Perché la strage di Pinguini Adelia ci riguarda

Niente nuova generazione quest’anno per i pinguini di Adelia. e non è la prima volte. Alle porte l’istituzione di un’area marina protetta per proteggerli   Ne dovevano nascere 40.000. E invece ne sono nati solo due. Tutti gli altri sono morti di freddo e di fame. I pinguini di Adelia – 18.000 coppie in totale nella piccola isola Petrel in Antartide – hanno vissuto un nuovo anno horribilis. Sì perché già quattro anni fa, fu riservata la stessa sorte ai nuovi nati, che all’epoca, però, morirono tutti. Neanche uno riuscì a salvarsi in quell’ambiente così ostile. Senza contare che quattro anni fa, c’erano 2.000 coppie di adulti in più. Un trend che va assolutamente spezzato se non vogliamo far entrare anche questi pinguini, considerati da sempre fra gli animali più resistenti e sorprendenti del pianeta, nella rosa delle specie che rischiano l’estinzione a breve termine. La colpa, come sempre, è dell’uomo. Il riscaldamento del globo ormai è in atto e le sue conseguenze si vedono ovunque: dal deserto che avanza ai ghiacci che si sciolgono. Ma se in Artico la retrocessione dei ghiacci è nota e ben visibile, in Antartide la cosa è un po’ più complessa. E riguarda tutti noi. Nonostante il buco dell’ozono sopra l’Antartide da circa un anno si sta rimpicciolendo, non possiamo esultare. Smettere di immettere CFC nell’aria non basta a interrompere la catena di eventi che abbiamo messo in moto con il riscaldamento globale. E l’Antartide, l’unico continente ancora poco intaccato dall’uomo, a lungo isolato anche dalla presenza umana, al riparo dal turismo, dalle pressioni di pesca, dalle intense rotte commerciali e dalle esplorazioni sottomarine alla ricerca di idrocarburi, rischia parecchio. In totale il ghiaccio antartico sta diminuendo, ma mentre alcune aree perdono ghiaccio, altre sono soggette a un ispessimento dei ghiacciai. E la cattiva notizia, come sempre, riguarda i pinguini. Ad esempio, mentre i ghiacciai sul mare di Amundsen diventano sempre più bassi perdendo fino a sette metri in altezza ogni anno e contribuendo di oltre 0,30 mm all’innalzamento dei mari e alla perdita di acqua dolce, il ghiaccio intorno all’isola di Petrel è andato via via aumentando. L’intera regione dove vivono i pinguini di Adelia è stata gravemente colpita da una delle infinite conseguenze dell’innalzamento delle temperature: la rottura della lingua di ghiaccio del ghiacciaio del Mertz, avvenuta nel 2010 a circa 250 chilometri da dove si trovavano i pinguini. Una rottura che però ha avuto e ha ancora effetti devastanti sull’intera area. Da allora, prima nel 2013 e poi quest’anno, i pinguini di Adelia si trovano spesso in situazioni in cui enormi ammassi di ghiaccio impediscono l’arrivo in mare. Perciò, durante la stagione riproduttiva, devono percorrere centinaia di chilometri prima di tuffarsi in mare a caccia di krill, allontanandosi dai piccoli più a lungo. Così i loro cuccioli, di solito 2 per coppia, restano senza protezione, spesso bagnati a causa delle abbondanti piogge e incapaci di mantenersi caldi. La maggior parte, dunque, muore di stenti e di fame. In un’altra situazione simile, con grossi iceberg alla deriva, nel 2016 furono 150.000 adulti a morire di stenti perché dovevano percorrere più di 60 km per raggiungere il mare e nutrirsi. Già l’anno scorso, infatti, un’équipe di ricercatori della University of Delaware aveva lanciato l’allarme sulle pagine della rivista Scientific Reports: due terzi delle colonie di pinguini di Adelia – la specie più diffusa al polo sud – potrebbero scomparire prima della fine del secolo, a causa dei cambiamenti climatici in atto. Nei precedenti 50 anni di osservazione, avvenimenti del genere non si erano mai verificati con tale intensità. Un evento che preoccupa doppiamente se si pensa che in quelle stesse aree potrebbero agire i pescatori. Non possiamo in alcun modo correre il rischio di aprire questa zona alla pesca di krill, che è l’alimento base dei pinguini, perché sarebbe da incoscienti programmare l’estinzione di una specie: i pinguini già a rischio per problemi climatici creati dall’uomo, non possono combattere contro l’uomo anche per trovare cibo. Anche per questo ambientalisti e scienziati chiedono che venga urgentemente creata una zona marina protetta nell’Antartide orientale, precisamente nel Mare di Ross. Il mare di Ross, infatti, è considerato dagli scienziati il “Serengeti antartico,” anche chiamato “The Last Ocean”: l’ultimo oceano del pianeta a non aver ancora subito le conseguenze delle attività umane in modo importante. Le sue acque sono ricche di nutrienti e di creature straordinarie, come foche leopardo, orche, balenottere minori e balenottere comuni antartiche, pinguini imperatore e oltre un terzo dell’intera popolazione antartica dei pinguini di Adelia. L’area marina protetta – se si farà – sarà grande 1,55 milioni di chilometri quadrati: un santuario no-take, dove sarà vietata ogni forma di pesca commerciale, grande due volte la Spagna. La proposta, guidata da Australia e Francia con il supporto dell’Unione Europea ha già affrontato un lungo iter di 8 anni di attesa. Ora finalmente la richiesta sarà ufficialmente avanzata la prossima settimana, il 16 ottobre, alla Commissione per la conservazione delle risorse marine antartiche che fa capo a Bruxelles, con il sostegno del WWF. E ci riguarda perché la Commissione per la conservazione delle risorse marine antartiche è composta da 25 Stati membri e dall’UE, Italia compresa. E speriamo che il rappresentante per l’Italia Eugenio Sgrò del Ministero degli Esteri, membro anche della nuova commissione scientifica nazionale per l’Antartide, compia la scelta giusta.

