A Napoli un convegno sull’Adrenoleucodistrofia

L’appuntamento è per domenica 15 ottobre presso il centro congressi della Mostra d’Oltremare.   Ricordate la pellicola l’Olio di Lorenzo (1992), interpretata da Nick Nolte e Susan Sarandon? In quel film viene descritta la storia di genitori che non si arrendono alla malattia del figlio Lorenzo, una malattia rara e molto invalidante, l’Adrenoleucodistrofia (ALD), che progressivamente ed inesorabilmente toglie al loro bimbo, di appena cinque anni, la possibilità di “proiettarsi nel mondo”. Attraverso una serie di ricerche fatte per conto proprio, e l’incrocio dei dati così ottenuti con quelli desunti dal rilievo di informazioni derivanti da diverse fonti, a dispetto dello scetticismo scientifico, riescono a realizzare un composto da una miscela di olii, che si dimostra capace di migliorare le condizioni e la qualità di vita di Lorenzo, consentendogli così di vivere, seppur con enormi disabilità, circa vent’anni. Domenica 15 ottobre, a partire dalle ore 17.00, nell’ambito del XLVIII Congresso della Società Italiana di Neurologia (SIN), presso il centro congressi della Mostra D’Oltremare, si parlerà proprio di Adrenoleucodistrofia. L’impegno dell’Associazione Italiana Adrenolecodistrofia, presieduta da Valentina Fasano, continua ad incrociarsi con quello di due tra le principali figure mediche, referenti per questa malattia, fortemente invalidante e spesso letale, il neurologo e l’endocrinologo. Non a caso dopo il supporto al Congresso Nazionale degli Endocrinologi, oggi arriva quello a favore della Società Italiana di Neurologia con uno spazio dedicato a fare il punto sulla situazione nell’omonima rivista tematica (http://www.neurologiaitaliana.it/). Il XLVIII Congresso della Società di Neurologia è organizzato dalle Cliniche Neurologiche dell’Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli”” e dalle Neurologie della Regione Campania. A patrocinare l’evento oltre che l’Università della Campania Luigi Vanvitelli, e l’omonima azienda Ospedaliera, sono: il Consiglio dei Ministri, il Ministero della Salute, l’Istituto Superiore di Sanità, la Regione Campania, il Comune di Napoli, l’Università degli Studi di Napoli Federico II e l’Università degli Studi di Napoli Parthenope. Tale incontro rientra appieno nelle finalità statutarie ed istituzionali della Società Italiana di Neurologia che mira al miglioramento della qualità professionale nell’assistenza ai soggetti con malattie del sistema nervoso e all’attività di aggiornamento professionale e di formazione permanente, residenziale e a distanza, nei confronti degli associati con programmi annuali di attività formativa ECM. A essere protagonisti del focus sull’Adrenoleucodistrofia saranno Marina Melone, professoressa di Neurologia, direttore del Centro Interuniversitario di Ricerca in Neuroscienze e referente del Centro delle Malattie Rare Neurologiche e Neuromuscolari, dell’Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli e Antonio Federico professore di Neurologia, direttore dell’Unità Operativa di Neurologia e Malattie Neurometaboliche e del Centro di Ricerche per la diagnosi, terapia e prevenzione del Neurohandicap e delle Malattie Neurologiche Rare e direttore del Dipartimento di Scienze Neurologiche e del Comportamento dell’Università di Siena. L’ALD è una malattia metabolica legata al sesso. Secondo gli esperti, in Italia vi è un impatto atteso di 35-40 pazienti in più ogni anno, con un’insorgenza dei sintomi della malattia in varie fasce di età, pediatrica, con la forma più grave, cerebrale infantile (definita C- ALD), adolescenziale tra i 10 ed i 15 anni, con la forma definita di Adrenomieloneuropatia (AMN) caratterizzata da un disturbo motorio di tipo spastico degli arti inferiori e la forma dell’adulto con varie espressioni cliniche, senza dimenticare l’insufficienza del corticosurrene che determina la malattia di Addison. I principali sistemi colpiti dalla malattia sono quindi il sistema nervoso con la distruzione progressiva della mielina, la sostanza che riveste le cellule nervose, ed il sistema endocrino, in particolare le ghiandole surrenali con la conseguente carenza di alcuni ormoni. “Con questo