Somma Vesuviana, Di Sarno su sospensione responsabile Utc: «Obblighi di legge, non punizioni»

 Sulla sospensione di una responsabile si è polemizzato molto negli ultimi giorni: da quando cioè il provvedimento di sospensione nei suoi confronti è comparso all’Albo Pretorio del Comune e da quando, poi, ilmediano.it ha ritenuto opportuno – pur continuando a salvaguardarne la privacy – darne notizia (qui). Ora – e ce ne assumiamo ogni responsabilità – ci sembrerebbe francamente ipocrita continuare così dopo la lettera aperta del sindaco Salvatore Di Sarno, diffusa a tutti i giornali. Come tutti coloro che si interessano delle vicende locali già sanno, la responsabile in questione è l’architetto Mena Iovine. Il motivo addotto perché sia stata sancita la «inconferibilità» che ha portato alla sospensione è il seguente: la Iovine si è candidata alla carica di sindaco nella sua città, Marigliano, nel 2015, sotto le insegne di Forza Italia. Ha perso in ballottaggio contro l’attuale sindaco Antonio Carpino ed è dunque, da allora, consigliere comunale. Carica che- stando al d.lgs. n. 39/2013  – risulta «incompatibile» con incarichi dirigenziali in Comuni della stessa regione. Nella nota fatta diffondere ieri dal sindaco Di Sarno è richiamata appunto la determinazione dell’Anac (autorità nazionale anticorruzione). La determinazione cui si fa riferimento è la n. 833 del 3 agosto 2016, ossia le linee guida rispetto ad inconferibilità e incompatibilità degli incarichi amministrativi. Ed è rispetto a queste linee guida che si è agito: «Gli atti di conferimento di incarichi adottati in violazione delle disposizioni del presente decreto e i relativi contratti sono nulli» (art.17). Nei casi in cui siano stati conferiti incarichi dichiarati nulli ai sensi dell’art. 17 sopra richiamato, l’art. 18 prevede per coloro che si sono resi responsabili della violazione del divieto in parola, l’impossibilità per i tre mesi successivi alla dichiarazione di nullità dell’atto, di conferire gli incarichi di propria competenza. Detta sanzione inibitoria si accompagna alle responsabilità per le conseguenze economiche degli atti adottati, espressamente richiamate dalla disposizione de qua. Come dire: nel momento in cui si chiede di attestare che non ci siano motivazioni di inconferibilità o incompatibilità – se l’interessato non provvede- a risponderne sono poi gli amministratori, sindaco in primis. Quindi, sgomberiamo il campo dalla malizia e da pensieri «andreottiani» (epurazioni tardive, vendette giurate, eliminazione di sassolini da scarpe illustri e protagoniste a tutti i costi) e ipotizziamo che il neo segretario comunale abbia chiesto a tutti i responsabili di produrre dichiarazione che attestasse l’assenza di cause di inconferibilità e di incompatibilità e che la responsabile in questione non l’abbia esibita. Naturalmente, se consideriamo plausibile tale ipotesi, dobbiamo anche considerare naturale che si avvii il procedimento di sospensione in via cautelativa. E fa nulla se non è il segretario dell’Ente a firmarlo ma il responsabile di un altro settore. Tant’è, sembra sia lo stesso. E c’è il sindaco che assicura «Nessun atto punitivo». Tantomeno un licenziamento (ipotesi mai presa in considerazione e non plausibile), giacché la Iovine dovrebbe tornare al lavoro questa mattina, sia pure «con diverse responsabilità». Quali siano queste ultime, si vedrà, in attesa- si suppone – di un ricorso.  