Volla, cambio della guardia nel coordinamento dei “Fratelli d’Italia”

Dopo l’addio prematuro di Viscovo & Co dai posti di comando di Via Aldo Moro (anzi, sembra un arrivederci al prossimo turno ndr), tra i futuri protagonisti del centro destra vollese ci sarà sicuramente “Fratelli d’Italia”. Le varie compagini politiche territoriali si stanno riorganizzando in funzione della prossima disfida elettorale. Con una foto e con una riunione di qualche giorno fa, il 15 maggio u.s., i rappresentanti locali del partito di Giorgia Meloni e di Ignazio La Russa hanno lanciato la loro ufficiale candidatura per Volla. La foto, apparsa giorni fa su Facebook, che ritrae quattro dei massimi esponenti locali del partito in un atteggiamento simil film americano, ha una dicitura poco equivocabile: “Noi ci Siamo”. La riunione è servita ad analizzare e cercato di individuare “… le motivazioni e cause che hanno portato alla caduta dell’amministrazione Viscovo …”. Il gruppo dirigente, poi ha affrontato le molteplici sfaccettature dei “…bisogni dei cittadini e delle problematiche irrisolte del territorio vollese, iniziando così a tracciare le linee guida del programma politico da presentare alle prossime elezioni …” Infine, i “Fratelli d’Italia/Alleanza Nazionale” Vollesi hano cambiato il loro coordinatore cittadino. Giuseppe Annone, già assessore della giunta Ricci e consigliere di opposizione dell’amministrazione Guadagno, che “voci di marciapiede” danno come uno dei probabili futuri candidati a Sindaco del centro destra vollese, ha lasciato il posto ad Antonio Rea, il quale da neo coordinatore ha fatto sapere di aver già definito due significativi obiettivi immediati: L’apertura della nuova sede e il coinvolgimento politico dei giovani. Obiettivi immediati a parte, ai Vollesi non resta che aspettare di conoscere il punto di vista di “Fratelli D’Italia” su quali siano state le analisi della caduta del “governo Viscovo” e, soprattutto, a quali scenari di alleanze future essi si apriranno, per la guida amministrativa e politica del paese.

Morire per frane con lavori sospesi.

Il programma Italia sicura di Renzi deve accelerare. I poteri alle Regioni e la burocrazia da superare. Gli alibi ,di qualsiasi tipo, stanno cadendo. La sicurezza dei nostri territori è nelle mani di Sindaci e Governatori regionali che devono spendere i soldi del governo. Il programma Italia sicura, avviato quando Matteo Renzi era premier, è operativo e la bella  fetta di 12 miliardi e mezzo di euro, va impiegata  in tempi  ragionevoli. Il territorio frana, le emergenze non cessano mai, la vita di chi è in pericolo per danni all’ambiente stratificati , deve assolutamente  essere tutelata. Il messaggio è palese , ma i cantieri aperti  sono soltanto  1340:  un decimo di quelli previsti. Molti aperti e subito sospesi. Quando arrivano  le tragedie ci interroghiamo e poi tutto come prima.  Il libro curato dalla Presidenza del Consiglio ha studiato Regione per Regione  lo stato di attuazione di Italia sicura.  In diversi posti sono stati impiegati soldi per il dissesto bloccati da 14 anni. Un tesoretto di  2.2 miliardi , congelato da procedure, autorizzazioni, incapacità . E’ chiaro che un sistema così non produce nulla di buono,non garantisce chi è vive al contatto con il pericolo,  soprattutto quando le carte devono passare attraverso decine di uffici. Nemmeno il ritmo operativo di oggi è celere, se in tre anni è stato aperto un numero di cantieri così esiguo. Ma una marcia in più è stata inserita. I Governatori regionali  sono stato nominati Commissari straordinari per contrastare il dissesto e devono intendersi con i Sindaci. Il lavoro delle strutture regionali confluisce nella banca dati dell’Istituto per la protezione ambientale.  Secondo le nuove regole le Regioni in 30 giorni devono rilasciare tutte le autorizzazioni di propria competenza. Evidentemente ancora non ci siamo, se il Ministero dell’Ambiente fa sapere che ci sono diverse  norme da rivedere. Gli esperti sono al lavoro. Emergenze ,per fortuna,  in questo periodo non ce ne sono , sicché i tempi vanno accorciati  Diventa persino  grottesco pianificare la messa in sicurezza dei territori e la prevenzione dei rischi, nei prossimi 20 anni -secondo Italia sicura- se non si eliminano burocrazie, poteri inefficaci, passaggi inutili e oscuri. Bisogna completare i progetti esecutivi, dare lavoro a giovani ingegneri , favorire le aggregazioni professionali locali per non smarrirsi più nelle pieghe di un apparato che tiene il 90 % delle opere in stand by per mancanza di calcoli, stime, planimetrie. E’ ciò che realmente serve a 7 milioni di italiani che vivono nell’11% del territorio a rischio inondazioni e frane. Fa bene ricordare che per salvarli spendiamo 3 miliardi e mezzo di euro ogni anno.

