Pomigliano, petizione anti campane: « La chiesa del Carmine disturba la quiete pubblica ». L’amarezza del parroco

C’è chi vuole far zittire le campane della millenaria chiesa del Carmine, o almeno le vuole far “regolare”. Intanto è stata consegnata qualche giorno fa alla segretaria del parroco la petizione con cui si chiede al sindaco di Pomigliano, Raffaele Russo, di emanare un’ordinanza contro « il disturbo alla quiete pubblica » che arrecherebbe il campanile dello storico edificio religioso. La speciale consegna, secondo quanto afferma lo stesso parroco, don Peppino Gambardella, è avvenuta la scorsa settimana. La petizione contiene i motivi dell’insofferenza al suono delle campane e porta un timbro del Comune di Pomigliano sulla parte alta a sinistra, come se il documento fosse stato protocollare in municipio dai firmatari. Sotto poi ci sono sette firme, tutte poco leggibili se non del tutto illeggibili, più altre otto che proseguono nella parte retrostante, anche in questo caso firme non chiare. Intanto la petizione è stata pubblicata integralmente per la prima volta nella pagina facebook di don Mimmo Iervolino, il vice di don Peppino, il 19 ottobre scorso. Il documento ha scatenato l’ira dei fedeli. Hanno tutti disapprovato l’iniziativa anti campane. « Si, fa pensare – commenta don Peppino – questa presa di posizione contro un simbolo della nostra fede quando si accetta supinamente ogni angheria che avviene di notte nella nostra città, proprio sotto la casa del signore che fa l’appello contro le campane. C’è qualcosa che non quadra in quest’atteggiamento che dovrebbe essere chiarito. Così come dovrebbero avere il coraggio di farsi riconoscere quelli che hanno firmato in modo incomprensibile. Chi siete? Noi rispondiamo alle esigenze religiose del nostro popolo col suono delle campane e non possiamo certo interromperlo per accontentare chi non si sente credente ». La risposta quindi c’è già: le campane della chiesa del Carmine continueranno a suonare come sempre. Del resto suonano così da secoli. Stessa situazione dappertutto a Napoli e nell’hinterland, dove c’è una chiesa con annesso campanile praticamente ad ogni angolo.       Oggi il Comune di Pomigliano ha diramato un comunicato attraverso la sua pagina facebook. « Né il Sindaco – vi si scrive – né alcun componente dell’amministrazione Comunale di Pomigliano d’Arco, ha mai autorizzato l’utilizzo di timbri, carta intestata o qualsivoglia logo della Città a tale scopo ».

Pozzilli. Neuromed inaugura la nuova piattaforma ambulatoriale

Sotto il segno dell’innovazione tecnologica e architettonica, una struttura che ridisegna il concetto di medicina a misura di paziente. Una struttura accessibile e funzionale per diagnosi e terapie sempre più a misura di paziente, costruita secondo i più avanzati criteri di sicurezza e rispetto dell’ambiente. È questa la carta d’identità della nuova Piattaforma Ambulatoriale che l’I.R.C.C.S. Neuromed inaugurerà venerdì 27 ottobre alle 16,30 con una cerimonia che vedrà la presenza di Antonio Tajani, Presidente del Parlamento Europeo. Con la sua nuova Piattaforma Ambulatoriale, Neuromed ridisegna il percorso diagnostico e terapeutico con un modello assistenziale specializzato che segue i nuovi bisogni dei pazienti e attraverso una concezione architettonica moderna, basata su criteri di umanizzazione, compatibilità ambientale e massima sicurezza. Alla base del progetto un’idea innovativa di come l’ambiente sanitario viene vissuto nell’ambito di percorsi orientati all’attività diurna e ambulatoriale. Il risultato è un percorso unitario, nel quale l’accessibilità e la vicinanza delle varie risorse è finalizzata a ridurre gli spostamenti all’interno della struttura, sia ai pazienti che al personale. Una dimensione umana completata dall’ampio uso di superfici trasparenti, dall’impiego massiccio di materiali ecosostenibili e dall’integrazione con il contesto paesaggistico. La sicurezza e l’impatto ambientale sono infine al centro di tutto il progetto. Dal punto di vista sismico, la nuova struttura è classificabile in categoria S4, quindi in possesso delle capacità di resistenza richieste per costruzioni “strategiche”. L’efficienza energetica è ai livelli più alti, con l’integrazione tra un impianto di trigenerazione, un impianto fotovoltaico ed un impianto solare termico.

