Sant’Anastasia, reintegrato il funzionario arrestato nel 2013

 Torna in servizio, ma non più con le responsabilità di una posizione organizzativa, il dipendente comunale che fu arrestato il 18 dicembre del 2013 con l’accusa di induzione indebita a dare o promettere utilità (art. 319 quater del codice penale). L’assessore al Personale, Rossella Beneduce: «Non esistevano condizioni ostative al reintegro, a fronte di una sua richiesta di rientrare in servizio». Luigi Terracciano fu arrestato a dicembre 2013, pochi giorni dopo il sindaco Carmine Esposito per il quale è ancora in corso il processo a Nocera Inferiore (ndr, mentre per l’ex funzionario la Procura competente è quella di Nola). Il 31 dicembre dello stesso anno, essendo ai domiciliari, fu sospeso dal servizio. Gli arresti domiciliari furono revocati il 5 marzo del 2014, fu disposta però l’interdizione dall’esercizio di pubblico ufficiale e con una determina comunale del giorno successivo fu confermata nei confronti del dipendente la sospensione dal servizio fino a nuova comunicazione del Gip. Il 15 dicembre del 2014 un’ordinanza del Tribunale di Nola ha revocato la misura cautelare della interdizione dai pubblici uffici e dunque, cessati gli effetti della stessa, l’amministrazione comunale è stata messa in condizione di decidere se confermare la sospensione (facoltativa) dal servizio o trasferire il dipendente ad altro ufficio. Il 9 gennaio 2017 il dipendente ha chiesto di essere reintegrato in servizio «…in attesa che si formi adeguato giudicato che definisca, in via ultimativa, le vicende giudiziarie a proprio carico, precisando di non essere destinatario di alcun provvedimento giudiziale passato in giudicato». A settembre del 2015, con rito abbreviato, il dipendente fu condannato a due anni e due mesi. Il suo legale definì la pena «infondata e ingiusta» annunciando il ricorso in Appello così come è poi avvenuto.  

Somma Vesuviana, ‘O Vascio: un importante tassello per la valorizzazione del Casamale

O Vascio è un piccolissimo spazio per un grande obiettivo: aggiungere un ulteriore tassello per riqualificare  il borgo antico Casamale, un tassello prezioso voluto e offerto al borgo dagli amici del Casamale, da cinque giovani residenti che da sempre sono in prima linea per mostrare il volto bello del quartiere.  Un luogo di incontro tra l’arte e le bellezze architettoniche e storiche del centro storico sommese, che è stato inaugurato sabato sera  in un’atmosfera sobria e amichevole, alla presenza di una folla di residenti, di intellettuali, artisti, cittadini.  O ‘Vascio  è nato grazie  a Ferdinando Raia, Ruggiero Esposito, Antonio Maiello, Salvatore Aliperta  e Francesco Santolo, cinque amici  che hanno messo a disposizione risorse economiche e tempo  per restaurare il piccolo spazio  di via Nuova che era chiuso e abbandonato da tempo.  Il grigio e l’umidità  del basso in poco tempo sono stati  cancellati dal bianco e dalla luce, dai colori dell’arte e della cultura, dalle  mano esperta e dall’ingegno della giovane artista Mary Pappalardo, a cui gli amici del Casamale hanno voluto affidare il coordinamento del lodevole progetto.   ‘O Vascio rappresenta infatti   l’impegno , la passione, la determinazione  di alcuni residenti, e in particolare delle associazioni culturali e  musicali del posto,   a tracciare un percorso di riqualificazione e di valorizzazione di un borgo da sempre trascurato e spesso totalmente abbandonato dalle istituzioni. ‘O Vascio è testimonianza concreta di cittadinanza attiva,  che spera e crede nel sogno  di dare dignità ai vicoli, unici e suggestivi, agli storici portoni, alle chiese, agli spazi comuni continuamente oltraggiati dall’inciviltà imperante. ‘O Vascio è  un piccolo  spazio fisico  e, nel contempo, un grande spazio mentale che vuole imparare ma anche insegnare a volare alto, ad elevare lo spessore culturale ed artistico del centro storico.  ‘O Vascio è la speranza che il bello  e l’arte viva e doni energia vitale al centro storico, che sopravviva all’indifferenza e alla mediocrità di tanti.  Questo il pensiero dei presenti al momento del brindisi augurale.  Un brindisi con il nettare del Vesuvio, la catalanesca di Mamma Schiavona. Altro tassello da aggiungere a un percorso volto a fare del Casamale un centro  storico  a forte attrazione turistica. L’arte, la musica,  la storia, le tradizioni, i prodotti tipici, la catalanesca. E perché no: ‘O Vascio potrebbe moltiplicarsi all’angolo di ogni vicolo…      

Somma Vesuviana. Amministrative 2017, il movimento politico Onda Bianca sosterrà Pasquale Piccolo