Campi Flegrei: l’intervista al vulcanologo Giuseppe De Natale

Cerchiamo di apportare chiarezza alla confusa situazione creatasi dalla cattiva divulgazione di un articolo scientifico sullo stato dei Campi Flegrei e lo facciamo intervistando l’autore della pubblicazione, Giuseppe De Natale.

Tra i social e una stampa che ormai si è piegata alla loro logica sensazionalistica e manichea, oggi pare che non sia più possibile parlare con tranquillità di scienza poiché il senso comune, oggi, prevale sulle competenze scientifiche degli addetti ai lavori; il mondo dell’informazione poi non brilla per deontologia e competenza, visto che enfatizza, anche con le grandi testate, ciò che andrebbe invece ponderato con attenzione e nozione di causa. C’è da chiedersi a questo punto chi si assumerà mai la responsabilità del danno arrecato all’informazione scientifica?

A tal proposito e alla luce degli ultimi eventi abbiamo intervistato Giuseppe De Natale, ricercatore dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia ed ex Direttore dell’Osservatorio Vesuviano.

Dottor De Natale, sono giorni ormai che si è acuita la psicosi vulcanica sui Campi Flegrei, con la paura mai sopita di chi vive in un area vulcanica ed enfatizzata dalla stampa locale e nazionale a causa di una cattiva interpretazione di una sua pubblicazione, vuol chiarirci meglio cosa è successo?

«È stato pubblicato, dalla rivista ‘Nature Communications’, un articolo scientifico in cui elaboriamo un nuovo modello per la previsione delle eruzioni su base fisica, al contrario delle tecniche essenzialmente empiriche utilizzate oggi. Quando le deformazioni sono di piccola entità, le rocce si comportano in maniera elastica, deformandosi in modo proporzionale agli sforzi interni. Quando, invece, gli sforzi interni superano una certa soglia, il comportamento delle rocce diventa elasto-fragile, con conseguente processo di fratturazione. All’aumentare progressivo dello sforzo, oltre una certa soglia, le rocce si comportano in maniera esclusivamente fragile, generando fratture sempre più profonde che collegano la superficie con le zone dove sono concentrati gli sforzi interni. In questa situazione, un’eruzione può innescarsi. L’evoluzione del sistema, da ‘elastico’ a ‘fragile’, può essere monitorata studiando l’andamento congiunto delle deformazioni e della sismicità. Abbiamo applicato il nuovo metodo allo studio dei processi di bradisisma dei campi Flegrei dal 1950 ad oggi: il risultato è che le condizioni del sistema al culmine del sollevamento (1984) sono molto vicine all’inizio del comportamento ‘fragile’. Pertanto, dal momento in cui il livello del suolo dovesse ritornare a quello del 1984 (manca circa mezzo metro), un nuovo episodio di sollevamento veloce, se iniziasse, potrebbe avere uno sviluppo ‘eruttivo’ con probabilità molto maggiore che gli episodi precedenti (perché appunto le rocce sono già molto sollecitate). Molti media hanno interpretato la descrizione di tali risultati come un’ipotesi di eruzione ‘imminente’, ed è partita la psicosi.»

Che la gente sia confusa, pare ovvio, soprattutto dopo tanto allarme mediatico, ma non le sembra che anche i suoi colleghi esagerino un po’? È mai possibile che la stessa comunità scientifica non sia capace di esprimere univocamente ed ufficialmente un concetto?

«Non è affatto semplice, anche per un ottimo ricercatore, gestire le informazioni ai media su temi così delicati che toccano profondamente l’emotività della popolazione. Chi ha gestito l’informazione (io ero fuori Italia per un congresso) ha evidentemente fatto degli errori, di cui comunque non gli si può dar colpa più di tanto in quanto il nostro mestiere, appunto, è un altro. Per quanto riguarda la ‘comunità scientifica’ in generale, è assolutamente ovvio (ed è anzi una fortuna) che ci siano diverse ipotesi scientifiche, in cui ciascuno cerca di dimostrare le incongruenze di quelle degli altri: così funziona il metodo scientifico; guai se esistesse una scienza ufficiale. Il problema semmai è, in un ambito così critico come il nostro, che le differenti vedute scientifiche dovrebbero essere comunicate pacatamente e con il massimo rispetto, e soprattutto il dibattito dovrebbe avvenire nelle sedi opportune (scientifiche). Personalmente, intervengo a livello mediatico solo quando mi accorgo che alcune ipotesi fortemente allarmistiche, chiaramente improbabili, vengono date in pasto ai media senza cautela (in genere per avere visibilità). Nel nostro caso, c’è stato anche il problema del comunicato stampa dell’UCL (University College of London, ndr.), che riportava un titolo scientificamente insensato (….l’eruzione potrebbe avvenire prima del previsto… perché finora nessuno si era sognato di prevedere una data..) e lanciato, violando l’embargo della rivista, due ore prima della pubblicazione e quindi due ore prima del nostro (così molti siti, specie stranieri, hanno seguito quella traccia molto più allarmante e poco descrittiva).»