Punto perso al San Paolo. Sia per il Napoli che per l’Inter

È mancato il guizzo di Mertens ed abbiamo fatto la conoscenza con uno schema flop. Se la Juventus dovesse vincere il suo ennesimo scudetto (nemmeno ricordo più a quanto sta e Google in caso del genere conviene lasciarlo a riposo, così uno non si intossica) quest’anno lo farebbe all’ultima giornata, con molta sofferenza e fatica. Non è sicuro, chiaro. Ma assai probabile. Ce lo fa supporre lo 0 a 0 tra Napoli ed Inter, insieme a molti altri segnali che arrivano dal campionato di serie A. Segnali che indicano un generale equilibrio ed una certa pericolosità di alcune squadre. Il punto è un altro: può un tifoso non juventino accontentarsi di aver reso difficile la vita ai zebrati e basta? Nel palmares, tra qualche decennio, leggeremo il nome della squadra scudettata, non di quella che giocava meglio e incantava. È un discorso già affrontato in questa rubrica: il Napoli ed i napoletani devono essere fieri di questo affascinante sistema di gioco, ma dopo anni di rodaggio possono pure pensare di poter vincere lo scudetto. Ecco perché il pareggio di Napoli non è un punto guadagnato: non lo è per gli azzurri ma nemmeno per l’Inter, che ha fermato la capolista ma ha anche perso l’occasione di sorpassarla, considerando che per due volte si è trovata nelle condizioni di segnare. Dopodiché, da uno che fa gol come quelli contro la Lazio – e ci riferiamo chiaramente a Mertens – ti aspetto lo scavetto davanti ad Handanovic, invece del tiro forte e dritto. Lo scavetto non c’è stato e ora tocca accontentarsi. Così come a Sarri tocca fare i conti con la realtà di uno schema miseramente fallito, pur provato più volte in partita: Callejon e Ghoulam che si sistemano entrambi presso la bandierina per tirare i calci d’angolo. Two is meglio che one, diceva una vecchia pubblicità (come passa il tempo!). Ma nel caso del corner è davvero così? Oltre a farsi compagnia, i due non hanno prodotto calci d’angolo pericolosi. Inventiamoci qualche altra cosa, professor Sarri

Pollena Trocchia. “Liberati” topi all’istituto alberghiero Tognazzi De Cillis. Stop alle lezioni.

La solita bravata di alcuni studenti ferma le lezioni per alcuni giorni all’istituto alberghiero. Lunedì mattina movimentato per gli studenti del Tognazzi De Cillis sito al Parco Europa  a causa di una serie di topi visti girare per le aule dell’istituto, probabilmente liberati da qualche studente con poca voglia di fare lezione. Si chiudono i cancelli, si provvede a liberare le aule e a  fronteggiare l’ennesima bravata. E’ ora di pranzo e l’entrata è ancora invalicabile, si accede all’interno dalle scale di emergenza e si nota il lavoro partito subito per ripulire aule e laboratori di cucina. «L’Istituto resterà chiuso sicuramente per la giornata di domani poi dipenderà tutto dalla disinfestazione – dicono all’ingresso alcuni insegnanti dell’Istituto -è’ stata la bravata di qualche gruppetto di ragazzini che ha capito come saltare le lezioni. Qualche topino da far correre in giro e lezioni sospese.» L’Istituto comunicherà attraverso il sito ufficiale www.istitutoalberghierougotognazzi.gov.it il giorno della ripresa delle lezioni.

