Ottaviano cambia, Federico è il nuovo sindaco

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Ottaviano ha scelto il suo nuovo primo cittadino. Al termine del turno di ballottaggio, Ferdinando Federico si è imposto su Biagio Simonetti, conquistando la fascia tricolore e ottenendo la fiducia degli elettori chiamati alle urne per decidere il futuro amministrativo della città vesuviana.

Lo scrutinio ha evidenziato fin dalle prime sezioni un vantaggio per Federico che, con il passare delle ore e l’arrivo dei dati provenienti dai seggi, si è progressivamente ampliato fino a rendere chiaro l’esito della competizione. Una vittoria significativa per l’imprenditore e per la coalizione civica che lo ha sostenuto durante tutta la campagna elettorale.

La sfida tra Federico e Simonetti ha rappresentato uno dei confronti più attesi di questa tornata amministrativa. I due candidati, entrambi espressione dell’area moderata, hanno animato per settimane il dibattito politico cittadino, confrontandosi su programmi, proposte e visioni per il rilancio del territorio.

Alla fine, però, gli elettori hanno premiato il progetto politico guidato da Federico, affidandogli la responsabilità di amministrare uno dei centri più importanti dell’area vesuviana. Un risultato che assume ancora maggiore valore considerando che il confronto tra i due protagonisti riproponeva una rivalità politica già emersa nelle precedenti competizioni elettorali.

Nel quartier generale del neo sindaco l’atmosfera è stata quella delle grandi occasioni. Sostenitori, candidati e rappresentanti delle liste hanno accolto con entusiasmo l’esito delle urne, dando il via ai festeggiamenti per una vittoria maturata progressivamente durante lo spoglio.

Per Biagio Simonetti arriva invece una sconfitta che interrompe il percorso verso la guida della città. Il risultato finale consegna dunque a Ferdinando Federico il compito di guidare Ottaviano nei prossimi anni, aprendo una nuova fase amministrativa e politica. Con la conclusione dello scrutinio si chiude ufficialmente una lunga campagna elettorale e si apre la stagione della nuova amministrazione comunale.

Casalnuovo, la caporetto Pelliccia-Romano è completa: Nappi stravince al ballottaggio

Quella che doveva essere una conferma si è trasformata in una delle sconfitte politiche più pesanti degli ultimi anni nell’area nord di Napoli. A Casalnuovo, per la prima volta nella storia amministrativa della città, il centrosinistra conquista il Comune con Giovanni Nappi, ribaltando pronostici e rapporti di forza che sembravano ormai consolidati. Il risultato assume un valore ancora più significativo se si considera il punto di partenza. Nicoletta Romano, candidata sostenuta dal centrodestra e indicata come erede politica di Massimo Pelliccia, arrivava al ballottaggio forte di un ampio vantaggio costruito al primo turno e sostenuta da una coalizione numericamente superiore. Tredici liste contro quattro, una macchina elettorale collaudata e il sostegno dell’ex sindaco che per dieci anni ha rappresentato il principale riferimento politico cittadino. Eppure tutto questo non è bastato. La vittoria di Giovanni Nappi rappresenta infatti molto più del successo di una candidatura alternativa. È il simbolo del fallimento di una strategia politica che ha dato per scontato il consenso accumulato negli anni. Il centrosinistra, inizialmente frammentato, è riuscito invece a compattarsi attorno a un progetto comune. Determinante è stato il sostegno arrivato dopo il primo turno dall’area guidata da Katia Iorio, che ha consentito la costruzione di un fronte largo capace di intercettare il voto di cambiamento. Per Massimo Pelliccia la sconfitta ha il sapore della Caporetto politica. L’ex sindaco aveva investito gran parte del proprio peso elettorale sulla candidatura di Nicoletta Romano, considerata la naturale continuatrice della sua esperienza amministrativa. Il verdetto delle urne, però, racconta una realtà diversa: una parte consistente dell’elettorato ha scelto di voltare pagina, premiando una proposta percepita come alternativa rispetto al sistema di potere che ha governato la città nell’ultimo decennio. La rimonta di Nappi assume contorni ancora più sorprendenti se si considera che al primo turno il candidato del centrosinistra era arrivato staccato di migliaia di voti rispetto alla rivale. In appena due settimane, però, il quadro politico è cambiato radicalmente. Il vantaggio accumulato dal centrodestra si è dissolto e il consenso si è spostato verso la coalizione progressista. Adesso per Casalnuovo si apre una fase nuova. Per il centrodestra, invece, è tempo di riflessioni profonde. Perdere una città considerata una roccaforte storica, nonostante una coalizione più ampia e una posizione iniziale favorevole, rappresenta un segnale politico che difficilmente potrà essere ignorato. La sconfitta di Nicoletta Romano è inevitabilmente anche la sconfitta di Massimo Pelliccia e della sua eredità politica. Una battuta d’arresto che rischia di segnare la fine di un ciclo.