Acerra, campus Città della Scuola: «che disastro». La denuncia dei consiglieri di “Ora si cambia”

Dura denuncia dei consiglieri comunali di opposizione Paola Montesarchio, Benito Giuseppe Soriano, Domenico Catapane,  Vincenzo De Maria e Domenico Zito, sulle condizioni in cui versa  l’appena inaugurato plesso scolastico “Città della Scuola”, che doveva rappresentare il fiore all’occhiello delle strutture scolastiche di Acerra. « La  struttura bella, confortevole e all’avanguardia si è invece  mostrata ai consiglieri comunali che ne hanno fatto visita,  un’ opera incompiuta e tutt’altro che funzionale », dichiarano gli esponenti politici locali. Precarietà del servizio di pulizia, assenza dei servizi igienici per i diversamente abili: « “la scuola più bella del mondo” si presenta in modo totalmente diverso da come è stata propagandata – aggiungono i firmatari del comunicato –  abbiamo visto anche aree di parcheggio inaccessibili e assi viari interessati da cantieri che generano traffico e problemi anche per i residenti ». « Su sollecitazione di alcuni  genitori– spiegano ancora  i consiglieri comunali della coalizione “Ora Si Cambia” – siamo andati a verificare di persona lo stato dei luoghi. E’ sconcertante come una struttura appena inaugurata presenti numerose criticità. Esprimiamo preoccupazione anche per il mancato funzionamento dell’impianto di aria condizionata  e per la non agibilità delle giostrine poste nei giardini. Sarà nostro impegno continuare a vigilare e sollecitare l’Amministrazione affinchè sia  garantita ad alunni ed insegnanti la piena efficienza della struttura » .  Il campus ‘Città della Scuola’, inaugurato in pompa magna nell’aprile scorso,  è stato realizzato nell’ambito del programma di rigenerazione urbana “PIU’ Europa”, finanziato con risorse europee per un totale di quasi 9 milioni di euro. Il taglio del nastro da parte del sindaco Raffaele Lettieri avvenne  alla presenza dell’assessore all’Istruzione della giunta regionale della Campania, Lucia Fortini, e del vescovo Antonio Di Donna. Il nuovo campus ospita la scuola materna, la scuola primaria e la scuola secondaria di primo grado, su una superficie di circa 8mila metri quadrati, con altri 25mila metri quadrati di spazi verdi utilizzabili per la didattica.