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Il movimento politico “Onda Bianca” scende in campo e sceglie di appoggiare il candidato sindaco Pasquale Piccolo.    Era il 2010 quando “Onda Bianca” ha iniziato il suo percorso come associazione a Somma Vesuviana, varie le attività sul territorio svolte, dalla partecipazione al primo Forum dei giovani passando per gli eventi sia a scopo ludico che sociale cercando in questi anni, tra alti e bassi, di portare nel nostro piccolo un contributo fattivo al paese. Ormai è quasi un anno che abbiamo voluto intraprendere un percorso politico a tutti gli effetti trasformando la nostra associazione nel movimento politico “Onda Bianca” supportati dal filosofo romano Marco Guzzi. Le elezioni amministrative 2017 per Somma Vesuviana si avvicinano, l’11 Giugno si andrà al voto e noi di Onda Bianca abbiamo deciso di scendere in campo, di metterci la faccia e di misurarci nello scenario politico sommese. Dopo le numerose attività fatte in questi anni proveremo ad entrare nelle istituzioni portando le nostre idee, soluzioni e innovazioni all’interno di Palazzo Torino, ci teniamo fortemente al nostro paese e pensiamo che finalmente oggi abbiamo le capacità e la maturità giusta per provare a far parte dell’amministrazione comunale. Appurata la nostra volontà di scendere politicamente in campo abbiamo con umiltà capito che non potevamo farlo da soli, anche perché crediamo fortemente che la politica sia dialogo e democrazia, per questo abbiamo iniziato una serie di confronti. In questo ultimo mese ci siamo interfacciati con varie realtà politiche locali, da papabili candidati sindaci a vari movimenti politici. Vogliamo innanzitutto ringraziare tutte queste persone che si sono sedute ad un confronto aperto con noi, siamo sicuramente cresciuti, abbiamo imparato tanto e per questo possiamo solo dire grazie della vostra disponibilità augurando un grande in bocca al lupo per la campagna elettorale a cui tra poco andremo incontro che, a prescindere da dove ci vedrà collocati, avrà come unico obiettivo il bene del nostro paese. La vita è fatta poi di scelte, e noi abbiamo deciso di iniziare il nostro percorso politico con Pasquale Piccolo. Vari sono stati i motivi per cui la nostra scelta è ricaduta su di lui, inutile elencarli tutti, abbiamo semplicemente trovato nell’avvocato una persona con la giusta esperienza e apertura, oltre ad una forte comunione di intenti, per poter fare ciò che ci siamo prefissati per il nostro paese. Pensiamo che la politica sia fatta di contenuti, abbiamo quindi presentato al candidato sindaco i nostri progetti da sottoporre alla coalizione, da subito quindi ci adopereremo a portare il nostro contributo e le nostre idee iniziando a redimere il programma elettorale che sarà il “vangelo” sul quale muoverci per poter garantire a Somma Vesuviana di tornar ad essere almeno una città “normale”. Noi ci siamo, è doveroso fare il nostro passo! Movimento Politico “Onda Bianca” #ONDAtabuona www.ondabianca.it

Lo spettacolo? Non sta solo al circo. Chiedetelo al Napoli e pure al Crotone

Gli azzurri battono la Lazio, la Juve è tesa per il Barca, l’Inter “fraveca e sfraveca” Un Allegri un poco stizzito ha invitato tutti ad andare al circo per vedere lo spettacolo, spiegando che nel calcio contano i risultati ed in particolare le vittorie: lo ha fatto per giustificare un gioco appena appena opaco della Juventus ed ha sbagliato. Poteva dire che la sua squadra partite belle ne ha fatte, eccome: altrimenti non si spiegherebbe un dominio del genere in campionato. Invece ha scelto di chiudersi a riccio. Passa qualche ora ed il Napoli dimostra che lo spettacolo non sta solo al circo: sta anche negli stadi, ieri ha fatto capolino all’Olimpico. Tre gol alla Lazio finalista di coppa Italia e attualmente quarta in classifica: non era proprio semplice. E, soprattutto, tanto bel gioco: il solito Callejon e un Insigne che ne fa due (“two is meglio che one”, diceva un vecchio slogan pubblicitario). Ed è vero che i tifosi vogliono le vittorie, ma è vero pure che l’interesse verso il calcio e lo sport in generale si alimenta proprio con lo spettacolo, col gusto di vedere belle partite e bravi giocatori. Invitare ad andare al circo è un segnale di nervosismo che si spiega solo con la tensione dell’attesa per la partita col Barcellona. Ma non c’è alcuna ragione di essere tesi: i bianconeri hanno tutte le possibilità per passare il turno solo che, appunto, devono giocare bene. Devono rispondere allo spettacolo con lo spettacolo. Hanno tutt’altri pensieri quelli dell’Inter, costretti  a leccarsi ancora una volta le ferite, dopo la sconfitta col Crotone: tempo qualche mese e, se continueranno così, daranno la  colpa a Pioli e cambieranno allenatore. “Chi fraveca e sfraveca, nun perde maje tiempo”, dice un proverbio napoletano. In casa nerazzurra fravecano e sfravecano da anni. Non perdono tempo, ma nemmeno vincono.

