Mamma di 96 anni e figlia di 74: picchiate e rapinate in casa. Criminali in fuga con un tesoro milionario. Arrestati ad Acerra

C’è sicuramente una talpa che ha condotto una banda di rapinatori fin lì, in una casa di Acerra in cui due donne anziane, la madre di 96 anni e la figlia di 74, custodivano un vero e proprio tesoro, composto da centinaia di gioielli, orologi da collezione, alcuni buoni fruttiferi di valore. Per introdursi nell’alloggio i malviventi si sono finti tecnici del gas. Una volta dentro si sono subito trasformati nei folli protagonisti del noto film Arancia Meccanica: calci, schiaffi e pugni alle due anziane, una delle quali quasi centenaria. Botte a volontà. Quindi si sono impossessati dei tanti oggetti di valore e sono scappati in macchina. Ma gli agenti della sezione antirapine della squadra mobile di Napoli li hanno subito intercettati e inseguiti. Li hanno bloccati nel pieno centro di Acerra. In manette sono finiti tutti e cinque i rapinatori. Tre sono di Scampia, uno è del Vasto e un quinto componente del gruppo è di Acerra. Si chiamano Nunzio Ariosto, 49 anni, Gaetano Nesci, 33 anni. Salvatore Romano, 33 anni. Aldo Polito, 45 anni, e Luigi Marzatico, 49 anni. I primi quattro sono di Napoli, l’ultimo è di Acerra. Tra loro c’è quasi certamente colui che ha tenuto il contatto con la talpa locale. Comunque, in base alle indagini, qualcuno dei complici potrebbe conoscere direttamente le anziane prese di mira. La rapina è stata messa a segno ieri, in pieno giorno, intorno alle 12. Scene da metropoli violenta. I cinque criminali si dirigono in auto verso un’abitazione ubicata nell’immediata periferia residenziale di Acerra. Sanno fin dal primo momento dove colpire, stando almeno alla ricostruzione delle varie sequenze di questa brutta storia. Una volta sul posto, due di loro restano in macchina. Gli altri tre scendono dall’auto e si avvicinano al cancelletto esterno dell’abitazione. I criminali bussano al citofono e una delle due anziane risponde alla chiamata. “Buongiorno – esordisce, tono rassicurante, uno dei finti operai – siamo i tecnici della compagnia del gas: dobbiamo subito sostituire il vostro contatore altrimenti non potrete più ricevere la fornitura, che sarà staccata”. Le vecchiette quindi aprono il cancello, evidentemente preoccupate dall’avvertimento di quelli che fino a quel momento immaginano siano davvero gli operai della ditta del gas. Ma una volta all’interno i falsi tecnici si rivelano immediatamente per quelli che effettivamente sono, belve spietate. In pochi istanti afferrano le vittime e le imbavagliano. Brandiscono dei coltelli. Poi picchiano le due donne. Schiaffi, pugni, calci. Fino a farle sanguinare. Sanno che nell’abitazione c’è un tesoro nascosto da qualche parte e vogliono che le padrone di casa vuotino subito il sacco. E alla fine madre e figlia, picchiate selvaggiamente, terrorizzate, cedono alle violenze e dicono tutto. “I gioielli stanno là – indicano – prendete tutto e andatevene, non uccideteci, vi preghiamo”. I rapinatori aprono due ante piazzate in un angolo della casa. All’interno c’è un tesoro: centinaia di bracciali, corone , orecchini, collane, danaro contante. Molti oggetti sono d’oro massiccio. In un altro angolino ci sono 180 orologi da collezione delle marche più prestigiose, vari di questi in oro, e alcuni buoni fruttiferi, uno dei quali di ingente valore. E’ un patrimonio che sfiora il milione di euro. Un tesoro la cui provenienza resta tuttora senza spiegazioni. I criminali comunque arraffano il tutto e lo mettono in una serie di sacchi. Prendono le anziane e le chiudono, legate e imbavagliate, nel bagno. Nel frattempo però gli uomini della sezione antirapine della squadra mobile di Napoli sono già in zona. Forse qualcuno all’esterno aveva visto qualcosa di sospetto e ha dato l’allarme. Fatto sta che gli agenti appena notano i criminali in fuga si danno subito all’inseguimento. Circondano i cinque nella loro auto, a poche centinaia di metri dal luogo della rapina, sul corso Italia, la strada principale di Acerra, pieno centro.Sotto il tiro delle pistole i delinquenti decidono di arrendersi. Le anziane picchiate intanto vengono dimesse dal pronto soccorso della vicina clinica Villa dei Fiori. Hanno una serie di ferite alla testa ma se la caveranno.  