I vini dell’azienda “Monte Somma Vesuvio” rinnovano, a Pollena, la gloria dei vigneti dei Caracciolo e dei Conti di Pianura.

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Nella seconda metà dell’Ottocento la sapienza dei contadini sommesi, i suggerimenti degli esperti e la passione dei proprietari di vigneti a Pollena e a San Sebastiano fecero sì che la catalanesca diventasse prima di tutto uva da vino, da che era quasi solo uva da tavola. Nei vini dell’azienda “Monte Somma Vesuvio” ci sono il calore della passione e l’eleganza leggera di un sogno che si realizza.   Mercoledì sera, nella cena delle “Vie del gusto”, ho bevuto sul “sasiccio e friarielli” preparato dallo chef della “Pupatella” il catalanesca: per i classicisti dell’enologia è un peccato mortale, lo so. Ma mio padre, sommese, beveva la sua catalanesca anche sulla bistecca arrostita “’ncoppa ‘a furnacella”, e lui sapeva sui vini del Somma molte più cose di certi enologi che in un sorso colgono cinquanta sfumature di rosso, di grigio, di nero e perfino di blu, e una trentina di sentori fruttati, e nel cogliere e nel ruotare il calice, fanno la faccia di Crozza quando interpreta “a macchietta” la figura del sommelier. Il catalanesca era il “Català” dell’azienda “Monte Somma Vesuvio”: un vino caldo, secco, dalla chiara e definita personalità, generoso nell’assecondare e  nel nobilitare la “malizia” dei friarielli, saggio nel “colorare” di note vegetali il sapore denso del “sasiccio” e nell’assorbire quella nota tigliosa che segna il tipo di carne e il metodo di cottura. Il catalanesca del Somma ha avuto una storia travagliata. A metà dell’Ottocento Vincenzo Semmola giudicò l’uva “ottima per la tavola”, e il suo vino “scarso, ma generoso, aromatico e grato”: però sempre e solo un vino di rinforzo, che insieme con i succhi della duracina bianca e della corniola costruisce “quell’eccellente vino che da Portici a Bosco chiamano lacrima bianca.”.Tra il 1850 e il 1851 i vigneti della provincia di Napoli vennero attaccati da una muffa “lanuginosa” che il micologo inglese Berkeley aveva chiamato “oidium Tuckeri”. La Reale Accademia delle Scienze nominò una commissione di studio, di cui era presidente Giovanni Gussone ed erano membri Giovanni e Vincenzo Semmola, Giovanni Guarini, Francesco Briganti, Guglielmo Gasparrini: il quale nella seduta del 12-11-1851 lesse agli accademici la relazione conclusiva. La muffa aveva devastato soprattutto i vitigni “neri” della pianura: i bianchi avevano resistito, e sulle “prime pendici del Vesuvio”, tra Somma e Pollena, sopra la pianura “prossima al mare” che va da “S. Iorio a Ponticelli” i vigneti di catalanesca e di marrocca bianca non erano stati toccati dalla muffa. E’ probabile che proprio questa capacità di difendersi mostrata dal vitigno abbia indotto i viticultori vesuviani a dedicare maggiore attenzione all’uva catalanesca e al suo vino. E l’attenzione e l’interesse non diminuirono nemmeno nel 1888, quando i vigneti di uva bianca tra Pollena, San Sebastiano e Cercola resistettero meno dei “rossi” all’attacco della peronospera. Pochi anni dopo il prof. F.A. Sannino, della Scuola di Agricoltura di Portici, scriveva: “Nella regione vesuviana si possono ottenere vini bianchi asciutti di qualità superiore, che farebbero la fortuna e l’orgoglio di qualunque paese vinicolo. Bisogna saper scegliere le varietà di uva bianca e vinificarle in modo diverso dall’usuale, e che per la sua semplicità è alla portata di tutti. Le uve da preferire per la produzione di un vino bianco asciutto sono la Catelanesca (sic) e l’uva Rosa, che nella località vengono pure adoperate come uve mangerecce.”