Oggi l’informazione va molto più rapidamente di quanto mai lo avesse fatto in passato ma al contempo l’approfondimento viene penalizzato in favore di nozioni semplici e basilari se non errate, e che spesso non lasciano spazio alle sfumature o quanto meno agli approfondimenti. Non crede che anche questo nuovo piano di lettura e di divulgazione delle notizie abbia influito sull’allarmismo di questi giorni?

«Certamente sì. Nella smania di rendere semplici concetti talvolta molto complessi, spesso banalizziamo facendo grandi danni. Tra l’altro, chi non ha gli strumenti culturali per capire a fondo un problema spesso lo banalizza ancor più nella sua mente, perché oggi tutti sono convinti di poter comprendere tutto meglio di qualunque specialista (tanto c’è internet, i social media, ecc.). Quanto accaduto è parte di un problema molto più ampio e criticissimo, che a mio avviso mette in profonda crisi ed estremamente a rischio la nostra stessa cultura ed il nostro benessere futuro.»

Come migliorerebbe il sistema di comunicazione tra INGV/OV e un pubblico sempre più avido di informazione?

«Quando ne ero Direttore avevo quasi terminato un nuovo sito web molto più attrattivo, e contavamo di attivarci sui Social principali (Facebook e Twitter). Inoltre, avevo iniziato il ciclo ‘A scuola di vulcani’ in cui ogni Mercoledì ospitavamo una scuola  (di ogni grado) in sala monitoraggio spiegando il nostro lavoro (ebbi solo due Mercoledì prima del commissariamento). Infine, avevamo completamente restaurato e riallestito la palazzina borbonica, perché divenisse il centro delle nostre attività di divulgazione. Eravamo ad un passo dal firmare un accordo con l’Ente Parco per una bigliettazione comune (la popolazione Vesuviana e flegrea da noi sarebbe comunque entrata gratis). All’accordo con il Parco Vesuvio, che avrebbe tra l’altro portato nelle nostre casse almeno 500.000 € l’anno (che avremmo potuto utilizzare per la manutenzione e l’arricchimento museale dell’Osservatorio di Ercolano), mancava solo la firma del nostro CdA (il Parco, che faceva le concessioni più grosse a nostro favore, aveva già dato il suo assenso). Era sul tavolo del CdA nella riunione del 17/2/2016, dove non si firmò nulla ma in compenso mi commissariarono.»

Somma Vesuviana, dopo le accuse al veleno il maresciallo Semprevivo chiede di essere trasferito in attesa degli accertamenti

Il maresciallo Raimondo Semprevivo
«Perché sia fugato ogni dubbio circa la più completa trasparenza e imparzialità sull’operato dei carabinieri». Il comandante se ne va in attesa che gli accertamenti possano fugare ogni dubbio e riservandosi di intraprendere ogni iniziativa utile a tutela della sua dignità». Dall’Arma non trapela altro ma queste poche informazioni fanno pensare che quella «tutela» della dignità del militare sia stata affidata a dei legali. Una cosa però è chiara nelle poche informazioni che trapelano: Semprevivo non è accusato di nulla e non è indagato. Una lunga teoria di encomi in 29 anni di servizio dei quali solo otto trascorsi da comandante della stazione dell’Arma di Somma Vesuviana, il resto tra Secondigliano e il nucleo investigativo di Castello di Cisterna. Ha 48 anni, il maresciallo Raimondo Semprevivo. Siciliano di Gela, è a Somma Vesuviana dal 2009. Lì, in quella terra che lo ha «adottato», ha condotto e portato a termine indagini sulla criminalità organizzata, ma prima ancora era stato in prima linea nell’arginare i gruppi criminali di vari cartelli campani, ricevendo ben tredici encomi, tre solenni, nonché diverse attestazioni di merito tra cui quella della Camera dei deputati. In attesa di chiarezza, c’è un altro nodo da sciogliere ed è la sorte della richiesta avanzata dal Pd di Somma Vesuviana e confortata dalle azioni di deputati dem: rinviare le elezioni amministrative fissate per domenica 11 giugno. Questa mattina alcuni dei dettagli dovrebbero essere chiariti in una conferenza stampa che il segretario Peppe Auriemma ha convocato per le 10, 30 nella sede del partito di piazza Trivio intitolata a Rosanna Cimmino.