Acerra, grazie agli ambientalisti “ritrovato” il piano di bonifica della discarica della morte. Ora il risanamento può cominciare

Discarica di contrada Curcio: c’è il piano di bonifica del ministero dell’Ambiente. E’ stato trasmesso al Comune. Il risanamento, bloccato a febbraio, può dunque ricominciare, dopo più di tre mesi di paralisi. L’operazione riguarda un grande appezzamento di 30mila metri quadri. Intorno al suo perimetro spuntano decine di caseggiati in cui abitano alcune centinaia di persone. Residenti che non hanno potuto non vedere quando fino ai primi anni Novanta i camion dell’ecomafia hanno fatto la spola qui per sotterrare tonnellate di veleni. Nessuno però ha mai denunciato. Intanto il 18 febbraio scorso è stata fatta abortire sul nascere la prima, “storica”, bonifica di una discarica della morte ad Acerra, quella appunto di località Curcio. In quell’occasione le ruspe di una ditta privata sono entrate nel campo. Ma poi si sono improvvisamente fermate, dopo appena un paio d’ore. Qualcuno all’ultimo momento “si è accorto” che mancava il piano di bonifica, cioè la prescrizione di tutte le modalità di scavo formulate dal ministero dell’Ambiente. Prescrizione da seguire minuziosamente se si vuole portare a termine una vera bonifica, che è carico dei titolari del terreno. Le operazioni dovranno essere controllate dalla polizia municipale e dalle altre autorità preposte. A ogni modo il piano è stato ritrovato. Gli ambientalisti di Acerra, capeggiati da Alessandro Cannavacciuolo, hanno inviato una diffida stragiudiziale al ministero dell’Ambiente. A quel punto i funzionari ministeriali hanno “improvvisamente” ritrovato le carte. Il piano di bonifica è stato quindi trasmesso, l’altro ieri, al Comune di Acerra. La bonifica di Curcio può quindi riprendere. Del resto c’è un’ordinanza, emanata nell’autunno del 2017 dal sindaco di Acerra, Raffaele Lettieri. Ordinanza che per legge dovrà essere rispettata dai proprietari del terreno. Altrimenti finiranno davanti al giudice penale. Com’è accaduto per l’ingegner Giuseppe Fabiani, il chimico dei Pellini, i Re Mida dei rifiuti condannati per il disastro ambientale in Terra dei Fuochi. Fabiani la settimana scorsa ha rimediato una condanna a 8 mesi per non aver attuato l’ordinanza di bonifica di un terreno di contrada Lenza Schiavone, gestito dall’ingegnere per conto del gruppo Pellini. Ora però la sfida punta sullo sversatoio di contrada Curcio. Su questo appezzamento le indagini della Sogin e dell’Anpa, l’Agenzia nazionale per l’ambiente, risalgono al 1993. Rilevarono la presenza sotto il campo, all’epoca coltivato, di fusti metallici con all’interno diluenti cancerogeni come il tricoloroetilene e il tetracloroetilene. Nel 1997 la polizia di Stato sequestrò l’area. La messa in sicurezza e la bonifica furono poi affidate alla Jacorossi, società pubblica che fallì e che quindi non fece più niente. Da allora sono trascorsi oltre due decenni di silenzi e omissioni. Fino al 18 febbraio, quando la ditta incaricata dai proprietari dell’appezzamento ha portato le sue ruspe per dare il via allo scavo. E’ stata la prima volta per Acerra. Qui non si era mai scavato per rimuovere i veleni rilevati attraverso anni di carotaggi, perlustrazioni con i metal detector, fotografie aeree e satellitari, raggi infrarossi. Ci sono però tanti altri posti che aspettano la bonifica. La Regione Campania ha messo in campo 90mila euro per la caratterizzazione delle sostanze nascoste nella discarica abusiva di Calabricito. Ma l’elenco dei siti della morte è lungo: Vasca del Padreterno, Lanciolla, Sagliano, Tappia. Sono almeno un centinaio solo ad Acerra. A tutto questo si deve aggiungere il finto compost frutto della macerazione dei rifiuti versato tra il 2000 e il 2006 sui campi coltivati dai Pellini. Ma la situazione più preoccupante riguarda la falda acquifera: è compromessa. La usano tutti per irrigare le coltivazioni.