congresso – spiega Marina Melone – comincia un percorso formativo ed informativo nell’alveo della Società Italiana di Neurologia e del progetto triennale approvato dalla Regione Campania che si svilupperà nell’ambito dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Luigi Vanvitelli con l’obiettivo di tracciare un nuovo percorso diagnostico-terapeutico-assistenziale nell’Adrenoleucodistrofia, così da arrivare alla identificazione precoce delle persone affette, fino allo screening neonatale e alla messa in essere di una efficace prevenzione. Tale progetto ha anche l’ambizione di creare un networking tra le differenti realtà assistenziali presenti sul territorio nazionale ed internazionale. Di fatto l’Adrenoleucodistrofia, con gli attuali modelli assistenziali presenta notevoli complessità; per le caratteristiche cliniche può considerarsi una malattia gravissima che colpisce i maschi ma può coinvolgere anche le madri, portatrici della mutazione genetica” Come sottolineano gli addetti ai lavori, come molte malattie genetiche non vi è correlazione tra il genotipo e il fenotipo. Ciò significa che con la mutazione del medesimo gene si possono palesare manifestazioni cliniche molto eterogenee. Tali manifestazioni, secondo quanto ribadiscono gli esperti, possono cambiare nel corso della vita delle persone affette, ma purtroppo, pur conoscendo la mutazione genetica, non è possibile predire quali saranno le manifestazioni cliniche. “Nella diagnosi differenziale delle forme adulte – sottolinea Antonio Federico – l’adrenoleucodistrofia viene scambiata per altre malattie infiammatorie e degenerative come ad esempio la sclerosi multipla, le demenze e la paraparesi spastica. Questa diagnosi errata è dovuta a molti aspetti comuni tra i vari tipi di patologie, in particolare la sclerosi multipla che presenta alcuni reperti diagnostici simili. In tal senso risulta fondamentale chiarire le varie strategie di diagnosi, con l’obiettivo di arrivare alla diagnosi precoce, per un approccio terapeutico adeguato alle differenti fasi di malattia”. E’ quindi fondamentale, secondo gli addetti ai lavori, individuare tutti i potenziali portatori della mutazione genetica, nelle famiglie a rischio attraverso la costruzione di “alberi genealogici”. Al momento non esiste una terapia patogenetica, che rimuova, cioè, la causa della malattia, ma esclusivamente sintomatica, che mira a modificare, quindi, la sintomatologia. A ribadire l’importanza dell’assistenza long life, condizione necessaria per un efficace approccio terapeutico, è anche Marina Melone. “Certamente i risultati terapeutici migliori –ribadisce –  si ottengono in fase presintomatica, con le terapie oggi a disposizione, vedi le varie tipologie di trapianto o futuribili con la terapia genica, laddove in fase sintomatica, i trattamenti attuali sono farmacologici per curare i sintomi e dietetici, con la scelta di cibi ricchi di acidi grassi a catena corta supplementati da alimenti speciali, quali la somministrazione giornaliera di un variante dell’olio di Lorenzo, l’Aldixyl, l’unico trattamento dietetico in grado di superare la Barriera Emato Encefalica a base di oleina, erucina e CLA  coadiuvati da un  mix di potenti antiossidanti. Inoltre, esiste un altro prodotto per condire e cuocere i cibi, a base di GTO purissimo aromatizzato all’olio di oliva, Aldixyl Oilife, l’unico sostituto di tutti grassi per questi pazienti, (entrambi prescrivibili esclusivamente dai Centri di Riferimento accreditati e dispensati dal Sistema Sanitario Nazionale)”. L’ obiettivo è di abbassare i livelli patologici degli acidi grassi a lunga ed assai lunga catena, che rappresentano i principali responsabili della tossicità per la mielina, causa della leucodistrofia e del danno del corticosurrene, causa della malattia di Addison. “Per quanto gli attuali trattamenti terapeutici, contribuiscano a migliorare la qualità della vita – conclude Marina Melone – è indubbio che la prevenzione, sia con l’indagine prenatale, che con lo screening e l’individuazione delle portatrici così come l’identificazione precoce dei maschi affetti rappresenti oggi il cardine di un corretto modello assistenziale nell’Adrenoleucodistrofia”.