. Dunque, per Sannino la catalanesca era ormai prima di tutto uva da vino. Avevano determinato l’inversione l’impegno, la tenacia e la creatività di tre grandi famiglie del territorio, i Figliola, i Caracciolo, i Conti di Pianura: attenti, soprattutto i Caracciolo, a sfruttare la sapienza dei sommesi che lavoravano nei loro vigneti e nell’azienda, e che possedevano un prezioso patrimonio di conoscenze, costruito nei decenni dalle famiglie dei contadini. Ambrogio Caracciolo di Torchiarolo dedicò molta cura ai suoi vigneti  tra Massa di Somma e Pollena, e alla produzione del vino, affidata a un esperto massaro, Giovanni Ferriero, di Pollena, padre di quel Giacomo che era un negoziante di frutta “sbandatosi nel 1860 dopo aver servito in Calabria nella gendarmeria a piedi”, e arruolato nella “comitiva” dei briganti capeggiata da Barone. Questo intreccio di relazioni procurò al Caracciolo seri problemi con le forze dell’ordine e con i magistrati. Nel 1877 il conte Francesco Caracciolo di Torchiarolo fondò a Pollena l’azienda enologica “Chateau La Vigne”e adottò i metodi “francesi” di coltivazione della vite e di produzione del vino già sperimentati dal principe di Ottajano, Giuseppe IV, padre del suo amico Michele: la catalanesca la riservò alla tavola della famiglia e degli amici, mentre il lacrima, di notevole pregio, lo esportava, quasi tutto, in Francia e in Germania. I De’ Grassi, conti di Pianura, possedevano tra Massa, Pollena e San Sebastiano circa 10 moggia di vigneto, e 3 di questi, in località Carramineo, erano piantati a vigneto “bianco”. Nell’ Esposizione delle uve da tavola che si tenne a Portici nel 1890 la catalanesca dei De’ Grassi e di altri proprietari di Pollena e di San Sebastiano, i Paparo e i Sarmientos, ottenne diplomi d’onore e i sinceri encomi degli esperti della Scuola di Agricoltura. Nel 1887 Ruggero Arcuri scrisse che solo chi è mosso da una passione profonda e inestinguibile può coltivare la vite e produrre vini sul Somma-Vesuvio. Questa passione fiammeggia negli occhi e nei discorsi dei proprietari dell’azienda “Monte Somma Vesuvio”, che è nata, ha detto il fondatore, per realizzare un sogno. E nel catalanesca “Català” ci sono il calore della passione e lo splendore lieve ed elegante del sogno.                    

L’amore tra due uomini

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Finalmente usciti allo scoperto. Da mesi, anzi da anni, si favoleggia di un rapporto stretto stretto tra il leader del Pd, Matteo Renzi, e quello di Forza Italia, Silvio Berlusconi.

Il patto del Nazareno fu una prima traccia del connubio/alleanza/complicità tra i due; il Rosatellum, la legge elettorale da poco approvata alla Camera lo ha confermato. Addirittura c’è chi ha sostenuto che Renzi abbia continuato la politica di Berlusconi usando i voti del centrosinistra; c’è chi ha malignato sospettando perfino che il vero babbo di Renzi fosse il Silvio nazionale. Nientemeno!