Ma un atto d’ufficio così semplice fa notizia e scalpore proprio perché riguarda una responsabile che è già stata protagonista involontaria di scaramucce e rivendicazioni politiche di «potentati» locali. Era settembre 2011 quando l’allora sindaco Ferdinando Allocca, dopo aver avuto bellissime parole ed elogi per la Iovine nel corso di una manifestazione, cedette il passo a «pressioni» interne alla maggioranza e le chiese le dimissioni (era la responsabile dell’ufficio tecnico e dell’ecologia). L’architetto Iovine era a Somma Vesuviana già da cinque anni e l’allora primo cittadino si ritrovò sotto un fuoco di fila di richieste che prevedevano anche il suo siluramento (le altre riguardavano avvicendamenti di cariche di capogruppo in consiglio comunale, azzeramento della giunta di lì a breve e quant’altro). Le dimissioni non arrivarono. Arrivò invece il licenziamento in tronco per la Iovine, con effetto immediato. Il sindaco –almeno in quel momento – cedette, nonostante lo avessero sentito ripetere in più di un’occasione di «essere disposto a dimettersi pur di non perdere la Iovine». La ebbe vinta una certa parte della maggioranza, la stessa che poi premette per la «cacciata» del segretario comunale dell’epoca. Quella vicenda, per le modalità con le quali fu condotta, ebbe critiche e strascichi pesanti. In un consiglio comunale successivo di pochi giorni dalla revoca dell’incarico, il consigliere Alfonso Auriemma ebbe a dire che la Iovine era stata buttata fuori in maniera illegittima: «probabilmente perché ha detto no a qualche vostra richiesta» – incalzò. Era il 28 settembre 2011. Il 22 settembre alla Iovine era stato notificato il provvedimento di revoca. Passa un solo giorno e il sindaco Allocca annulla in autotutela la revoca. Insomma, torna sui suoi passi. Da allora, vincitrice di concorso all’Utc di Somma Vesuviana, ha lavorato nella seconda consiliatura Allocca, con due commissari, con il facente funzioni Di Sarno ora sindaco e con Pasquale Piccolo. Ad aprile 2015 (sindaco Piccolo) decide di accettare la candidatura alle amministrative di Marigliano. Da giugno di quell’anno è consigliere comunale nella sua città. Nessuno, fino all’altro giorno, aveva sollevato la questione dell’inconferibilità. Anzi, a marzo 2017, il commissario prefettizio Carolina Iovino, avviò la rideterminazione delle aree per ottimizzare le risorse umane, deliberando l’accorpamento delle aree n.3 e n.4 (Lavori Pubblici e Urbanistica): dal 1 aprile alla guida delle stesse volle l’architetto Mena Iovine (leggi qui). Era già accaduto proprio nel 2011 (prima amministrazione Allocca). Nel frattempo i Lavori Pubblici erano poi stati affidati a diversi dirigenti (incarico quasi “maledetto”: leggi qui).  Dopo la vittoria Di Sarno, che ha sempre avuto parole di stima per la Iovine – esattamente come i suoi predecessori – le ha conferito la nomina di responsabile (era il 4 agosto scorso, il giorno del compleanno del sindaco). Punto e a capo, la prossima mossa – si presume- sarà dei legali dell’architetto Iovine.    

