La potenza impotente

0

Siamo l’ottava nazione più sviluppata al mondo? Qualcuno dice che siamo la settima, altri la sesta. Mah. Certo è che qualcosa di vero ci sarà, se lo dicono in tanti. Ma da cosa si misura questa ipotetica forza? Dai 14mila euro al mese che prendono i parlamentari? Dalle indennità fisse che prendono gli ex presidenti del Senato (nota bene: ex…)?

A proposito, è utile sapere che gli ex presidenti del Senato possono contare su un fondo di 17mila euro mensili per almeno dieci anni, a partire dalla fine della carica, per le spese della loro “segreteria personale”. È una bella botta di soldi (alla faccia dei sacrifici degli italiani); infatti, se moltiplichiamo 17mila euro per 10 anni (120 mesi), viene fuori la bella cifra di 2 milioni e 40mila euro lordi.

Dunque, la forza della nostra nazione nel mondo si misura dai privilegi? Allora è vero, siamo la prima nazione col popolo più fregato al mondo. Però, per fortuna non è quello il metro di valutazione. L’unità di misura della potenza italiana è data dal PIL e quindi da tutti i beni e i servizi prodotti in Italia da imprese e lavoratori, ma anche dal grado di sviluppo tecnologico che viene realizzato e applicato nei confini nazionali per migliorare il sistema in generale e la qualità della vita.

Va bene, sarà anche così, però la neve di questi giorni indebolisce la presunta forza, soprattutto riguardo al tema della mobilità ferroviaria; il freddo infatti, ha scoperto tutta la fragilità italiana. Appena due giorni fa il treno partito da Reggio Calabria ha impiegato 26 ore per arrivare a Torino (…); disagi enormi si sono avuti su tutti i treni partiti da Roma per le altre parti d’Italia; idem alla stazione di Napoli.

Tutto per colpa delle scaldiglie; una parola nata a fine ‘800 in Italia e che tecnicamente designa un insieme  di resistenze elettriche collocate negli scambi dei binari per trasmettere calore e sciogliere il gelo che li bloccherebbe.

Volete sapere l’Italia industrializzata come ha affrontato il problema del gelo che tanti disagi ha provocato ai passeggeri dei treni? Con oli simili all’antigelo che si usa nei radiatori delle auto e con grossi phon…sì, grossi asciugacapelli, usati in combinazione per scongelare gli scambi dei binari.

Roba che se uno tiene accesi contemporaneamente la lavastoviglie, la lavatrice, l’aspirapolvere e pure il grosso phon delle ferrovie, rischia di far scattare il contatore Italia, provocando un black out nazionale.

I documenti “truccati”: la camorra vesuviana sotto gli ultimi Borbone e nei primi anni del Regno d’Italia