Somma Vesuviana, “amico” senza sconti: quando Semprevivo indagava su Allocca

Il maresciallo Raimondo Semprevivo
Amico sì, ma sempre carabiniere. Il legame, che in verità si sarebbe saldato negli ultimi anni, tra il maresciallo Semprevivo e Celestino Allocca non impedì che il militare indagasse sulla famiglia dell’attuale candidato sindaco di Forza Italia quando a Somma Vesuviana il “Re” era ancora Allocca padre: Raffaele detto Ferdinando.  Somma Vesuviana, anno 2013: aver scoperto di essere ammalato non aveva impedito a «Re Ferdinando» di candidarsi per la terza volta alla carica di sindaco e di affrontare una delle più brutte campagne elettorali della storia cittadina. La più brutta prima d’ora, pardon. Non aveva più la forza di un tempo, non aveva nemmeno più il simbolo di Forza Italia che un’alleanza tra due consiglieri regionali, Carmine Mocerino e l’allora in carica Paola Raia, era riuscita a soffiargli il marchio dalla bandiera tricolore sotto il naso. Accanto a lui, in tutti i comizi, c’erano sempre i suoi due figli, medici come tradizione di famiglia voleva: Celestino e Francesca. E accanto gli restarono fino alla fine, quando a febbraio di quell’anno la malattia ebbe la meglio sul vecchio «leone». Gli successe il suo vice, Salvatore Di Sarno, che oggi sfida, nella singolar tenzone di queste strane e avvelenate elezioni, il figliolo del suo sindaco. Poco dopo, in una Somma che non riesce da tempo a godere di una pax amministrativa, i consiglieri comunali sfiduciarono Di Sarno consegnando la città al commissariamento e a nuove elezioni pochi mesi dopo. Celestino avrebbe voluto candidarsi e percorrere la strada tracciata dal genitore già allora, ma non andò così: nell’agone politico scesero Pasquale Piccolo, poi divenuto sindaco di Somma conquistando la vittoria contro Antonio Granato (Forza Italia, adesso nelle file di Allocca) e altri avversari che restarono al palo, compreso quel Giuseppe Auriemma che era all’epoca ed è ancora segretario del Pd. La consiliatura dell’avvocato Piccolo è terminata pochi mesi or sono, dopo continue ed estenuanti frizioni con la sua ex maggioranza che lo hanno portato alla scelta di dimettersi per avere le mani libere e ricandidarsi senza coloro che – a suo dire – gli avevano impedito di governare. Ed è allora che Allocca junior, i motori già scaldati da tempo, non ha sentito ragioni e ha deciso di scendere in campo riuscendo a conquistarsi pure il riscatto di vedersi assegnare il simbolo di quella Forza Italia che il papà non aveva più potuto utilizzare. Ha dalla sua quattro liste ma non sarà comunque una passeggiata affrontare le due formazioni dell’ex sindaco Piccolo e dell’ex vice di suo padre, Salvatore Di Sarno, sei liste. Senza contare le sorprese che potrebbero arrivare dal M5S di Ciro Sannino e dalla coalizione di due liste del commercialista e già assessore ad Ottaviano, Salvatore Rianna. Sconta un po’ il dottore Allocca, fisiatra, il suo essere guascone e una certa intemperanza. Non pensava però certo di dover giustificare l’amicizia nata negli anni con quello stesso maresciallo dei carabinieri, Raimondo Semprevivo, che su di lui aveva indagato anni or sono. Fu proprio il comandante della locale stazione dell’Arma, infatti, ad avviare le indagini sul giovane rampollo del primo cittadino in seguito alla denuncia di due costruttori che avevano raccontato ai militari di non essere mai riusciti ad incassare i soldi che il Comune doveva loro per diversi appalti. Raccontarono al comandante Semprevivo, che negli anni non si è mai tirato indietro né di fronte alla politica né di fronte alla camorra, di essersi rivolti a Celestino e ad un allora assessore perché facessero pressioni. Ma raccontarono anche che per fargli incassare la somma dovuta avevano chiesto loro una tangente. Accuse pesantissime che si sciolsero come neve al sole in tribunale dove, grazie ad intercettazioni che provarono inequivocabilmente l’innocenza del figlio del sindaco e del suo assessore, furono entrambi assolti con formula piena «perché il fatto non sussiste». Dopo quattro lunghi anni in cui la famiglia Allocca, che ha moglie e due figlie, fu messa a dura prova. E ancora sulla politica locale si trovò ad indagare Raimondo Semprevivo quando nell’inchiesta Blusky – esattamente un anno fa, maggio 2016 – vennero fuori intercettazioni in cui il boss ‘O bersagliere del clan D’Avino, Giovanni (storico affiliato del clan Alfieri e cugino del più noto Fiore) ricopriva il maresciallo d’improperi a colloquio con la sua compagna in carcere. E alla donna diceva, nel corso delle settimane in cui in città ferveva la campagna elettorale per le amministrative 2013 che Allocca padre “non era buono, era un perdente” (ndr, non fu lungimirante e Allocca divenne sindaco per la terza volta in sette anni) ma proprio nelle fila del “re” si era candidata sua nipote e il boss spiegava alla compagna come fare per avvisare gli avversari di Allocca che, nonostante la candidatura, il suo voto era loro.«Ha detto Giovanni mio- devi dire – che non c’è nessun problema». Dopo la diffusione di quelle intercettazioni, il consigliere regionale Carmine Mocerino, citato con altri politici locali nei colloqui in carcere (ma mai indagato né sospettato), parlò di strumentalizzazioni e plaudì all’azione delle forze dell’ordine, ribadendo il suo impegno di sempre nel lavorare per rafforzare l’argine contro le infiltrazioni della criminalità organizzata.