La verità invece, è un’altra ed è venuta fuori grazie all’outing fatto da Renzi in queste ore, sul suo rapporto forte, intenso, stretto, passionale, intimo e sconcio con Berlusconi.

“Nei collegi sarà corpo a corpo col centrodestra”. Ecco, appunto.

Blitz dei Nas a Pomigliano: sequestri e chiusure. C’è anche il pub di un presidente dei commercianti

Ecco il comunicato dei Nas:   Nel centro residenziale di Pomigliano, in via G.P., presso la rivendita di generi alimentari con insegna “T.S.” , i carabinieri del Nas di Napoli, il Nucleo anti sofisticazioni, dopo un’approfondita ispezione igienico sanitaria, hanno proceduto all’ interdizione amministrativa di un’area esterna al negozio, di circa 30 metri quadrati, che i gestori dell’esercizio avevano adibito all’ esposizione e  alla vendita di prodotti ortofrutticoli. L’interdizione è stata disposta  in quanto l’esposizione di prodotti è risultata carente sotto il profilo dei requisiti igienici e strutturali ed assolutamente inidonea allo scopo per il quale veniva utilizzata. Nel medesimo contesto cittadino, ovvero sempre lungo la stessa via G.P., a pochi passi dai luoghi più importanti della città, il Nas ha operato una verifica anche a carico del pub/birreria ad insegna “I. B.”, gestito da un presidente di categoria dei commercianti,  al cui esito i carabinieri hanno:
  • operato un sequestro amministrativo di 50 chili di alimenti, per i quali, al momento del controllo, non è stata esibita documentazione comprovante la corretta rintracciabilità;
  • proceduto alla chiusura amministrativa del laboratorio di cucina, poiché avviato in totale assenza dei titoli autorizzativi.

Ottaviano, filmato in flagranza mentre coltivava cannabis: arrestato 60enne

“Coltivavo e producevo per uso personale”, si è giustificato: ma i carabinieri hanno sequestrato ben sette chili di cannabis e Camillo Fusco, 60 anni, già noto alle forze dell’ordine per altri due reati dello stesso tipo. Particolarità dell’operazione, condotta dai militari della stazione di Ottaviano (Napoli), il fatto che l’uomo sia stato filmato in flagrante. I carabinieri entrano in casa, attraversano velocemente l’abitazione e si dirigono nel vigneto, dove c’è il 60enne intento a scegliere le parti più ricche di principio attivo che stacca dalle piante per metterle in una scatola. Non si accorge che i carabinieri gli stanno alle spalle e continua; nello stesso momento gli squilla il telefonino. E’ la moglie che vuole avvisarlo ma ormai non serve a nulla. I carabinieri si qualificano e lo dichiarano in arresto.

Sciopero dell’alternanza scuola-lavoro: oltre 15000 studenti riempiono le piazze della Campania