A San Giuseppe Vesuviano arriva “Il Ciclamino della Ricerca”: la campagna di raccolta fondi per la lotta alla fibrosi cistica, patrocinata dal Comune di San Giuseppe Vesuviano

I volontari saranno presenti domenica 15 ottobre, in piazza Garibaldi, dalle ore 9:00 alle ore 13:30 e dalle ore 17:30 alle ore 20:30.   Domenica 15 ottobre, dalle ore 9:00 alle ore 13:30 e dalle ore 17:30 alle ore 20:30, la Fondazione Ricerca Fibrosi Cistica – ONLUS, con il  patrocinio del Comune di San Giuseppe Vesuviano, sarà presente in piazza Garibaldi con i propri volontari per effettuare una raccolta fondi in favore della ricerca sulla fibrosi cistica, la più comune fra le malattie genetiche. Si tratta di una malattia presente, in alcuni individui, sin dalla nascita, in quanto dovuta ad un’alterazione genetica. Chi nasce malato ha ereditato un gene difettoso sia dal padre sia dalla madre che sono, senza saperlo, portatori sani del gene CFTR mutato. In Italia c’è un portatore sano ogni 25 persone circa. La coppia di portatori sani, ad ogni gravidanza, ha una probabilità su quattro di avere un figlio malato. In occasione del mese di ottobre,  la Fondazione Ricerca Fibrosi Cistica – ONLUS ha dato il via alla 15ª Campagna Nazionale per la Ricerca sulla fibrosi cistica: acquistando il “Ciclamino della Ricerca”, i cittadini potranno effettuare donazioni che consentiranno di progredire nella lotta ad una grave malattia genetica. Il Comune di San Giuseppe Vesuviano, dunque, ha ritenuto di sostenere la raccolta fondi concedendo, alla 15ª Campagna Nazionale, il patrocinio morale.

Boscoreale, le atlete della Givova Scafati Volley ricevute dal sindaco e dall’assessore allo sport

Una delegazione della Givova Scafati Volley, squadra di serie B1 partecipante al campionato nazionale femminile, guidata dal presidente Pasquale Villani è stata ricevuta ieri nel palazzo municipale, dal sindaco Giuseppe Balzano e dall’assessore allo sport, Anna Abbenante. Le atlete della compagine scafatese, che da quest’anno disputerà le gare casalinghe al palazzetto dello sport di via Panoramica, hanno donato al Sindaco un pallone da volley. Nel saluto di benvenuto, il Sindaco e l’Assessore allo sport hanno ringraziato “il presidente Villani, le atlete e il coach per aver deciso di far disputare le gare di campionato a Boscoreale, manifestando l’auspicio che l’annata sportiva che sta per iniziare possa essere ricca di successi e soddisfazioni”. “Abbiamo accolto con grande entusiasmo la scelta della Volley Scafati di scegliere il nostro palazzetto dello sport quale sede per le loro gare – hanno commentato all’unisono il sindaco Giuseppe Balzano e l’assessore allo sport, Anna Abbenante  -. Per la nostra comunità sarà motivo di orgoglio, e siamo certi che questa scelta contribuirà a far conoscere ancor di più la nostra città in tutta Italia. Invitiamo la cittadinanza, e in particolare gli appassionati di volley, a seguire e sostenere le atlete scafatesi già dalla prima gara di campionato in programma sabato alle ore 17:00”.    

Chiesa-territorio, a Nola un incontro con il segretario generale della Cei Mondignor Galatino