Già nell’Ottocento  la camorra vesuviana ebbe un’organizzazione propria, distinta da quella napoletana.  Essa si articolava su gruppi a base famigliare, e le famiglie dei capi appartenevano al ceto dei “galantuomini”, amministravano i Comuni  e controllavano affari  e appalti. Furono questi “galantuomini” a trasmettere ai Prefetti  del Regno d’Italia l’elenco dei camorristi da inviare a domicilio coatto. Possiamo immaginare come stilarono quegli elenchi.   Ci fu, già nell’ Ottocento, una camorra vesuviana, e non fu un’appendice di quella napoletana. Si articolava su gruppi a base famigliare: e dunque ben strutturati. Le famiglie dei capi appartenevano non alla plebe, ma al ceto dei “galantuomini” e controllavano in quasi tutti i Comuni del territorio le cariche pubbliche e gli appalti. Dopo l’unità d’Italia furono questi “galantuomini”, in quanto amministratori, a stilare, Comune per Comune, gli elenchi dei delinquenti, veri o presunti, da inviare a domicilio coatto. Si può  immaginare quali furono le conseguenze di questa situazione paradossale e quanto poco credibili sono quegli elenchi .Un capo della camorra provinciale fu, secondo Monnier, Antonio Ottajano, forse di Sant’Anastasia, di statura bassissima, smilzo, scarno, con lo sguardo acuto e fiero da falchetto. Fortissima era la camorra dei facchini. Nell’estate del ’50 il Sottointendente di Castellammare, Francesco Coppola dei duchi di Canzano, meritò le lodi di Peccheneda e ottenne dai commercianti  l’appellativo poetico  di novello Astrea per aver gettato in galera i capi dei facchini camorristi, Luigi Tommasino Canavone e Andrea De Falco Pacchiantiello, che “avevano stabilito il monopolio per il fitto delle case”. Camorrista “terribile”  fu Michele De Simone di Castellammare, detto ‘o lione, che, nell’aprile del ’61, dopo aver schiaffeggiato in pubblico il barone Dachenausen, sfuggì senza difficoltà alle Guardie Nazionali, tra cui militavano i camorristi della famiglia Spagnuolo, suoi compari. Silvio Spaventa fece la voce grossa con Michele Troiano, energico capo delle Guardie, il Troiano accusò i suoi dipendenti di essere o dei vili o dei malandrini: e intanto  ‘o  lione  era fuggito a Napoli, dal suo amico Andrea Maisto il siciliano. Infine fu catturato e deportato a Ponza: ma da qui fuggì quasi subito. Torre Annunziata era, con Sant’Anastasia, uno dei centri del contrabbando di “salami e salumi “ e Luigi Accardi e Giuseppe Esposito ne controllavano i flussi lungo la via “Regia”, da Castellammare a Napoli: un tratto della via è descritto da Francesco Mancini nel quadro che apre l’articolo. Il polo industriale di San Giovanni a Teduccio  favorì il costituirsi di un clan di camorra, che grazie all’intelligenza criminale di Pasquale Cafiero si diede una struttura più moderna, diciamo così, dei clan di città.  Il gruppo occupava un territorio che faceva da cerniera tra l’economia industriale del Vesuviano costiero e l’economia agricola del Vesuviano interno, e, attraverso la carovana dei facchini e il controllo totale della dogana, del porto e dei mercati  prossimi al Ponte della Maddalena, taglieggiava imprenditori e trasportatori, e regolava i flussi del contrabbando. Faceva parte del gruppo di Cafiero Nicola Barracano, di cui  l’ispettore di Portici scrisse, nel 1874: lo si può trovare alla porta della Grande Dogana, vestito con blusa blu, fingendo di fare il facchino. i capi del gruppo, insieme a Cafiero, erano Luigi Napoletano, che i carabinieri consideravano caposocietà di Barra,  Pietro Carpinelli, detto l’ ispettore, perché sorvegliante nel deposito degli omnibus  di Portici, e Carlo Borrelli, membro di una famiglia  che da Sant’ Anastasia e da Portici  controllava il  contrabbando delle carni con i mercati della città di Napoli. I clan dei Borrelli e degli Scarpati di San Sebastiano fecero da modello, tra il 1858 e il 1875, ai gruppi camorristi  del Vesuviano interno, che da quel modello ricavarono suggerimenti per la strategia e per la tattica dell’ azione criminale. I camorristi  Scarpati, per esempio, contribuirono a metter fine all’avventura del brigante Vincenzo Barone, e i camorristi ottajanesi  consegnarono ai pugnali della polizia il brigante Antonio Cozzolino Pilone. La provincia di Napoli non fu inserita tra quelle dichiarate in stato di brigantaggio e quindi sfuggì ai rigori degli articoli 1 e 2 della legge Pica del’63, che, consegnando i briganti al braccio di tribunali militari, o di parodie di essi, li destinavano quasi sempre alla pena capitale. Ma Napoli subì gli sconquassi provocati dall’art.5 che attribuiva al Governo la facoltà di assegnare per un tempo non maggiore di un anno un domicilio coatto agli oziosi, ai vagabondi, alle persone definite genericamente sospette, a cospiratori veri e anche a quelli solo folkloristici, ai massoni. E nella caccia a così numerosa selvaggina sovente la polizia dell’ Italia liberale seguì le strade già percorse dalla polizia borbonica,  quelle dell’iniquità e del ridicolo. Nelle terre vesuviane la mano della Giunta Provinciale, sotto la guida, talvolta maldestra, spesso sleale e vigliacca , degli amministratori locali, colpì con poca durezza, e quasi sempre alla cieca. A Castellammare furono individuati venti “oziosi,vagabondi e riconosciuti camorristi” da inviare al Forte di Ischia, e tra essi tre membri della famiglia Vanacore, accusati di essere, con Gioacchino Boccia,”camorristi del porto”, e  poi Filippo Scelzo Purpessa, il palermitano Leonardo Valentino, Alfonso Spagnulo amico di De Simone “o’ lione”, il caposocietà Federico Stanzione. Il Sindaco di Boscoreale fece inviare a domicilio coatto i tre fratelli Castaldo “conniventi di malfattori”, mentre da Torre Annunziata partirono una decina “di manutengoli e di malfattori”,  tra i quali spiccavano Luigi De Simone lo Stuppo, il liquorista Carmine Liucci Camelo, e Gaetano Sarcinelli l’Orefice, membro importante del gruppo di camorra che controllava l’acqua del Sarno, fondamentale  risorsa del territorio, e non solo per l’irrigazione: nei periodi di siccità anche Ottajano si riforniva d’acqua alla sorgente del fiume. Otto furono i coatti di Boscotrecase , e di questi due erano classificati come camorristi, Giacomo Paggi e Raffaele Cozzolino lo Incazzatore. Dodici i coatti di Ottajano: ma tra gli amministratori che firmarono l’elenco c’era qualcuno  che meritava di stare in testa alla “colonna incatenata” dei deportati. La storia non ama l’originalità: spesso si ripete.Stancamente.