Napoli e Marrakech: gemelle diverse non più divise

Mohammed Maali, Direttore Generale Italia della Royal Air Maroc
Inaugurato il volo diretto Royal Air Maroc Napoli – Casablanca Marrakech e Napoli cosa hanno di comune queste città? Hanno una Medina vecchia con stradine strette e tortuose brulicanti di venditori con le loro bancarelle; entrambe sono state capitali di un regno, la prima, città – affascinante e bellissima – fondata nel 1062 presenta forti influenze andaluse nei suoi edifici, come del resto  Napoli, costruiti in pietra arenaria dando alla città il soprannome di “città rossa” o “città d’ocra”;  hanno poi un aeroporto internazionale. Questo facilita i collegamenti  grazie alla compagnia di bandiera del Marocco Royal Air Maroc che, continuando nel suo programma di espansione in Italia,  ha  aperto nei giorni scorsi il collegamento diretto da Napoli a Casablanca. I voli vengono effettuati il martedì, giovedì e sabato con partenza alle 17,35 e arrivo alle 20, l’offerta lancio a/r è di euro 120 tasse incluse. La coincidenza per Marrakech, attraverso il terzo terminal inaugurato a dicembre 2016 per far fronte alla crescita dei traffici passeggeri, si prende poco dopo l’arrivo dell’aereo e in meno di un’ora si giunge nella stupenda città rossa, la più importante delle quattro città imperiali. Marrakech è una città di profondi contrasti, in cui la modernità è all’insegna della tradizione e nella quale convivono a stretto contatto l’estrema povertà dignitosa dei suoi oltre un milione di abitanti, con l’agiatezza di ricchi e facoltosi turisti che alloggiano in alberghi extra lusso o che frequentano i due campi da Golf. Royal Mansour, La Sultana, Le Méridien N’Fis, Jardins de la Medina, La Mamounia solo per citarne alcuni, nei quali gli standard europei sono ampiamente superati, dotati di ogni confort anche per il turismo d’affari, con un quid in più: la disponibilità di tutto il personale, di ogni livello, a contatto con gli ospiti per soddisfare ogni esigenza prima ancora che venga manifestata. Dagli alberghi ai locali notturni il passo è breve,  ci si trova a visitare una città by night che non ci si aspetta di trovare. Il tour non può che iniziare dal Jad Mahal, nel quartiere dei grandi hotel dell’Hivernage, il quale più che un luogo è un’esperienza. Il ristorante è illuminato da tante candele ed è fra i più trendy, glamour, sensuale ed elegante della città: ballerine russe in succinti costumi che richiamano i cosacchi e danzatrici del ventre si esibiscono fra i tavoli per la gioia dei clienti, mentre dei mangiafuoco propongono i loro numeri nella veranda, ma le sorprese non finiscono e gli spettacoli vengono continuamente rinnovati. Al centro della Medina si trova il grande bazar del Souk. Qui si discute il prezzo con trattative spossanti, ma, come dicono in Marocco, un terzo del prezzo iniziale è già un furto! Le strade del mercato hanno come copertura una tettoia fatta di canne intrecciate, allo scopo di filtrare la luce solare. Migliaia i piccoli negozi e le botteghe artigianali che offrono i loro articoli: spezie colorate e profumate; specchi luccicanti; pentole di terracotta per preparare il piatto tipico tajine; babbucce in pelle;oggetti in argento; tappeti fatti a mano; lanterne di ferro battuto; lampade in ottone; mestoli in legno di cedro; supporti per candele; teiere in ottone incise e vassoi da tè utilizzati nel servizio tradizionale. Di veramente tipico è la lavorazione di borse e sandali da parte di esperti artigiani che utilizzano vecchi copertoni di auto.  La specialità del luogo è l’originale olio di Argane, che si può acquistare nelle tante  erboristerie nei due tipi: per cucinare, ricco di vitamina C e omega 3, o per uso cosmetico da utilizzare per i capelli e per il massaggio del corpo. Nei negozi di erboristeria si possono comprare anche i “grani del paradiso” con effetto – dicono – del nostro viagra.  Nel mentre si contratta  viene offerto tè alla menta che viene servito già zuccherato, versato da una teiera a becco ricurvo in piccoli bicchieri. Con il tè si accompagnano i dolci shebakia (biscotti con sesamo e spezie, in genere serviti durante il Ramadan), tortine di pasta con frutta secca o torte al formaggio. La piazza  Djemaa El-Fna  è il cuore della Medina, il cui nome arabo significherebbe  “raduno dei morti”, in ricordo delle esecuzioni capitali che vi avevano luogo. Un vero circo a cielo aperto, di notte è un grande ristorante dove vengono arrostite vari tipi di carne su braci di legno. Di giorno tutto cambia, si incontrano: acrobati, danzatrici, incantatori di serpenti, musicisti, dentisti ambulanti,  cantastorie, disegnatrici di tatuaggi con henné  e venditori di acqua nei loro caratteristici costumi sgargianti con tanti campanelli e capienti otri. Allora perché non approfittare dei nuovi voli diretti della Royal Air Maroc in partenza da Napoli? E’ possibile andare la mattina in ufficio, passare da casa a prendere la valigia, ed eccoci pronti a partire per l’avventura sognata sin dalla nostra infanzia: a Marrakech si vedranno: strutture architettoniche arabeggianti, danza del ventre, un’esplosione della natura nel palmeto ricco di 180 mila piante e poco distante l’immenso deserto. Fantaviaggi? ma no, al costo di poco più di una gita fuori porta eccoci proiettati in un mondo in cui gli usi e le tradizioni millenarie sono cosi diversi e pur così simili. www.royalairmaroc.com www.visitmorocco.comwww.marrakech.travelinfo@turismomarocco.it  