Somma Vesuviana, pronto un nuovo busto in memoria di Don Raffaele Menzione

Il busto di bronzo, opera dell’artista Felice Spera, è stato rubato lo scorso giugno. Domani  al cimitero una messa solenne con la ricollocazione di un nuovo busto. Il 27 giugno di quest’anno con sommo dispiacere apprendevamo la notizia del trafugamento del busto in bronzo di Monsignor Raffaele Menzione dal Cimitero Cittadino. Una brutta sorpresa per la città. Incredulità della famiglia del sacerdote, attestati di solidarietà sulle pagine web. La statua era opera dell’ artista Felice Spera, noto scultore molto affermato nel mondo dell’ arte. Oltre al valore affettivo dell’intera comunità, vi era quello della defunta sorella Anna, della nipote Cristina e di tutti i familiari. Il responsabile dell’Archivio storico cittadino, che nel 2011 si occupò della collocazione con il compianto Sindaco Raffaele Allocca e l’assessore Anna Cuomo, implorò sulle pagine web la restituzione, ma non ci fu niente da fare. E’ con grande gioia che Martedì 24 ottobre alle ore 16:00, con una solenne messa nel Cimitero Comunale, sarà ricollocato un secondo busto sullo stele di marmo adiacente alla Chiesa cimiteriale. A consegnarlo alla Città la nipote Cristina Capasso. Mons. Menzione nacque nel 1920 a San Giuseppe Vesuviano. Nel 1947 approdò a Somma Vesuviana alla guida della Parrocchia di San Giorgio. Nel 1973 l’onorificenza del Presidente della Repubblica Saragat di Cavaliere al Merito della Repubblica e l’anno dopo quella di Giovanni Leone a Ufficiale. Durante gli anni del secondo dopoguerra, il parroco si attivò non solo sul piano etico, morale e religioso, ma anche per la ricostruzione materiale della società. Con grandi sacrifici risanò la Chiesa di San Giorgio, cadente e distratta dagli eventi bellici e si adoperò per la costruzione della scuola materna “Giovanni XXIII” (attuale circolo dei pensionati). Nel 1957 istituì l’Azione Cattolica. Attivo in politica, in occasione dei suoi 58 anni di ordinazione, fu nominato Rettore della Chiesa di San Domenico e poco dopo nominato Cappellano di Sua Santità con il titolo di Monsignore. Morirà nel 2008. (fonte: Archivio storico Comunale. A cura di Alessandro Masulli)  

Somma Vesuviana, l’Accademia Vesuviana ad Ucria (Messina) per «Balconi Dipinti» dal 26 al 30 ottobre

Biagio Esposito
L’Accademia Vesuviana di Tradizione Etnostoriche presieduta da Biagio Esposito ha due sedi: una a Somma Vesuviana e l’altra ad Ucria, in provincia di Messina, piccolo Comune con poco più di mille abitanti ma di tradizioni forti e millenarie. Ucria può definirsi anche la «terra dei funghi» e lì opera l’importante Associazione Micologica Naturalistica «Padre Bernardino» che svolge una costante funzione divulgativa sul mondo dei funghi. Nel piccolo centro montano ci sono anche scavi archeologici, musei, feste tradizionali e, nell’ultimo sabato di ottobre viene sempre organizzata la sagra dei funghi che richiama appassionati e turisti con l’annuale mostra micologica. Insomma, dal Parco Vesuvio al Parco dei Nebrodi, l’accademia Vesuviana sarà dal 26 al 30 ottobre ad Ucria, non solo per un seminario sui funghi, ma anche per l’iniziativa «Balconi Dipinti» che racconterà le donne, con una mostra fotografica, nel mondo del lavoro e della tradizione.  Obiettivo dell’evento, che si avvale dei giovani del servizio civile dei progetti «Ritrovarsi al Museo» e «Radici Comuni» di Ucria e Somma Vesuviana, nonché del lavoro dell’Accademia Vesuviana e della fondazione «A. Rigoli» – Centro Internazionale di Etnostoria» è valorizzare la storia dei due popoli, di Somma Vesuviana ed Ucria, il loro patrimonio culturale, la conoscenza, la ricostruzione delle tradizioni. Dice Aurelio Rigoli, presidente dell’omonima fondazione: «Ad Ucria, l’ultima settimana di ottobre 2017, la presenza di eccezionali eventi: dall’annuale Sagra del Fungo, con visita ‘no stop’ dei Musei, al Convegno nazionale (voluto dal “Centro Internazionale di Etnostoria” e dal MIBACT) sul tema «I Beni Etnostorici/Demoetnoantropologici e la ‘Teoria del Restauro’ di Cesare Brandi»; dalla mostra micologica “Funghi dei Nebrodi”, alla mostra d’arte «Radici comuni e Ritrovarsi al museo» (promossa dall’Accademia Vesuviana di Tradizioni Etnostoriche” e dalla “Fondazione  Prof.Aurelio Rigoli”), all’Esposizione «Tradizioni, Donna, Lavoro. Balconi dipinti», ritmata dalle “volontarie” del “Servizio Civile Nazionale”, inscritto  nella  vita  di  Ucria, dai napoletani Annamaria Amitrano e Biagio Esposito». «Si è scelto di parlare di Balconi dipinti – aggiunge il presidente dell’Accademia Vesuviana, Biagio Esposito –  perché le immagini che li decorano fanno tutte riferimento all’arte d’esser “Donne in Festa”. I Balconi di Ucria nell’immaginario che li adorna restituiscono alla cittadinanza, che li riscopre, volti noti, presenti e domestici nei giorni di tutti, feriali e festivi. Ucria ospita l’Accademia Vesuviana di Tradizioni Etnostoriche e da anni ci inorgoglisce di un gemellaggio che procede nella consapevolezza di vocazioni e intenti comuni. Storia e Natura hanno, infatti comuni retaggi: l’Etna e il Vesuvio, l’appartenenza a due Parchi Nazionali, l’orgoglio dei centri storici, le realtà contadine, le produzioni locali, il rispetto delle tradizioni». E incalza: «Quando tutti i Beni di cui è dotato un Luogo come Somma Vesuviana, sono incentrati in terre di lavoro e secoli di pietre edificate nel culto della civiltà progressiva, è giusto, come si è fatto per Ucria, proporli come patrimonio dell’umanità». Di seguito, la brochure dell’evento brochure    

