Somma Vesuviana, Di Sarno su sospensione responsabile Utc: «Obblighi di legge, non punizioni»
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Letame in cassaforte
In Italia non si capisce più niente. Realtà piccole e grandi si comportano in modo indecoroso, col rischio di diventare modelli da imitare e provocare il crollo del nostro amato Stato.
A Torino la sindaca 5 Stelle, Appendino, ha cacciato il suo collaboratore più stretto perché ha provato a beneficiare un amico tentando di fargli togliere una multa di 90 euro (DICONOVANTAEURO). Solo 90 euro, addirittura. Di questo passo dove andremo a finire?
Per fortuna che c’è il governo nazionale a difendere l’onore e l’orgoglio degli italiani veri, quelli che hanno famiglia, che curano prima i loro interessi e poi quelli degli altri (sempre amici loro, beninteso). La Boschi, ad esempio. La ministra Mariaelena Boschi, bella, lì a difendere gli interessi del papà banchiere che avrà pure provocato danni ai piccoli risparmiatori della Banca Etruria, ma lo ha fatto per curare gli interessi suoi e dei suoi amici.
Cioè, si è mosso in una logica amicale e parentale che è un tratto distintivo della genìa italica. Ha difeso l’onore patrio e che si fa? Gli si scaricano addosso quintali di letame. Che ingiustizia. Però potrebbe essere un segno del destino.
Forse se avessero spalato merda dall’inizio avrebbero fatto meno danni a tutti.
La rivolta di Barcellona e della Catalogna parte anche dalla cucina. Le “ricette immorali” di Vàzquez Montalbàn.
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Lingua di fuoco
Matteo Renzi ha tenuto un comizio nella basilica di Paestum. È stata un’iniziativa fuori luogo, è chiaro, però ci offre l’occasione per soffermarci su questo “personaggetto”; sembra tarantolato, ora lo vedi in treno, ora al bar all’angolo, in TV, poi te lo ritrovi fuori alle scuole a turbare le mamme che aspettano i ragazzini per scortarli a casa.
Non ha più molto da dire e dalla frenesia che lo accompagna si vede da chilometri che gli manca il potere, quello fatto di sangue e merda ma che in questo momento è particolarmente anemico e sovrabbonda dell’altro elemento.
‘Sto benedetto ragazzo va da un posto all’altro perdendo molto tempo inutilmente. Con il comizio nella basilica di Paestum ci dà l’impressione di uno che sta facendo, letteralmente, il giro delle sette chiese.
Sembra indiavolato e cerca di trovare ristoro nell’acquasanta.
Vesuvio, i roghi continuano!
L’incendio di mercoledì scorso a monte di Via Argano, nel comune di Boscotrecase, sembrava assopito ma, nel pomeriggio di ieri, le fiamme si sono rinvigorite grazie anche al vento di tramontana, svelando ancora una volta i tragici segreti della nostra area pedemontana. Galleria fotografica
La zona è di quelle note ai locali come luogo di scarico e sversamento di rifiuti, nota a tutti e proprio per questo la sua esistenza è sottaciuta, ed è tollerata per quella moratoria sui rifiuti che giustifica l’economia sommersa vesuviana. Tutto tace quindi e lo si fa fin quando non c’è il fuoco, o fin quando questo non fa danni.
Mercoledì 25 ottobre, tra le località del Campanariello e quella detta delle Ciaramelle, una lunga scia di rifiuti d’ogni genere ci accompagna fino al luogo dell’incendio, quello che pensavamo fosse estinto mentre invece covava sotto la cenere e il sottobosco che lentamente ardeva e, al nostro arrivo, già rasentava alcuni suoli privati coltivati a vite.
Purtroppo le fiamme hanno svelato quel segreto di pulcinella custodito sotto la sterpaglia, ovvero quintali di eternit, guaina d’asfalto, pneumatici ed altro ancora. Mobili, fusti, vecchi rifiuti sotterrati o coperti dalla natura rigogliosa del Vulcano ma chiara testimonianza della reiterata usanza di depositare in quel luogo tutto quello che non si voleva smaltire in maniera legale.
Purtroppo amiamo sentirci plagiati da false promesse, quelle che la politica ci fa e che prediligiamo per non affrontare problemi che direttamente ed indirettamente ci riguardano, come vittime ma spesso anche come carnefici. Ci basta sapere che tutto è sotto controllo o quanto meno lo sembri; che ci sia la camionetta dell’esercito e che il parco o la regione stanzino fior di milioni per droni e telecamere che mai funzioneranno e così via, ma chi controllerà tutto questo, chi ci garantirà che tutto questo verrà realmente attuato? Ma soprattutto, chi controllerà il controllore?
Questo stato delle cose lo conosce bene Vincenzo Marasco, attivista e cultore della storia locale, o le Mamme Vulcaniche e chi come loro aveva già segnalato, da almeno due anni, una questione vecchia di decenni. Ma non è bastato, chi ci amministra vede solo la superficie del problema, non sa o non vuol sapere quel che sta al di sotto della questione. S’è parlato tanto degli incendi vesuviani, forse troppo e a vanvera ma l’unico fatto reale che ci ritroviamo è il bosco che brucia ancora.
Memori ancora di quanto vissuto lo scorso mese di luglio abbiamo chiamato i Vigili del fuoco, che sono prontamente intervenuti per domare un incendio che minacciava di andare avanti ancora per giorni e con conseguenze tutt’altro che prevedibili.
Come al solito amministrazioni e cittadini hanno la memoria corta o seguono gli andanti del momento, si pensa giustamente al possibile dissesto idrogeologico ma ci si dimentica che, nonostante tutto e, considerata anche la stagione che persiste nell’essere secca, è ancora forte il pericolo degli incendi e questo alla luce del nulla che è stato fatto per prevenirli.
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