Somma Vesuviana, il priore della Fraternità della Santa Croce: «Tanti diserteranno le elezioni»

Parla il professore Mariano Lo Conte, priore della Fraternità della Santa Croce di San Benedetto della Associazione di diritto pontificio Fraternità di Comunione e Liberazione. Nell’intervista che segue, la tesi della «rivoluzione silenziosa» e l’auspicio che si incrementino interventi virtuosi che facciano del bene all’intera comunità. Professor Lo Conte, la Fraternità sta diffondendo un documento di indirizzo politico in vista delle elezioni amministrative fissate per domenica 11 giugno. Scenderete in campo in maniera diretta a Somma Vesuviana? «Somma Vesuviana e Saviano sono gli unici due Comuni della Diocesi di Nola nei quali si voterà per le amministrative. Il nostro gruppo di Fraternità, che opera prevalentemente a Somma, d’accordo con alcune autorità ecclesiastiche locali, non poteva esimersi dall’esprimere un proprio parere su una vicenda così importante per la vita quotidiana delle nostre famiglie. Escluderei però a priori una partecipazione diretta della Fraternità, non rientrerebbe tra i nostri scopi, pur riconoscendo, come ci viene indicato dai Vescovi e dallo stesso Papa Francesco, l’importanza dell’impegno dei laici cattolici in politica e la necessità di “non stare alla finestra”». Invece sono in tanti ad allontanarsi dalla politica attiva. Di contro, a Somma Vesuviana, ci saranno probabilmente tanti candidati alla carica di sindaco. Lei che ne pensa? Credo che saranno in molti, vista la scarsa considerazione in cui è tenuta la politica oggi, a disertare le urne. La maggior parte dei cittadini che invece andranno a votare lo faranno senza entusiasmo né grande coinvolgimento e privi di ogni speranza. Ormai la politica è diffusamente percepita come fine a se stessa, una politica politicante ed inconcludente, che non risponde e non risolve i problemi reali delle persone comuni. Riguardo poi alla miriade di candidati a sindaco, non ci sembra che questa frammentazione della proposta politica sia un sintomo positivo, in quanto nasce dalla forte conflittualità personalistica tra gruppi e gruppetti, così come s’è venuta a creare dopo l’esplosione, o l’implosione, delle precedenti esperienze amministrative. In questi giorni stiamo assistendo ad una accelerata frequenza di riunioni ed incontri, dove però nessuno sembra disposto a fare un passo indietro, con l’espressione di veti incrociati di ciascuno verso tutti. Insomma, una gran Babele, dove ci si parla di continuo, senza però incontrarsi realmente. Speriamo che vengano fuori presto delle aggregazioni larghe e forti che poi, vincendo le elezioni, siano effettivamente in grado di amministrare con stabilità ed efficienza». È una circostanza innegabile quella che vede primeggiare le frammentazioni, i personalismi, le conflittualità. Circostanza che non si limita alla campagna elettorale ma permane poi nelle stesse amministrazioni locali elette. Ha una proposta per uscire da questo quadro desolante? «Il percorso non è breve e bisogna insistere su quell’aspetto educativo e culturale laddove la Chiesa e la comunità cristiana possono giocare un ruolo determinante. Occorre un cambio di passo radicale, che faccia saltare il pendolo della politica, rimettendo a fuoco il significato vero dell’azione pubblica. Gli uomini e le donne che intendano “scendere” o “salire” in politica, al di là e prima delle ambizioni personali, devono riprendere coscienza di essere strumenti per aiutare i singoli e le realtà sociali a costruire risposte adeguate ai bisogni emergenti e ai problemi reali. Bisogna ricominciare a perseguire, nei fatti e non a chiacchiere, il bene comune. Bisogna ripartire dal basso». Cosa intende per «ripartire dal basso»? «Crediamo che il livello locale possa rappresentare il punto di ripresa di una politica che superi gli schemi consueti in favore di una rinnovata ricerca del bene comune. Le elezioni comunali possono diventare un