Asl Napoli 3, è allarme centri accreditati. La Cgil: « a rischio posti di lavoro e assistenza sanitaria »

« Le drammatiche condizioni in cui versano diverse strutture sanitarie accreditate della Asl Napoli 3 Sud impongono una immediata risposta delle istituzioni a salvaguardia del lavoro e del diritto all’assistenza ».  L’allarme è stato lanciato da  Ileana Remini, segretario regionale della Cgil Campania, e da Giosuè Di Maro, segretario regionale della Funzione Pubblica Cgil. La Cgil fa l’ elenco delle criticità più forti: il Centro La Primula di Poggiomarino, con i lavoratori senza stipendio da mesi, l’assistenza garantita in maniera saltuaria e le istituzioni silenti nonostante tre scioperi già effettuati; la clinica Lourdes, storica struttura di Massa di Somma, che perde posti letto ed ha un futuro sempre più incerto; la clinica Trusso di Ottaviano, che cambia mission e ha già licenziato diversi lavoratori; il  centro Salus di Marigliano, che scarica i tagli sui lavoratori cambiando il contratto nazionale senza rispettare le normative per gli accreditamenti; il centro diagnostico Plinio e la crisi dell’intero gruppo ad esso collegato che hanno già prodotto decine di licenziamenti e la mancata assistenza nel territorio di Ercolano e Torre del Greco. « Queste – precisano Remini e Di Maro – sono solo alcune delle situazioni più critiche nel territorio con la più alta concentrazione di privato accreditato dell’intera regione ». «Tutto ciò – aggiungono Remini e Di Maro – avviene nella totale assenza di risposte da parte di Asl e Regione, alle quali abbiamo chiesto da tempo di imporre regole certe per chi lavora in nome e per conto del servizio sanitario regionale. Non è più rinviabile un tavolo di discussione con la Asl in questione e la Regione Campania, dal quale emerga chiaramente che il privato accreditato, se vuole lavorare con il pubblico, deve: pagare gli stipendi, rispettare i contratti nazionali di lavoro, garantire le prestazioni senza determinare l’offerta, pena la perdita degli accreditamenti. Si salvaguardi l’occupazione sbloccando i concorsi pubblici, si riequilibri l’offerta pubblico-privato, restituendo al pubblico tutte quelle prestazioni gestite in maniera quasi monopolistica dal privato accreditato, si consenta ai lavoratori in esubero nella sanità accreditata di partecipare ai concorsi ». « Il continuo rimpallo di responsabilità – concludono i due dirigenti sindacali – non aiuterà i lavoratori nè i cittadini campani. E’ adesso il tempo di ridisegnare, insieme alle organizzazioni sindacali, il quadro delle regole per garantire trasparenza, efficienza e qualità al servizio sanitario regionale”.

