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Legambiente  certifica il disastro della rete ferroviaria italiana.

Dobbiamo dire grazie a Legambiente che  ogni tanto ci aiuta a capire come l’Italia politica –  non tutta, come diremo – predica sulla vivibilità e qualità della vita e poi arretra, si chiude, non decide. Molto spesso spreca. Il Rapporto dell’Associazione sull’uso del treno – Pendolaria 2017- ci ha rivelato come il nostro Paese sia molto lontano dai livelli europei medi. In un anno il numero di coloro che si spostano in treno è cresciuto di poco. 11 mila persone  in più che usano ferrovie extraurbane e 22mila quelli che si affidano alle metropolitane. In totale gli italiani che si spostano su rotaia sono, quindi,  5,5milioni.  Il punto è che o si viaggia con le extraurbane o con le metropolitane, non c’è da essere soddisfatti. La fiducia nell’intero  sistema nazionale dei trasporti su ferro è bassa. Per non restare prigionieri di ritardi, treni affollati, vessazioni gestionali di ogni tipo, rischi alla propria incolumità alla fine si preferisce il mezzo privato: l’auto in particolare.

Le ferrovie regionali sono la mesta icona di un pendolarismo intergenerazionale che mortifica qualsiasi ambizione di combattere lo smog e le polveri sottili con i mezzi pubblici. Il confronto dei treni  locali con le linee ad Alta velocità non può reggere. E non solo per i costi di biglietti e abbonamenti, ma più spiccatamente per le caratteristiche delle tratte: più fermate, velocità a scartamento ridotto, utenza di prossimità. «Ai grandi successi dell’Alta Velocità maturati in questi anni si affianca una situazione del trasporto regionale che rimane difficile” si legge nel Rapporto. Come contraddire Legambiente quando le cronache sistematicamente ci raccontano di scioperi, proteste in ogni parte d’Italia, di caro biglietti. La soppressione degli Intercity a lunga percorrenza di un tempo, ha prodotto un calo del 40% dei viaggiatori. La loro assenza dai treni equivale ad un aumento degli impatti inquinanti . Sono stati chiusi 1.323 chilometri di linee ferroviarie ed una storica ferrovia come la Circumvesuviana con tre linee provinciali dal 2010 al 2016 ha ridotto i treni del 30%.

La politica, come si diceva, può avere anche una faccia buona. Pendolaria affida al governo in carica , al Ministro delle infrastrutture Delrio , alcune soluzioni . Delrio coordini e decida su tutta le rete ferroviaria nazionale. Superi le differenze di competenze e privilegi le linee regionali. Meglio ancora se in testa riesce a  mettere il Sud convincendo le Regioni della necessità di scelte strategiche . Le cose da fare per essere credibili devono avere una decisa connotazione ambientale. Ma non vediamo nulla all’orizzonte . Curioso che nonostante l’aumento annuale dei pedaggi di autostrade e tangenziali, milioni di persone alla fine ricorrano al mezzo privato. Potrebbero farne a meno , mettere piede su un treno . Invece no. Oltre al  mezzo proprio, dell’amico , del collega non hanno speranza che il treno non passi. Nella verbosità delle dichiarazioni dopo il Rapporto di Legambiente c’è chi sogna di raddoppiare i viaggiatori entro il 2030. Consoliamoci.****