L’Istituto Superiore Interdiocesano di Scienze Religiose “Giovanni Duns Scoto” di Nola-Acerra dà il via al nuovo anno accademico promuovendo l’incontro pubblico “Chiesa e Territorio. Una proposta per la nostra gente”, che si terrà lunedì prossimo, 16 ottobre, alle ore 18,30, presso la chiesa dei Santi Apostoli in via san Felice a Nola. Ospite dell’evento sarà monsignor Nunzio Galantino, Segretario generale della Conferenza Episcopale italiana, per la prima volta nella città bruniana da quando ha assunto tale incarico. L’evento sarà presieduto dal vescovo di Nola, monsignor Francesco Marino, e vedrà la partecipazione del vescovo di Acerra, monsignor Antonio Di Donna, del sindaco di Nola, Geremia Biancardi, e dell’assessore alla cultura Cinzia Trinchese. A moderare l’appuntamento sarà il direttore dell’Istituto Superiore Interdiocesano di Scienze Religiose Nola-Acerra, don Francesco Iannone. La serata darà anche l’occasione per illustrare la proposta accademica dell’Istituto Superiore di Scienze Religiose Interdiocesano “G. Duns Scoto”, centro di studi teologici e polo culturale del territorio, giunto quest’anno al cinquantesimo anniversario della sua fondazione (1967-2017). L’Istituto, inoltre, su proposta dei vescovi campani e a seguito della rivisitazione della mappa degli Istituti in Italia, è da quest’anno uno dei cinque centri universitari per le Scienze Religiose della nostra Regione. «Proprio mentre si prepara ad assumere la sua definitiva fisionomia accademica prevista dal progetto di riordino predisposto dalla Cei – ha spiegato il direttore don Francesco Iannone il nostro Istituto è chiamato a coinvolgersi sempre più con passione e intelligenza, nel tempo e nella missione della Chiesa, avendo come orizzonte l’uomo e il suo bisogno di speranza e di ragioni per vivere, raccogliendo le continue sollecitazioni di papa Francesco. La missione, allora, è quella di formare uomini e donne dalla fede convinta e intelligente, quella fede che matura in generoso e competente servizio al mondo, capaci di discernimento e dialogo nell’attuale contesto culturale».

Sicurezza alimentare, blitz dei Nas nel centro “Le Aquile”: sequestrato un quintale di dolci

A Sant’Anastasia, in via Pomigliano,  all’interno del centro commerciale “Le Aquile”, presso la pasticceria/gastronomia/rosticceria ad insegna “I.”, i carabinieri del NAS di Napoli, il Nucleo anti sofisticazioni, hanno proceduto a cautelare amministrativamente circa 100 chili di prodotti di pasticceria, come croissants, pan di Spagna, bignet, torte ed altro, in quanto al momento della verifica non è stata esibita idonea documentazione in grado di attestarne la rintracciabilità.

Somma Vesuviana, investito un poliziotto municipale in Via Aldo Moro

Un’auto  guidata da un giovane del posto ha investito uno dei poliziotti municipali in servizio davanti al Liceo Torricelli . Immediatamente soccorso, l’uomo è stato trasportato all’ospedale di Nola. Via Aldo Moro.  Ore 8,00 del mattino. Centinaia di studenti provenienti dai comuni limitrofi si riversano in strada per scioperare contro le nuove disposizioni della Buona Scuola(L.107))sull’alternanza scuola lavoro. Stamattina, rispetto al caos quotidiano, in via Aldo Moro la viabilità era più ingestibile che mai. In strada erano in servizio due poliziotti municipali. Poi,  all’improvviso al di sopra del vociare allegro degli studenti si è levato un grido e un botto. E’ accaduto tutto in pochi minuti, un’auto  guidata da un giovane del posto  ha investito uno dei poliziotti  trascinandolo per qualche metro. Probabilmente accecato dal sole che in quel tratto e a quell’ora limita la visibilità, il guidatore pare non abbia visto il poliziotto che cercava di far attraversare  gli studenti sulle strisce pedonali tant’è che lo ha preso in pieno. Sul posto sono intervenuti in primis tutti i commercianti, un medico ortopedico che si trovava a passare lì in quel momento, il sindaco e i carabinieri della locale stazione Il poliziotto è stato trasportato all’ospedale di Nola. Intanto  in via Aldo Moro si fanno i conti con i numerosi incidenti che avvengono sempre nello stesso punto. Lo scorso  anno in pieno giorno  furono investite due donne, entrambe decedute per le  numerose fratture riportate. A parte il sole che limita la visibilità, resta il problema della scarsa sicurezza e della mancanza di alcuni accorgimenti  per migliorare  le strisce pedonali fatte da poco davanti a tutte le scuole del territorio.  Gli esercenti di via Aldo Moro a tal proposito  si stanno attivando per proporre all’amministrazione comunale  l’istallazione di accorgimenti parapedonali  più sicuri e più visibili . “Ci autotasseremo, pagheremo noi i dispositivi  di sicurezza magari in cambio di pubblicità sugli stessi. Basta- è il coro unanime degli esercenti-  non si può andare avanti così. Via Aldo Moro è una delle strade principali della città ed è diventata la più pericolosa. E’ veramente assurdo”. (fonte foto: rete internet)