L’Italia nella morsa dello smog….

  Soluzioni efficaci da prendere a livello locale. Tre settori decisivi. Chi ha detto che siamo destinati a restare prigionieri dell’inquinamento dell’aria ? La mal’aria italiana, invece,  può essere combattuta. Ci sono tre leve a disposizione,alla sola condizione che si voglia fare sul serio. Non fa piacere che a Napoli l’Azienda dei trasporti pubblici stia fallendo  sotto 1,3 miliardi di debiti. Che i suoi bus non circolino come dovrebbero, con la conseguenza di  maggiore inquinamento da gas di scarico. La rivoluzione arancione- ambientalista ha fallito un obiettivo primario.Dunque, tre soluzioni a portata di mano proposte dalla Federazione dei servizi pubblici. Al primo posto la mobilità, poi il riscaldamento , infine l’efficienza energetica. Il Parlamento sta per approvare una nuova strategia energetica che tocca tutto e tutti. Vedremo cosa ne uscirà. Giovanni Velotti presidente della Società Utilitalia che tiene insieme i gestori di ambiente , acqua ed energia, parla di soluzioni note e disponibili. Altroché ! Sono i poteri locali che non decidono , che sprecano occasioni d’oro. Il Ministro dell’ Ambiente Gianluca Galletti ha detto che davanti ai disastri provocati dallo smog di questi giorni – Torino in testa- lui ci mette la faccia. Certo un volto dignitoso e molto impegnato. Però, non basta. Le azioni più efficaci vanno prese a livello locale. Ovunque  sono stati concepiti interventi di medio- lungo periodo , le cose sono migliorate. E  si torna alle tre soluzioni della federazione dei servizi pubblici. La mobilità urbana è il perno attorno al quale ruotano interessi economici, socialità, buon vivere, tranquillità. Come si vive in un posto dove non puoi aprire le finestre di casa perchè le variazioni climatiche impattano su un ambiente  compromesso ? Ci deve sempre pensare Roma, il governo centrale ? L’emergenza inquinamento ritorna periodicamente , perché i limiti consentiti vengono superati. Lo sono in maniera strutturale,  perché non si è capaci di programmare e prevenire in modo adeguato le emergenze. Nemmeno i blocchi  alle auto  servono più di tanto. Si deve agire sui principali fattori inquinanti e i poteri locali hanno tutte le possibilità di farlo: controlli, svecchiamento parco automezzi, uso di combustibili non inquinanti, regolamenti urbanistici ecocompatibili e via dicendo. E’ tutto normato. In tre anni ,prevedono altri esperti, la situazione generale dell’Italia potrebbe migliorare. Una indicazione frutto di ricerche che può diventare  più che una speranza: un anno per ogni settore indicato da Federpubblica. ****        

Pomigliano, i clan arruolano ragazze insospettabili per spacciare crack. Due in manette