Nel campionato della noia, fa notizia il Napoli che prende goal. E la Fiorentina che perde

Tanti spettatori al San Paolo per la sfida contro il Sassuolo. E tanti selfie sui social network I prezzi popolari fissati da De Laurentiis per Napoli – Sassuolo hanno portato un bel po’ di gente al San Paolo. E siccome se non pubblichi le foto sui social network nessuno crede più che davvero sei stato in un posto, soprattutto  su facebook è stato tutto un pullulare di immagini e selfie con il prato verde dello stadio sullo sfondo. Niente di male, per carità: solo che si avvicina il cosiddetto “giorno dei morti” e sarebbe davvero spiacevole vedere facebook popolarsi di selfie nel cimitero. Spiacevole ma non impossibile. Davanti a un mucchio di tifosi, in ogni caso, il Napoli ha sconfitto il Sassuolo dominando ma riuscendo persino a subire un goal: se scudetto sarà, gli azzurri lo otterranno quasi certamente senza avere la miglior difesa del campionato e questo dato deve necessariamente far riflettere. Nonostante il bel gioco e l’andamento da rullo compressore, resta nel Napoli un minuscolo elemento di fragilità che lo mette alla pari con le altre squadre di vertice: tutto ciò quanto meno renderà il campionato avvincente fino all’ultima giornata. Del resto, pare proprio che l’interesse di questa stagione sia limitata esclusivamente ai piani alti: la differenza tra le prime quattro o cinque rispetto alle altre è fin troppo evidente, l’idea che una piccola infastidisca una grande è sempre più peregrina e quando accade fa notizia (si pensi all’unica sconfitta della Juventus). E così, anche ieri (e sabato) tutte quelle che dovevano vincere lo hanno fatto: è un campionato così noioso che l’unico risultato di rilievo è quello di Crotone, con i calabresi che sconfiggono la Fiorentina. Dobbiamo ringraziare i gigliati e il loro calciomercato fatto di cessioni illustri e acquisti di prospettiva: almeno sono un diversivo.

Letame in cassaforte

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In Italia non si capisce più niente. Realtà piccole e grandi si comportano in modo indecoroso, col rischio di diventare modelli da imitare e provocare il crollo del nostro amato Stato.

A Torino la sindaca  5 Stelle, Appendino, ha cacciato il suo collaboratore più stretto perché ha provato a beneficiare un amico tentando di fargli togliere una multa di 90 euro (DICONOVANTAEURO). Solo 90 euro, addirittura. Di questo passo dove andremo a finire?

Per fortuna che c’è il governo nazionale a difendere l’onore e l’orgoglio degli italiani veri, quelli che hanno famiglia, che curano prima i loro interessi e poi quelli degli altri (sempre amici loro, beninteso). La Boschi, ad esempio. La ministra Mariaelena Boschi, bella, lì a difendere gli interessi del papà banchiere che avrà pure provocato danni ai piccoli risparmiatori della Banca Etruria, ma lo ha fatto per curare gli interessi suoi e dei suoi amici.

Cioè, si è mosso in una logica amicale e parentale che è un tratto distintivo della genìa italica. Ha difeso l’onore patrio e che si fa? Gli si scaricano addosso quintali di letame. Che ingiustizia. Però potrebbe essere un segno del destino.

Forse se avessero spalato merda dall’inizio avrebbero fatto meno danni a tutti.

La rivolta di Barcellona e della Catalogna parte anche dalla cucina. Le “ricette immorali” di Vàzquez Montalbàn.