Ottaviano, libelli calunniosi: il sindaco Capasso sporge denuncia contro ignoti

«Il sindaco cia più di un amante». Un pruriginoso volantino, una «blak list» come la chiama l’anonimo fustigatore che mercoledì pomeriggio ha diffuso un elenco di nomi con svarioni grammaticali ad ogni rigo, talmente tanti da rendere evidente che gli errori sono messi lì apposta, tutti voluti. Accade ad Ottaviano, dove è in pieno svolgimento la campagna elettorale per le amministrative, come si era già verificato a Piazzolla di Nola e a San Giuseppe Vesuviano qualche anno fa. Il principale bersaglio dell’anonimo estensore è l’attuale sindaco Luca Capasso, ricandidato alla guida del Comune. «Incominciamo con il primo cittadino…» – recita il libello, attribuendo al sindaco avvocato, peraltro single, più di un’avventura. Nomi e cognomi delle signore in bella vista, una giovane donna fidanzata e una con tanto di marito e figli, strombazzati su dozzine di volantini che da ore ed ore gli ottavianesi stanno facendo circolare anche su whatsapp. Tutti condannano il gesto, si parla di un’azione che definire infima è poco, ma intanto i nomi girano e inevitabilmente «volano di bocca in bocca» come canterebbe De Andrè. Ma qui non ci sono «cagnette dall’ira funesta» in cerca di vendetta, bensì personaggi con la evidente intenzione di inquinare ulteriormente la campagna elettorale. Tant’è che se a Capasso vengono attribuite schiere di amanti, se nel volantino si parla anche di ulteriori corna a danno di un barista inflitte da un galante salumiere, se si ipotizza una tresca tra due politici, uomo e donna val bene precisare, se si narra di intrecci improbabili costringendo il sindaco a sporgere denuncia contro ignoti, anche ad uno dei suoi avversari, il farmacista Andrea Nocerino, non va meglio. Dozzine di «santini» elettorali con la sua foto e i simboli della sua coalizione sono stati lanciati per le strade e contro le vetrine di un panificio i cui titolari appartengono alla famiglia di una terza candidata sindaco, l’avvocato Francesca Ambrosio.  Senza dire delle decine e decine di fake che sui social si scagliano, contro l’una o l’altra coalizione. Veleni, corna, falsi e due candidati sindaci dai carabinieri. Intanto l’attuale primo cittadino che – almeno lui – non deve rendere conto a mogli o fidanzate ufficiali e in tutto ciò ne esce pure con lo smalto ravvivato di inguaribile playboy, ha affidato ad un post facebook la sua reazione, informando di aver denunciato. «Io e le altre persone nominate nel volantino abbiamo la coscienza a posto, altri evidentemente non ce l’hanno affatto – dice Capasso – ma gli ottavianesi sanno distinguere tra persone serie e pagliacci». Le calunnie però restano e cancellare gli schizzi di fango diviene difficile, come riconosce pure il primo cittadino. Post sui social anche per Nocerino che sottolinea l’infima deriva della campagna elettorale e dichiara di aver denunciato l’episodio dei «santini», evidentemente falsi e dai colori diversi da quelli utilizzati dal candidato, ai carabinieri. Entrambi hanno preso nettamente le distanze dagli episodi di bassa lega, come hanno fatto gli altri due competitor, Umberto Saetta e Francesca Ambrosio che ha però accuratamente evitato esternazioni sui social: «Parlarne amplificherebbe solo la notizia», fa sapere.
Dal comitato del candidato sindaco Francesca Ambrosio
Ma, tant’è, i moralizzatori via libelli anonimi che promettono di smascherare «cornuti e zoc…» hanno già annunciato il seguito spiegando ai cittadini «interessati» che per ottenere la seconda puntata della saga basterà vergare un «SI» vicino al muro della forestale a piazza Mercato. Sempre che le forze dell’ordine non smascherino prima loro, i fustigatori o – come li ha definiti il candidato pentastellato Saetta – i «mentecatti decerebrati».  

