di scambio. Anche in tanti matrimoni. Sì, ma nella prostituzione la sudditanza è insita. Ma anche così, se c’è libera scelta, se c’è consensualità tra adulti, va bene. Quello che non va bene è il disprezzo di cui la donna che si prostituisce è circondata e questo non mi sembra colpa del moralismo “femminista”. La prostituta è disprezzata da sempre, da tutti o quasi, anche e soprattutto da quelli che di lei si servono. Non così per gli uomini prostituti, i gigolò, si chiamavano. Come mai in tutta questa libertà di scelta e consapevolezza del proprio corpo non ci sono masse di donne cui il sesso coniugale è venuto a noia e cercano prostituti per strada? Perchè sono sempre uomini i clienti, di donne, ragazzine e bambini? Perchè dopo essersene serviti sputano su quello che desiderano?

La radice della disparità tra i sessi e della ricerca del rapporto di sudditanza è profonda e spesso invisibile. Non servono e non bastano leggi in un senso o in altro. La prostituzione non è un problema. Tutt’al più è la conseguenza del problema. E mentre sono sicura della giustezza delle battaglie contro la schiavitù e lo sfruttamento sessuale, non sono sicura che la mia liberazione come donna debba portare a uomini nudi in vetrina, a strade di periferia piena di giovanotti muscolosi con la merce in esposizione. Io continuo a pensare che la liberazione significhi che ciascuno abbia riconosciuto il suo diritto di scegliere, e che questo diritto sia uguale per le donne e per gli uomini. Basterebbe questo a rimettere la bussola in asse. Se una donna vuole liberamente rinunciare a questo diritto, che ancora si fa fatica a conquistare, in cambio di un guadagno non ho niente da eccepire. Ma non può essere considerata un esempio di liberazione, così come non lo è una moglie che volontariamente, in cambio di vantaggi economici e sociali, rinuncia ai suoi sogni in favore di quelli del marito, o una madre che non insegna ai figli maschi a rifarsi il letto perchè “è una cosa da donne”.
 QUESTIONE DI GENERE
(Fonte foto: Rete internet)

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