La camorra dello spaccio sta usando ragazze insospettabili per spacciare crack a Pomigliano, città epicentro della movida a est di Napoli. E’ il sospetto dei carabinieri della compagnia di Castello di Cisterna, diretti dal capitano Tommaso Angelone. I militari l’altro giorno hanno inseguito e arrestato due giovani, Maria Maddalena Leone, 23 anni, pregiudicata, e Rosa Dalia Barbato, 20 anni, incensurata. Secondo l’accusa le due ragazze insieme stavano spacciando crack, la cocaina cristallizzata che si fuma, e marijuana in tutta Pomigliano, a bordo di una Smart. Gli arresti, messi a segno in collaborazione con i carabinieri della tenenza di Casalnuovo, sono avvenuti in via Vittorio Tufano, dove si trovano alcune delle scuole dell’obbligo più grandi di Pomigliano. Ma gli investigatori escludono che le due giovani si trovassero lì per distribuire droga durante l’orario di uscita dalle scuole. I militari stavano pedinando le ragazze già da un pezzo. Le hanno osservate mentre si fermavano con la loro auto in vari punti di Pomigliano, anche nella vicina Casalnuovo. Quindi le hanno bloccate in via Tufano, a pochi passi da dove vivono con i genitori e con altri familiari, tra le case popolari di via Sulmona e il rione Paciano. Secondo quanto raccontano i carabinieri Maria e Rosa sono state colte in flagranza di reato, mentre cedevano diverse dosi di droga ad alcuni acquirenti del posto. Le successive perquisizioni personali e domiciliari hanno quindi portato al ritrovamento e al conseguente sequestro di 4 dosi di crack e 3 di marijuana, di un bilancino di precisione, di materiale per il confezionamento e di 130 euro in contanti. Il gip del tribunale di Nola ha convalidato gli arresti e disposto per le due giovani l’obbligo di dimora a Pomigliano e la permanenza in casa dalle 17 alle 24. Eppure le ragazze sembravano insospettabili: ben vestite ma senza eccessi, l’aspetto normale e nessuna traccia di tossicodipendenza sui loro visi. L’ultima volta che da queste parti sono state arrestate delle spacciatrici risale al 21 maggio 2016. Finirono in manette Teresa Ricciardi, 39 anni, Nicoletta Turboli, 26 anni, e Antonietta Ischero, 44 anni, sorella di Mario, uno dei componenti della banda di rapinatori che uccisero a Castello di Cisterna l’immigrato Anatolij Korol, assassinato mentre tentava di sventare una rapina. Le tre in base alle accuse avevano trasformato un alloggio della 219 di Pomigliano come centrale per lo smercio di cocaina, hashish e marijuana. Ma il caso di Maria Leone e Rosa Barbato, entrambe nubili, è diverso. Sono molto giovani e poco identificabili, e sono accusate di vendere droga pesante con una sorta di “servizio ambulante”, in auto.

La taverna napoletana: il “luogo” dove la vita reale diventa teatro, racconto e pittura.