Somma Vesuviana, ancora oscura la dinamica sull’incidente di Giovanni Fago: il disperato appello della madre

Il 25enne Giovanni Fago di Somma Vesuviana è deceduto in un tragico incidente stradale avvenuto lo scorso 27 aprile sulla SS 268 del Vesuvio all’altezza del Comune di Cercola. La Madre di Giovanni, Patrizia D’Esposito, non si dà pace e lancia un disperato appello sui social e su tutti mezzi di informazione. Sulle dinamiche dell’incidente – sulle quali indaga la Procura della Repubblica di Nola – ci sono ancora molti interrogativi, poiché nonostante in occasione del tragico evento ci fosse una lenta colonna di vetture non è stata fornita una chiara spiegazione che ha condotto il giovane in sella ad una motocicletta verso il lato opposto della strada, finendo nella scarpata con l’addome tranciato dall’impatto con il guard rail. La sig.ra D’Esposito Patrizia, attraverso il suo profilo facebook, ha postato numerose richieste rivolte a coloro che avessero assistito all’incidente, ricevendo diverse centinaia di condivisioni. Tuttavia nessuno si è fatto avanti. In ogni caso la donna ha avuto poche informazioni sugli ultimi istanti di vita del figlio, tra le quali la presenza di un uomo, tale Giovanni, che si è avvicinato al giovane agonizzante, ma nulla ha potuto. Da qui l’invito dell’avvocato che assiste la signora  a dare seguito all’appello della donna, che ha il diritto di conoscere le causa e le modalità della morte del proprio figlio. Allo stesso modo, chi ha assistito al tragico evento ha il dovere di fornire il suo contributo, affinché una madre possa trovare la sua rassegnazione Di seguito la lettera della mamma dello sfortunato ragazzo nella quale fa il suo appello per chiedere a chiunque abbia visto qualcosa quella drammatica sera di farsi avanti per capire le dinamiche dell’incidente. Salve a TUTTI Sono la mamma di Giovanni Fago che ha perso la vita venerdì 27 aprile sulla statale 268 del Vesuvio. Intanto, volevo ringraziare tutti voi che avete condiviso il mio appello da Facebook, in questo modo ho potuto personalmente abbracciare e ringraziare chi con grande coraggio ha soccorso MIO figlio. Ma ancora vorrei ringraziare di persona un signor Giovanni (così ho saputo che si chiama) Il primo che ha soccorso MIO figlio. Vorrei che tutte le persone che erano lì presenti quel drammatico giorno mi chiamassero perché ad uno ad uno vorrei ringraziarli. Vorrei, inoltre, che fosse fatta chiarezza sulla dinamica dell’incidente, sulla quale ci sono ancora molte ombre. Mi hanno riferito che i Carabinieri sono arrivati dopo qualche ora e la circolazione dei veicoli sul tratto di strada era ancora libera nonostante era evidente la natura tragica dell’incidente che ha visto coinvolto mio figlio. Da madre credo di avere il diritto di saper come ha potuto la motocicletta condotta da mio figlio trovarsi sul lato opposto di quella strada maledetta, in un tratto cui le autovetture si erano accodate ad un camion e procedevano lentamente. Ci sono molti interrogativi che meritano una risposta. Mi rivolgo alle coscienze di coloro che erano sul posto, pregando loro di contattarmi almeno voi che avete visto tutto ANCHE se PER l’ultima volta mio Figlio. Vi prego, contattatemi (all’indirizzo e-mail: veritapergiovanni@virgilio.it) e condividete il mio appello per la verità

Somma Vesuviana, Somma Trekking accoglie i pellegrini di Santiago nell’antica abside del Casamale