Il dittatore Francisco Franco dispose che tutti i ricettari di cucina venissero scritti solo in castigliano e parlassero di piatti “spagnoli” e in nessun caso di piatti “regionali”. L’identità catalana segna sia la letteratura che le arti figurative. Il “modernismo catalano”. Pepe Carvalho, il personaggio di Vàzquez Montalbàn, ha anche il compito di “urtare” il conformismo e il perbenismo che 35 anni di “franchismo” lasciarono  in eredità alla società spagnola.   La Spagna, dicono gli storici, nasce con una doppia “anima”, la castigliana e la catalano- aragonese. Queste due “anime” hanno cercato di incontrarsi negli spazi della sensibilità religiosa, ma sono state sempre gelose della loro identità: un’identità nitida, che ha espresso la sua vitalità non solo nelle forme della politica e dell’organizzazione sociale, ma anche nella letteratura e nelle arti figurative. All’inizio del sec.XX  il movimento artistico che va sotto il nome di “modernismo catalano” ispirò, attraverso le architetture di Antoni Gaudi e la pittura di Ramon Casas, una  interpretazione originale del “Liberty”: la stampa madrilena osservò e giudicò il movimento con manifesto sospetto, vedendovi un chiaro segnale del fatto che si stava risvegliando la vocazione della Catalogna all’autonomia. Ed era un’analisi esatta, come tenteremo di spiegare in un prossimo articolo su Gaudi e sullo splendido quadro “La carica” che Ramon Casas dedicò ai moti di Barcellona del 1902: i catalani scesero in piazza per protestare vigorosamente contro i clan politici di Madrid che gestivano tutto il potere. In quegli anni anche la cucina divenne un “luogo” destinato a raccontare e a tutelare l’identità della Catalogna: questo fu l’obiettivo di alcuni scrittori di gastronomia, soprattutto di Ferrara Agullò e di Ignasi Domènecq, il quale nel 1924 pubblicò la “Teca” (v.foto), una raccolta di ricette semplici adatte alla cucina delle classi popolari. La dittatura franchista (1939-1975) represse, ad ogni livello, i regionalismi e le spinte autonomistiche: Madrid divenne il centro di tutto, e a Barcellona fu consentito di essere antagonista della capitale solo sui campi di calcio: perciò Vàzquez Montalbàn scrisse che “il Barcellona è l’esercito disarmato della Catalogna”. Francisco Franco tolse la libertà anche ai forni e ai fornelli e mise al bando i ricettari regionali: gli scrittori di gastronomia potevano scrivere solo in lingua castigliana, e solo di “cucina spagnola”. I regionalismi ripresero fiato dopo la morte di Franco, e più intensamente a partire dalla metà degli anni ’80, quando in Spagna e nel resto dell’Europa gli strateghi della prima fase della globalizzazione crearono il mito dei “sapori di una volta” e illusero la classe media, abituata ad alimentarsi con cibi surgelati e precotti, che ogni tanto fosse possibile trovare quegli antichi sapori, e a prezzi modici, nelle trattorie e nelle osterie “fuori porta”. Manuel Vàzquez Montalbàn affidò a Pepe Carvalho, lo straordinario protagonista dei suoi “gialli”, anche il compito di combattere contro due veleni “franchisti”, il conformismo e il perbenismo, che hanno intossicato a lungo, e forse ancora intossicano, la società spagnola. Pepe abita a Barcellona, è stato comunista, ha combattuto contro Franco, fa l’investigatore privato, è fidanzato con Charo, che di mestiere fa la prostituta, brucia ogni giorno qualche libro, poiché i libri della sua ricca biblioteca nulla gli hanno insegnato, mangia solo piatti della cucina catalana classica, piatti pesanti e complicati. Nel 1988 Vàzquez Montalbàn condensò la sua polemica ironia contro “il conservatorismo morale dominante”, contro la “nuova galoppante moralizzazione” nel libro “Le ricette immorali”. L’idea di base è originale. Ogni piatto si collega o a una pratica erotica, o a un certo tipo di partner, che può essere un commesso viaggiatore, un ricco e ipocrita borghese, una giovane inglese dalle natiche ben disegnate, una splendida orientale dal seno imperioso. Nell’introduzione lo scrittore si dichiara convinto del fatto che la morale non è un valore assoluto, ma relativo, e “che, di conseguenza, anche essa è immorale”: “ognuna di queste ricette è una scommessa su un’altra morale possibile, su una morale edonista alla portata di coloro che credono in una felicità immediata, basata sull’uso e persino sull’abuso di saggezze innocenti: saper mangiare, saper cucinare, cercare di imparare ad amare.”. Sotto l’ironia di questo libro “leggero” c’è la disillusione del grande scrittore, costretto ad ammettere che nella sua Spagna anche la democrazia post-franchista non è capace non di risolvere, ma nemmeno di affrontare seriamente la questione delle autonomie regionali. Questa disillusione si incrociava in lui con il timore, prossimo a diventare certezza,  che la civiltà dell’Occidente si fosse ormai avviata verso il tramonto. Sembrava all’amara ironia dello scrittore che la sensualità delle coppie stabili e dei coniugi “molto convenzionali” fosse un esercizio “eccezionalmente ludico” da praticare nei giorni di festa: e perciò egli lo associava ai dessert.  I dessert sono l’ultima spiaggia per le coppie dalla morale irreprensibile che non trovano più stimolo alcuno nei film a luci rosse: questi film ormai si possono vedere a qualsiasi ora, e su ogni canale televisivo, e dunque hanno perso del tutto la capacità di stimolare, non hanno più il loro “essenziale sapore di frutto di celluloide proibito.” A queste coppie dalla morale irreprensibile lo scrittore consiglia un dessert di banane flambées, perché nelle banane “ il rapporto tra significante e significato, tra contenitore e contenuto, è direttamente referenziale. Nove mariti su dieci a cui l’onesta moglie ha offerto” un tale dessert “hanno colto una diretta provocazione sessuale.”. E’ probabile che Vàzquez Montalbàn abbia incominciato a sospettare che i progetti delle autonomie in Spagna e nel resto d’Europa venissero strumentalizzati dal nuovo modello di capitalismo che non aveva, e non ha,  rispetto alcuno né per le identità dei popoli, né per i valori delle persone, ma si preoccupava, e si preoccupa, solo di costruire i mercati del lavoro più convenienti per le banche e per le imprese

