Torna in servizio, ma non più con le responsabilità di una posizione organizzativa, il dipendente comunale che fu arrestato il 18 dicembre del 2013 con l’accusa di induzione indebita a dare o promettere utilità (art. 319 quater del codice penale). L’assessore al Personale, Rossella Beneduce: «Non esistevano condizioni ostative al reintegro, a fronte di una sua richiesta di rientrare in servizio».
Luigi Terracciano fu arrestato a dicembre 2013, pochi giorni dopo il sindaco Carmine Esposito per il quale è ancora in corso il processo a Nocera Inferiore (ndr, mentre per l’ex funzionario la Procura competente è quella di Nola). Il 31 dicembre dello stesso anno, essendo ai domiciliari, fu sospeso dal servizio. Gli arresti domiciliari furono revocati il 5 marzo del 2014, fu disposta però l’interdizione dall’esercizio di pubblico ufficiale e con una determina comunale del giorno successivo fu confermata nei confronti del dipendente la sospensione dal servizio fino a nuova comunicazione del Gip.
Il 15 dicembre del 2014 un’ordinanza del Tribunale di Nola ha revocato la misura cautelare della interdizione dai pubblici uffici e dunque, cessati gli effetti della stessa, l’amministrazione comunale è stata messa in condizione di decidere se confermare la sospensione (facoltativa) dal servizio o trasferire il dipendente ad altro ufficio. Il 9 gennaio 2017 il dipendente ha chiesto di essere reintegrato in servizio «…in attesa che si formi adeguato giudicato che definisca, in via ultimativa, le vicende giudiziarie a proprio carico, precisando di non essere destinatario di alcun provvedimento giudiziale passato in giudicato».
A settembre del 2015, con rito abbreviato, il dipendente fu condannato a due anni e due mesi. Il suo legale definì la pena «infondata e ingiusta» annunciando il ricorso in Appello così come è poi avvenuto.