Zaino, scarpe  da trekking, sacco a pelo e le credenziali.  E’ quanto serve per intraprendere il cammino  per Santiago di Compostella .  La Confraternita di San Jacopo di Compostella di Perugia rilascia una sorta di ”passaporto” che va timbrato ad ogni tappa, per conseguire la “compostela”, documento che certifica l’avvenuto cammino. Vincenzo e Rita Ciavolino sono i  delegati da parte della confraternita di San Jacopo di Perugia a dare le credenziali per la Regione Campania. Sabato  26 maggio , alle ore 18,00, Somma Trekking,  associazione che raccoglie in se l’amore per la passeggiata in montagna ma anche l’amore per il bello, accoglierà  i volontari della confraternita di San Jacopo di Compostella proprio per  la consegna delle credenziali ,  consegna che abitualmente avviene nella basilica di Santa Croce a Torre del Greco a cura dei volontari campani Vincenzo Ciavolino e Maria Corrado che, insieme a Gaetano Puca veterano del cammino,  danno informazioni e consigli per i vari cammini. Gli amici di Somma Trekking  accoglieranno i pellegrini  nell’antica abside della chiesa  Collegiata sul borgo antico Casamale.   Nel corso dell’evento sarà proiettato il film “the way” ,  una storia sulla via spirituale intrapresa dal protagonista, ma anche un’ode alla cultura del pellegrinaggio stesso; un’accorata lirica che ripropone la sottile metafora del percorso spirituale come percorso terreno  . Somma Trekking, che ha tra i suoi membri pellegrini di Santiago che ben conoscono i  principi di lealtà, di condivisione e solidarietà che accomunano pellegrini e trekker,  ha   volutamente scelto l’antica abside del Casamale ,  quale luogo storico e  mistico, per accogliere gli amici del camminino.

Sant’Anastasia. I vent’anni della Fiera del Dolce

L’evento, organizzato dall’Associazione di beneficenza San Ciro Onlus, si svolgerà sabato 26 e domenica 27 maggio presso il Parco Poggio Verde. L’incasso sarà devoluto alle famiglie meno abbienti del territorio. Un altro importante traguardo per l’Associazione di beneficenza San Ciro Onlus: il ventesimo anniversario della “Fiera del Dolce”, manifestazione che si occupa da sempre di raccogliere fondi per le famiglie bisognose del territorio anastasiano. L’evento, da sempre abbinato alla festa di San Ciro, eccezionalmente per quest’anno di svolgerà il 26 e 27 maggio 2018, presso il Parco Poggio Verde. Si tratta di una speciale fiera del dolce inserita nel progetto “Le nostre radici” con un percorso che accompagnerà il pubblico alla scoperta delle tradizioni gastronomiche, religiose, musicali e culturali locali con tanti dolci e tanto divertimento. La kermesse aprirà, indi, i battenti sabato prossimo alle ore 20 e nel corso della serata, presentata dalla giornalista de ilmediano. Rita Terracciano, verrà illustrato il nuovo progetto della San Ciro Onlus: “La voce di Ciro”, il magazine associativo a distribuzione gratuita che sarà possibile trovare presso i principali bar ed edicole del territorio. “L’idea di un giornalino è nata in una sera di inizio primavera, tra una chiacchiera e l’altra. Una cosa semplice per dare informazioni, scambiare opinioni, mostrare, senza pretese ma con il solo scopo di condivisione, di far conoscere chi siamo e cosa facciamo – afferma il presidente della San Ciro Onlus, Vincenzo De Francesco – E dunque eccoci qui: da 28 anni ormai, oggi come allora andiamo avanti con l’unico pensiero di dare una mano a chi ne ha bisogno, dai bambini agli anziani, da chi è malato agli ultimi a chi non sa domandare”. La serata sarà allietata dall’intervento musicale della cantante Angelica Borrelli, accompagnata al pianoforte dall’arrangiatore Lino Borrelli. Per domenica 27 maggio, invece, gli stand apriranno alle ore 10-13 e dalle 17.30 in poi: l’intera giornata sarà allietata da giochi per i più piccoli e tanta musica popolare. (Fonte foto: Facebook)