Somma Vesuviana, sospensione del dirigente: Salvatore Di Sarno: “Non è una punizione”

Dopo  l’articolo  pubblicato su ilmediano.it sabato 28 ottobre e che trovate qui  il sindaco Salvatore Di Sarno- in replica all’imponente discussione politica suscitata sui social- ha ritenuto opportuno affidare la sua replica ad una lettera aperta. La lettera è stata pubblicata sulla sua pagina social ufficiale e inoltrata alla stampa. Nella lettera il sindaco conferma, seppure a margine e involontariamente, tutto quanto riportato nell’articolo di ilmediano. Aggiungendo inoltre – anche qui crediamo involontariamente- di aver praticamente già deciso il nuovo ruolo del dirigente sospeso. Supponiamo, dunque, che il procedimento, regolato da norme e leggi, sia già concluso e che si abbiano quindi a disposizioni deduzioni e controdeduzioni. Nella lettera il sindaco cita inoltre un parere Anac e la relativa delibera. I pareri dell’Autorità Nazionale Anticorruzione hanno valore meramente consultivo e non vincolante e andrebbero richiesti caso per caso, dunque ci chiediamo se ve ne sia uno sul caso specifico. Di seguito la lettera aperta del sindaco Di Sarno La scelta di non incentivare né promuovere alcuna discussione politica sull’avvio del procedimento di sospensione con nota protocollo n. 20700 del 26/10/2017 e sul decreto sindacale n.50 del 27/10/2017, ampiamente condivisa da tutte le forze politiche di maggioranza, deriva dall’esigenza e dal dovere di tutelare la privacy, l’immagine e la professionalità di tutti i dipendenti dell’Ente. Apprendo con rammarico che nelle ultime ore il mio silenzio, e quello della maggior parte dei consiglieri comunali che, ribadisco, è l’unico strumento possibile per dimostrare rispetto verso gli uomini e le donne che lavorano presso l’Ente, è stato confuso e, (cosa più grave) oggetto di discussione politica tra “addetti e non addetti ai lavori” confondendo il nostro rispetto per le leggi con punizioni politiche, licenziamenti, scelte inopportune ed altro, affermazioni di cui ovviamente se ne assumono ogni responsabilità. Pur avendo avuto delega con il vostro consenso elettorale, di fare scelte in riferimento alla organizzazione degli uffici comunali, sento la necessità di comunicare ai cittadini di Somma Vesuviana che non vi è stato alcun licenziamento o atto punitivo. Il decreto n. 50 del 27/10/2017 è stato emanato per garantire l’applicazione del D.Lgs n.39/2013 ed in tal senso si pronunciava l’Anac con delibera n. 924 del 13.09.2017 (http://www.anticorruzione.it/portal/rest/jcr/repository/collaboration/Digital%20Assets/anacdocs/Attivita/Atti/Delibere/2017/924/del.924.2017.inconferibilita.pdf). Tale decreto è stato emesso con il massimo rispetto umano nei confronti del dipendente e le più ampie garanzie di Legge. Il dipendente continuerà a svolgere i propri doveri e fornirà le proprie prestazioni all’Ente seppure con diverse responsabilità. Sarò sempre a disposizione della città e dei cittadini di Somma Vesuviana. Con affetto Salvatore Di Sarno

