Un reportage di Repubblica ha aperto ieri una sorta di vaso di Pandora, avvelenando ancor di più il clima teso della campagna elettorale che pure è appena agli esordi. La notizia del coinvolgimento del maresciallo Raimondo Semprevivo, militare pluridecorato e da sempre impegnato nella lotta alla criminalità organizzata, ha scatenato una bagarre di note, comunicati stampa e veline facendo però al contempo sgonfiare quanto in molti avevano continuato a sostenere finora: vale a dire che dietro il ritiro del medico Giuseppe Bianco, scelto quale leader e candidato sindaco di una coalizione che doveva comprendere Pd e Somma al Centro, dietro le «ingerenze» poi denunciate al Prefetto di Napoli dal consigliere regionale e presidente della commissione anticamorra Carmine Mocerino, dietro la decisione del Pd- orfano del candidato- l’ombra della camorra non c’è, come in molti avevano fin qui sostenuto. Anzi, sono due vicende parallele ma diverse, sotto ogni aspetto. Bianco, estraneo al mondo della politica, avrebbe sì ricevuto pressioni in forma anonima e proprio di questo ha parlato ai carabinieri presentando denuncia contro ignoti, ma preferendo non mettere a rischio la propria serenità e quella dei familiari e optando per il ritiro.
Altra scena, altro film quello che riguarda invece la mancata presentazione della lista Somma al Centro. Uno o più candidati di quella lista «battezzata» dal consigliere regionale Mocerino hanno scelto di restarsene a casa e almeno uno di loro, Luigi Mele – come anticipava ieri il quotidiano napoletano con la firma di Conchita Sannino – avrebbe messo nero su bianco le ragioni del ritiro in una accorata lettera indirizzata e consegnata a Mocerino. In quella missiva Mele avrebbe spiegato le ragioni del suo diniego ad una candidatura, dopo molti anni trascorsi lontani dalla politica a fronte di una giovanile militanza nella destra napoletana. Certo che dalla Alleanza Nazionale erede del Msi ad una coalizione con il partito democratico ce ne passa ma, si sa, la politica ha le sue ragioni che un cuore militante può disconoscere. Repubblica però raccontava ieri un’altra storia, quella di pressioni, di «inviti» a non candidarsi rivolti a Mele dal maresciallo dell’Arma, Raimondo Semprevivo. E non per una semplice ragione ideologica che tra amici, si sa, ci può anche stare. Bensì per «favorire», eliminando di fatto dall’agone politico un concorrente, un altro candidato, amico personale del maresciallo: Celestino Allocca, a capo di una compagine di centro destra con tanto di simbolo berlusconiano. Sottintendendo, immaginiamo, che un elettore medio del Pd, rimasto senza nessuno da votare, si rivolga automaticamente al partito più vicino per ideali. Quale? Ma Forza Italia, naturalmente, il Patto del Nazareno dovrà pure essere servito a qualcosa. Ironie a parte e comunque finisca la vicenda, c’è qualcosa in ballo ed è proprio la tornata amministrativa. Il segretario del Pd di Somma Vesuviana, Peppe Auriemma, intenderebbe chiedere – sostenuto da parlamentari ed esponenti democrat- di far slittare il voto. Tant’è che il deputato Massimiliano Manfredi, componente della commissione antimafia, si sarebbe già rivolto al Ministro dell’Interno. Posto che per annullare una democratica espressione del voto popolare occorre un motivo grave e serio che non può essere individuato nella mera decisione del Pd locale di non presentare la lista o in sospetti di condizionamento non provati e un maresciallo dell’Arma scaraventato in pasto alla gogna mediatica e che non è né indagato né accusato di alcunché.
Abbiamo chiesto, ai cinque candidati alla carica di sindaco un commento su due questioni: la vicenda che coinvolge il maresciallo e la richiesta di slittamento del voto avanzata dal Pd.

«Somma Vesuviana non è Fortàpasc, non c’è motivo di rinviare il voto, il Pd ha scelto liberamente di non presentare la lista – dice Celestino Allocca– anzi dico di più: se fosse capitato a me tutto avrei fatto tranne che optare per il ritiro. Come farei a guardare in faccia i miei cittadini? La politica è anche questo: se diciamo alle persone che non devono piegare il capo, noi abbiamo il preciso dovere di comportarci di conseguenza. Perciò in bocca al lupo al Pd, ci spiace che non abbia avuto il coraggio o la forza di essere insieme a noi a competere lealmente, ma di certo non ci fermiamo per una decisione che con noi non c’entra nulla e sulla quale ora si vorrebbe mettere una ritardataria “pezza”. Il maresciallo Semprevivo? Persona onesta e irreprensibile, si vergogni chi sostiene il contrario».

«Debbo innanzitutto dire, con assoluta franchezza – commenta Salvatore Rianna – che trovo inquietante che gli esiti di un’indagine, ancora nella sua fase genetica, vengano pubblicati e diffusi in maniera indiscriminata, con grave compromissione della delicatezza dei temi trattati. Ho fiducia che la magistratura inquirente, incaricata di appurare i fatti, saprà accertare la verità e far luce su quanto avvenuto contribuendo – in maniera decisiva – a dare serenità ad una comunità scossa ed allo stesso tempo consapevole del fatto che l’elevata rilevanza , istituzionale, personale e sociale delle persone coinvolte, che tutti conosciamo e stimiamo, ciascuna per il suo percorso e per i meriti ottenuti, impone l’obbligo di lasciare il campo al lavoro delle autorità competenti, evitando la gogna mediatica».

«Gli estremi per rinviare le elezioni non ci sono, non li vedo» – dice Pasquale Piccolo, avvocato ed ex sindaco reduce dalla presentazione delle sue liste in una serata in cui aveva espresso solidarietà ai democrat e al dottore Peppe Bianco, incassando l’endorsement, personale, di iscritti al Pd. Quanto al maresciallo Semprevivo, l’ex sindaco di nuovo in corsa, commenta: «Non posso certo esprimermi su una vicenda della quale conosco soltanto quanto appreso dai giornali».

«Non credo ci sia un’indagine in corso ma, nel caso, ben venga. Ne usciremo meglio tutti noi, compreso il maresciallo Semprevivo e la città di Somma Vesuviana» – dice Salvatore Di Sarno che, circa l’ipotesi di rinvio delle elezioni ironizza: «Non mi pare che se manca un giocatore in campo devono andare via anche tutti gli altri».

Infine, il candidato del M5S, Ciro Sannino, scrive sul suo profilo Facebook: «Esprimo incredulità e preoccupazione per le ultime notizie che circolano sulle presunte minacce apportate da esponenti delle forze dell’ordine ad alcuni candidati miei avversari. Amo troppo Somma Vesuviana e non vorrei che alcuna ombra di nessun genere vada ad inquinare una campagna elettorale già avvelenata. La speranza è che si faccia immediatamente chiarezza e che si prendano tutti, seppur dolorosi, provvedimenti del caso».