Rifiuti tossici nel Parco del Vesuvio, arrestato 26enne: sequestrata l’area contaminata a Boscotrecase

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Un’operazione dei Carabinieri del Nucleo Parco Forestale di Boscoreale ha portato all’esecuzione di una misura cautelare nei confronti di un cittadino romeno di 26 anni, ritenuto responsabile di gravi reati ambientali legati al trasporto e all’abbandono di rifiuti speciali pericolosi all’interno di un’area ricadente nel Parco Nazionale del Vesuvio.

Il provvedimento, emesso dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Torre Annunziata su richiesta della Procura della Repubblica, dispone il divieto di dimora nella provincia di Napoli. L’uomo, già noto alle forze dell’ordine, era inizialmente risultato irreperibile presso il proprio indirizzo di residenza ufficiale ma è stato successivamente rintracciato dai militari dell’Arma al termine di una serie di accertamenti e attività investigative.

L’indagine, coordinata dalla Procura di Torre Annunziata e condotta dagli specialisti del Nucleo Parco Forestale di Boscoreale, nasce da un episodio risalente al 13 marzo scorso. In quell’occasione il giovane, insieme a una donna, sarebbe stato individuato mentre effettuava lo sversamento illecito di rifiuti in via Rendine, nel territorio comunale di Boscotrecase, in una zona compresa nel perimetro protetto del Parco Nazionale del Vesuvio.

Secondo quanto accertato dagli investigatori, nell’area sarebbero stati abbandonati numerosi sacchi contenenti materiali altamente inquinanti, tra cui resine e vernici industriali. Sostanze che, se disperse nell’ambiente, possono provocare gravi danni al suolo, alla vegetazione e all’intero ecosistema circostante.

Per il trasporto dei rifiuti sarebbe stata utilizzata un’autovettura che i Carabinieri Forestali avevano già sottoposto a sequestro nel corso di un precedente controllo stradale.

L’intera area interessata dallo sversamento resta tuttora sotto sequestro giudiziario ed è stata affidata in custodia al Comune di Boscotrecase. Saranno ora necessarie operazioni di bonifica e messa in sicurezza per eliminare i rischi ambientali e ripristinare le condizioni dell’area protetta.

L’Oasi dei Bambini porta in scena Mary Poppins: l’educazione incontra immaginazione e creatività

Si è tenuto lo scorso sabato, 6 giugno, presso l’Istituto “Oasi dei bambini” di Somma Vesuviana, il saggio di fine anno. I piccoli alunni, guidati dalle bravissime maestre, hanno portato in scena un riadattamento di Mary Poppins, la celebre tata nata dalla penna di P. L. Travers e divenuta icona dell’immaginario collettivo grazie all’omonimo film Disney. Attraverso musiche, coreografie e recitazione, i bambini hanno accompagnato il pubblico di genitori e adulti presenti nel mondo della famiglia Banks, tra momenti creativi e preziosi insegnamenti educativi.