Somma Vesuviana, sospetti sulla città e sul maresciallo dell’Arma: le reazioni dei candidati alla carica di sindaco

Un reportage di Repubblica ha aperto ieri una sorta di vaso di Pandora, avvelenando ancor di più il clima teso della campagna elettorale che pure è appena agli esordi. La notizia del coinvolgimento del maresciallo Raimondo Semprevivo, militare pluridecorato e da sempre impegnato nella lotta alla criminalità organizzata, ha scatenato una bagarre di note, comunicati stampa e veline facendo però al contempo sgonfiare quanto in molti avevano continuato a sostenere finora: vale a dire che dietro il ritiro del medico Giuseppe Bianco, scelto quale leader e candidato sindaco di una coalizione che doveva comprendere Pd e Somma al Centro, dietro le «ingerenze» poi denunciate al Prefetto di Napoli dal consigliere regionale e presidente della commissione anticamorra Carmine Mocerino, dietro la decisione del Pd- orfano del candidato- l’ombra della camorra non c’è, come in molti avevano fin qui sostenuto. Anzi, sono due vicende parallele ma diverse, sotto ogni aspetto. Bianco, estraneo al mondo della politica, avrebbe sì ricevuto pressioni in forma anonima e proprio di questo ha parlato ai carabinieri presentando denuncia contro ignoti, ma preferendo non mettere a rischio la propria serenità e quella dei familiari e optando per il ritiro. Altra scena, altro film quello che riguarda invece la mancata presentazione della lista Somma al Centro. Uno o più candidati di quella lista «battezzata» dal consigliere regionale Mocerino hanno scelto di restarsene a casa e almeno uno di loro, Luigi Mele – come anticipava ieri il quotidiano napoletano con la firma di Conchita Sannino – avrebbe messo nero su bianco le ragioni del ritiro in una accorata lettera indirizzata e consegnata a Mocerino. In quella missiva Mele avrebbe spiegato le ragioni del suo diniego ad una candidatura, dopo molti anni trascorsi lontani dalla politica a fronte di una giovanile militanza nella destra napoletana. Certo che dalla Alleanza Nazionale erede del Msi ad una coalizione con il partito democratico ce ne passa ma, si sa, la politica ha le sue ragioni che un cuore militante può disconoscere. Repubblica però raccontava ieri un’altra storia, quella di pressioni, di «inviti» a non candidarsi rivolti a Mele dal maresciallo dell’Arma, Raimondo Semprevivo. E non per una semplice ragione ideologica che tra amici, si sa, ci può anche stare. Bensì per «favorire», eliminando di fatto dall’agone politico un concorrente, un altro candidato, amico personale del maresciallo: Celestino Allocca, a capo di una compagine di centro destra con tanto di simbolo berlusconiano. Sottintendendo, immaginiamo, che un elettore medio del Pd, rimasto senza nessuno da votare, si rivolga automaticamente al partito più vicino per ideali. Quale? Ma Forza Italia, naturalmente, il Patto del Nazareno dovrà pure essere servito a qualcosa.  Ironie a parte e comunque finisca la vicenda, c’è qualcosa in ballo ed è proprio la tornata amministrativa. Il segretario del Pd di Somma Vesuviana, Peppe Auriemma, intenderebbe chiedere – sostenuto da parlamentari ed esponenti democrat- di far slittare il voto. Tant’è che il deputato Massimiliano Manfredi, componente della commissione antimafia, si sarebbe già rivolto al Ministro dell’Interno. Posto che per annullare una democratica espressione del voto popolare occorre un motivo grave e serio che non può essere individuato nella mera decisione del Pd locale di non presentare la lista o in sospetti di condizionamento non provati e un maresciallo dell’Arma scaraventato in pasto alla gogna mediatica e che non è né indagato né accusato di alcunché. Abbiamo chiesto, ai cinque candidati alla carica di sindaco un commento su due questioni: la vicenda che coinvolge il maresciallo e la richiesta di slittamento del voto avanzata dal Pd.
Celestino Allocca
«Somma Vesuviana non è Fortàpasc, non c’è motivo di rinviare il voto, il Pd ha scelto liberamente di non presentare la lista – dice Celestino Allocca– anzi dico di più: se fosse capitato a me tutto avrei fatto tranne che optare per il ritiro. Come farei a guardare in faccia i miei cittadini? La politica è anche questo: se diciamo alle persone che non devono piegare il capo, noi abbiamo il preciso dovere di comportarci di conseguenza. Perciò in bocca al lupo al Pd, ci spiace che non abbia avuto il coraggio o la forza di essere insieme a noi a competere lealmente, ma di certo non ci fermiamo per una decisione che con noi non c’entra nulla e sulla quale ora si vorrebbe mettere una ritardataria “pezza”. Il maresciallo Semprevivo? Persona onesta e irreprensibile, si vergogni chi sostiene il contrario».  
Salvatore Rianna
«Debbo innanzitutto dire, con assoluta franchezza – commenta Salvatore Rianna –  che trovo inquietante che gli esiti di un’indagine, ancora nella sua fase genetica, vengano pubblicati e diffusi in maniera indiscriminata, con grave compromissione della delicatezza dei temi trattati. Ho fiducia che la magistratura inquirente, incaricata di appurare i fatti, saprà accertare la verità e far luce su quanto avvenuto contribuendo – in maniera decisiva – a dare serenità ad una comunità scossa ed allo stesso tempo consapevole del fatto che l’elevata rilevanza , istituzionale, personale e sociale delle persone coinvolte, che tutti conosciamo e stimiamo, ciascuna per il suo percorso e per i meriti ottenuti, impone l’obbligo di lasciare il campo al lavoro delle autorità competenti, evitando la gogna mediatica».
Pasquale Piccolo
«Gli estremi per rinviare le elezioni non ci sono, non li vedo» – dice Pasquale Piccolo, avvocato ed ex sindaco reduce dalla presentazione delle sue liste in una serata in cui aveva espresso solidarietà ai democrat e al dottore Peppe Bianco, incassando l’endorsement, personale, di iscritti al Pd. Quanto al maresciallo Semprevivo, l’ex sindaco di nuovo in corsa, commenta: «Non posso certo esprimermi su una vicenda della quale conosco soltanto quanto appreso dai giornali».  
Salvatore Di Sarno
«Non credo ci sia un’indagine in corso ma, nel caso, ben venga. Ne usciremo meglio tutti noi, compreso il maresciallo Semprevivo e la città di Somma Vesuviana» – dice Salvatore Di Sarno che, circa l’ipotesi di rinvio delle elezioni ironizza: «Non mi pare che se manca un giocatore in campo devono andare via anche tutti gli altri».    
Ciro Sannino
Infine, il candidato del M5S, Ciro Sannino, scrive sul suo profilo Facebook: «Esprimo incredulità e preoccupazione per le ultime notizie che circolano sulle presunte minacce apportate da esponenti delle forze dell’ordine ad alcuni candidati miei avversari. Amo troppo Somma Vesuviana e non vorrei che alcuna ombra di nessun genere vada ad inquinare una campagna elettorale già avvelenata. La speranza è che si faccia immediatamente chiarezza e che si prendano tutti, seppur dolorosi, provvedimenti del caso».  

