Lui ha 51 anni e tutti lo conoscono come Carlo, vive facendo piccole riparazioni ad elettrodomestici e televisioni in un «basso» del quartiere Casamiranda. Lei, Saaida, di anni ne ha 28 e con quell’uomo vive già da un po’ e hanno un figlio di meno di due anni, oltre ad una bimba di sette che è in Marocco con la nonna materna. Ieri, l’ennesima lite sul modo di vestire della giovane moglie. Saaida era andata a tagliarsi i capelli, si vestiva all’occidentale, non ne voleva sapere del velo, figurarsi del burqua. Nonostante ciò pare non riuscisse più a sopportare la vita a Sant’Anastasia ed era sua intenzione tornare a casa, in Marocco. Insieme a suo figlio. È questo che deve aver causato la reazione di «Carlo», descritto da tutti coloro che lo conoscevano come «una persona tranquilla, gentile, uno fidato che potevi tranquillamente far entrare in casa». Così ha cominciato a picchiare Saaida: calci, pugni, percosse sul volto che lei non voleva coprire.
Lei avrebbe voluto chiudere aiuto ma Carlo l’ha chiusa in bagno da quale comunque lei è riuscita a scappare fuggendo in strada. Dopo alcuni metri si è sentita male accasciandosi al suolo, sono stati i vicini a chiamare i carabinieri. A loro, Saaida ha raccontato di essere stata vittima di condotte violente e vessatorie già in passato e che suo marito le aveva sempre rimproverato una condotta troppo «occidentale», tentando invece di imporle abiti lunghi e burqua.
Le lesioni della donna, in particolare concentrate sul volto, sono state giudicate guaribili in quindici giorni. «Carlo» è stato invece arrestato con le accuse di sequestro di persona, minacce aggravate e maltrattamenti in famiglia.
Saaida si è rifugiata da un’amica, in attesa di decidere del suo destino, di capire se vuole davvero rientrare in Marocco o rimanere a Sant’Anastasia. Ma poche ore fa, dinanzi alla sua casa vuota, si sono concentrati inviati di giornali e tv ed è arrivata anche l’assessore alle politiche sociali, Rossella Beneduce, in compagnia della assistente sociale Maria Scudieri, raggiunte poco dopo dal sindaco Lello Abete.
«Abbiamo appreso la notizia dalla stampa – dice l’assessore Beneduce – e la nostra preoccupazione principale è stata quella di verificare le condizioni della donna e di suo figlio. Non appena rientrerà a casa le daremo tutto il sostegno possibile. Prestiamo un’attenzione particolare alla lotta alla violenza sulle donne, con un costante lavoro dei servizi sociali e con interventi di supporto psicologico e legale, grazie anche allo sportello del Centro Liguori attraverso il quale riusciamo a sopperire a tutte le richieste che ci arrivano».
«Non disponiamo di tutti i dettagli relativi al caso in questione e a questa famiglia in particolare – dice il sindaco Abete – intanto ci siamo preoccupati di investire i servizi sociali che si occuperanno di tutti i controlli e di ogni verifica. Se le cose stanno così come le abbiamo già apprese dalla stampa, ossia se la moglie è stata picchiata perché si rifiutava di indossare il burqua, non possiamo che condannare fermamente ogni violenza, che sia compiuta per motivi “religiosi”, di tradizioni o qualunque altra motivazione. È un episodio inaccettabile dal punto di vista umano».
Sull’episodio, una nota del consigliere regionale dei Verdi della Campania, Francesco Borreli: «Tutti gli autori di violenza verso le donne di qualsiasi età sono da condannare senza giustificazioni e senza vergognose derive razziste che tendono a perdonare i colpevoli se originari delle nostre terre e a essere implacabili verso chi ha origini straniere o appartenenze religiose diverse dalle nostre».