Annuario di Pipariello: la Festa dei Gigli di Nola raccontata in un documento

L’anteprima del progetto editoriale domani alle 18.30 nei locali di Yeshome in via San Massimo.   Un mosaico di notizie, testimonianze ed immagini ma soprattutto di forografie a raccontare la storia di una città e di una Festa che nel culto di san Paolino trova il suo naturale veicolo di identità. Ritorna il tradizionale appuntamento con l’annuario di Pipariello, lo storico documento su Nola nato da un’idea del compianto commediografo nolano Salvatore Esposito ed oggi portato avanti dal figlio Antonio. Uno spaccato di storia locale che, oltre ad offrire alcuni dei principali momenti vissuti nel corso dell’anno dall’intera comunità nolana, rappresenta anche la giusta occasione per dare risalto all’evento di giugno con racconti mirati sulla Festa ed in particolare sui protagonisti in carica. L’anteprima dell’annuario, con rivelazioni inedite sull’edizione di quest’anno, sarà presentata domani alle 18.30 nei locali dell’agenzia Yeshome di Francesco Napolitano in via San Massimo mentre la presentazione ufficiale del progetto si terrà ad inizio giugno. “Da sempre sosteniamo la cultura della nostra città senza la quale non avremmo una nostra precisa connotazione – spiega Francesco Napolitano – Valorizziamo le eccellenze di questa terra in ogni ambito promuovendo il gusto del bello di cui il documento della famiglia Pipariello ne è valida testimonianza. Lasciare alla memoria di questa città anni di vita vissuta fa onore a chi ha voluto questo progetto e a chi oggi, con grande responsabilità, porta avanti quest’importante eredità culturale”. “C’è sempre fermento dietro la presentazione dell’annuario che – commenta Antonio Esposito Pipariello – nel corso degli anni ha assunto una veste nuova arricchendosi di nuovi e stimolanti particolari. Resta invariata la struttura con una galleria di foto ben selezionate che racchiudono un anno di città. Ringrazio gli amici che ogni volta mi affiancano in questo lungo percorso e gli imprenditori come Francesco Napolitano,che mi supportano contribuendo alla crescita culturale del progetto”.

Somma Vesuviana, l’appello di Allocca: “Basta guerra in consiglio, ma ci sia rispetto dei ruoli”

“Sarei un ipocrita se lasciassi andare via il consiglio comunale di ieri come se niente fosse successo. Non è così: a SommaVesuviana il consiglio comunale ha bisogno di una inversione di marcia, non si può andare proseguire così. Non possiamo più tollerare facili ironie come quelle avvenuto ai danni del consigliere Piscitelli”. Lo dichiara Celestino Allocca, consigliere comunale di opposizione e già candidato a sindaco di Forza Italia, commentando il consiglio comunale che si è tenuto ieri a Somma Vesuviana. Allocca lancia un appello: “Lo dico pacatamente, col massimo rispetto per i colleghi consiglieri comunali: facciamo un patto, dialoghiamo per il bene della città pur dalle rispettive posizioni politiche, smettiamola di sentirci sempre in guerra. Tuttavia, per arrivare a ciò c’è bisogno di due cose fondamentali: il rispetto delle regole e la chiarezza dei ruoli. Basta con lo giocare a nascondino, ognuno faccia la sua parte. Quanto ai contenuti: è evidente che ieri sono emersi un bel po’ di dubbi sull’esternalizzazione dei servizi cimiteriale. Una tematica da approfondire, senza dubbio: ma prima di tutto rispettiamoci.”

Somma Vesuviana. Il rispetto per l’ambiente in un musical

Per la festa di fine anno scolastico lo spettacolo teatrale “Amiamo e salviamo il mondo”, organizzato dall’Istituto Paritario “M. Montessori”. L’appuntamento è per sabato 26 maggio 2018, ore 16,30, presso l’auditorium multimediale “Biagio  Auricchio”. Montagne di rifiuti, buco dell’ozono, surriscaldamento, inquinamento: sono tutti problemi per i quali si cerca una pronta risoluzione affinché tutti, dai bambini ai potenti della terra, possano impegnarsi per “salvare il mondo”. È proprio su queste tematiche che verterà il musical che sarà messo in scena sabato 26 maggio, ore 16.30, presso l’auditorium multimediale “Biagio Auricchio” dell’Istituto Scolastico Paritario “M. Montessori”. Attraverso canti, balli e riflessioni, gli alunni spiegheranno un concetto molto importante: il rispetto per l’Ambiente per cercare di sensibilizzare la comunità ad una maggiore responsabilità ed attenzione alle questioni ambientali ed al buon governo del territorio. In maniera festosa ma cosciente, i piccoli attori lanceranno dei messaggi importanti per la difesa dell’ambiente, come la tutela dell’acqua di mare, la biodiversità e la flora, il cambiamento climatico ed il dissesto idrogeologico, l’uso razionale dell’energia. Una festa di fine anno scolastico improntata, indi, a far leva sulla coscienza solidale che dovrà illuminare tutti a coltivare una vera cultura umana, tesa  ad assicurare fraternamente l’equilibrio tra bene personale e sociale, oggi turbato dalla corruzione imperante, e la salvaguardia dell’ambiente, senza deviazioni di comodo ed egoistiche, che minano pericolosamente lo spirito di socialità,  di uguaglianza e di giustizia. Gli allievi dell’Istituto Alberghiero allieteranno gli ospiti con le meravigliose sorprese del loro estro originale dolciario, made in Istituto Montessori. (Fonte foto: Facebook)