banco di prova per far ripartire la politica dal basso e per coinvolgere di nuovo il popolo intorno ad essa. Ma si può ricominciare in modo silenziosamente rivoluzionario, rendendoci conto che nella nostra realtà ciascuno può essere protagonista della politica. E che la politica non è innanzitutto gestione del potere, ma un servizio che può compiere ognuno di noi, anche quando si ha ben poco potere, anche trovandosi all’opposizione, o con la maggioranza, ma senza tornaconti personali, in una rinnovata responsabilità di ciascuno verso i bisogni della gente». Mi spiega meglio il concetto di «rivoluzione silenziosa»? «Il punto di partenza è il riconoscimento del valore irriducibile della persona, dell’altro diverso da te: occorre riscoprire, sia in politica che nei rapporti sociali, che l’altro è un bene, e non un ostacolo da superare, al fine di perseguire la pienezza del proprio io. Quando in un momento di crisi si continua a sprecare risorse, quando si spende più di quello che si ha a disposizione, allora si compromette il benessere di tutti. Occorre perciò applicare anche negli Enti locali quel principio secondo cui va premiato a tutti i livelli, sia quello politico di indirizzo che quello di gestione amministrativa, chi è più capace di fornire servizi di qualità migliore a costi sostenibili. Se si vuole che ciascuno diventi sempre più responsabile e maturo dinanzi ai beni comuni, bisogna abbandonare una certa visione perversa che quanto è pubblico non ci appartiene e non ci interessa. Solo con un approccio più responsabile miglioreranno i conti degli Enti locali e migliorerà la qualità dei servizi ai cittadini». È un approccio che ha degli effetti concreti, già sperimentati? «Certo, questa modalità di gestione amministrativa incide direttamente sulla capacità di un’offerta efficiente dei servizi pubblici per la comunità: ci sono dei Comuni che hanno scelto di mettere al centro della loro azione politica ed amministrativa le persone, quindi le famiglie, i più giovani, gli anziani, i bambini, gli adolescenti, o anche i professionisti, i piccoli operatori economici. Con un’attenzione prioritaria ai bisogni reali delle varie fasce della popolazione, tenendo d’occhio costantemente il contenimento dei costi. Invece ci sono altri Comuni in cui ci si attarda ancora in stanziamenti di milioni e milioni di euro, per pianificare opere pubbliche che non saranno mai realizzate, e se o quando venissero realizzate, ci si accorgerebbe che non servono più a niente. Sono gli Enti comunali le istituzioni maggiormente a contatto con la gente e sono essi a dover intervenire primariamente sul Welfare. Se si continua a pensare che il pubblico coincida esclusivamente con lo Stato centrale, il quale dispone di sempre meno risorse finanziarie da investire, e ad aspettare che le soluzioni arrivino dall’alto, è inevitabile un peggioramento delle condizioni di vita per tutti, soprattutto delle fasce più deboli della popolazione. Occorre, perciò, che le Amministrazioni locali attuino finalmente quella sussidiarietà orizzontale che coinvolga le migliori realtà dell’imprenditoria, delle professioni e del terzo settore, nella gestione dei servizi alle persone e di pubblica utilità, in un partenariato reale tra pubblico e privato al servizio della comunità. Un Welfare più efficace e duraturo si ottiene solo investendo sul processo educativo, cioè arricchendo la capacità di conoscenza delle persone, a partire dai più giovani, i più piccoli. Alcune Amministrazioni locali hanno fatto propria questa preoccupazione, contribuendo così a migliorare l’intero sistema di istruzione. Passando da una nuova formazione professionale, politiche più efficaci di diritto allo studio e contro l’abbandono scolastico, sostegno alla scuola paritaria, nuovi strumenti moderni ed efficaci come voucher e doti scuola. Si tratta di interventi virtuosi che vanno sostenuti e incrementati perché stan facendo solo del bene all’intera comunità».