Oltre 15 000 studenti in piazza per scioperare contro questo modello di alternanza scuola-lavoro. Statuto delle studentesse e gli studenti in alternanza, copertura dei costi dei percorsi e inerenza e codice etico le maggiori rivendicazioni.
10 le piazze in Campania per lo sciopero dell’alternanza scuola-lavoro: Napoli(Piazza Garibaldi), Salerno, Avellino, Pompei, Scafati, Sarno, Castellammare di Stabia, Nocera, Palma Campania e Sala Consilina.
In 7000 a Salerno per scioperare dall’alternanza, piazza principale, dove l’evento Luci d’Artista ha sfruttato centinaia di studentesse e studenti.
“Questo modello di alternanza scuola-lavoro è un modo per sfruttare gli studenti – dichiara Gigi Cannavacciuolo, Coordinatore regionale dell’Unione degli Studenti Campania – i dati della nostra inchiesta regionale parlano chiaro: la maggior parte dei percorsi di alternanza scuola lavoro non hanno alcuna inerenza con i programmi di studio e in molti casi si rivelano veri e propri casi di alternanza-sfruttamento. Emblematico il caso delle Luci d’Artista di Salerno che ha sfruttato centinaia di studenti messi a fare le guide turistiche, info point e camerieri. Siamo stati costretti a lavorare al posto di lavoratori che sarebbero stati retribuiti, senza diritti e senza tutele, costretti addirittura a dover pagare per lavorare.
Rivendichiamo uno statuto delle studentesse e degli studenti in alternanza che comprenda il codice etico per le aziende in cui queste si impegnano a certificare l’assenza di criminalità organizzata e di processi di devastazione ambientale e biocidio, l’inerenza coi programmi di studio, la copertura dei costi e le commissioni paritetiche in cui siano presenti in egual numero studenti, docenti e genitori per la costruzione partecipata dei percorsi in alternanza. Lo sciopero non finisce qui, non ci fermeremo finchè non passeranno le nostre rivendicazioni”.
“In tutta questa cornice di sfruttamento l’ufficio scolastico regionale, nonostante la pressione fatta nell’ultimo anno dagli studenti in mobilitazione, non ha ancora iniziato un monitoraggio sui percorsi di alternanza sfruttamento – dichiara Marco Galatro, membro dell’esecutivo regionale dell’Unione degli Studenti Campania – La legge regionale sul diritto allo studio rimane tutt’oggi definanziata dalla sua approvazione nel 2005. Le briciole stanziate sul diritto allo studio con i fondi europei e il progetto Scuola Viva non sono bastevoli e non fanno altro che finanziare progetti in singole scuole senza stanziare un euro sul welfare studentesco per tutte e tutti. Oggi a Napoli abbiamo denunciato le aziende che hanno sfruttato gli studenti e le studentesse in alternanza tra cui Eni, responsabile di devastazione ambientale, Banco Di Napoli e Accenture: tutte aziende comprese nel patto “I Campioni dell’alternanza” tra Miur e 16 multinazionali. Abbiamo concluso il corteo napoletano salendo in delegazione in Consiglio Regionale ottenendo un tavolo di discussione con l’assessore all’istruzione Fortini in data da destinarsi, in cui rivendicheremo un tavolo regionale di lavoro permanente sul diritto allo studio con gli studenti e le studentesse.

Alan De Luca e Lino D’Angiò con i “Laiv Garibaldi” a Somma Vesuviana

Grande evento al Centro Commerciale Conad di Somma Vesuviana, sul palco anche le modelle della Fashion Model e due campioni regionali di ballo.   Si terrà domenica 15 ottobre, alle ore 20,30 al Centro Commerciale Conad di Somma Vesuviana (via Allocca, 2), un evento completamente gratuito dedicato a tutti i sommesi e non. Si tratta di una serata fatta di moda, danza e comicità ideata ed organizzata dalla testata giornalistica nazionale “Cultura A Colori” in collaborazione con Radio Onda Music. Il progetto vedrà l’esibizione di due campioni regionali di ballo, sommesi doc, conosciuti in tutto il mondo: Federica e Carmine Allocca, due giovanissimi ballerini, iscritti alla FIDS (Federazione Italiana Danza Sportiva), che a novembre parteciperanno ad una gara mondiale a Malta. Nel corso della serata  ci sarà anche un momento di moda con una sfilata a cura dell’agenzia Fashion Models di Pina Fiorucci, con l’assegnazione del titolo “Miss Conad 2017”. Per finire, sul palcoscenico si esibiranno i “Laiv Garibaldi”, composti da Alan De Luca e Lino D’Angiò. Le due star della tv, che tante risate hanno regalato al pubblico campano, tornano insieme per allietare gli animi dei presenti con uno spettacolo straordinario e imperdibile, fatto di sketch e tanto divertimento! Nella galleria del supermercato, inoltre, sarà allestito un mercatino di artigianato con libri, gioielli, borse, vestiti e oggetti di home decor. Lo scopo è far conoscere l’artigianato locale. È prevista anche la consegna di tre regali per i clienti in platea.