Oggi c’è Napoli-Fiorentina, e Biagio che cucina? ‘na lardiata ..‘e mezzanielli…..E ce se mette pure ‘o portoghese…

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L’ “incubo” di un tifoso “viola”: cercare segni che inducano a sperare che la vittoria del Napoli non sia un massacro, scoprire che Biagio ha preparato “’na lardiata”, che in napoletano indica “’na mazziata” prolungata e a tutto campo, distrarsi contemplando la metafisica bellezza delle “nature morte” di Gianluca Corona. Due giornate per ogni campionato, da più di mezzo secolo: due giorni di spasimi, di sfottò fatti e subiti: te piace fa’ o martiello, e perciò quando sei incudine, ti devi stare. Da qualche anno la sofferenza è aumentata: la processione dei “post” su “fb” degli amici che sono tifosi storici del Napoli, Vincenzo di Cicciano, Tilde, Maria Rosaria, e le battute senza sale di Mimmo, e le ripassature di Peppe, che fu tifoso milanista, e poi si è convertito…e poi Raffaele il salumiere di Michele Auricchio…Che vvuò fa’, addà passà ‘ a nuttata: solo che non è nemmeno mezzogiorno, ancora. Vado a caccia di segni, di un consolante augurio che l’Invincibile Armata di Sarri non maltratti la debole e fragile Fiorentina dei Signori delle scarpe. E manca pure Borja Valero, e se la giornata è ventosa, e al San Paolo sciamano le farfalle, me lo immagino già Tatarusanu… Poi ci si mette pure il portoghese, gli amici fiorentini mi inviano il video dell’intervista di ieri sera, mi faccio forza, lo ascolto, ma dopo poche parole mi arrendo, e chiudo tutto. Ma questo è un suicida, per Zeus: ha detto che il Napoli è fortissimo – e ci mancherebbe-, ma poi, ha aggiunto, locco locco, che la sua Fiorentina l’ha messo sempre in difficoltà. Speriamo che tutto questo non giunga all’orecchio di Sarri, se no Sarri il Magnifico caccia fuori tre, quattro schemi segreti, e ci abbuffa di gol, e fa segnare anche Pepe Reina: la vedo la scena: cross di Insigne, e colpo di testa del portiere hidalgo. Roba da non uscire di casa per tre giorni. Faccio un voto: se la Fiorentina perde solo per due a zero, domani sera vedrò, minuto per minuto, dall’inizio alla fine, il programma di Fabio Fazio. Litizzetto compresa? E sia: Litizzetto compresa…. Esco per la passeggiata quotidiana, faccio il solito giro, e alla fine mi viene di pensare che non ci sia questa grande attesa, nei tifosi del Napoli: uno dei più accesi mi ha detto: “E’ tutto finito, è passata la voce del padrone, va la Roma, non il Napoli”. Ma caccio via questi ingenui giochi mentali: è tutta scaramanzia: questi sperano perfino che il Crotone faccia il colpo a Torino, e che il campionato si riapra, altro che secondo posto.Questi vincono con quattro gol di scarto, altro che nottata. Vado a pranzo a casa di Biagio: il sabato, di solito, il nostro chef manda in tavola alici preparate in tutti i modi, frutti di mare, polpi all’insalata e purpetielli int’’o pignato, come li cucinava, decenni fa, il ciccianese Bartolo: insomma tutta “roba” che ritempra i nervi e si fa accompagnare da certi vini bianchi che sono vini filosofici, da meditazione, e perciò favoriscono il distacco dalle apparenze e dagli accidenti della mutevole Fortuna e aiutano il cuore e la mente a concentrarsi sull’essenza delle cose. Proprio ciò che serve in una giornata così…. Ma tutto precipita, a causa del secco frangersi dei mezzanielli tra le dita di Biagio, che li spezza con calma, con misura e con piacere,e di ogni mezzaniello spezzato in due parti raccoglie nel piatto la preziosa “minutaglia”. L’ultimo, tenace dubbio lo spazza via la domanda fatale: “vuoi il lardo di Colonnata, o quello di Pietraroja?”, “Ma perché, che stai preparando?”, “Come, che sto preparando? Non si vede? Sto preparando una “lardiata” di “mezzanielli”. E’ il segno nefasto che mi mette l’animo in pace: ‘na lardiata, terribile parola napoletana che significa “violenta dose di percosse” e ricorda, secondo alcuni, la crudeltà della plebe che si divertiva a torturare i condannati a morte trascinati al patibolo bersagliandoli con manciate di frammenti di lardo bollente. Oggi è giorno di “lardiata” schiassea lo chef, e non riesco a capire se allude: ma forse allude veramente, lo sospetto dal rumoroso piacere con cui “allaccia “il lardo, e cioè -mi piace la spiegazione di Sergio Zazzerra – “lo sfibra con energiche battiture”. “Ci mettiamo un po’ di lardo di Colonnata, e un po’ di Pietraroja. Ti va bene?”. Gli rispondo da cafone. Ne consumo una porzione abbondante, fino all’ultimo mezzaniello: i calici amari vanno bevuti fino in fondo. Ma forse i Napoletani si ricorderanno che trenta anni fa, il 10 maggio, proprio alla fine di un Napoli- Fiorentina ebbero la certezza di aver vinto lo scudetto: la partita finì 1-1, reti di Carnevale e di Baggio. E poi la Fiorentina è la squadra di Renzi: ma questo potrebbe essere un aggravante….. Passerò la serata a distrarmi con una silenziosa riflessione sul metafisico prodigio delle nature morte di Gianluca Corona.