Sant’Anastasia, marocchino prende la moglie a calci e pugni. Lei: «Voleva che indossassi il burqua»

Lui ha 51 anni e tutti lo conoscono come Carlo, vive facendo piccole riparazioni ad elettrodomestici e televisioni in un «basso» del quartiere Casamiranda. Lei, Saaida, di anni ne ha 28 e con quell’uomo vive già da un po’ e hanno un figlio di meno di due anni, oltre ad una bimba di sette che è in Marocco con la nonna materna. Ieri, l’ennesima lite sul modo di vestire della giovane moglie. Saaida era andata a tagliarsi i capelli, si vestiva all’occidentale, non ne voleva sapere del velo, figurarsi del burqua. Nonostante ciò pare non riuscisse più a sopportare la vita a Sant’Anastasia ed era sua intenzione tornare a casa, in Marocco. Insieme a suo figlio. È questo che deve aver causato la reazione di «Carlo», descritto da tutti coloro che lo conoscevano come «una persona tranquilla, gentile, uno fidato che potevi tranquillamente far entrare in casa». Così ha cominciato a picchiare Saaida: calci, pugni, percosse sul volto che lei non voleva coprire. Lei avrebbe voluto chiudere aiuto ma Carlo l’ha chiusa in bagno da quale comunque lei è riuscita a scappare fuggendo in strada. Dopo alcuni metri si è sentita male accasciandosi al suolo, sono stati i vicini a chiamare i carabinieri. A loro, Saaida ha raccontato di essere stata vittima di condotte violente e vessatorie già in passato e che suo marito le aveva sempre rimproverato una condotta troppo «occidentale», tentando invece di imporle abiti lunghi e burqua. Le lesioni della donna, in particolare concentrate sul volto, sono state giudicate guaribili in quindici giorni. «Carlo» è stato invece arrestato con le accuse di sequestro di persona, minacce aggravate e maltrattamenti in famiglia. Saaida si è rifugiata da un’amica, in attesa di decidere del suo destino, di capire se vuole davvero rientrare in Marocco o rimanere a Sant’Anastasia. Ma poche ore fa, dinanzi alla sua casa vuota, si sono concentrati inviati di giornali e tv ed è arrivata anche l’assessore alle politiche sociali, Rossella Beneduce, in compagnia della assistente sociale Maria Scudieri, raggiunte poco dopo dal sindaco Lello Abete. «Abbiamo appreso la notizia dalla stampa – dice l’assessore Beneduce – e la nostra preoccupazione principale è stata quella di verificare le condizioni della donna e di suo figlio. Non appena rientrerà a casa le daremo tutto il sostegno possibile. Prestiamo un’attenzione particolare alla lotta alla violenza sulle donne, con un costante lavoro dei servizi sociali e con interventi di supporto psicologico e legale, grazie anche allo sportello del Centro Liguori attraverso il quale riusciamo a sopperire a tutte le richieste che ci arrivano». «Non disponiamo di tutti i dettagli relativi al caso in questione e a questa famiglia in particolare – dice il sindaco Abete – intanto ci siamo preoccupati di investire i servizi sociali che si occuperanno di tutti i controlli e di ogni verifica. Se le cose stanno così come le abbiamo già apprese dalla stampa, ossia se la moglie è stata picchiata perché si rifiutava di indossare il burqua, non possiamo che condannare fermamente ogni violenza, che sia compiuta per motivi “religiosi”, di tradizioni o qualunque altra motivazione. È un episodio inaccettabile dal punto di vista umano». Sull’episodio, una nota del consigliere regionale dei Verdi della Campania, Francesco Borreli: «Tutti gli autori di violenza verso le donne di qualsiasi età sono da condannare senza giustificazioni e senza vergognose derive razziste che tendono a perdonare i colpevoli se originari delle nostre terre e a essere implacabili verso chi ha origini straniere o appartenenze religiose diverse dalle nostre».  

Egitto, la domenica delle Palme si macchia di sangue: bomba in chiesa copta, esplosione anche ad Alessandria

Trenta i morti, più di cento i feriti. L’Isis ha rivendicato gli attacchi attraverso l’agenzia Amaq.   E’ di decine di morti e un centinaio di feriti il bilancio provvisorio delle vittime dei due attentati che in Egitto hanno insanguinato la Domenica delle Palme rivendicati dall’Isis riferisce Amaq, ‘l’agenzia’ dello Stato islamico. La prima delle due esplosioni è avvenuta davanti chiesa copta Mar Girgis a Tanta, a nord del Cairo (25 morti), la seconda davanti alla chiesa di San Marco ad Alessandria (almeno 18 morti) dove il papa copto, Tawadris, aveva detto messa poco prima dell’esplosione avvenuta all’esterno della chiesa. Disinnescati due ordini nella moschea Sidi Abdel Rahim di Tanta, la seconda più importante della città. L’attentato è stato rivendicato dall‘Isis attraverso l’agenzia Amaq. Rabbia davanti chiesa Tanta,’governo non ci protegge’  – C’è nervosismo e ostilità nei confronti del governo egiziano di fronte alla chiesa copta di Tanta, nel Delta del Nilo, colpita stamattina da uno dei due attacchi terroristici dell’Isis che hanno fatto strage di cristiani. “Se la prendono con il ministero dell’Interno che non li protegge”, ha riferito al cronista dell’ANSA sul posto un giovane con la barba, spiegando le urla e il senso di frustrazione che si avverte tra una piccola folla di alcune decine di persone che sono riuscite a superare le barriere gialle e rosse allestite dalle forze di sicurezza ai due lati della strada. In una via parallela si nota un imponente schieramento di scuri furgoni blindati della polizia. Papa copto, attacchi non divideranno popolo  – Questi atti “non danneggeranno l’unità di questo popolo e la sua coesione. Gli egiziani sono uniti di fronte a questo terrorismo fino a quando sarà sradicato”. Lo ha detto il papa copto Tawadros II al premier Sherif Ismail che lo ha chiamato per presentargli le sue condoglianze per le vittime degli attacchi contro le due chiese copte. Lo riferisce la Mena. Il premier ha aggiunto che si farà luce presto sui due attentati e che i responsabili saranno puniti. “Questi tentativi vili di colpire persone in pace in luoghi di culto dimostrano che il terrorismo non ha religione”. Trump condanna attacco, fiducia in Al Sisi  – Donald Trump si dice ”rattristato per l’attacco terroristico in Egitto. Gli Stati Uniti lo condannano duramente. Ho molta fiducia nel fatto che il presidente Al Sisi gestira’ la situazione in modo appropriato”. Lo afferma il presidente americano su Twitter. Alfano, il terrore sarà sconfitto – “Esprimo orrore per i due attentati alle chiese cristiano-copte egiziane nella Domenica delle Palme, a Tanta e ad Alessandria. Questi vili attentati hanno causato un tributo di sangue spaventoso in un luogo di pace: questo ha reso l’atto ancora più vile e malvagio”. Lo ha dichiarato il ministro degli Esteri Angelino Alfano esprimendo “vicinanza alle famiglie delle vittime e solidarietà alle chiese copte d’Egitto e al popolo egiziano”. “Il terrore sarà sconfitto e il governo è al fianco delle nazioni impegnate in prima linea a contrastarlo”, ha concluso. (Fonte foto: Rete internet)  