Via il forzista Giosy Romano dal consorzio Asi: per legge non poteva esserne il presidente

0
L’Anac, l’Autorità nazionale anti corruzione presieduta dal magistrato antimafia Raffaele Cantone, da due anni sostiene che in base alla legge il sindaco di un comune con più di 15mila abitanti non può presiedere un ente pubblico nella regione di appartenenza. Eppure, nonostante ciò, l’avvocato Giosy Romano, sindaco di Brusciano, comune con più di 15mila abitanti, nel 2015 è riuscito lo stesso a diventare il presidente del consorzio Asi di Napoli, l’ente regionale che gestisce le aree industriali del capoluogo campano e della sua provincia. Secondo l’Anac, dunque, un posto di potere di notevole rilievo com’è appunto la presidenza dell’Asi di Napoli è stato occupato in dispregio alla legge. Ma Romano non si è dimesso. Anzi, ha rilanciato. Dopo essersi aumentato lo stipendio da presidente del consorzio ultimamente ha pure deciso di fare il grande balzo in parlamento, candidandosi per Forza Italia al Senato. L’altro ieri però è arrivata la doccia fredda. La giunta regionale lo ha fatto fuori dall’Asi. ha azzerato tutti i vertici del consorzio attraverso un commissariamento che sostanzialmente asseconda l’indicazione dell’Anac. Il sindaco di Brusciano è stato dunque rimosso dal consorzio delle aree industriali, che in provincia di Napoli versano in condizioni visibilmente degradate.

Somma Vesuviana, mercoledì prossimo manifestazione della coalizione di Centro Sinistra

Mercoledì 28 febbraio Somma incontra i candidati uninominali e plurinominali del Centro Sinistra per le elezioni del 4 marzo 2018. I rappresentanti dei partiti che costituiscono la coalizione avranno la possibilità di mettere in campo le proposte per l’Italia e per lo sviluppo anche del nostro territorio. L’intento dell’incontro, che si terrà al Teatro Summarte dalle 18.30 , è quello di far emergere la realtà di una squadra competente di donne e uomini che con la loro esperienza, politica e sociale, hanno dimostrato coerenza ed efficienza e per questo si candidano per dare un futuro migliore al nostro Paese. Persone che saranno in grado di rappresentare le istanze, i bisogni del nostro territorio e del Sud. Ambiente, salute, giustizia sociale, lavoro, cultura e territorio, sicurezza e integrazione, legalità, le periferie…alcuni dei temi che richiedono risposte concrete in tempi rapidi. Una serata speciale per i protagonisti presenti, arricchita dalla partecipazione di Gianni Simioli, noto condutture della trasmissione radiofonica “La Radiazza”. Una serata per promuovere la buona politica insieme ai cittadini, una politica di speranza e di vero cambiamento che guarda avanti con fiducia. Una proposta politica che si contrappone agli effimeri populismi che offrono facili ma false soluzioni ai nostri problem

L’arte finanzia l’arte: la mostra dell’artista spagnolo Pablo Picasso contribuirà al restauro di opere della città.