Aggressione all’Ufficio Immigrazione di Napoli, poliziotto ferito da un morso

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Un episodio di violenza ai danni di un poliziotto ha riacceso il dibattito sulle condizioni di sicurezza negli uffici della Questura di Napoli. A denunciare l’accaduto è la Segreteria Provinciale del Siap (Sindacato Italiano Appartenenti Polizia), che ha inviato una nota al Questore di Napoli chiedendo interventi urgenti per tutelare il personale in servizio presso l’Ufficio Immigrazione. Secondo quanto riferito dal sindacato, l’episodio si sarebbe verificato nella mattinata del 4 giugno all’interno degli uffici dedicati alle pratiche per i cittadini stranieri. Una donna straniera, irregolare sul territorio nazionale e con numerosi precedenti di polizia, avrebbe dato in escandescenze durante la gestione di alcune questioni legate al proprio titolo di soggiorno. Nel tentativo di riportare la situazione alla calma, gli operatori presenti avrebbero cercato una mediazione, ma la donna avrebbe reagito con violenza. Ad avere la peggio sarebbe stato un vice ispettore della Polizia di Stato, colpito da un’aggressione fisica culminata con un morso al braccio. L’agente sarebbe stato trascinato a terra prima dell’intervento degli altri poliziotti e delle pattuglie giunte in supporto. Il funzionario ferito è stato costretto a ricorrere alle cure ospedaliere e a sottoporsi alle procedure sanitarie previste in casi simili. Il Siap ha espresso solidarietà al collega, augurandogli una pronta guarigione. Nella nota il sindacato sottolinea come l’episodio non rappresenti un caso isolato, ma l’ennesimo segnale delle difficoltà operative che il personale affronta quotidianamente in un ufficio caratterizzato da un elevato afflusso di utenti e da situazioni spesso complesse da gestire. Per questo motivo il Siap chiede una revisione immediata delle misure di sicurezza, una valutazione delle carenze strutturali esistenti e il riconoscimento dell’impegno profuso dagli operatori impegnati quotidianamente in un contesto considerato particolarmente delicato. Il sindacato auspica infine un intervento rapido della Questura per garantire condizioni di lavoro più sicure e adeguate al personale impiegato nell’Ufficio Immigrazione di Napoli.

Ercolano, ragazzo di 17 anni inseguito e poi accoltellato in paninoteca

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Ad Ercolano un ragazzino di 17 anni è stato inseguito sullo scooter e poi aggredito e accoltellato. In ospedale e stato dimesso con prognosi di 15 giorni.

Ad una decina di giorni di distanza dall’episodio di violenza avvenuto a Torre del Greco la situazione si ripete ad Ercolano ai danni di un ragazzino di soli 17 anni.

L’episodio è avvenuto ieri sera intorno alle 23:30 in Via Plinio, la strada che unisce il Corso Resina a Via Marittima sul Lungomare, quando  il 17enne, incensurato, è stato prima inseguito e poi accoltellato da due ragazzi.

Stando ad una prima ricostruzione, il ragazzo stava guidando tranquillamente il suo scooter quando è stato speronato da due ragazzi, anch’essi su uno scooter.

Dopo lo scontro, il 17enne sarebbe fuggito cercando riparo in una paninoteca, dove gli aggressori lo avrebbero raggiunto poco dopo.

Dalle informazioni emerse, i due aggressori lo avrebbero prima pestato con calci e pugni e poi colpito con diverse coltellate. Sono stati allertati tempestivamente i soccorsi e il ragazzo è stato trasportato d’urgenza all’ospedale Maresca di Torre del Greco.

Dagli esami effettuati in ospedale è risultato che le ferite riportate non erano gravi e dopo le cure del caso il 17enne è stato dimesso con una prognosi di 15 giorni. I medici hanno poi allertato gli agenti del Commissariato di Ercolano che, arrivati subito sul posto, hanno ascoltato la versione della vittima.

È stata subito avviata un’indagine per risalire ai responsabili, chiarire la dinamica esatta e capire il movente dell’aggressione. Gli agenti hanno raccolto le testimonianze dei presenti e acquisito le immagini delle telecamere di sorveglianza presenti nella zona. Al momento non si esclude nessuna pista, sia di un motivo personale, sia per altri motivi esterni.

Pomigliano d’Arco, l’ultimo saluto a Imma Panico: commozione e dolore ai funerali della 22enne

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Si sono svolti questa mattina, 8 giugno, presso la chiesa di San Felice, i funerali di Immacolata Panico, la 22enne di Pomigliano d’Arco la cui scomparsa, secondo le indagini causata da un gesto estremo, ha profondamente colpito l’intera comunità.

 

Palloncini, magliette con il suo volto e tanta commozione: questo il clima che si respirava all’esterno della parrocchia, gremita di familiari, amici e cittadini accorsi per dare l’ultimo saluto a una giovane vita spezzata troppo presto.

«Ventidue anni. Un’età che dovrebbe profumare di futuro, amore e speranza. Mi rivolgo a voi ragazzi, amici di Immacolata, che oggi portate la sua immagine sulle magliette. La vita è un’avventura che merita sempre di essere vissuta, anche quando può sembrare difficile. Non c’è nulla di più significativo e personale che viverla, perché vale più di tutto l’oro del mondo».

Queste le parole pronunciate da don Leonardo durante l’omelia, in un momento di profonda riflessione e vicinanza ai tanti giovani presenti.

Al termine della funzione religiosa, palloncini e coriandoli sono stati liberati in cielo in ricordo di Immacolata, accompagnati dallo stemma dell’Associazione “Maria SS.ma dell’Arco, in un ultimo e commovente gesto d’affetto.