Brusciano, incontro letterario “Guido De Ruggiero” nel giorno dedicato alla legalità

Con il sindaco Giosy Romano anche il pm Maresca e il giornalista Ruotolo.   Una giornata all’insegna del ricordo di Giovanni Falcone e delle vittime eccellenti della mafia. Questo il filo conduttore dell’edizione 2017 dell’incontro letterario “Guido De Ruggiero”. Tutto è stato organizzato per onorare nel migliore dei modi la data del 23 maggio: il giorno della legalità. Intitolata al giudice scomparso per mano della mafia nel 1992 la strada sulla quale insiste l’Istituto Comprensivo De Filippo/De Ruggiero, che ospita questa edizione dell’incontro. L’appuntamento è fissato per le ore 18. La legalità è in primo piano, un tema fortemente voluto dall’amministrazione comunale di Brusciano che organizza l’evento. “Le istituzioni per la legalità” questo il dibattito che sarà portato all’attenzione degli studenti bruscianesi e di quanti parteciperanno alla serata. In compagnia del sindaco di Brusciano, l’avvocato Giuseppe Romano e del parroco Don Salvatore Purcaro, porteranno testimonianza diretta della lotta quotidiana ad ogni forma di criminalità ed illegalità, personaggi di spicco del panorama nazionale italiano. Catello Maresca, magistrato in prima linea nella lotta contro la camorra. Da anni lotta contro ogni tipo di barbarie perpetrato ai danni della Campania. Celebre l’interrogatorio a Giuseppe Setola, il più cattivo dei Casalesi. Nicola Graziano, Magistrato del Tribunale di Napoli con funzioni di Giudice Delegato. Componente della Commissione Tributaria Provinciale di Napoli e attualmente applicato anche alla Commissione Tributaria Regionale di Bari. Già Difensore Civico del Comune di Aversa, è autore di numerose pubblicazioni e saggi a carattere giuridico Nicola Baldieri, giornalista, segue le vicende principali della mafia locale quella casertana del clan dei Casalesi.  Nel giugno del 2011 ha pubblicato insieme con lo storico bresciano Mimmo Franzinelli il suo primo libro, Il volto di Gomorra – Mondadori. Sandro Ruotolo: fra i giornalisti televisivi italiani più famosi, lungo e proficuo il sodalizio con Michele Santoro in trasmissioni di grande audience. La sua vita è stata segnata dalla perdita della sorella Silvia, vittima innocente di camorra. Colpevole di essersi trovata nel posto sbagliato durante un regolamento di conti. Sarà possibile visitare la mostra itinerante dei lavori artistici realizzati dagli alunni dell’I.C. De Filippo/De Ruggiero. In scaletta anche la presentazione del giornalino “New Generation” della scuola Dante Alighieri premiata al concorso nazionale dell’Ordine dei Giornalisti.     Ed ancora La scuola del Fare dell’I.C. Comprensivo De Filippo/De Ruggiero presenta “Parla…la musica” con il concerto della Planet Band diretta dal professore Franco Romano, premiata al Med Festival Experienze di Gaeta. Gli alunni saranno accompagnati dai rispettivi dirigenti Luigi Gesuele e Fortuna Parma. Appuntamento martedì 23 maggio alle ore 18 per essere protagonisti della grande voglia di legalità che aiuta un territorio difficile come quello italiano a trovare la forza per lasciare alle giovani generazioni la migliore società possibile.    