“Sostieni la cultura della tua città”: è l’iniziativa promossa dal comune di Nola, guidato dal sindaco Geremia Biancardi, in occasione della mostra dell’artista spagnolo Pablo Picasso. Con un biglietto simbolico di ingresso pari a 1 euro, tutti i visitatori contribuiranno al recupero delle tele che completano la decorazione della navata centrale della chiesa dei Santi Apostoli. La mostra, curata dall’assessore ai beni culturali, Cinzia Trinchese, sarà inaugurata alle 18.30 di venerdì 2 marzo. Ad accogliere i visitatori i volontari dell’associazione Meridies con gli alunni delle scuole cittadine. “Nola si appresta a diventare per oltre un mese capitale dell’arte – spiega l’assessore alla cultura, Cinzia Trinchese – Rendiamo omaggio al prestigio di una città storica che, con le sue tradizioni di cui è espressione, è diventata patrimonio dell’umanità. Un’esperienza che rimarrà indelebile e che si fa portavoce dell’iniziativa ‘l’arte finanzia l’arte’ che consentirà, con il costo simbolico di 1 euro lasciato dai visitatori, di recuperare parte dei gioielli della chiesa dei Santi Apostoli. Mettiamo la cultura al centro rendendo protagonisti i cittadini”. “Continuare a coltivare il seme della conoscenza è per l’amministrazione comunale che mi onoro di guidare un imperativo, un credo che ispira ogni attività – evidenzia il sindaco Geremia Biancardi – Vogliamo contribuire ad offrire alla nostra comunità, e soprattutto alle nuove generazioni, gli strumenti per una crescita culturale che è presupposto essenziale di libertà da ogni schiavitù, da ogni oppressione, compresa quella raccontata da Picasso”. La mostra sarà aperta al pubblico fino al 28 aprile, tutti i giorni, dal lunedì alla domenica, nella chiesa dei Santi Apostoli e seguirà i seguenti orari: ore 10.00/13.00; 16.30/20.00 Per le visite guidate Associazione Meridies info@meridies-nola.org

Scuola, Paolo Russo (FI): “Al fianco dei diecimila docenti cui si nega il diritto ad insegnare”

“Sui docenti non abilitati che hanno partecipato alle prove suppletive del concorso a cattedra e su quelli che hanno conseguito il titolo abilitativo in Romania presenterò una proposta di legge il 23 marzo, appena si insedierà il nuovo Parlamento”: così il deputato di Forza Italia Paolo Russo che oggi ha incontrato centinaia di docenti alle prese con le difficoltà di accesso all’insegnamento nella scuola pubblica. “É questo – ha detto Russo – un altro argomento che si aggiunge al tema dei diritti negati ad una parte dei cittadini”. “É una battaglia – ha concluso il deputato – che avrò il piacere di condurre con tutti i colleghi che vorranno sostenere le ragioni di 10mila precari”.