Cooking around: tra cibo e spettacolo a Pomigliano d’Arco

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Si conclude oggi, domenica 7 giugno, la prima parte di “Cooking Around”, l’evento nato a Cicciano con l’obiettivo di promuovere e valorizzare le eccellenze enogastronomiche del territorio, ponendo particolare attenzione alla qualità delle materie prime e alla loro corretta percezione da parte del pubblico. L’iniziativa nasce anche con una forte valenza educativa, soprattutto nei confronti delle nuove generazioni, alle quali viene trasmesso un messaggio chiaro: passione, impegno e dedizione rappresentano gli strumenti fondamentali per raggiungere obiettivi importanti e costruire il proprio futuro. Per la prima volta, la manifestazione si è svolta a Pomigliano d’Arco, nella suggestiva cornice del Parco delle Acque, location che ospiterà nuovamente l’evento dall’11 al 14 giugno. «Lo spirito guida di quest’anno è far conoscere la nostra realtà anche al di fuori di Cicciano», ha dichiarato il direttore artistico Giovanni De Filippis. Dal 4 giugno il Parco delle Acque si è trasformato in un vivace punto di incontro, grazie alla presenza di numerosi stand e aree tematiche dedicate al gusto, all’intrattenimento e al tempo libero. Accanto agli spazi fieristici e all’area food, grande successo ha riscosso l’area dedicata ai bambini, curata da WakeUp Animazione, con gonfiabili, mascotte e attività pensate per il divertimento dei più piccoli, rendendo la manifestazione adatta a un pubblico di tutte le età. Proprio ai bambini è stata riservata un’attenzione particolare grazie all’impegno dell’associazione “Teniamoci per Mano”, che nella giornata conclusiva ha organizzato una speciale masterclass per aspiranti piccoli chef tra i 6 e gli 11 anni. I giovani partecipanti hanno avuto l’opportunità di mettersi alla prova affiancati da chef e pizzaioli del territorio, tra cui Gemma Caruso, ideatrice del progetto “Mani in Pasta” e nota sui social come “In cucina con Gemmy”, insieme a Valerio La Rosa e alla pizzaiola Jessica De Vivo. L’area food ha proposto un ricco percorso gastronomico, offrendo ai visitatori una vasta selezione di pizze, fritture, dolci e numerose specialità della tradizione campana. Non è mancato lo spazio dedicato allo sport, dove gli appassionati hanno potuto partecipare a tornei disputati sui tavoli ufficiali della Lega Italiana Calciobalilla, oltre a competizioni di beach volley e boxe. Anche il programma degli spettacoli ha contribuito ad animare le serate con appuntamenti diversi ogni giorno. Il calendario si è aperto il 4 giugno con Gigio Rosa e Pezza De Chiara, seguiti dall’esibizione del 5 di Francesco Mastandrea. Il 6 giugno è stata la volta di una coinvolgente gara di freestyle accompagnata dalla performance del gruppo Jam. A chiudere questa prima parte della manifestazione, infine, sarà il comico Vincenzo Comunale, protagonista dell’ultima serata. Cooking Around si conferma così un appuntamento capace di unire tradizione, intrattenimento, formazione e valorizzazione del territorio, coinvolgendo famiglie, giovani e appassionati in un’esperienza che va ben oltre la semplice degustazione.

Le ricette di Biagio: ziti alla “puttanesca”. E lunedì corri ad applaudire il nuovo sindaco, anche se non l’hai votato