Allo “Smeraldo” di Somma Ves.na: arrivano in tavola, dopo il filosofico “riposo”, le polpette al sugo e la festa diventa una scena di Viviani

Le polpette preparate dallo “Smeraldo” per le “Vie del gusto” erano perfette, perché opportunamente “riposate”: Massimo Montanari le avrebbe paragonate ai pensieri, che dopo il “riposo” della riflessione vengono meglio. E Viviani sapeva che le polpette procurano il piacere della risolutezza. Ottimi i vini della “Cantina del Vulcano”, armoniosa la sbriciolata della pasticceria “L’angolo del dolce”. Le polpette al sugo arrivano in tavola al momento giusto. Nei numerosi amici che, seguendo le “vie del gusto”, giovedì  6 aprile sono approdati nella sfavillante sala del ristorante “Lo Smeraldo” di Somma Ves.na, i fili sensibili dell’immaginazione, dei ricordi e del gusto sono tutti accesi, elegantemente accesi: hanno innescato fuoco e luce i paccheri al baccalà e una pasta e fagioli che un dèpliant battezza giustamente come “pasta fagioli”, perché non c’è salto di tono tra i tubetti e i cannellini: è una sola, delicata armonia. E poi la musica: Dino De Angelis, Giuseppe Cangiano, e i Metropolitan Folk – Nino Conte, Titti Esposito e Francesco Panico – creano quell’atmosfera “popolare”, di alta cultura popolare, che riporta davanti agli occhi della memoria dei meno giovani l’immagine della “Casa ‘e tre pizzi”, di cui “Lo Smeraldo” è erede. E poi la catalanesca della “Cantina del Vulcano”: una catalanesca solenne e vigorosa, come una matrona.  In questa mossa e suggestiva atmosfera arrivano, dopo il “riposo” filosofico, le polpette al sugo. Il “riposo delle polpette” è il titolo di un libro di Massimo Montanari, che nella prefazione così spiega: questo riposo “assomiglia molto a quello che succede nella nostra mente quando elaboriamo le idee. Le idee sono il risultato di esperienze, incontri, suggestioni, riflessioni. Tanti ingredienti che si mettono insieme e poi producono pensieri nuovi. Ma prima che ciò accada è utile far riposare quegli ingredienti, dargli il tempo di depositarsi, di rassodarsi, di amalgamarsi. Il riposo delle polpette è come il riposo dei pensieri, dopo un po’ vengono meglio.”. Le polpette dello “Smeraldo”, “riposate”, accompagnate dal mitico “pane di casa” bagnato nel sugo, avviano la sinfonia di un meditato silenzio in cui tutti i sensi di tutti gli amici sono impegnati nell’assaporare il “piatto” e nello scoprire come il nobile sapore della polpetta al sugo si esalti nel calore del lacryma rosso della “Cantina del Vulcano”: è un fascio di suggestioni, piacevole e liberatorio. Che il piacere procurato dalle polpette avesse a che fare con il teatro, lo capì Raffaele Viviani. In una celebre scena del “Circo Equestre Sgueglia” Barrella e Samuele si contendono un piatto di polpette: “Facciamo – propone Barrella che si crede furbo – come se ci trovassimo nel giorno del giudizio e queste polpette fossero delle anime vaganti da doversi giudicare. La vostra bocca è il paradiso, la mia è l’inferno. Pescate un’anima”. Le due polpette pescate da Samuele sono, a giudizio insindacabile di Barrella, quelle di un usuraio e di un brigante: e quindi vanno all’inferno, e cioè nella bocca di Barrella. Il quale vorrebbe continuare, ma Samuele gli strappa dalle mani la forchetta e “mangia con avida prepotenza le altre polpette che sono nel piatto.”. “Eh, che fai? protesta Barrella, e Samuele ribatte:” Sono tutte anime da giudicare. Le mando in purgatorio”. I musicisti, tutti bravi, intrecciano il ritmo della taranta: la tammorra chiama alla danza: alcune signore istintivamente si alzano per rispondere al richiamo, poi tornano a sedersi, ma quando le danzatrici del gruppo musicale le sfidano con una mossa di invito “prepotente” come il gesto di Samuele, le signore si arrendono e i loro passi e i morbidi moti del corpo e l’inarcarsi delle braccia trasformano la cena in rito, evocano  ai nostri occhi l’eleganza delle danzatrici degli affreschi pompeiani, dicono che è giusto il percorso delle “Vie del gusto”. Quando i musicisti suonano le canzoni classiche napoletane, molti degli ospiti si concedono il piacere del canto, e quando il clarinetto di Giuseppe Cangiano cesella la musica della “Paloma”, non possiamo fare a meno di sussurrare qualche passaggio di una delle più belle canzoni d’amore: “se si avvicina a te una colomba bianca, trattala con amore, essa è la mia anima”.Non a caso il cuoco dello “Smeraldo” aveva sostenuto la sazia solennità della polpetta al sugo con un contorno di “nervosi” friarielli e di pungenti melanzane: tutta una storia di sapori concreti e di interessanti metafore in un solo piatto: perché la cultura della cucina, Massimo Montanari non si stanca di ripeterlo, non è solo una questione di sapori e di profumi, ma è riflessione sui gesti e sugli usi, su chi allontana i friarielli dal sugo, e su chi, invece, li immerge nel sugo, prima di mangiarli. La cena si chiude in dolcezza, con la sbriciolata alla nutella e all’albicocca preparata dalla pasticceria “L’angolo del dolce”. Sembra un salto in avanti rispetto ai piatti della tradizione che componevano il menù: e invece la sbriciolata fa parte della storia del dolce napoletano: una nota geniale è il sapore dell’albicocca. A proposito di note geniali: dovrei parlare di Sonia Sodano, luminosa conduttrice della serata, e dell’arte grafica e fotografica di Giovanni Sodano. Ma Sonia e Giovanni non hanno bisogno delle mie parole: la loro fama incede, a testa alta, su solide gambe. I convitati hanno decretato con sinceri e scroscianti applausi il successo della serata, a cui hanno contribuito tutti: i cuochi “La Cantina del Vulcano”, “L’angolo del dolce”, i musicisti, i tecnici, e il “luogo”, con il suo presente e con le sue memorie. Ma, soprattutto, loro, i convitati.  