A Nola e a Torre del Greco il miglioramento dell’Asl 3 sud. Tutti i particolari

Un’intera giornata dedicata alla corretta crescita e al benessere del bambino e dell’adolescente. Il prossimo primo marzo 2018, a partire dalle 14:30, presso il centro congressi “De Guevara” (plesso Bottazzi) a Torre del Greco, ci sarà la presentazione del “Centro di II livello diabete e obesità in età evolutiva”. Successivamente, alle ore 16:30, sarà effettuata la visita alla struttura ubicata al piano terra del nuovo padiglione dell’ospedale Maresca di Torre del Greco. La cura e la prevenzione del diabete e dell’obesità in età evolutiva rappresentano un livello essenziale di assistenza sanitaria. Una sana alimentazione, combinata con una maggiore attività fisica sono due fattori modificabili per migliorare lo stile di vita, curare e prevenire numerose patologie. Nel corso dell’incontro di presentazione delle linee di attività con i saluti del direttore generale Asl Napoli 3 Sud Antonietta Costantini e del direttore sanitario Luigi Caterino, saranno illustrare le attività e le modalità di accesso al centro a cura dei responsabili Luigi Pecoraro e Anna Esposito. Tra gli obiettivi principali: il miglioramento dell’appropriatezza delle cure in favore di bambini e adolescenti affetti da alterazioni del metabolismo del glucosio attraverso la diffusione del sapere e del saper fare tra operatori sanitari, della scuola, del sociale, relativi alla diagnosi precoce e alla corretta gestione della malattia; l’aumento dell’integrazione ospedale-territorio intra-Asl; l’offerta di ricoveri ospedalieri e di attività ambulatoriali e consulenze specialistiche (diabetologico-pediatriche, nutrizionali, psicologiche); il miglioramento dell’inserimento scolastico e sociale dei pazienti; favorire il coinvolgimento attivo della famiglia, l’implementazione di nuove tecnologie finalizzate al miglioramento dell’assistenza; la riduzione degli spostamenti delle famiglie verso i centri di riferimento regionale di diabetologia pediatrica; la riduzione della migrazione extra-regionale. Intanto il direttore generale  Costantini, nel corso della cerimonia di inaugurazione del nuovo ambulatorio per il trattamento dei pazienti con Sla presso il reparto di rianimazione, ha annunciato che  è stata approvata la linea di finanziamento per 15 milioni di euro per la realizzazione della nuova ala dell’ospedale che porterà una dotazione di 90 nuovi posti letto. Si sta nel frattenmpo  procedendo alla realizzazione degli altri interventi programmati nella struttura esistente in attesa della realizzazione del progetto di ampliamento dell’ospedale: ultimazione e messa in sicurezza del nido; adeguamento delle degenze al piano con attivazione di altri 20 posti letto; ristrutturazione e messa in sicurezza della farmacia ospedaliera e della nuova sala mortuaria con trasferimento della cappella dal terzo al piano sotto campagna; lavori di adeguamento della quarta camera operatoria al terzo piano; messa in sicurezza dell’intonaco della facciata a sud est dell’ospedale; messa in sicurezza del parcheggio ex palazzina elioterapica; messa in sicurezza dei viali di accesso; messa in sicurezza dell’archivio clinico dell’isola ecologica e dell’autoparco; realizzazione nuovo servizio di endoscopia digestiva; ampliamento e adeguamento della dialisi; ampliamento degenze di ostetricia e ginecologia; realizzazione della risonanza magnetica nell’aria est dell’ospedale; realizzazione dell’unità operativa di servizio psichiatrico di diagnosi e cura (spdc) con 18 posti letto; ampliamento aria medica al secondo piano con degenze di neurologia, gastroenterologia e nefrologia. Alla fine del percorso di ristrutturazione il plesso di Nola potrà disporre di 149 posti, più 8 letti tecnici di Obi e 13 letti tecnici di emodialisi così distribuiti:16 letti di chirurgia generale; 16 letti di ortopedia e traumatologia; 4 di area chirurgica multispecialistica (urologia, otorinolaringoiatria, oculistica); 12 letti di cardiologia, 6 letti di unità terapia intensiva cardiologica (Utic); 16 letti di medicina e chirurgia di accettazione e urgenza; 16 letti di area medica multispecialistica (neurologia, gastroenteroligia, nefrologia); 8 letti di oncologia; 8 letti di rianimazione; 16 letti di pediatria (che potrebbero essere ridotti a 8 per averne altrettanti dedicati alla terapia intensiva neonatale), 13 letti di ostetricia, 18 letti di psichiatria. Per allocare tutti i 212 letti previsti dall’atto aziendale, bisognerà giocoforza rinviarsi ai lavori di ampliamento già programmati, che vedranno la realizzazione di un nuovo stabile con circa 90 posti letto. I nuovi interventi seguiranno quelli già realizzati negli ultimi due anni: il nuovo servizio di emodinamica che ha permesso l’inserimento nella rete regionale Ima (infarto del miocardio acuto); l’attivazione dell’Obi (osservazione breve intensiva) per facilitare e definire appropriati percorsi diagnostici per pazienti del primo soccorso; il nuovo plesso operatorio al primo piano e la ristrutturazione di una camera operatoria al terzo piano che ha portato a tre le camere operatorie attive; la nuova rianimazione al primo piano che ha portato a otto le postazioni disponibili; i nuovi spogliatoi per il personale con la liberazione degli spazi al terzo piano da ristrutturare per le degenze di ortopedia e urologia; la ristrutturazione dell’unità di raccolta sangue in via dell’amicizia; la messa in sicurezza dell’ex palazzina elioterapica. A questo straordinario sforzo che ha interessato l’aspetto strutturale, va aggiunto quello sul versante della dotazione organica con l’immissione in servizio di personale medico per risolvere le criticità presenti soprattutto nei reparti di emergenza-urgenza, anestesia e rianimazione, pronto soccorso, chirurgia generale, ortopedia, etc. Un impegno che ha portato l’assunzione a livello aziendale di 18 pediatri; 31 anestesisti; 8 cardiologi; 23 chirurghi; 36 medici di pronto soccorso; 31 operatori socio-sanotari; 2 fisiatri; 17 ortopedici; 20 infermieri; 4 tecnici di laboratorio biomedico; 19 tecnici di radiologia; 2 specialisti in epidemiologia pubblica, mentre i concorsi per alcuni primari (Castellammare, Boscotrecase e Sorrento) e altro personale per un totale di 57 unità sono già stati pubblicati in Gazzetta ufficiale.