No, non è il piatto dell’ipocrisia, della doppiezza, della “prostituzione” morale e fisica. La “filosofia degli ziti”, dei maccheroni lunghi spezzati, è diversa dalla “filosofia dei vermicelli”, come dimostrarono, in un celebre “convegno” letterario, Giovanni Artieri, Alberto Consiglio, Paolo Monelli, Mario Stefanile e Virgilio Lilli. E le “virtù” di questo piatto diventano ancora più penetranti poiché la sua ricetta elimina le acciughe, che accompagnano i “vermicelli alla puttanesca”, e prevede l’uso del prezzemolo vesuviano.     Ingredienti (per 4 persone): gr. 350 di ziti spezzati; gr. 400 di polpa di pomodoro; gr. 150 di olive nere; 1 cucchiaio di capperi dissalati; aglio, olio, sale, una “punta” di peperoncino e di “pretosino” vesuviano. Quando nell’olio in padella l’aglio incomincia a dorarsi si toglie e si versa la polpa di pomodoro. Dopo qualche minuto si aggiungono i capperi dissalati e le olive denocciolate: il “tutto” deve cuocere per una decina di minuti e va senza sosta mosso e rivoltato, mentre nella pentola gli ziti già stanno in cottura. Quando il sugo è pronto, si aggiungono i maccheroni, col sostegno della “punta” di peperoncino e di un cucchiaio di acqua di cottura. Sui piatti che vanno in tavola si sparge il “pretosino” vesuviano tritato.   Inventati non si sa se nelle “case chiuse” di Napoli o in quelle di Roma, i vermicelli presero il nome “alla puttanesca” dal fatto che i capperi, il peperoncino e le olive accendevano e potenziavano un certo tipo di “voluttà” e l’“arravuoglio” degli spaghetti era concreta immagine di altri “arravuogli. Tra tutte le storie sull’origine del nome puttanesca mi convince quella raccontata da Nello Oliviero. A battezzarla così fu la maitresse di una nota “casa chiusa “dei quartieri spagnoli, “il 98“.   Alle ragazze erano concesse due ore per la pausa- pranzo, e non c’era un primo piatto che potesse essere preparato più velocemente dei vermicelli con pomodoro, aglio, capperi e olive. Anche i clienti ne mangiavano una forchettata: non si sa mai, vuoi vedere che gli antichi avevano ragione sui poteri afrodisiaci di aglio e chiapparielli? Insomma, chi è già “fàvuzo” – falso, ipocrita – per natura e mangia un piatto di “vermicelli alla puttanesca”, trova la forza e la maschera adatta per correre dal nuovo sindaco, che lui non ha votato, e abbracciarlo, stringerlo, sollevargli in alto il braccio, gridando “Abbiamo vinto”, sottolineando con voce forte e sillabante l’“abbiamo…”. Con gli ziti è tutta un’altra storia.   La poesia dei maccheroni di grosso calibro, – i maltagliati, mettiamo, o gli ziti spezzati -, sa di misticismo. Prima di tutto, i maccheroni vanno masticati. Consapevolmente. Artisticamente. E masticare è un verbo che da solo macina simboli e richiami. Masticare forse viene dal greco mastòs, la mammella, il latte, il cibo primigenio, il ritorno all’infanzia, il piacere archetipo dell’eros del cibo. L’uomo che mastica si oppone all’uomo che divora, perché sminuzza le cose, e cerca di svelarne tutte le voci e ogni significato. Il masticatore assapora il piacere del tempo lento, che è negato al divoratore. In Notturno D’ Annunzio scrive: Usciamo. Mastichiamo la nebbia. La città è piena di fantasmi. Gli occhi ammalati del poeta affidano alla bocca il compito di “provare” e di capire la vanità, vera e simbolica, delle cose. Si mastica e ciò favorisce la meditazione, e gli ziti, anche quando vengono infilzati a due o a tre, conservano integra la loro identità: allo stesso modo non c’è folla, a Napoli, che non risulti, a guardarla bene, una schiera di ben distinti individui, che non si fanno assorbire dalla massa.   Ogni maccherone ha il suo proprio carattere, fatto di consistenza, lunghezza, colore e permeabilità al sugo: perciò i maccheroni vanno mangiati uno alla volta, o, tutt’al più, a coppie. Il vero mangiatore di ziti sta a schiena diritta, osserva i maccheroni infilzati, medita sulla sacralità dei gesti: non si chiacchiera, intorno ai maccheroni, si parla con gli occhi: il silenzio è necessario, perché la mano non si distragga, e perché i denti e la lingua trasmettano a tutti i nervi e a tutte le fibre la percezione assoluta e definitiva dell’istante in cui il corpo del maccherone e l’essere del mangiatore diventano una cosa sola. E questa è esperienza mistica.   Dunque, chi mangia ziti “alla puttanesca” riesce a placare ardori e tensione nel piacere della meditazione. Non si pente di aver votato il candidato sconfitto, ma capisce che è suo dovere di cittadino rispettare la volontà della comunità: e dunque il suo applauso al vincitore è la testimonianza di una civile condivisione, non è l’ipocrisia di uno sciacquino. Dunque domenica i “perdenti” si rinforzino con una copiosa porzione di ziti “alla puttanesca” e corrano a “scoccà’ ‘e mman’” al vincitore. Senza vergogna, anzi fieri del loro spirito civico. Leggo e rileggo: penso che “’sta pezza a cculore” sia venuta bene.  