Il 6 giugno l’inaugurazione della Stazione di Zaha Hadid ad Afragola

Il Sindaco Tuccillo: 36 treni, premiato l’impegno per far ripartire i lavori.   «L’inaugurazione della stazione Alta velocità di Afragola il 6 giugno è il coronamento di quattro anni di duro lavoro svolto per far ripartire i lavori e portare a completamento a tempo di record l’ultima opera di Zaha Hadid». Così, il Sindaco, On. Domenico Tuccillo, ha commentato l’annuncio dell’inaugurazione dell’opera del premio Pritzker per l’Architettura dato oggi dall’Amministratore delegato e Direttore di Rete Ferroviaria Italiana, Maurizio Gentile. «Ho accolto ieri in stazione – ha dichiarato il Sindaco Tuccillo – l’Amministratore delegato di Rfi, Maurizio Gentile e quello di Fs Italiane, Renato Mazzoncini, che mi hanno assicurato la presenza quotidiana complessiva di 36 treni nella nuova stazione di Afragola. Si tratta di un risultato straordinario se si pensa che quando ci siamo insediati nel 2013 i lavori erano fermi al palo e molti ormai non credevano più alla realizzazione del progetto. Insieme con Governo e Regione abbiamo dato una risposta concreta all’inerzia degli anni passati e ottenuto il finanziamento nel Patto per la Campania del collegamento tra la stazione e la metropolitana di Napoli. Quello della stazione è stato da sempre il mio impegno per il territorio e oggi – sottolinea Tuccillo – con grande soddisfazione si trasforma in un’opportunità di crescita e sviluppo per la grande area metropolitana, all’interno della quale Afragola si candida ad un ruolo di primo piano per il rilancio della Campania e dell’intero Mezzogiorno. Ora occorre lavorare insieme alla Regione, che abbiamo già ripetutamente sollecitato, a un grande “masterplan” per valorizzare tutta l’area intorno alla Stazione di Zaha Hadid».

“Misteri e segreti di Napoli” declamati a Sant’Anastasia

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Sant’Anastasia. Ritorna atteso il “Salotto culturale Cosimo Scippa” in collaborazione con l’Associazione Love for, questa volta l’argomento trattato sarà “Misteri e segreti di Napoli”. Spettacoli, letture e interventi faranno da sfondo a magiche e misteriose leggende tutte napoletane. L’appuntamento è per il 20 maggio alle 18 presso il Centro sociale anziani di Sant’Anastasia (ex locali Pascarella). Una combinazione ben studiata tra sacro e profano, storie, miti e leggende tutte natìe in una delle città più esoteriche e misteriose del mondo Napoli. Saranno raccontante, recitate e lette all’evento culturale  “Misteri e segreti di Napoli” organizzato dall’ “Associazione Love for di Sant’Anastasia”  unitamente con il “Salotto culturale Cosimo Scippa”  rispettivamente rappresentate dal presidente Mimmo De Simone e Vera Ceriello. L’evento sarà presentato sabato 20 maggio alle ore 18 presso il Centro sociale anziani (ex locali Pascarella alla Pineta), con il patrocino morale del Comune di Sant’Anastasia.  Si approfondiranno temi riguardanti la cultura napoletana ma soprattutto quelli legati alle leggende e all’esoterismo, argomenti che hanno contribuito nei secoli a plasmare la “genetica” del popolo napoletano. Si parlerà del Munaciello, della Janara e poi ancora si esporranno scritti su enigmatici personaggi come, solo per citarne qualcuno, il principe Sansevero. A presentare la serata Vera Ceriello, interverranno il sindaco Lello Abete e l’assessore Rossella Beneduce, il giornalista Luigi Corcione relatore dell’evento, la giornalista Gabriella Bellini direttore della Provincia online, la signora Adele Sepe moglie del compianto Cosimo Scippa, gli artisti Carmen Percontra e Pasquale Rea,  i declamatori Vincenzo Spadaro, Giuseppe Moccia, Rosaria Chiaiese, Pasquale Castaldo e Lisa Terranova. Prenderà parte alla manifestazione  anche la famosa organizzatrice di eventi Maria Castello.