Volla: picchia la moglie davanti ai figli minorenni. Fermato un 26enne

I carabinieri della stazione di Volla hanno tratto in arresto in flagranza di reato un 26enne del luogo. L’uomo è stato bloccato dagli operanti immediatamente dopo avere aggredito la moglie 25enne all’interno della casa coniugale, alla presenza dei 3 figli minorenni. Alla donna i medici hanno diagnosticato un “trauma facciale” guaribile in 20 giorni. In sede di denuncia la donna ha riferito anche di maltrattamenti subiti in precedenza, anche ai danni dei figli. L’arrestato è stato tradotto ai domiciliari nella casa dei suoi genitori.

La sfigata

0

Virginia Raggi, sindaca di Roma, ha le spalle forti e quadrate. Lo dimostra il fatto che sta ancora lì, a fare la sindaca, dopo mesi di inferno. Ha avuto tutta la stampa addosso perché ha rifiutato l’idea di fare le Olimpiadi a Roma, e quindi ha rotto le scatole a tanti affaristi e ad amici degli affaristi, i quali sono padroni dei giornali che sparano a palle incatenate contro la Raggi sempre e comunque, anche quando non ha responsabilità.

Se leggete Repubblica.it ad esempio (ma quello cartaceo è lo stesso), pare di vivere in un incubo. Se scende la neve a Roma è il caos, se si scioglie resta il caos, i treni superveloci rallentano perché le rotaie si ghiacciano mentre un albero è caduto su un’altalena in un parco innevato ma la Raggi, secondo Repubblica, non agisce anzi li provoca gli accidenti e addirittura ieri si trovava in Messico. È ovvio che sono notizie buttate nel calderone per fare ammuina.

Mi chiedo come si sentano quei giornalisti che vengono pagati per fare le pulci a quella donna; poi me ne faccio una ragione e capisco perché la carta stampata, e in generale tutta la categoria, è in grave crisi di credibilità da tanto tempo. Essere usati come manganelli dal potere non deve essere molto gratificante.

Certo però, che anche la Raggi è proprio sfigata.

Mentre a Roma nevica come solo nella Val d’Aosta, dove si trova lei? In Messico. A fare che? A discutere dei cambiamenti climatici!

No Cragno, nun ce sta piacere

Il Napoli stravince in Sardegna. Si trema solo per il freddo Alla vigilia di Cagliari – Napoli i tifosi azzurri hanno tremato. Perché negarlo? Bisogna essere onesti: c’era da battere i denti. Solo che il tremore era dovuto al freddo, nient’altro che al freddo. Alla neve alla quale i napoletani non sono abituati, ai gradi vicinissimi allo zero, se non sotto. Che avevate capito? Avevate forse immaginato che il fremito fosse dovuto alla paura? E alla paura di chi? Del centrocampista cagliaritano Artur Ionita, che aveva dichiarato “Faremo di tutto per fermare la capolista”? Non scherziamo: il Napoli è primo in classifica da qualche mese, ha messo insieme decine di vittorie, vince anche quando non gioca bene. E quando gioca bene, gioca benissimo. Figuriamoci se può farsi spaventare dal Cagliari, che infatti è stato sconfitto 5 a 0. Parliamo piuttosto di Cragno, il portiere isolano: anche lui ha fatto il gradasso. Anche lui ha promesso che ci avrebbe fatto tremare di paura. Precisamente ha detto: “Spero di fare un piacere alla Juve”. Ora, caro Cragno portiere, piacere per piacere sarebbe facile citare Totò ed il suo “ma mi faccia il piacere!” E invece citeremo Giuseppe Daniele detto Pino, compianto e ineguagliabile musicista e il suo “Nun ce sta piacere”. “Nun ce sta piacere…nemmeno a ghì a…”. Continui lei, signor Cragno.