La diafonia e la nascita dell’organum

Bentornati al ventesimo appuntamento di “Riavvolgi il futuro”.  Il passaggio tra l’XI e il XII secolo segna una delle transizioni più cruciali per la storia della musica occidentale, caratterizzata dal passaggio epocale da una trasmissione prevalentemente orale a una cultura musicale scritta. Fino a quel momento, la memoria dei cantori era l’unico vero archivio del repertorio liturgico; i neumi inseriti nei manoscritti altomedievali non indicavano l’altezza esatta dei suoni, ma servivano unicamente come promemoria visivo per chi conosceva già la melodia a memoria. Questo sistema, tuttavia, mostrava forti limiti di fronte a un corpus di canti in continua espansione e rendeva il processo di apprendimento estremamente lungo, faticoso e passibile di continue alterazioni e varianti regionali. La svolta decisiva verso una notazione precisa e scientifica si deve alla figura e all’opera di Guido d’Arezzo, un monaco benedettino attivo nella prima metà dell’XI secolo. Guido comprese che, per sottrarre la musica alla precarietà della memoria, era necessario inventare un sistema visivo che permettesse a un cantore di intonare un canto mai sentito prima direttamente dalla pagina scritta. Per raggiungere questo obiettivo, egli perfezionò l’uso del rigo musicale, tracciando linee parallele a distanze fisse (corrispondenti a intervalli di terza) e contrassegnandole con lettere-chiave (le antenate delle nostre chiavi di lettura) o colorandole in modo specifico, come la linea rossa per la nota Fa e la linea gialla per la nota Do. In questo modo, lo spazio verticale del rigo iniziò a rappresentare in modo univoco e geometrico l’altezza esatta dei suoni. Oltre al rigo, Guido d’Arezzo rivoluzionò la didattica musicale introducendo il sistema della solmisazione, un metodo ideato per aiutare i giovani cantori a memorizzare gli intervalli di semitono, lo snodo più difficile nell’intonazione. Per farlo, utilizzò la prima strofa dell’inno a San Giovanni Battista, Ut queant laxis, in cui ogni semiversetto inizia su una nota progressivamente più acuta della scala. Utilizzando le sillabe iniziali di ciascun verso – Ut, Re, Mi, Fa, Sol, La – Guido definì il concetto di esacordo, una sequenza di sei note in cui il semitono si trovava sempre esattamente al centro, tra le sillabe Mi e Fa. Questo stratagemma mnemonico facilitò enormemente lo studio: i cantori non dovevano più basarsi sull’imitazione acustica del maestro, ma potevano ricavare l’intonazione corretta autonomamente attraverso la lettura delle sillabe. Il sistema degli esacordi venne strutturato per coprire l’intera estensione delle voci dell’epoca attraverso tre tipologie distinte: l’esacordo “naturale” (che partiva dalla nota Do), l’esacordo “duro” (che partiva dal Sol e utilizzava il Si naturale) e l’esacordo “molle” (che partiva dal Fa e introduceva il Si bemolle per mantenere intatta la distanza del semitono tra Mi e Fa). Quando una melodia superava l’estensione di sei note, il cantore doveva eseguire una transizione chiamata “mutazione”, che consisteva nel cambiare la denominazione sillabica di una nota per passare da un esacordo all’altro. Questa complessa impalcatura teorica trovò una sintesi pratica e visiva nella celebre “mano guidoniana”, una mappa mnemonica in cui a ogni articolazione e polpastrello delle dita della mano sinistra corrispondeva una specifica nota e la relativa sillaba, permettendo ai maestri del coro di guidare visivamente l’intonazione dei cantori durante le prove. Grazie a queste innovazioni, la figura del musicista subì una profonda mutazione antropologica e sociale. Si creò una netta separazione tra il cantor, colui che eseguiva materialmente la musica basandosi spesso sulla pura pratica e sull’istinto, e il musicus, il teorico che possedeva la conoscenza razionale, scientifica e matematica delle leggi sonore. La scrittura smise di essere un semplice strumento di conservazione a posteriori e divenne il motore stesso della creazione musicale, ponendo le basi teoriche e pratiche indispensabili per lo sviluppo e la fioritura della successiva polifonia e della composizione d’autore nell’Europa medievale. Ed eccoci arrivati alla fine cari musicofili e musicofile, se siete giunti fin qui vi attendo nel prossimo appuntamento per approfondire questo nostro fantastico discorso. P.S.: Vietato mancare ;^) . A presto!!!!! :^)