Urban Nature: a caccia di biodiversità

Non solo strade, cemento e palazzi e – nel caso di Napoli – un panorama mozzafiato. Le città sono anche luoghi pieni di biodiversità. È questo il messaggio lanciato dal WWF in occasione della prima edizione dell’evento nazionale Urban Nature, previsto per domenica 15 ottobre e dedicato alla natura urbana. L’iniziativa organizzata dal WWF, in collaborazione con l’Associazione Nazionale Musei Scientifici (ANMS) e con il progetto europeo CSMON-LIFE, conta oltre 70 eventi di citizen science, ovvero la scienza fatta dai cittadini, in più di 50 città italiane. Napoli e proncia comprese. Tutto per coinvolgere i cittadini nell’esplorazione e nella conoscenza dei loro “vicini di casa”, per e ricostruire, laddove sia assente o poco curata, la mappa della biodiversità della propria metropoli attraverso un’app gratuita. Un evento che vuole anche promuovere azioni virtuose da parte di amministratori, comunità, cittadini, imprese, università e scuole per proteggere e incrementare la biodiversità cittadina e per imparare a rispettare il nostro capitale naturale. Per ricordarci sempre che “gli animali con cui condividiamo gli spazi urbani sono un segnale del benessere delle città e di noi tutti”, come dichiarato da Donatella Bianchi, Presidente del WWF Italia. E proprio per l’occasione il WWF ha lanciato una mappa che riunisce i ‘big 5’ della fauna italiana che popolano 10 città italiane, da nord a sud. E non è un caso che si sia scelto lo stesso termine che solitamente identifica i 5 simboli della fauna africana: leone, elefante, rinoceronte, leopardo e bufalo. Vuoi per cercare cibo o rifugio, vuoi per trovare un luogo più caldo dove trascorrere l’inverno sono molte le specie che hanno “colonizzato” città, palazzi e perfino aeroporti. E allora ecco i 5 big napoletani sulla mappa del WWF. Non poteva mancare il Passero solitario (Monticola solitarius), famoso per la poesia che gli è stata dedicata da Leopardi, e per il bellissimo piumaggio azzurro scuro – blu ardesia del maschio in estate. In primavera e in estate è facile sentirlo cantare dall’alto di cupole e campanili antichi, ma anche dall’alto di qualche palazzo, per “dichiarare” il suo territorio precluso ai suoi simili. Al secondo posto si piazza il Pipistrello albolimbato (Pipistrellus kuhlii). Eh si perché si fa presto a dire pipistrello, solo in Italia ne vivono 30 specie e questa è una delle più urbanizzate riconoscibile dalla bordatura chiara delle ali. Terzo, invece il Polpo (Octopus vulgaris), da sempre erroneamente chiamato ‘polipo’ (che è invece un parente delle meduse ed è un costituente indispensabile delle barriere coralline). Di questo animale simpatico e molto intelligente, tutti conoscono le eccezionali doti di mimetismo, ma forse non tutti sanno che possiede tre “cuori”: due per pompare sangue verso le branchie e uno che manda il sangue ossigenato nel resto del corpo. Altro animale dei big five napoletani, è il