A Pomigliano le aule diventano monumenti

Un’aula decorata con una riproduzione del famoso quadro di Picasso “Guernica”, un’altra ispirata alle opere di giganti dell’avanguardia come Mirò e Calder, un’altra ancora orientata all’integrazione, con ornamenti arabi. La “firma” è degli studenti dell’Isis Europa di Pomigliano d’Arco (Napoli), l’occasione il progetto “Aule in mostra”, candidato al bando “Le scuole adottano i monumenti della nostra Italia”, iniziativa della Fondazione Napoli Novantanove, in collaborazione con Miur e Mibact, per l’educazione permanente al rispetto e alla tutela del patrimonio storico-artistico e dell’ambiente. Nell’archivio della rete – riporta il sito dell’istituto – sono ora inserite alcune aule che in questi anni sono state decorate e abbellite dagli alunni dell’Isis Europa. “Abbiamo interpretato l’oggetto del bando – spiegano gli studenti motivando la loro scelta nell’Atlante dei monumenti adottati – come una metafora in cui abbiamo traslato il punto di vista”. Fonte foto: Ansa

Palma Campania, rissa in spogliatoio: tre arresti

Rissa in spogliatoio finisce con l’intervento dei carabinieri e 3 arresti. Negli spogliatoi del campo sportivo comunale di Palma Campania (Napoli), al culmine di un diverbio per incomprensioni sorte mentre si giocava una partita di calcio valevole per il campionato regionale di Eccellenza nel girone “B”, è scoppiata una rissa tra un dirigente della società, un calciatore e il preparatore atletico di una delle due squadre. Intervenuti i carabinieri della locale stazione, allertati dalla centrale operativa di Nola a cui era arrivata una richiesta d’intervento, i militari hanno arrestato i tre per rissa e lesioni personali. Sono ai domiciliari dove sono in attesa del giudizio per direttissima.

Lingua di fuoco

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Matteo Renzi ha tenuto un comizio nella basilica di Paestum. È stata un’iniziativa fuori luogo, è chiaro, però ci offre l’occasione per soffermarci su questo “personaggetto”; sembra tarantolato, ora lo vedi in treno, ora al bar all’angolo, in TV, poi te lo ritrovi fuori alle scuole a turbare le mamme che aspettano i ragazzini per scortarli a casa.

Non ha più molto da dire e dalla frenesia che lo accompagna si vede da chilometri che gli manca il potere, quello fatto di sangue e merda ma che in questo momento è particolarmente anemico e sovrabbonda dell’altro elemento.

‘Sto benedetto ragazzo va da un posto all’altro perdendo molto tempo inutilmente. Con il comizio nella basilica di Paestum ci dà l’impressione di uno che sta facendo, letteralmente, il giro delle sette chiese.

Sembra indiavolato e cerca di trovare ristoro nell’acquasanta.

Vesuvio, i roghi continuano!

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L’incendio di mercoledì scorso a monte di Via Argano, nel comune di Boscotrecase, sembrava assopito ma, nel pomeriggio di ieri, le fiamme si sono rinvigorite grazie anche al vento di tramontana, svelando ancora una volta i tragici segreti della nostra area pedemontana. Galleria fotografica

La zona è di quelle note ai locali come luogo di scarico e sversamento di rifiuti, nota a tutti e proprio per questo la sua esistenza è sottaciuta, ed è tollerata per quella moratoria sui rifiuti che giustifica l’economia sommersa vesuviana. Tutto tace quindi e lo si fa fin quando non c’è il fuoco, o fin quando questo non fa danni.

