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L’incendio di mercoledì scorso a monte di Via Argano, nel comune di Boscotrecase, sembrava assopito ma, nel pomeriggio di ieri, le fiamme si sono rinvigorite grazie anche al vento di tramontana, svelando ancora una volta i tragici segreti della nostra area pedemontana. Galleria fotografica

La zona è di quelle note ai locali come luogo di scarico e sversamento di rifiuti, nota a tutti e proprio per questo la sua esistenza è sottaciuta, ed è tollerata per quella moratoria sui rifiuti che giustifica l’economia sommersa vesuviana. Tutto tace quindi e lo si fa fin quando non c’è il fuoco, o fin quando questo non fa danni.

Mercoledì 25 ottobre, tra le località del Campanariello e quella detta delle Ciaramelle, una lunga scia di rifiuti d’ogni genere ci accompagna fino al luogo dell’incendio, quello che pensavamo fosse estinto mentre invece covava sotto la cenere e il sottobosco che lentamente ardeva e, al nostro arrivo, già rasentava alcuni suoli privati coltivati a vite.

Purtroppo le fiamme hanno svelato quel segreto di pulcinella custodito sotto la sterpaglia, ovvero quintali di eternit, guaina d’asfalto, pneumatici ed altro ancora. Mobili, fusti, vecchi rifiuti sotterrati o coperti dalla natura rigogliosa del Vulcano ma chiara testimonianza della reiterata usanza di depositare in quel luogo tutto quello che non si voleva smaltire in maniera legale.

Purtroppo amiamo sentirci plagiati da false promesse, quelle che la politica ci fa e che prediligiamo per non affrontare problemi che direttamente ed indirettamente ci riguardano, come vittime ma spesso anche come carnefici. Ci basta sapere che tutto è sotto controllo o quanto meno lo sembri; che ci sia la camionetta dell’esercito e che il parco o la regione stanzino fior di milioni per droni e telecamere che mai funzioneranno e così via, ma chi controllerà tutto questo, chi ci garantirà che tutto questo verrà realmente attuato? Ma soprattutto, chi controllerà il controllore?

Questo stato delle cose lo conosce bene Vincenzo Marasco, attivista e cultore della storia locale, o le Mamme Vulcaniche e chi come loro aveva già segnalato, da almeno due anni, una questione vecchia di decenni. Ma non è bastato, chi ci amministra vede solo la superficie del problema, non sa o non vuol sapere quel che sta al di sotto della questione. S’è parlato tanto degli incendi vesuviani, forse troppo e a vanvera ma l’unico fatto reale che ci ritroviamo è il bosco che brucia ancora.

Memori ancora di quanto vissuto lo scorso mese di luglio abbiamo chiamato i Vigili del fuoco, che sono prontamente intervenuti per domare un incendio che minacciava di andare avanti ancora per giorni e con conseguenze tutt’altro che prevedibili.

Come al solito amministrazioni e cittadini hanno la memoria corta o seguono gli andanti del momento, si pensa giustamente al possibile dissesto idrogeologico ma ci si dimentica che, nonostante tutto e, considerata anche la stagione che persiste nell’essere secca, è ancora forte il pericolo degli incendi e questo alla luce del nulla che è stato fatto per prevenirli.