 Picchio rosso maggiore (Dendrocopos major), simbolo della riserva naturale di stato e oasi WWF Cratere degli Astroni. Lo si può ascoltare facilmente nei suoi tambureggiamenti, spesso veloci e prolungati, durante i quali batte il becco sui tronchi o sui rami cavi per delimitare il territorio e per sondare il legno a caccia di termiti e tarli, che cattura infilando la sua lingua appuntita e lunghissima, che si ritrae arrotolandosi. Ultimo tra i big 5, il Colombaccio (Columba palumbus), molto più grosso del piccione (Columbia livia) e con un piumaggio molto più elegante: il collo è ornato da piume con riflessi verdi e purpurei, e un’ampia macchia bianca. Ma gli animali che a Napoli hanno preso la “residenza” non finiscono certo qui! Tra i mammiferi terrestri troviamo per esempio volpi e porcospini, solo per citare i più comuni, e ancora tra i pipistrelli il Molosso di Cestoni: unico pipistrello di cui possiamo sentire i versi (tutti gli altri emettono infrasuoni non udibili all’orecchio umano). E poi non dobbiamo trascurare i mammiferi marini che popolano il golfo di Napoli: tursiopi, stenelle, ma anche capodogli e balenottere che bazzicano il braccio di mare tra Ischia e Cuma. E non dimentichiamo gli eccezionali avvistamenti delle due megattere – rarissime nel Mediterraneo – tra il 2015 e il 2016: una al largo di Baia e, un cucciolo, a Procida. Nella lista dei big 5 segnalati dal WWF, poi, mancano completamente rettili e anfibi. Non dimentichiamo la presenza di specie autoctone come il rospo comune e il rospo smeraldino per gli anfibi, o la Caretta caretta che viene a nidificare sulle spiagge tra Mondragone e Palinuro. Non sono da trascurare, però, neanche le specie alloctone come la testuggine palustre americana (Trachemis scrypta): le tartarughine che molti hanno in acquario per intenderci e che spesso, pensando di fare gesto da amante degli animali, liberano in laghi o fiumi. Ma queste tartarughe in realtà, fuori dagli acquari, mettono a serio rischio la sopravvivenza delle testuggini palustri nostrane, le Emys orbicularis. O ancora tra gli uccelli, ne manca una lunghissima lista. A partire dagli Storni che invadono i cieli di Piazza Garibaldi al tramonto, disegnando forme ipnotiche nell’aria prima di posarsi sugli alberi per dormire. O ancora i Gheppi che popolano tutta la città, e il più raro Falco Pellegrino che si può ammirare in paurose picchiate tra il Centro direzionale e via Posillipo. Come i Rondoni che con i loro stridii e voli altissimi riempiono il cielo sopra il Maschio Angioino e accolgono i turisti al posto. Anche tra gli uccelli ci sono poi specie “aliene”, introdotte accidentalmente dall’uomo, come il parrocchetto dal collare (Psittacula krameri) che ha invaso i parchi più grandi come l’orto Botanico o la Villa Floridiana. O ancora ci sono uccelli simbolo di Napoli, almeno quanto il Vesuvio, come il Gabbiano reale. Per non parlare delle Berte maggiori e minori: gli uccelli pelagici che trascorrono l’inverno in mare aperto e tornano a terra solo per nidificare. Sono loro, per via dello strano canto, ad aver dato i natali al mito delle sirene, come Partenope. Infine non sono stati per niente menzionati gli insetti, che di certo “big” non sono. Ma non possiamo non citare le lucciole che hanno ripopolato le oasi verdi sparse tra Napoli e dintorni, o le bellissime farfalle Vanesse (Vanessa atalanta e Vanessa egea). E infine una farfalla molto speciale, la Sfinge del gallio (Macroglossum stellatarum). Una falena diurna, più che una farfalla, grande appena 4-5 cm, e spesso intenta a suggere il nettare dai fiori di lavanda. una specie che è immediatamente riconoscibile per il battito rapidissimo delle ali, che può ricordare quello di un colibrì, se non fosse che i colibrì sono specie esclusivamente americane. Ora, però, non resta che mettersi alla prova con l’evento Urban Nature (qui le iniziative), scovare quante più specie possibili e contribuire alla costruzione della mappa della biodiversità!