La “preghiera” al Comune di Casalnuovo delle suore del Sacro Cuore abusivo: “Non prendete provvedimenti”. E i legali delle religiose diffidano l’ufficio tecnico

La sentenza del Tar Campania sta turbando la politica locale. Non è infatti cosa di tutti i giorni se la magistratura stabilisce che una scuola privata paritaria, peraltro gigantesca, sia abusiva. E se la scuola in questione si chiama “Istituto del Sacro Cuore di Gesù” allora la vicenda diventa di quelle scottanti. E’ un caso di abusivismo edilizio che, “guarda caso”, si sta consumando nella capitale storica degli sfregi urbanistici. Intanto le suore del Sacro Cuore vogliono prendere tempo. Dopo la sentenza del Tar hanno rivolto una “preghiera” al capo dell’ufficio tecnico del Comune. Con una lettera hanno chiesto all’architetto Pietro D’Angelo di non prendere provvedimenti, almeno fino a quando non si esprimerà il Consiglio di Stato. “Non abbattete e non confiscate l’istituto Sacro Cuore. Aspettate prima l’esito del nostro ultimo ricorso”, il sostanziale appello delle religiose fatto recapitare al Comune attraverso i loro legali. Legali che per la verità non è che abbiano usato modi da timorati di Dio perché. La lettera è infatti una diffida stragiudiziale. C’è tensione. Sono due le strade praticabili dopo che il Tar ha appena respinto un altro ricorso delle suore, quello per l’annullamento del no del Comune al condono dell’Istituto. Ed ecco le uniche due strade adottabili se le cose dovessero restare così: abbattere tutto l’istituto oppure confiscarlo acquisendolo al patrimonio comunale. In base a un controllo della polizia municipale, messo a segno soltanto nel 2016, cioè venti anni dopo la realizzazione dell’impianto finito nell’occhio del ciclone, il nuovo complesso dell’Istituto Sacro Cuore risulta più alto e più largo. Per ripristinare lo stato dei luoghi a seguito del no al condono sarebbe dunque necessario abbassarlo e restringerlo: un’operazione quasi impossibile tecnicamente, molto costosa. L’altra strada, quella praticabile, è la confisca della scuola. Ma il sindaco non ne vuole sapere. La settimana scorsa Massimo Pelliccia ha messo le mani avanti scrivendo nei social che fino a quando farà lui il sindaco l’Istituto Sacro Cuore “non correrà nessun rischio”. Apriti cielo. Il messaggio è stato interpretato dalle opposizioni come una vera e propria sfida allo Stato e alle sue leggi. “La legge è uguale per tutti: un sindaco non può mai giustificare un abuso edilizio”, la stilettata di Giovanni Nappi, dirigente provinciale del Pd ed ex presidente del consiglio comunale. C’è chi nelle opposizioni sta anche preparando provvedimenti nei riguardi del capo dell’ufficio tecnico, la cui condotta è giudicata “omissiva”. E ieri il consigliere comunale dell’M5S, Cristian Cerbone, ha chiesto con un’interrogazione di discutere il caso nell’assemblea cittadina. La situazione è molto complicata sotto il profilo politico e amministrativo. Anche sotto quello urbanistico.In base alla sentenza del Tar l’impianto del Sacro Cuore realizzato nel 1998 non solo è più alto e più largo del dovuto ma è stato costruito sulla base di una licenza edilizia che non prevedeva l’insediamento di una scuola privata paritaria. “La destinazione d’uso della concessione edilizia – hanno specificato i giudici amministrativi campani – prevedeva un edificio per attività di apostolato religioso”.