Il gas tra ulivi pugliesi e Parco del Cilento.

Alle proteste della Puglia si contrappone la battaglia del Cilento per le reti gas nei Comuni. Gasdotto no, gasdotto si. Come d’incanto, due Regioni meridionali sono entrate nella disputa energetica di queste settimane sull’utilità del gas. Due Regioni dove il gas metano viene utilizzato da decenni: Puglia e Campania. I pugliesi contestano l’approdo di un gasdotto, i campani ,nel Cilento, reclamano maggiori reti di distribuzione. Il fatto è che questa fonte di energia in Italia è al secondo posto negli impieghi . Realisticamente non se ne può fare ancora a meno. Il potenziale di utilizzo è forte, visti anche le centinaia di giacimenti accertatati nel mondo. Nel G7 sull’energia che inizia oggi a Roma, i principali Paesi discuteranno di gas, petrolio, energie alternative, clima. Si spera che alla conclusione si lasceranno con buone indicazioni. Soprattutto per la riduzione delle emissioni inquinanti entro il 2030 come stabilito nelle conferenze Onu sul clima. In scala ridotta, in casa Italia, deve, perciò far riflettere la contrapposizione di due territori dinanzi allo stesso problema. L’abbattimento ( temporaneo) di ulivi che fa da contrappeso alla richiesta delle comunità cilentane per maggiori condutture di gas. Decine di Comuni votati al turismo, all’accoglienza, con politiche attive di tutela ambientale vogliono liberarsi da altri combustibili fossili più costosi. Poche settimane fa se ne è discusso in Parlamento dove il governo ha assicurato che il programma di metanizzazione del Cilento è stato finanziato con 140 milioni di euro ed un contributo aggiuntivo della Regione Campania. Per i prossimi tre anni si costruiranno reti rispettando tutte le prescrizioni e le autorizzazioni. C’è da scommettere che le furberie saranno tenute nella dovuta considerazione. Il Ministero dell’Ambiente ha sostenuto a più riprese che i gasdotti in Italia, l’aumento della capacità di trasporto e di accumulo di gas, ci renderanno più indipendenti dal petrolio e dal carbone. Quei combustibili da cui si vogliono liberare i Comuni del Parco del Cilento. Come la mettiamo ? L’Italia ha bisogno di infrastrutture. Dopo ritardi e scelte sbagliate si è ripreso a parlare di strategia unica energetica ed ambientale. Gli impianti  devono essere rinforzati e nessuno può ignorare le attese di parti del Paese per ricevere energia mediante reti. Si è ripreso a discutere anche di incentivi, sebbene non ancora rapportati a quelli che negli ultimi anni hanno fatto crescere le rinnovabili. Il loro contributo al fabbisogno  nazionale è fuori dubbio. Ma sono minoritarie. Dovranno certamente aumentare ed insieme a loro una accresciuta capacità degli utenti per migliori utilizzi e risparmi. Nel frattempo sono obbligate a coesistere con le tradizionali. E nessuno ha ricordato le migliaia di ettari sottratti all’agricoltura per far posto ai parchi solari. Il gasdotto in arrivo in Puglia trasporterà 10 miliardi di metri cubi di gas destinati a famiglie e aziende.Le nuove disponibilità di materia prima renderanno migliori i bilanci di molti Comuni. Con il paradosso che nonostante i milioni di euro per nuove reti gas nel Cilento , molte località ne resteranno ancora senza, perché spiega il governo “prive delle necessarie infrastrutture di collegamento ai metanodotti nazionali”. Gli ulivi sono al loro posto.