FCA Pomigliano, i sindacati dell’accordo Panda: la situazione richiede un incontro urgente

Fim, Uilm, Fismic e Ugl hanno inviato ad FCA la richiesta di una serie di incontri urgenti soprattutto per la situazione difficile sotto il profilo del futuro produttivo e occupazionale in cui sono piombate le fabbriche di Pomigliano e di Mirafiori. Per l’impianto napoletano l’azienda aveva sottoscritto l’impegno a incontrarsi con i firmatari entro settembre allo scopo di chiarire la prospettiva produttiva, visto che tra meno di un paio d’anni i modelli Panda saranno di nuovo prodotti in Polonia. Ma settembre è passato e l’incontro è rimasto una chimera.  Ora i firmatari ci riprovano. Ma la Fiom Cgil è molto critica. Ritiene che questa situazione stia ormai sfiorando il limite del tragicomico. Il 18 ottobre i metalmeccanici della Cgil terranno un’assemblea nello stabilimento di Pomigliano. Intanto hanno incassato un risultato importante: il primo sciopero riuscito nella fabbrica della Panda da quando Marchionne ha revocato unilateralmente il contratto nazionale di lavoro.

Pomigliano d’Arco, la scuola “Giovanni Falcone” sarà un polo sociale: accordo tra associazioni e amministrazione

In una riunione tenutasi ieri nella sede del municipio, il sindaco Lello Russo e l’assessore alle politiche sociali, Mattia De Cicco, hanno prospettato alle associazioni che compongono il “Tavolo delle Disabilità” – da tempo al lavoro per la realizzazione del Peba (piano eliminazione barriere architettoniche) – alcune soluzioni affinché la città di Pomigliano d’Arco si doti di una Casa Famiglia del “Dopo di Noi” e per “Progetti di Vita indipendente”. Amministratori e componenti delle associazioni hanno concordato che la struttura della scuola “Falcone” di via Nazionale delle Puglie sia la soluzione migliore. “L’obiettivo è che questa ed altre strutture siano realizzate prima della scadenza del mio mandato” – ha esordito il sindaco Russo nel corso della riunione alla quale hanno preso parte le associazioni Agvh, Genitori Pro Handicap, Mente e Coscienza, Ualsi sezione Pomigliano, UILDM sezione Cicciano, Fiadda, Sunshines. Un obiettivo al quale l’amministrazione comunale stava lavorando da molti anni di concerto con le associazioni,  un tema che di recente è stato oggetto di strumentalizzazione da parte di un consigliere comunale di opposizione. “Le associazioni coinvolte, di carattere locale e nazionale – spiega l’assessore – rappresentano tutte le disabilità sensoriali e fisiche e possono dunque fornire il loro contributo – come già accade – per integrare il progetto in ogni fase.  In quella che diventerà polo sociale e al cui progetto i tecnici cominceranno a lavorare da domani, potranno crescere tanti altri progetti. Si tratta di oltre duemila metri in cui, oltre alla Casa Famiglia del “Dopo di Noi” e per “Progetti di Vita indipendente” – c’è la possibilità di allocare laboratori, auditorium, teatro, palestra: insomma, un polo sociale progettato insieme alle associazioni e a tutti coloro che vorranno dare il proprio contributo nell’arco dei prossimi mesi, insieme ai tecnici comunali”. Per l’anno prossimo si conta di avere un progetto definitivo e fondi che servano alla realizzazione e alla gestione della struttura. “Oltre a quello che diverrà polo sociale, unico nel comprensorio, ci proponiamo di realizzare altre infrastrutture sociali sul territorio”.

“Le Vie del gusto”alla “Pupatella” di Somma Vesuviana:una serata splendida, un omaggio alla eleganza vesuviana.