Il quadro di Vincenzo Migliaro “La pagliarella” è dipinto con i colori aspri della realtà delle bettole e con la luce, che Dupaty chiamò inesorabile, della Napoli plebea. Ma il migliore commento del quadro si trova nei verbali di polizia che raccontano storie di taverne e  di ostesse. Concetta, l’ostessa della “ Taverna della Zoccola”.   Una certa Concetta fece per anni la buona donna lungo le banchine del Porto: fu una di quelle prostitute che polizia e sacerdoti del sec.XIX avrebbero chiamato  stradaiole , perché per le strade più malfamate di Napoli raccattavano i loro clienti, e per strada, negli angoli bui, facevano mercato del loro corpo. Le schede della polizia, prima e dopo il 1860, attribuiscono alle stradaiole  volgarità estrema di modi e di linguaggio, e pare che i commissari di polizia, prima e dopo il 1860, proprio nella volgarità del linguaggio vedessero una minaccia per la moralità pubblica e per il prestigio del sistema. E non sbagliavano: perché spesso l’esasperata volgarità linguistica di queste donne portava in sé un sarcasmo istintivo, che demoliva l’ipocrisia delle istituzioni e  il perbenismo dei filistei. E dunque donna Concetta non si smosse di un pelo quando clienti e guardie appiopparono anche a lei il titolo di ‘a zoccola, la zoccola, il topo delle chiaviche. Conclusa la carriera, Concetta piantò  frasca dalle parti del Mandracchio e alla bettola diede un nome strepitoso, la “Taverna della Zoccola”, e un’insegna che era uno sberleffo, e cioè il disegno, scavato nella pietra, di un topo di chiavica, di una zoccola, appunto. Se dobbiamo  credere ai verbali di polizia e alle velenose censure dei parroci, anche le ostesse vesuviane mettevano nella libertà dei loro comportamenti un eccesso di aggressività, un’ostentazione ora rabbiosa, ora irridente. Era questa ruvidezza di modi la loro risposta  all’asprezza di un ambiente che pareva conoscere soltanto le ragioni della violenza e della prevaricazione: ed erano ragioni condivise da tutti i ceti sociali, che ne avevano fatto il fondamento primo della comune scala di valori. Nel 1843 un’ostessa di Ottajano venne dipinta, nelle lettere anonime e dai verbali della  Sottointendenza, come una Circe  che trascinava nel fango della lussuria i potenti: il giudice, il futuro sindaco, imprenditori di pura fede borbonica, avvocati liberali: una donna ferina, insomma, e per questa ferinità, irresistibile. Era impossibile che il marito non vedesse e non sapesse: tra l’altro, anche una sorella di lui, dell’oste, trescava con un giovane sacerdote: e la notizia della tresca aveva già raggiunto le orecchie sante del vescovo.  Non si sa se il vescovo e il sottointendente sapessero che l’oste non era quel babbeo  infelice e sfortunato che i loro informatori disegnarono. Il marito dell’ ostessa mangiatrice di uomini era membro importante di una squadra di contrabbandieri facili all’uso del coltello e della pistola, ed era fratello di uno dei più violenti  campieri del Principe di Ottajano. E’ prababile, dunque, che l’oste consentisse all’ostessa di lanciare le sue reti, all’interno di un gioco in cui si intrecciavano interessi illegali, prestiti usurai, ricatti e delazioni: il giudice, per esempio, dilapidò al tavolo da gioco un patrimonio notevole, e il rabbioso disgusto di sé lo portò infine alla morte. Per tutto l’Ottocento, nei documenti d’archivio, nelle memorie dei viaggiatori e nei racconti degli scrittori napoletani, e perfino nei quadri e nelle fotografie  il popolo minuto di Napoli vive la sua vita quotidiana in un solo modo:  come in preda a una febbre che esaspera i gesti, i movimenti e la voce. Rumori, gridi, flussi di folla si stagliano netti  in una luce che Dupaty chiamò inesorabile, e che arroventa con i suoi riflessi anche il buio dei vicoli e delle topaie, in cui si ricovera un’umanità estrema. Nelle donne del popolo “minuto” la tensione è spesso patetica e teatrale, perché quelle donne sono sempre madri e sorelle, e dunque si sentono in diritto di partecipare alle pene degli uomini, in nome di quel privilegio della sofferenza che è stato esaminato dalla Jeuland- Meynard. La taverna è il luogo in cui questa febbre si manifesta nei gradi e nei toni più accesi. Non c’è posto per l’idillio nelle bettole del popolo “minuto” di Napoli, e nessuno ha descritto questo stato delle cose più  realisticamente di Vincenzo Migliaro. Nel quadro La pagliarella  l’uomo , il capo chino su un piatto di spaghetti ,  è immerso nell’ombra stinta dello spazio coperto dalla pergola: è una sagoma nera tra le nere forme di pali, di tronchi sottili, di rami che si incrociano. Nel verde nero delle masse delle foglie filtrano macchie di luce gialla e rossa. La luce dell’ampio paesaggio che sta oltre la pagliarella si indebolisce in alcune gradazioni di celeste intorno al fumo delle ciminiere di Bagnoli e sull’acido giallo dei cespugli di ginestra. Tutto il primo piano è occupato da una splendida popolana, costruita con i colori della luce che filtra tra gli strati più alte delle foglie: il rosso del foulard e il  cupo arancione della gonna  ritornano fusi nel profilo del volto. La donna, sostenendosi sul braccio teso,  appoggia la mano destra sul pilastro del cancello, e porta la gamba destra verso di noi; ma guarda verso l’uomo che sta sotto il pergolato, e la natura del suo sguardo, che non vediamo, è tuttavia svelata dal braccio sinistro piegato sul fianco, e dall’anca che sopporta il peso del corpo. E’ una posa loquace: vuole dire rimprovero, sfida, fastidio, e attraverso la congiunzione con il nitido profilo del volto, anche disillusione e stanchezza. In questo quadro c’è una salda unità formale, costruita sulla sapiente coordinazione delle linee e delle masse. E tuttavia vi è rappresentato un mondo sconnesso e disarticolato: cose e persone  parlano attraverso un verboso silenzio, la cui voce  sia avverte anche in fondo ai colori scuri.