Mercoledì 25 ottobre, tra le località del Campanariello e quella detta delle Ciaramelle, una lunga scia di rifiuti d’ogni genere ci accompagna fino al luogo dell’incendio, quello che pensavamo fosse estinto mentre invece covava sotto la cenere e il sottobosco che lentamente ardeva e, al nostro arrivo, già rasentava alcuni suoli privati coltivati a vite.

Purtroppo le fiamme hanno svelato quel segreto di pulcinella custodito sotto la sterpaglia, ovvero quintali di eternit, guaina d’asfalto, pneumatici ed altro ancora. Mobili, fusti, vecchi rifiuti sotterrati o coperti dalla natura rigogliosa del Vulcano ma chiara testimonianza della reiterata usanza di depositare in quel luogo tutto quello che non si voleva smaltire in maniera legale.

Purtroppo amiamo sentirci plagiati da false promesse, quelle che la politica ci fa e che prediligiamo per non affrontare problemi che direttamente ed indirettamente ci riguardano, come vittime ma spesso anche come carnefici. Ci basta sapere che tutto è sotto controllo o quanto meno lo sembri; che ci sia la camionetta dell’esercito e che il parco o la regione stanzino fior di milioni per droni e telecamere che mai funzioneranno e così via, ma chi controllerà tutto questo, chi ci garantirà che tutto questo verrà realmente attuato? Ma soprattutto, chi controllerà il controllore?

Questo stato delle cose lo conosce bene Vincenzo Marasco, attivista e cultore della storia locale, o le Mamme Vulcaniche e chi come loro aveva già segnalato, da almeno due anni, una questione vecchia di decenni. Ma non è bastato, chi ci amministra vede solo la superficie del problema, non sa o non vuol sapere quel che sta al di sotto della questione. S’è parlato tanto degli incendi vesuviani, forse troppo e a vanvera ma l’unico fatto reale che ci ritroviamo è il bosco che brucia ancora.

Memori ancora di quanto vissuto lo scorso mese di luglio abbiamo chiamato i Vigili del fuoco, che sono prontamente intervenuti per domare un incendio che minacciava di andare avanti ancora per giorni e con conseguenze tutt’altro che prevedibili.

Come al solito amministrazioni e cittadini hanno la memoria corta o seguono gli andanti del momento, si pensa giustamente al possibile dissesto idrogeologico ma ci si dimentica che, nonostante tutto e, considerata anche la stagione che persiste nell’essere secca, è ancora forte il pericolo degli incendi e questo alla luce del nulla che è stato fatto per prevenirli.

 

Premio Umanitars 2017: la smentita del Comune di Acerra e la risposta del giornalista Pino Neri     