Nella cena di mercoledì 11 i “piatti”, i dolci, le castagne, i vini dell’azienda “Monte Somma Vesuvio”, la magica musica di artisti ispirati hanno contribuito a creare, tra i convitati, l’armonia dell’amicizia, corrispondenze di sensibilità, un interesse comune per i temi della civiltà vesuviana. Tutto nel segno dell’eleganza e della misura. Sono questi gli obiettivi delle “Vie del gusto”.   L’eleganza è quella “naturale” che Gregorovius trovò nei “plebei” napoletani e vesuviani e che accendeva in lui la rimembranza di Pompei e di Ercolano. E’ l’eleganza che Melville coglieva nelle donne di Santa Lucia e del quartiere Porto che discorrevano a voce alta dalle finestre e dall’uscio dei bassi, e che sapevano dare ritmo teatrale anche alle discussioni chiassose, anche alle “vajassate”. Danno ragione a Melville i quadri in cui i pittori dell’Ottocento e del primo Novecento hanno raffigurato la plebe cittadina di Napoli e i contadini del Vesuviano. E’ l’eleganza che Paolo Monelli indicò come nota caratteristica della cucina napoletana, che è arte di aromi e di “incontri”, non di “contrasti”: è cucina della fragranza: così la battezzò Nello Oliviero. Mercoledì sera un notevole contributo alla riflessione dei convitati oltre che alla gioia del convito è stato dato dalla “tammorra” del gruppo “O bell’o nient’”, dall’ eleganza  delle due ballerine, dalla voce di Lino Sabella, dal violino di Ferdinando De Simone e di Ondina Furnari. Un affascinante dispiegarsi di ritmi: le note ossessive e incalzanti della “taranta”, il vigore vocale di Lino che è entrato splendidamente anche nell’”anima” complicata di due canzoni classiche napoletane diverse all’apparenza, affini nella sostanza, “’O surdato ‘nnammurato” e “Tammurriata nera”, e poi il violino di Ferdinando e di Ondina che ha evocato  la malinconica leggerezza della musica composta da Nicola Piovani  per il film “La vita è bella”:  ogni momento di musica ricordava ai convitati che la cucina e l’amicizia sono armonia, che non per caso quasi tutti i grandi musicisti sono stati cuochi o esperti gastronomi. La cucina è anche pittura, diceva Giorgio Morandi, la cucina è scultura, sosteneva Picasso, la cucina è soprattutto storia, ci hanno spiegato Piero Camporesi e Massimo Montanari. E il menù preparato dalla “Pupatella” era un capitolo di storia vesuviana. La pizza con le scarole racconta sempre di discendere dai “gatò “alle erbe che Ippolito Cavalcanti trovava già nella cucina della piccola borghesia napoletana e dalla pizza con scarole diffusa a Roma e a Napoli dalla comunità ebraica. A chi lo gusta, questo geniale “composto” ricorda ogni volta il prodigio dell’impasto che riesce a nobilitare perfino la scarola, figlia moscia dell’acqua, e a trasformare la sua punta d’amaro – un amaro scivoloso – in un tono caldo e compatto. E’il prodigio del sole di Napoli, che accende i riflessi di una vitale bellezza anche sul volto di quelle ragazze ispide e insulse che i napoletani di un tempo chiamavano proprio “scarole”. Il cuoco della “Pupatella” ha saputo manipolare l’impasto in modo da favorire la sua funzione prodigiosa: gli ha dato quella densità morbida e nello stesso tempo croccante che abbiamo percepito anche nel gustare i fiori di zucca ripieni. E poi “’o sasiccio e i friarielli”. “’ A marenna” per eccellenza è arrivata in tavola sulla scia di un profumo che i Maestri della lingua napoletana avrebbe definito “arzente”, pensando non tanto al significato specifico, quanto all’immagine suggerita dal suono della parola, all’ “idea” di una fiamma elegante che sta per trasformarsi in luce e in calore. Diceva un “cantiniere” di Polvica che se accanto ai friarielli metti “’o sasiccio” non intero, ma aperto, spiegato, il “piatto” da maschile diventa femminile: c’erano alla radice della sua filosofia non solo l’allusione “spinta”, ma anche la giusta considerazione del fatto che “’o sasiccio” aperto comunica immediatamente alla vista e all’olfatto una nota di voluttà, di piacere sensuale. A questa nota ha mirato, simpaticamente, il cuoco della “Pupatella” e posso dire che ha centrato da Maestro il bersaglio. Il capitolo di storia vesuviana messo in tavola dal menù si è magnificamente concluso con due protagonisti della nostra cultura: la castagna e la mela annurca. La castagna del Somma, che suscitò l’ammirazione di Della Porta e ancora alla metà del ‘900 attirava l’attenzione dell’industria dolciaria italiana, è ormai quasi solo un nome e un ricordo, e perciò sta diventando il simbolo di una crisi sociale e culturale di vaste proporzioni, aggravata dal carico delle chiacchiere e dell’ignoranza. La mela annurca si salva anche per merito di un ispirato pasticciere di Somma, Ignazio Alaia, che la tratta come ingrediente caratteristico di un tortino capace di ridurre alla resa anche splendide signore preoccupate per la “linea”: mercoledì sera guardavano i dolci schierati nel vassoio, cercavano di resistere, ma poi hanno ceduto all’avvolgente profumo, alla forma elegante del tortino, e dopo il primo morso, e l’immediato moto di compiaciuto stupore, i loro occhi già “cercavano” altri intatti tortini in attesa. I vini dell’Azienda “Monte Somma Vesuvio” hanno creato una magnifica corrispondenza tra i piatti e la “sensibilità” dei convitati e hanno alimentato, con la loro aristocratica eleganza, quel flusso di gioia serena, di amicizia sincera e manifesta che trasforma il casuale incontro a una cena nell’emozione di un dialogo e di un confronto destinati a svilupparsi. Mercoledì sera, alla “Pupatella”, si è confermato ancora una volta il principio che la “tavola” risulta perfetta non solo per l’alta qualità del cibo e dei vini, ma anche per la capacità dei convitati di “sentire” l’amicizia. Un applauso intenso e prolungato – “’na scoccata ‘e mani”, insomma – lo merita chi lavora intorno al progetto delle “Vie del gusto”: la sfavillante Sonia Sodano, Giovanni Sodano “mago” della grafica, dell’immagine e delle diavolerie dell’informatica. E Carmela D’ Avino. La Direttrice.