Leonardo, Profumo su Pomigliano: « Senza la qualità si rischia ». A gennaio il piano industriale

« C’è il rischio di perdere pezzi di mercato se non si migliora la qualità a Pomigliano ». Lo ha affermato mercoledi sera Alessandro Profumo, amministratore delegato del gruppo Leonardo ex Finmeccanica, durante l’incontro con i sindacati nazionali tenuto a Roma per fare il punto sulle criticità principali e sulle prospettive del settore. Profumo ha parlato del grande impianto aeronautico di Leonardo Pomigliano dopo il recente scoppio del problema relativo ai difetti riscontrati dal gigante Boeing nella produzione delle derive dei timoni di coda dei velivoli commerciali intercontinentali “767”. Produzione che è appunto appannaggio dello stabilimento napoletano. A ogni modo Profumo nel corso del faccia a faccia con le organizzazioni di categoria ha dato la notizia che tutti speravano e cioè che il nuovo piano industriale del gruppo è imminente. « Sarà presentato a gennaio », ha annunciato l’ad. L’amministratore delegato ha poi aggiunto un’anticipazione importante legata al futuro complessivo di tutte le aziende Leonardo. « Non ci sarà nessuno spezzatino – ha chiarito il manager – e non ci saranno cessioni, come invece è stato detto da alcune testate giornalistiche ». Secondo quanto fatto sapere anche dai sindacati, a gennaio il nuovo piano industriale punterà su un ingente investimento basato sulla qualità, sull’efficienza, sul post vendita ( vale a dire la  capacita di accompagnare il prodotto realizzato in tutte le fasi successive della manutenzione ) e sugli aggiornamenti tecnologici. In Campania dunque saranno coinvolti in questo processo  non solo i siti delle aviostrutture di Pomigliano, Nola ( aerei  civili ) e Benevento (elicotteri ) ma anche quelli di Selex  ed Mbda ubicati (sistemi avionici e militari) dislocati a   Giugliano e a Bacoli. Nell’ambito però del settore delle aviostrutture civili appare in questo momento centrale il ruolo rivestito dalla grande fabbrica di Pomigliano, che tra dipendenti in organico e indotto conta oltre 3mila addetti. «Pomigliano dovrà uscire dal guado della mancata qualità – spiega Michele Zanocco, della segreteria nazionale Fim Cisl – così come l’impianto pugliese di Grottaglie dovrà risolvere i suoi problemi di produttività ». A proposito di efficienza e produttività in un suo comunicato la Uilm nazionale ha affermato che « l’amministratore delegato Profumo intende risolvere il problema legato al rispetto dei tempi di consegna del prodotto 767 di Pomigliano ». Comunque anche la Uilm si è dichiarata « soddisfatta dell’annuncio della presentazione del piano industriale a gennaio e della decisione dell’ad di non procedere a nessuno spezzatino ». Tornando al futuro dell’ aeronautica campana, Zanocco auspica che « a gennaio Leonardo si pronunci anche sul turboprop, velivolo che dovrebbe sostituire l’Atr e le cui fusoliere si producono a Pomigliano ». « Ma su tutto il futuro di Leonardo – eccepisce Zanocco –  e dei suoi circa 100mila addetti, compresi quelli dell’indotto, è necessario che il governo faccia maggiormente sentire il suo peso e il suo coinvolgimento ».  

Il testimone

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Si è sposata la sorella della fidanzata di Berlusconi e lui è stato chiamato a fare da testimone. Non so a voi, ma a me ha fatto una certa impressione vederlo in quei panni; lui che è stato imputato in decine di processi nei quali ha negato l’innegabile, lì, a Ravello a fare da testimone era innaturale.

Per evitare guai e impedirgli di “cantare”, al suo tavolo neanche il vino hanno servito. Niente paura, l’amata Patria è salva. Muto è rimasto.