Gli ambientalisti non vogliono che Lettieri patrocini manifestazioni sulla Terra dei Fuochi. Intanto il primo cittadino attacca la stampa che racconta tutto questo.      La smentita del portavoce del sindaco di Acerra: In merito a quanto erroneamente riportato in alcuni articoli a firma di Pino Neri su un presunto rifiuto di patrocinio morale da parte della Rete di Cittadinanza Attiva, si precisa che una più precisa verifica dei fatti avrebbe fatto comprendere che: a questo Ente non risulta alcuna richiesta di patrocinio proveniente dall’Associazione Rete di Cittadinanza Attiva o simili, e pertanto che nessun patrocinio morale è stato o può essere decretato (e non deliberato come erroneamente riportato). Al fine di evitare ulteriori strumentalizzazioni sulla vicenda, nate a seguito della divulgazione di errate informazioni, inoltre, si precisa che con nota acquisita al protocollo generale dell’Ente con il n. 47309 del 07/09/2017, l’Associazione “Mentinmovimento” ha fatto richiesta di patrocinio morale all’Ente per la seconda edizione del premio HumanitArs 2017, che si svolgerà domenica 29/10/2017 e che nella stessa nota gli organizzatori fanno riferimento al “Progetto Veritas” sostenuto durante la serata. Con Decreto dirigenziale (e non con Delibera) n. 33 del 26/10/2017 è stato concesso patrocinio morale dell’Ente alla “Seconda Edizione del Premio Humanitars 2017” che “sostiene, donando parte del ricavato il “Progetto Veritas” “, come è possibile leggere nel Decreto dirigenziale stesso. Inoltre, si fa presente che proprio la diffusione di tali erronee informazioni – riportate anche dal quotidiano il Mattino – hanno portato i responsabili del premio in questione (Arturo Favella e Bruno Di Palo) ad inviare una mail al Sindaco nella quale “confermano la richiesta di Patrocinio morale a favore dell’iniziativa benefica che si terrà il 29 ottobre”. Mario Amelia, portavoce sindaco di Acerra La risposta di Pino Neri: Il portavoce del sindaco di Acerra continua a screditare, e non si capisce bene per quali oscuri motivi, il professionale lavoro del sottoscritto. Il portavoce nella sua smentita scrive infatti di  «un presunto rifiuto di patrocinio morale da parte della Rete di Cittadinanza Attiva ». Ma il portavoce è evidentemente poco informato perché la Rete di Cittadinanza Attiva e Comunità ha reso noto il suo rifiuto al patrocinio morale del Comune di Acerra con  tanto di comunicato stampa pubblicato attraverso la sua pagina Facebook. Dunque, altro che «presunto rifiuto». « Il sindaco di Acerra e la sua giunta – l’accusa contenuta nel duro comunicato di Rete di Cittadinanza Attiva – con un’azione a dir poco scorretta e subdola, senza che sia stato loro mai richiesto, hanno dato il patrocinio al progetto Veritas . Se l’intento del sindaco era di farsi bello agli occhi della cittadinanza inconsapevole o di metterci il bastone tra le ruote, sappia che troverà sempre tra chi ben conosce il suo modo di agire scorretto e in malafede, un’opposizione fiera e determinata. Noi sul suo terreno non scenderemo mai: siamo gente troppo per bene ». Inoltre non si capisce nemmeno come mai il portavoce del sindaco abbia ignorato nella sua inspiegabile smentita il fatto che lo stesso ente nel quale lavora ha pubblicato, il 23 ottobre del 2017, nel suo albo pretorio, alla sezione ordinanze e decreti e con atto numero 32, « il patrocinio morale del Comune alla manifestazione progetto Veritas», come è scritto nel titolo dell’atto pubblico. E’ stata infatti questa pubblicazione sull’albo pretorio, la cui foto ho allegato, che ha dato luogo al conseguente comunicato stampa (non presunto di certo) della Rete di Cittadinanza Attiva e Comunità.  “Dulcis in fundo”, Amelia cita Arturo Favella, uno dei responsabili dell’associazione Mentinmovimento e del  premio Umanitars, responsabili  che hanno inviato « una mail al sindaco nella quale confermano la richiesta di Patrocinio morale a favore dell’iniziativa benefica che si terrà il 29 ottobre ». Ma Amelia “dimentica” un’altra cosa importante e cioè che i miei articoli sull’argomento sono stati supportati dal comunicato stampa dello stesso Arturo Favella, datato 24 ottobre, con cui  l’associazione Mentinmovimento rifiuta qualsiasi patrocinio morale sulla manifestazione del 29 ottobre al teatro Italia di Acerra. A questo proposito ho allegato anche la foto del comunicato di  Favella . Pino Neri, giornalista professionista  
Questo è lo screenshot dell'albo pretorio del comune risalente al 23 ottobre in cui si dà il patrocinio morale al progetto Veritas
Questo è lo screenshot dell’albo pretorio del comune risalente al 23 ottobre in cui si dà il patrocinio morale al progetto Veritas
Comunicato del 24 ottobre di Arturo Favella, responsabile di Mentinmovimento
Comunicato del 24 ottobre di Arturo Favella, responsabile di Mentinmovimento